5 giugno 1932, il primo servizio aeroespresso del mondo

In un articolo apparso sul Corriere della Sera del 3 giugno 1902, dal titolo ”Nessun aerogramma da Caprera”, si legge ”Al forte di Monte Mario, dove si fanno gli esperimenti del telegrafo senza fili, si sperava di ricevere oggi da Caprera qualche aerogramma intorno alla cerimonia ivi svoltasi. Infatti, stamattina alle 8 il generale De La Penne e il maggiore cav. Borgatti, nuovo comandante la direzione del Genio, si sono recati a Monte Mario per la trasmissione di qualche dispacccio, ma probabilmente causa guasti negli apparati o perturbamenti atmosferici, gli apparati non hanno funzionato”.

Evidentemente a quell’epoca. non esistendo ancora un servizio postale aereo, i cui primi esperimenti furono attuati in Italia nel maggio e nel giugno del 1917 fra Torino e Roma e fra Napoli e Palermo, veniva definito aerogramma il messaggio trasmesso via etere e non l’attuale lettera o cartolina spediti per via aerea. Erano gli anni in cui si facevano le prime prove sull’applicazione delle onde hertziane alla telegrafia senza fili e tecnici del genio avevano installato i loro impianti a Caprera per tentare un collegamento con Roma in occasione del ventennale della morte di Garibaldi. Lo stesso Marconi aveva fatto i suoi esperimenti dalla Sardegna trasmettendo a Roma dall’Elettra ancorata nei pressi di Golfo Aranci.

La prova di quel giorno non riuscì, ma il 5 giugno di trent’anni dopo il Corriere si sarebbe potuto smentire con un articolo dal titolo ”E’ arrivato un aerogramma da Caprera”. Difatti, mentre le uniche isole minori italiane ad essere oggi servite da un servizio postale aereo, grazie al riattamento dei vecchi aeroporti militari, sono quelle di Lampedusa e Pantelleria, l’isola di Caprera, pur non avendo un aeroporto, può vantare il singolare primato di avere avuto, sia pure occasionalmente, un servizio postale aereo (con tanto di bollo ”Caprera-Posta Aerea) e di avere tenuto a battesimo i francobolli che l’amministrazione postale italiana, prima al mondo, ha emesso per il servizio Aeroespresso: dei francobolli, cioè, la cui tariffa comprende, oltre al trasporto aereo della lettera, anche il successivo diritto di recapito per espresso della stessa.

Erano gli anni del cinquantenario garibaldino e, fra le tante iniziative intraprese per commemorare l’Eroe, il 6 aprile 1932 le poste italiane avevano emesso una serie di dieci francobolli di posta ordinaria e cinque di posta aerea raffiguranti i ritratti di Garibaldi e Anita ed i luoghi dell’epopea garibaldina. Fra gli altri, il valore da 50 centesimi di posta ordinaria, destinato all’affrancatura della lettera semplice per l’interno, raffigurava la tomba di Garibaldi a Caprera e due valori di posta aerea, da 50 centesimi e una lira, rappresentavano la Casa Bianca di Caprera tratta da una stampa d’epoca. Questi francobolli, poi, con i colori cambiati e con opportune sovrastampe, furono posti in uso nelle colonie e nelle isole italiane dell’Egeo per cui l’immagine di Caprera giunse quell’anno in tutto il mondo su migliaia di rettangolini colorati.

Il 2 giugno successivo, giorno della ricorrenza cinquantenaria, su proposta della Federazione Nazionale Volontari Garibaldini, presieduta dal generale Ezio Garibaldi, figlio di Ricciotti, a complemento della serie già apparsa furono emessi due valori da 2.25 e 4,45, importi che oltre alla tariffa per via aerea di lettera semplice e lettera doppia comprendevano anche il diritto di recapito per espresso della missiva. I due francobolli, che avevano un sovrapprezzo a favore della Federazione che ne aveva sollecitato l’emissione, disegnati come i precedenti dall’indimenticabile Corrado Mazzana, bozzettista che operò al Poligrafico dello Stato fino al 1952, raffigurano a sinistra il monumento di Garibaldi a Caprera, opera dello scultore Bistolfi, a destra il monumento di Anita sul Gianicolo ed al centro un idrovolante in volo. I due francobolli erano destinati ad inaugurare il servizio di posta aeroespressa che venne per la prima volta realizzato da Caprera a Roma. Per eseguire il bozzetto fu dato al Mezzana (che lo riprodusse fedelmente) il progetto del Bistolfi che prevedeva una statua di marmo bianco dell’altezza di circa sette metri della quale, per fortuna, fu poi realizzato solo il busto che venne posto nelle vicinanze della Casa Banca con lo sguardo dell’Eroe rivolto verso Roma come, per consolidata tradizione, sono orientati quasi tutti i monumenti dedicati all’Eroe. Questi francobolli, pertanto, sono le uniche raffigurazioni del non realizzato monumento a Garibaldi nell’originario progetto del Bistolfi.

Il volo postale fu effettuato il 5 giugno con due idrovolanti della S.A.M., l’IRZIO e l’AABF, che si levarono in volo dall’idroscalo di Ostia alle 7,40 del mattino con a bordo tutte le autorità che dovevano partecipare alle manifestazioni di Caprera. Secondo le cronache dell’epoca il viaggio fu tranquillo e senza incidenti; gli idrovolanti in poco meno di due ore ammararono felicemente nelle acque dell’Arcipelago. Di fatto le cose andarono diversamente; uno dei due velivoli, infatti, per un guasto ai timoni e per difficoltà ai motori, ammarò in acque corse nei presso di Porto Vecchio e fu necessario mandare un mezzo della marina per rimorchiarlo a La Maddalena dove venne prontamente riparato. Ma dell’inconveniente non trapelò nulla: erano gli anni ruggenti e qualunque sia pur piccolo incidente doveva essere taciuto dalla stampa di regime.

Per tutta la mattina del 5 giugno funzionò a Caprera uno speciale ufficio postale che ebbe in uso, oltre al normale bollo di cui era allora dotato il Corpo di Guardia, due annulli con le diciture ”Caprera-Posta Aerea” e ”Posta Aerea – Volo speciale Caprera-Roma”, che furono apposti, il primo sulle missive di cui si chiedeva il solo trasporto aereo e il secondo su quelle da recapitare per espresso. In verità il dispaccio postale non fu tanto copioso; alla chiusura del servizio, avvenuta alle 15,30 furono imbarcati sugli idrovolanti, unitamente ai bolli, oggi custoditi nel museo postale di Roma, solo 1250 pezzi dei quali 1000 erano gli aerogrammi predisposti dalla Federazione Nazionale Volontari Garibaldini recanti la firma autografa del generale Ezio Garibaldi. Numerosi furono però i pezzi non viaggiati, bollati con gli speciali annulli, che molti maddalenini ancora conservano.

Gli idrovolanti ripartirono alle 16,30 e dopo un volo stavolta tranquillo ammararono a Ostia. Il dispaccio giunse a Roma alle 19,00 e le missive furono immediatamente smistate e messe in partenza per le varie destinazioni. Quelle dirette a Roma, invece, vennero immediatamente consegnate ai fattorini del servizio espressi e recapitate ai destinatari appena mezzora dopo. Ugual sorte non ebbero però i pochi pezzi postali diretti all’estero. Per l’affrancatura della posta diretta all’estero non erano ammessi francobolli di servizio quali erano quelli per il recapito espresso ed inoltre non risultava che l’annullamento speciale effettuato a Caprera potesse consentire l’invio all’estero delle missive. Alla fine la posta fu però inoltrata ed a giustificare il ritardo, sui pochi pezzi conosciuti, fu apposto un timbro in gomma con la dicitura “Inoltro ritardato per inchiesta in corso”. Fu così realizzato nel 1932 il primo servizio postale che si era avvalso di un francobollo aeroespresso; un primato che spetta di diritto a Caprera da dove partirono questi aerogrammi oggi tanto ricercati dai collezionisti e dagli specialisti di posta aerea.

Antonio Ciotta