Battista Ardau Cannas

Battista Ardau Cannas

Nato a Cagliari nel 1893, una poliedrica figura senza dubbio: Ardau Cannas fu impiegato delle Poste Italiane, addetto al telegrafo, ma trovò nella Scrittura, nella Pittura e nell’Incisione il modo di potersi decisamente affermare come singolare intellettuale della Sardegna del XX secolo. Nato a Cagliari, passò gran parte della sua vita a Sassari, dove giunse nel 1916. Nella seconda città della Sardegna apprese a padroneggiare perfettamente la lingua locale, il Sassarese, e si dedicò per anni a comporre commedie e poesie dialettali: particolarmente conosciute, spesso rappresentate ancor oggi, sono le farse in sassarese Farendi in Turritana (rappresentata al Teatro civico di Sassari nel 1917, ne fu regista e attore) e Candu lu diauru vi poni la coda. Durante il Fascismo collaborò con le riviste Il Nuraghe e Fontana Viva, ma per la politica culturale del Regime fu “invitato” a scrivere in Italiano le sue commedie. Caduto il Fascismo, ripreso l’uso del Sassarese, diede vita a nuove opere, tra le quali sono L’abagliu e La ruina: la sua bravura fu riconosciuta sempre e vinse alcune edizioni del concorso ‘‘Città di Ozieri’’. Alla scrittura dialettale affiancò la passione per l’Arte, che sviluppò da autodidatta dapprima, poi come collaboratore di Giuseppe Biasi (fino alla rottura col mentore avvenuta nel 1931), con risultati definibili lusinghieri. Battista Ardau Cannas fu bravo pittore e incisore: veramente versato per la xilografia, la sua produzione si ispirò naturalmente alla Sardegna, ai suoi paesaggi immutabili affondati in impenetrabili silenzi e ai suoi abitanti dell’interno, ammantati degli abiti tradizionali e ritratti con accuratezza nei gesti del lavoro quotidiano. Sia come scrittore che come artista, fu solito adoperare l’acronimo delle sue iniziali, “BAC”: un secco monosillabo che andò a inserire nelle sue stampe, racchiuso entro una fogliolina stilizzata geometricamente a triangolo apposta a seconda della composizione in margine o più all’interno, quasi infondendole una vezzosità di marca fiamminga. I riconoscimenti ottenuti furono di livello nazionale (medaglia d’oro alla mostra di Roma nel 1932, XXI e XXII Biennali di Venezia) e anche all’estero seppe farsi valere, come attestano il riconoscimento a Varsavia nel 1936 (menzione d’onore), il premio alla mostra “Post Office” a Londra nel 1950 e tante partecipazioni alle esposizioni speciali dell’Incisione italiana all’estero: Bordeaux, Praga, Budapest, Riga, Tallin, Oslo, Amsterdam, Ginevra, Atene, America del Sud… Gli ultimi anni della sua vita Ardau Cannas li visse alla Maddalena, dove si era trasferito e dove proseguì la sua attività artistica fino al 27 gennaio 1984, giorno della sua morte alla Maddalena.