1943 – Battaglie aeree nei cieli della Maddalena

Mattino del 26 luglio del 1943, aeroporto di Protville in Tunisia. Allineati sulla pista, 8 cacciabombardieri Beaufighter (foto 1) del 144° Squadron della RAF scaldano i motori in attesa del decollo per una missione di “caccia libera” sulla costa orientale della Sardegna. L’ordine di partenza arriva alle 10,25; dalle loro carlinghe i Sergenti Piloti Murray, Fletcher, Hamar e King spingono al massimo la potenza dei motori, ancora non sanno che quella giornata li condurrà ad un appuntamento con il destino nei cieli della nostra isola.
Aeroporto di Venafiorita, ad Olbia, due grandi aerei tedeschi, due Messerschmitt Me. 323 “Gigant” (foto 2), in quella stessa mattina, procedono alle operazioni di imbarco per il volo che li ricondurrà all’aeroporto di Pistoia. Si tratta di due aerei da trasporto, i più grandi della seconda guerra mondiale, motorizzati con ben 6 motori e capaci di trasportare anche mezzi corazzati o truppe armate. Quel giorno imbarcano quasi unicamente soldati ed ufficiali che lasciano la Sardegna per recarsi in licenza o per raggiungere altri reparti nella penisola: oltre 30 uomini su un aereo e più di 40 sull’altro, sommati ai membri membri dell’equipaggio si superano le 90 unità; si caricano anche molti sacchi di posta destinata alle famiglie dei soldati tedeschi di stanza in Sardegna. All’ultimo momento si imbarcano anche 5 militari italiani, due ufficiali e 3 soldati.
La giornata di luglio è calma ed il cielo molto chiaro, gli otto aerei inglesi sorvolano la costa orientale sarda mentre i trasporti tedeschi sono appena decollati da Olbia, l’incontro avviene in prossimità dell’arcipelago, dopo le 12. Fletcher e Murray attaccano il primo aereo tedesco sparando innumerevoli colpi con i cannoncini in dotazione ai loro cacciabombardieri. Ai comandi del goffo aereo tedesco c’è l’esperto pilota Herbert Karallus, veterano di tante battaglie; disperatamente, con violente virate cerca di sottrarsi ai micidiali colpi degli inglesi che invece colpiscono ripetutamente l’aereo facendolo incendiare.Sorvola Caprera come una palla di fuoco e cade in mare dietro l’isola a 4 km circa da punta Galera. Chi non è morto per i colpi nemici o per l’impatto violento, morirà annegato, si salveranno in una decina, tra equipaggio e passeggeri. Il veterano pilota Karallus sarà tra le vittime.
Il secondo aereo tedesco è pilotato dal capitano Heinrich Böge, anche lui esperto pilota; su di esso piombano implacabili gli altri due caccia inglesi di King ed Hamar, sparano come furie con i 4 cannoni alari. Per il lento e pesante aereo non c’è scampo. Il pilota in un disperato tentativo cerca di orientare il velivolo sulla terraferma, verso La Maddalena, nella speranza di riuscire ad effettuare un atterraggio di fortuna, ma tocca disastrosamente terra schiantandosi in un declivio piuttosto roccioso nei terreni di “Mongiardino” e fermando la sua corsa a ridosso di un muro a secco (foto 3: l’esatto punto dove l’aereo fermò la sua corsa e lo stesso muretto a secco ancora esistente). Immediatamente le fiamme avvolgono l’aereo semi distrutto, alcuni abitanti del posto offrono i primi soccorsi. La visione è drammatica, gran parte dei passeggeri sono carbonizzati, anche l’esperto pilota Böge perderà la vita.
Il destino non ha però ancora completato la sua opera, l’aereo inglese pilotato dal sergente J.W. King con navigatore il sergente Tinham, nella fase concitata dell’attacco è colpito da alcuni colpi, non si capisce bene se sparati dalle mitragliere di uno degli aerei tedeschi o da un caccia di scorta che seguiva a distanza i due trasporti. Comincia ad emettere fumo e descrive un’ampia parabola nel cielo maddalenino, terminando la sua corsa impattando nel mare dell’arcipelago. Alcuni pescatori si avvicinano per prestare soccorso. Il pilota, King, galleggia ancora in vita, anche se in gravissime condizioni, mentre il navigatore Tinham, già morto, scompare in fondo al mare.
I corpi dei tedeschi, recuperati dai due aerei, vengono sotterrati in una fossa comune nel cimitero di la Maddalena, molti sono gli uomini dichiarati dispersi ed altrettanti i cadaveri non riconoscibili.
I feriti vengono tutti condotti all’Ospedale Militare dove sono prestate le prime cure, ma altri due moriranno a causa delle gravissime ustioni.

Se tutto ciò non bastasse, a questo punto, un alone di mistero cala su questa storia, le cartelle cliniche dell’Ospedale Militare riportano come data di ricovero dei feriti quella del 25 luglio (anziché 26), su tutte indistintamente è scritta questa data. Per quale motivo è stata arbitrariamente indicata una data antecedente di un giorno i fatti? (foto 4: una delle cartelle cliniche dell’O.M. notare la data 25 /7/43 e l’annotazione: trasferito R.N.O. Virgilio)
Ai più distratti ricordo che il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio Fascista riunitosi in seduta eccezionale, votò la sfiducia al duce Benito Mussolini e sanzionò la caduta del fascismo. Quale relazione esiste tra i due fatti?
Il giorno 27 luglio (ovvero il giorno dopo gli abbattimenti) arriva a La Maddalena la regia Nave Ospedale “Virgilio”, tutti i feriti vengono prelevati dall’Ospedale ed imbarcati in fretta e furia sulla nave.
I superstiti tedeschi lasciano l’isola per sempre… pochi giorni dopo arriverà invece l’ex duce, prigioniero…
Corsi e ricorsi della storia.

 

Gaetano Nieddu

 

24 maggio 1943, il prefetto Notarianni telegrafava: “Incursione odierna su Maddalena avvenuta ore 15.00 at opera due formazioni aeree nemiche ha causato lesioni abitazioni civili et sede Comune punto Risultano bombardate isola Santo Stefano, Caprera punto Nave mercantile e naviglio militare alla fonda non sono stati colpiti punto Finora accertati due morti civili et uno militare punto Danni non gravi” I due morti civili sono stati i coniugi Laconi.