Amato e desiderato

Se le intellettuali – scrive Luca Goldoni nel suo libro “Garibaldi. L’amante dei due mondi” – lo vedono incarnare gli ideali di un mondo nuovo, le femmine semplici sono stregate da un uomo quasi umile come loro, che sta dominando la scena mondiale. Ovvio il ruolo giocato dal suo aspetto fisico: i lunghi capelli di grano, la faccia leonina incorniciata da una barba selvatica, lo sguardo limpido e cangiante come il topazio dal celeste al verde”.

Il patriota era un rude soldato, ma quasi femmineo nella cura della persona. Idolatrato da mezzo mondo, ma ancorato ai valori della semplicità e della solitudine. Carico di gloria e pieno di debiti. E il suo magnetismo derivava anche dalla sua personalità che a molti rimase sconosciuta, quasi inafferrabile. E le donne pretendevano di impadronirsene sentimentalmente. Era davvero venerato. Una nobildonna inglese Lady Shaftesbury lo pregò di donarle una ciocca di capelli. Molte di loro, dopo la passione iniziale, ricopriranno per il patriota solo un ruolo materno.

Orso, ruvido, maldestro, genuino fino alla sgarbo, Garibaldi ebbe tante spasimanti, tra cui una ortolana genovese e vedova. La contessa Maria Martini della Torre, che pazzamente invaghita del suo idolo, lasciò il marito e, si offrì a Garibaldi come compagna “indivisibile” nella gloria e nella sventura. Ma il generale non ne fu mai innamorato. La nobildonna, per questo, tenterà il suicidio, alla fine sarà rinchiusa in manicomio, circondata, racconta Goldoni, da panni rossi come le mitiche camicie. Quelle color sangue, che secondo il giornalista, erano destinate in gran parte ai macellai di Buenos Aires.

Madame Louise Colet, una poetessa spregiudicata. La moglie del poeta Lord Byron, Anne Isabelle, che gli procurò molto denaro. Mrs Deidery, una gentildonna londinese, che pur di vivere accanto a Garibaldi, si addosserà il compito di educare i suoi figli inquieti. Mrs Mary Selly, moglie del deputato inglese Charles, che aveva ospitato Garibaldi nelle sua villa all’isola di Wight.
Ma le storie importanti furono altre. Ebbe tre mogli ufficiali. Anita Ribeiro de Silva, conosciuta in Brasile, il suo unico grande amore.

L’accompagnò nel periodo più drammatico della sua vita e morì di meningite a ventotto anni, dopo avergli dato quattro figli Menotti e Ricciotti, Rosina e Teresita.

Per Anita, dagli occhi e i capelli neri, fu un vero colpo di fulmine. Era il 27 luglio del 1839, quando la conobbe. Anita aveva diciotto anni ed era sposata, ma il consorte, in guerra dalla parte dei governativi, da tempo non aveva dato notizie di sé. Era analfabeta, ma seppe dargli tanto amore. Riuscì ad accendergli il cuore, accogliendo la sua povertà e facendo tesoro della sua ricchezza interiore. Dopo la morte di Anita, Garibaldi conobbe Emma Roberts, una nobildonna vedova, ricca, molto corteggiata, non più giovanissima, interessante, ma non bella. Si sarebbero sposati. Ma alla fine Garibaldi capì che i loro mondi erano diversi. “No, non posso farcela- disse Garibaldi (si legge nel libro, ndr), non mi ridurrò mai a una mummia come i vostri amici, fasciati di bende d’alta sartoria”. Rimasero amici, e lei continuò a finanziare le sue imprese”.

Battistina Ravello, una servetta di Nizza trapiantata a Caprera, che Garibaldi trattò come moglie, ma che non sposò mai, anche se gli dette una figlia. Fu un’amante di serie B, con cui il generale soddisfò rudemente le sue voglie dopo una lunga astinenza.
Esperance Brand, una baronessa inglese, raffinata, che a quindici anni dovette sposare il socio del padre, Alexander Brandt, il quale si suicidò dopo il matrimonio. Anche le seconde nozze non andarono bene. Il marito chiese il divorzio dopo pochi anni. Era una pasionaria, una valchiria. Colta, affascinante e il suo salotto era frequentato da letterati e politici. “Una femmina – scrive Goldoni – abituata a condurre la danza”. Garibaldi le chiese di sposarlo, ma Esperance rifiutò. Aveva capito la differenza tra sognare un’avventura romantica ed una normale convivenza..

Fra i due – aggiunge lo scrittore – probabilmente per colpa di Garibaldi, mancò la magia che trasforma l’affetto in passione. Continuò a provare per il condottiero affetto e attrazione.
Se si eccettua Anita, fra tutte le donne che s’invaghirono di Garibaldi – si legge nel libro – Esperance detiene saldamente il record delle migliaia di chilometri macinati per raggiungerlo o accorrere a una chiamata, a cavallo, in treno, in carrozza, in piroscafo”. Ma le loro origini erano molto diverse. Lei nobile, lui figlio di un marinaio. In un libro di memorie Esperance, che rappresentava la versione elaborata di Anita, scrisse di Garibaldi: “Era un astro nel cielo, ma come la luna lasciava scorgere grandi macchie scure”.

Giuseppina Raimondi, marchesina lombarda, sposata all’età di cinquantadue anni. Cinque minuti dopo il si , un garibaldino consegnò al Generale una busta in cui era scritto che la donna era incinta di un altro, il tenente Luigi Caroli. Dopo l’annullamento del matrimonio con Garibaldi, Giuseppina, che dette alla luce un bimbo nato morto, si risposò con il conte Ludovico Mancini.

Francesca Armosino, un’altra serva trapiantata da Asti a Caprera, che sposò in tarda età dopo una lunga trafila burocratica e che gli diede tre figli. Donna intelligente che lo accudì quando si ammalò.