16 luglio 1952. Al ritorno da Roma

Il 16 luglio, alle ore di 18, nella sala delle adunanze del palazzo municipale, sede consueta, ebbe luogo la riunione del consiglio comunale. Era stato convocato quattro giorni prima, in sessione straordinaria, dal sindaco Salvatore Vincentelli, per informare sui risultati ottenuti dalla delegazione recatasi a Roma, a perorare la causa dei dipendenti dell’Arsenale allontanati dal servizio e per ottenere dal ministro della difesa Randolfo Pacciardi la revoca dei licenziamenti [1].

L’assemblea civica era al gran completo, come avveniva nelle occasioni importanti. All’appello nominale del presidente, che era lo stesso sindaco, non rispose, perché assente, il solo consigliere democristiano Sebastiano Asara [2].

In apertura di seduta, l’esponente del Partito Monarchico, Giuseppe Sforazzini, consigliere di opposizione, ottenuta la parola, chiese che fosse riferito al consiglio quale fosse stato l’esito dell’azione svolta dalla delegazione comunale che aveva compiuto la trasferta romana, aveva partecipato alla seduta del parlamento nella quale era stato discusso l’argomento dei licenziamenti e aveva cercato di far recedere dalla sue ferree posizioni il ministro della Difesa [3].

L’assessore anziano Luigi Papandrea, che aveva guidato la rappresentanza isolana, fece sapere che nonostante le lettere di raccomandazione che aveva fatto recapitare al ministro Pacciardi e al deputato sardo Francesco Chieffi (DC), non era stato ottenuto alcun risultato: qualche parlamentare della Democrazia Cristiana, da lui interpellato, aveva risposto di non potersi interessare della faccenda.

A questo punto il sindaco fece sapere al consiglio di essersi rivolto al Prefetto di Sassari, presentandogli, nella sua cruda realtà, la situazione de La Maddalena, pregandolo di tenerla presente. Il Prefetto aveva promesso il proprio interessamento, “sia pure in forma larvata” [4].

Donato Pedroni, capogruppo consiliare della Democrazia Cristiana, nel suo intervento dai banchi della minoranza, assunse le difese del ‘Sindacato Libero’, la futura CISL, i cui rappresentanti, in seno alle maestranze dell’Arsenale, avevano agito indipendentemente dalla Camera del Lavoro, perché erano stati tacciati di servilismo verso i dirigenti dello stabilimento militare. “I sindacalisti avevano proposto di inviare a Roma una commissione composta di estranei ai due sindacati – dichiarò Pedroni – ma la proposta non venne accolta perché gli aderenti alla CGIL puntavano su un’azione di piazza” [4bis].

Renzo Larco, predecessore di Vincentelli, rilevò che, di fronte alla situazione angosciosa della città, sulla quale pesava la minaccia di ulteriori licenziamenti, si sarebbe dovuta compiere “un’azione concorde per salvare La Maddalena e per valorizzare il complesso industriale”.

Intervenne, infine, il sindaco ricordando che, in un altro caso simile, verificatosi qualche anno prima – forse si riferiva ai licenziamenti legati alla presenza di più membri dello stesso nucleo familiare alle dipendenze della Marina, la famosa ‘regola del tre’ – fu costituito un comitato cittadino “che si rese benemerito per l’attività svolta”.

Il nuovo comitato avrebbe dovuto essere formato da persone estranee all’amministrazione comunale. “Una volta costituito il comitato – affermò Vincentelli – l’amministrazione comunale non solo non può ignorarlo, ma ha l’obbligo di appoggiarlo validamente. Si augura che il promotore del comitato si faccia avanti e inizi senz’altro il lavoro” [5].

La commissione, che il volenteroso sindaco intendeva promuovere, non si organizzò mai. La traballante maggioranza, di cui era a capo il geometra socialista, non ebbe lunga vita. Com’era costume, nella prassi politico-amministrativa locale, il tema aggregante, sulla cui evoluzione tutti all’apparenza si erano trovati d’accordo – la garanzia del futuro per quelle persone che avevano perduto il posto di lavoro e la continuità della principale fonte di reddito -, si esaurì nello spazio di una seduta di consiglio comunale. Le sinistre, incalzate dalla DC, che stava promovendo la sua campagna acquisti tra gli esponenti di destra e della lista civica, sostenute dalla vittoria del ‘cartello laico-socialcomunista’ alle amministrative del 25 maggio, perdettero progressivamente terreno e la coesione si deteriorò rapidamente.

Si ritornò, ben presto, alla politica spicciola, minuta e provinciale.

La ‘primavera maddalenina’ fu stagione assai breve e figlia di un’utopia.

T. Abate e F. Nardini

NOTE:

[1] ACLM, Registro deliberazioni consiglio e giunta comunale. A. 1952. Deliberazione n. 134.

[2] Ibidem.

[3] Ibidem.

[4] Ibidem.

[4bis] D. PEDRONI, La mia testimonianza, Cit.

[5] ACLM, Registro deliberazioni … . Cit. Supra.