Antonio Susini in Argentina

Antonio Susini in Argentina

In risposta all’aggressione paraguayana, il 17 aprile 1865 l’Argentina decretò la creazione di un Ejército Nacional de campagna di 14.000 uomini:
– 4.500 regolari con 6 battaglioni di fanteria e 1 di zappatori (maggiore Alejandro Diaz) e 2 reggimenti di cavalleria e 1 di artiglieria leggera (colonnello Joaquin Viejobueno);
– 9.500 guardie nazionali su 19 battaglioni inquadrati da ufficiali improvvisati, purché di sicura fede liberale, più 1 battaglione studenti (Belgrano) e 3 reggimenti di cavalleria (1 santafesino e 2 bonearensi).

Riunitisi a Buenos Aires, il 1° maggio i ministri degli esteri brasiliano, argentino e uruguaiano firmarono la cosiddetta Triplice Alleanza contro Lopez. Il trattato impegnava le tre Potenze a non concludere pace separata e affidava a Mitre il comando supremo (ma di fatto nominale) delle operazioni terrestri e all’ammiraglio brasiliano Tamandaré quello delle operazioni navali. Il 3 maggio l’Argentina ricevette la dichiarazione di guerra paraguayana e il giorno seguente deliberò a sua volta la guerra, formalmente dichiarata il 9. Le forze alleate ammontavano complessivamente a 50.000 uomini: 8.500 argentini, 5.000 orientali e 36.000 brasiliani (di cui 13.000 in Uruguay e altrettanti nel Rio Grande del Sud).

L’armamento e l’equipaggiamento del contingente argentino erano un campionario di mezzi di fortuna, assegnati con priorità alla linea, in prevalenza armata di fucili ad avancarica americani e belgi. Erano in dotazione anche 1.000 baionette francesi St-Etienne, pochi fucili rigati Minié e qualche mitragliatrice a 10 canne Gatling mod. 1865 (30 colpi al minuto e gittata di 1.200 metri). Sei fucili Enfield a retrocarica furono assegnati il 4 dicembre 1865 a titolo sperimentale. Gli ambasciatori a Washington e Parigi, Domingo Faustino Sarmiento e Mariano Balcarce, acquistarono rispettivamente una partita di fucili Sharp e 6.500 uniformi (3.000 di fanteria, 3.000 di cavalleria e 500 di artiglieria). Nel 1863 il parco d’artiglieria allineava 285 bocche da fuoco di tutti i calibri.

Nel 1865 fu commissionata ad un artigiano italiano, l’“ingegnere” Antonio Massa, la rigatura di 4 batterie di cannoni di bronzo ad anima liscia destinate ad armare il 1° reggimento leggero (su 2 squadroni di 2 batterie).

L’ordinamento delle forze argentine era “binario”: inizialmente ciascuno dei 2 Corpi d’Armata contava 2 Divisioni di 2 Brigate (su 1 battaglione di linea e 1 di guardia nazionale). Si deve osservare che secondo gli standard europei, la forza dell’intero esercito da campagna argentino corrispondeva al coevo organico di guerra di una Divisione rinforzata, con brigate equivalenti a semplici battaglioni europei. Nella primavera del 1866 le Divisioni argentine furono raddoppiate ad 8 (numerate 1a-4a per ciascun corpo d’armata), metà delle quali con appena 3 battaglioni. I due Corpi d’armata brasiliani avevano invece organici europei, contando ciascuno 2 Divisioni su 3 brigate di 3 battaglioni, più robusti di quelli argentini.

Il 12 luglio 1865, assumendo il comando supremo di campagna, Mitre delegò le funzioni di governo al vicepresidente Marcos Paz. Analogamente, assumendo le funzioni di capo di stato maggiore del comandante in capo, il generale Juan Andrés Gelly y Obes delegò interinalmente le funzioni di ministro della guerra e marina al colonnello Julian Martinez. Invece il generale Wenceslao Paunero, Ispettore e Comandante generale delle Armi, cumulò l’incarico con il comando del I Corpo d’Esercito (nel 1867 Paunero sostituì Martinez alla guida interinale del ministero). Quello del II Corpo fu attribuito inizialmente al generale Nicanor Caceres, presto sostituito da Emilio Mitre. I primi due divisionari del I Corpo furono i colonnelli Ignacio Rivas e José Miguel Arredondo (oriundo orientale), cui poi si aggiunsero Luis Maria Campos (1838-1907) e José Iseas. Divisionari del II Corpo erano i generali José Maria Bustillo, Emilio Conesa e Arguero e il colonnello Giuseppe Antonio Susini-Millelire (1819-1900), un ufficiale d’artiglieria maddalenino ex-garibaldino.

Circa un decimo dei 500 ufficiali mobilitati era addetto agli stati maggiori. Quello del Comandante in capo ne contava 25 (il capo, l’aiutante di campo con 3 ausiliari, l’aiutante del capo, il capo ufficio con 5 ausiliari, 12 aiutanti “di dettaglio” e il capo della polizia dell’esercito).
Ciascuno dei due stati maggiori di corpo ne contava 10, più l’auditore di guerra, il chirurgo maggiore e il farmacista.

Nel 1865 erano in servizio appena 15 medici militari. Il servizio sanitario di campagna, diretto dal chirurgo maggiore Hilario Almeira e dai chirurghi principali Caupolican Molina e Joaquin Diaz de Bedoya, prevedeva 46 chirurghi e 4 farmacisti, più gli infermieri tratti dall’Ospedale di Buenos Aires, presso il quale funzionava una sezione per i feriti di guerra (Hospital de Sangre del Retiro) gestita da una Commissione medica presieduta dal dottor Juan José Montes de Oca.

La mobilitazione della guardia nazionale argentina

La legge 5 giugno 1865 autorizzò l’esecutivo ad accrescere l’esercito di campagna fino a 25.000 uomini, con un massimo di 10.000 soldati di linea e 15.000 guardie nazionali, ma questi effettivi non furono mai raggiunti. Infatti nel corso di quattro anni furono inviati al fronte soltanto altri 15.000 complementi, in media 500 per ciascuno dei 28 battaglioni, alcuni dei quali incompleti (le compagnie erano in tutto 132, anziché 140) portando il totale degli effettivi impiegati a 29.000 uomini, di cui :
– meno di 9.000 di linea, per mantenere 9 battaglioni con 45 compagnie più 2 reggimenti e mezzo di cavalleria, 1 di artiglieria leggera e 1 battaglione zappatori;
– oltre 20.000 di guardia nazionale per 19 battaglioni (5 bonearensi e 1 per ciascuna delle altre province) con 87 compagnie, più 1 battaglione volontari (Belgrano) e 3 reggimenti di cavalleria (9 San Martin, 10 Santa Fe, 11 General Lavalle).

A al fine la legge citata disponeva inoltre l’arruolamento nella guardia nazionale di tutti i cittadini idonei dal 17° al 45° anno (al 50° per gli scapoli), eccettuando temporaneamente i capataces e consentendo l’affrancazione mediante una somma (personeria) di 5.000 pesos (il 14 febbraio 1866 una parte dei proventi fu destinata alle famiglie delle guardie nazionali bonearensi cadute al Paso de la Patria). La renitenza e la diserzione erano punite rispettivamente con 2 e 4 anni di ferma nella linea, aumentati a 5 se la diserzione era commessa da appartenenti ai contingenti provinciali. L’iniquità sociale del sistema risalta dalle cifre: tenendo conto che la popolazione si avvicinava ormai al milione (quasi il doppio di quella paraguayana), fu arruolata meno della metà degli obbligati (160.000) e soltanto un ottavo di costoro (20.000, poco più del 2 per cento della popolazione) fu effettivamente spedito all’infernale fronte paraguayano, dove almeno un terzo trovò la morte, soprattutto per stenti ed epidemie.

I 5 battaglioni bonearensi (Division de Buenos Aires, assegnati al II Corpo) furono reclutati e alimentati senza eccessive difficoltà, ma nelle altre province – dove i resti della fazione federalista simpatizzavano col Paraguay e aborrivano l’“innaturale” alleanza col secolare nemico brasiliano – la coscrizione dei contingenti per il fronte suscitò una vasta renitenza e frequenti ammutinamenti, tanto che spesso le reclute furono costrette a marciare incatenate. Il 26 giugno 1865 l’ex-capataz Amelio Zalazar sollevò le reclute del battaglione riojano, organizzandole in montonera fino al 10 novembre. Anche le reclute entrerriane disertarono in massa due volte, in luglio a Basualdo e innovembre a Toledo, sobillate da una fazione dissidente del partito urquicista capeggiata dal generale Ricardo Lopez Jordan, nipote di Francisco Ramirez, El Supremo Entrerriano.

Urquiza mantenne però fede al trattato del 1861, benchè Mitre gli avesse rifiutato il comando dell’Ejército /acional de campagna, assegnandogli invece quello, secondario, delle forze locali di autodifesa delle province di Corrientes ed Entre Rios, ciascuna delle quali doveva allestire un corpo di 5.000 gauchos a cavallo, armati di lance rudimentali (cagna tacuara con un coltello legato in cima) ma anche di più efficaci lazos e boleadoras. Inoltre il ricco patrimonio equino delle due province (rispettivamente 1 milione e un quarto di milione di capi) fu dichiarato di importanza bellica, fissando l’indennità di requisizione a 10 pesos per un cavallo e 15 per un mulo (ma le indennità fissate il 7 giugno 1866 per i 5.000 cavalli e 1.500 muli requisiti a Buenos Aires, Santa Fe e Entre Rios erano di 25 e 30 pesos).

I mercenari europei, i volontari garibaldini e la Regia Marina italiana

La guerra costrinse ad archiviare il progetto presentato nel 1864 dal colonnello Benito Machado, comandante della Frontera Costa Sud, di reclutare una nuova Legione agricola militare di 1.300 uomini. Furono comunque reclutati 151 gallesi, giunti il 28 luglio 1865 a Puerto Madrin, per fondare nuovi villaggi in Patagonia (Trelew e Gwin).

Come era già avvenuto nel 1861, anche nel 1865-67 Buenos Aires reclutò mercenari europei con esperienza militare, forse un migliaio, tramite due impresari. Questi ultimi erano Eduardo Calvari, appoggiato dall’ambasciatore a Parigi Mariano Balcarce, e la società commerciale Rufino Varela & C.ia, rappresentata dal poeta Hilario Ascasubi, tenente colonnello della guardia nazionale, che già nel 1861 aveva trattato a Roma l’ingaggio dei militari svizzeri congedati dall’esercito pontificio e di quelli borbonici rifugiati oltre frontiera.

La prima offerta di Ascasubi prevedeva una spesa di 850.000 franchi (di cui 500.000 anticipati) per 1.000 mercenari belgi, svizzeri, polacchi, prussiani e tedeschi da avviare alla spicciolata, in gruppi di una cinquantina di uomini, a cominciare dal settembre 1865. Alla fine il governo gliene commissionò 500 con ingaggio quadriennale, per un importo totale di 92.500 patacones (pesos forti) di cui soltanto 4.000 corrisposti direttamente ai mercenari.

Principali centri di smistamento furono Marsiglia e Genova, eludendo la blanda sorveglianza disposta dal governo italiano in formale ottemperanza alla propria neutralità. Da documenti parziali – relativi ad 8 spedizioni effettuate dal 5 settembre 1865 al 22 luglio 1867 – risultano partiti o arrivati a Buenos Aires almeno 600 mercenari, inclusi almeno 140 italiani, veterani delle campagne del 1859-61, imbarcatisi a Genova il 17 ottobre 1865 sulla nave Emilia. Nel gennaio 1866 al deposito di Extramuros del Batallon (comandato dal tenente colonnello Emanuele Rossetti) si trovavano già 267 mercenari stranieri, non pochi dei quali si trasferirono definitivamente proseguendo la carriera militare nell’esercito argentino.

E’ opportuno ricordare che alla guerra contro il Paraguay parteciparono inoltre molti italiani residenti, quasi tutti di origine ligure, i quali formavano il nerbo degli equipaggi navali argentini e della brigata di artiglieria da costa installata nel marzo 1867 nell’Isola di Martin Garcia per controllare l’accesso alle foci del Paranà e dell’Uruguay. Altri italiani immigrati nel 1856 formavano la Legion militar di Bahia Blanca (fusa però col Batallon 8), prima al comando di Giuseppe Antonio Susini-Millelire e poi del colonnello Giovanni Ciarlone, caduto a Curupayty (22 settembre 1866) insieme al colonnello Rossetti. Anche Susini, passato al comando della squadra fluviale, poi della 4a Division e infine della 1a del II C.E., si distinse a Tuyutì e Curupaytì. Decorato di medaglia d’oro al valore argentino, lasciò poi il servizio rientrando in Italia.

Infine non vanno dimenticati il Batallon de Voluntarios garibaldinos dell’esercito brasiliano impiegato alla battaglia di Yatay (17 agosto 1865) e le due forze navali della Regia Marina italiana, la Stazione Navale del Plata (potenziata a 3 unità) e la Divisione Navale dell’America del Sud comandata dal contrammiraglio Vincenzo Riccardo di Netro. Alla guerra franco-prussiana del 1870-71 parteciparono circa 400 volontari argentini, arruolati nell’Armata francese dei Vosgi comandata dal generale Giuseppe Garibaldi.