Biografia di Lia Origoni

Cantante classica dalle poliedriche esperienze musicali: opera, rivista, musica antica e folklorica,melodica italiana, francese, spagnola e tedesca. Primo contratto registrato dalla Ente Fonovisivo Italiano (TV sperimentale) nel 1939, prima interprete italiana dell’Opera da Tre soldi di B. Brecth per la stagione estiva del S. Carlo di Napoli con la regia di Antongiulio Bragaglia. Ha interpretato nel 1946 alla Scala di Milano il ruolo di Amore nell’Orfeo di Gluck e Flora nella Traviata di Verdi ;ha interpretato il duello comico di Paisiello al Quirino di Roma e Il Tenore Sconfitto di Tommasini – Brancati. Ha interpretato numerose riviste in compagnia con Totò, Anna Magnani, Macario,Rabagliati,Giulio Stival, con Lia Zoppelli, Mario Carotenuto, ha cantato con Tito Schipa e ha recitato in Teatro con Paolo Poli e ha vinto il nastro d’argento come artista di teatro e di radio. In tourneè per tutta Europa ha cantato più volte alla radio francese e tedesca e ha fatto spettacoli al Winter Garten e alla Scala di Berlino e al Moulin Rouge di Parigi. Ha sviluppato le prime rubriche radiofoniche di cultura della musica dove in diretta interpretava brani di folklore e pop di tutto il mondo, che hanno fatto la storia della radio italiana dagli studi di viale asiago 10, accompagnata dai maestri Umiliani, De martino, Ferrari, Canfora, Gangi. Ha inciso per i tipi della R C A e Cetra Fonit La vedova allegra di Lehar.

Questa pagina è un piccolo, doveroso omaggio, l’omaggio ad una donna, un’attrice, una cantante di talento, con in più un dono impagabile, l’essere riuscita a calcare i palchi del varietà più leggero, con la classe e l’eleganza della grande artista, e i teatri d’opera più alteri e raffinati con la leggerezza nobile dell’umiltà.

Abbiamo avuto la fortuna e l’onore di conoscere di persona questa donna straordinaria, e siamo rimasti affascinati e un po imbambolati davanti a questo pezzo di storia.

Lia, questo omaggio non è solo per lei, questo omaggio è anche per noi, noi non abbiamo idea di dove stiamo andando, ma conoscere da dove proveniamo, ci fa sentire meno persi.

Lia Origoni è stata semplicemente tra le artiste più significative degli anni ‘40/’60 spaziando tra l’opera lirica, la rivista ed il teatro, per la sua voce e per le sue capacità interpretative è stata la vedette dei teatri più importanti d’Europa : dal Teatro Valle di Roma al Winter-Garten e alla Scala di Berlino, dal Sistina e dall’Opera di Roma alla Scala di Milano, dalla Sala Pleyel di Parigi al S. Carlo di Napoli, dai microfoni della Rai alle tavole del teatro di prosa impegnato.

La vita della maggior parte di noi mortali, più o meno densa di avvenimenti che sia, è una semplice vita, quella di Lia è un romanzo.
Lia Origoni nasce il 20 ottobre del 1919 a La Maddalena, da Pietro e Rosa Francesconi, il ramo materno è di origine viareggina, la famiglia Origoni è invece tra le più antiche insediatesi alla Maddalena, è presente infatti sull’isola fin dal 1776 ed è di origine ligure – spagnola. Un certo temperamento artistico è già presente in famiglia, suo zio,Giacomino Origoni infatti sarà uno tra i primi attori del cinema muto italiano, nonché impegnato antifascista e massone, mentre la sorella Nena diventerà un’ affermata pittrice con il nome di Metella Pattis negli anni ’60.
A otto anni il primo spettacolo da protagonista nell’operetta “Ricevimento di piccoli personaggi di Costa , dove ironia della sorte ,impersonerà una famosa soubrette di ritorno da grandi successi. Ma il vero debutto, la sua prima audizione, avviene nell’estate del 1934 : il grande tenore Bernardo De Muro era ospite, a Caprera, della figlia dell’eroe dei due mondi Clelia; Lia, appena quindicenne, accompagnata dallo zio Giacomino, viene invitata a cantare davanti alla tomba di Garibaldi alcune arie tratte dai film di Marta Egert.

Sia Clelia che De Muro saranno unanimi: questa ragazza deve studiare canto e dedicarsi alla musica. Proprio questo giudizio unanime e autorevole fatto da due dei simboli più prestigiosi della sua terra ,la convincerà a lasciare gli studi già intrapresi di violino , e a continuare gli studi di canto.

Nel 1936 vince a La Spezia il concorso nazionale per le voci nuove, indetto dalla famosa casa di produzione bambole Lenci , e nel 1938 vince la borsa di studio del Teatro dell’Opera di Roma presentandosi alla commissione esaminatrice composta dal Maestro Serafin ,dal tenore Lauri Volpi e dal maestro Mulè con “Ritorna vincitor” dall’Aida di G. Verdi. Ma l’aria scelta dal suo maestro di canto privato non le si addice, il maestro Serafin comprende le vere qualità dell’aspirante borsista e le chiede di imparare in pochi giorni “Io son l’umile ancella“ dall’Adriana Lecouvreur di F. Cilea , che ritiene più adatta ai suoi mezzi vocali e alla sua giovane età , romanza questa che segnerà i momenti più importanti della sua carriera. Alla seconda prova risulta vincitrice.

La borsa di studio di ben 8000 lire, le apre le porte del Teatro dell’Opera dove avrà l’occasione di cantare con la Pederzini famoso mezzo-soprano.

L’anno successivo si presenta all’Eiar ,per un’audizione, con “Tu che mi hai preso il cuor” di F.Lehar e viene scritturata : sarà la prima cantante ad ottenere dall’Ente italiano audizioni radiofoniche e fonovisive un contratto.

Sempre in quell’anno viene a sapere che l’impresario Epifani cerca voci per costituire il cast di una rivista della ditta Totò – Magnani e decide di partecipare alle audizioni.

Quando Epifani la ascolta, negli studi di via Veneto mentre canta “Tu che mi hai preso il cor…” accade un piccolo incidente, si stacca l’intonaco dal soffitto, alla fine del pezzo, l’impresario le chiede di riprovare e l’incidente si ripete, a causa delle vibrazioni prodotte dalla sua voce. ”La parte è tua,e l’hai davvero meritata!” le confermerà Epifani . Così Lia Origoni ,la cui voce era stata giudicata dal Maestro Serafin “ un campanello” per la ricchezza di armonici, debutterà nel teatro leggero, dopo un anno di preparazione il 25/12 1940, al Teatro Valle di Roma nella rivista “Quando meno te l’aspetti” di Galdieri con Totò, la Magnani e Castellani; spettacolo che la porterà in tournèe per 1 anno nei più grandi teatri italiani.

L’anno dopo è la volta della rivista ancora una volta di Galdieri :“E’bello qualche volta andare a piedi “, e stavolta il suo nome è in ditta insieme a Rabagliati e Delia Lodi. Anche questa fu un successo , tra i protagonisti c’erano anche Tina Pica e Virgilio Riento (nella parodia di Giulietta e Romeo) e Olga Villi al suo debutto .

Nel 1942 il mitico impresario e talent scout tedesco Duisberg, la nota e la scrittura per La Scala di Berlino. Ogni anno il 2 novembre la Scala organizzava un concerto speciale di musica classica, appuntamento mondano di grande prestigio,al quale veniva invitata una stella internazionale per un show unico. Per il recital speciale del 2 novembre del 1942 venne invitato Tito Schipa che arriva a Berlino accompagnato da Caterina Boratto. Quest’ultima durante il viaggio ,colpita da influenza, non potè cantare ,Tito Schipa allora ,chiede aiuto alla Origoni e, per convincerla, le cede il suo cavallo di battaglia :”Core ingrato” , è un trionfo, forse anche un po’ umiliante per Schipa che riceverà meno applausi di Lia : il concerto, improvvisato, la farà entrare definitivamente nel cuore del pubblico tedesco e il teatro La Scala di Berlino la consacrerà sul suo calendario dell’anno 1943 dedicandole la copertina.

Non era entrata solo nel cuore del pubblico ma anche più in “alto” ,Goebbels il famigerato Ministro per la Propaganda e l’Illuminazione del Popolo, le fece ricevere un invito tramite la presidentessa dell’Amicizia Italo – tedesca per una cena che Goebbels intendeva offrire in suo onore al Plaza. Lia rifiuta, nonostante le insistenze fatte dallo stesso Duisberg, preoccupato per le possibili ritorsioni che un tale gesto poteva arrecare per l’intero teatro. La Origoni non cede:”Mi ha scritturato per cantare o per andare a cena con Goebbels?” risponderà alle costanti pressioni dell’impresario.

Duisberg aveva fondati motivi di temere per il suo teatro: Goebbels era colui che aveva messo al rogo i libri, che aveva il controllo totale di tutti media (stampa , teatro, radio , cinema),era colui che aveva come massima “la propaganda è come l’arte , non ha bisogno di rispettare la verità”, era il “microfono” del Terzo Reich.

Alla fine si troverà una soluzione diplomatica: la cena si terrà al Plaza senza che Goebbels partecipi; il suo posto resterà vuoto, quale simulacro, lascerà a rappresentarlo, ironia della sorte, proprio un libro, “Gli artisti italiani in Germania”.

Erano gli ultimi mesi del ‘42, probabilmente se l’evento si fosse svolto dopo l’armistizio dell’8 settembre del ‘43, che diede inizio allla tragedia dell’esercito italiano,in cui centinaia di migliaia di soldati morirono abbandonati a se stessi, il momento forse più tragico dall’inizio della guerra, l’incontro non avrebbe conosciuto uno svolgimento così elegante.

Ignara di quello che accadrà di li a pochi mesi e in attesa di riprendere al Winter-Garten nel marzo, Lia affronta una tournèe in Polonia e Cecoslovacchia, per le truppe tedesche e italiane in partenza verso i fronti; l’esperienza è durissima, incontreranno neve , freddo, gelo e colera, oltre al dolore e allo strazio di tanti giovani mandati a morire e alle sempre più pressanti discriminazioni razziali. A Cracovia, vedrà cose che la feriranno in modo particolare: i bus con il reparto per gli ebrei dove, per silenziosa protesta, ogni volta che capiterà di usare i mezzi, salirà, e il divieto per gli ebrei di camminare sul marciapiede. Durante un episodio, interverrà direttamente, frapponendosi tra un ufficiale tedesco ed un’anziana donna che stava per essere fustigata per aver osato infrangere il divieto.

Nel marzo del 1943, Lia torna a Berlino,come vedette per lo spettacolo al Winter-Garten. Sul treno, avendo ancora viva l’immagine dei luoghi desolati delle campagne , è colpita dal fatto di scorgere la fiancata di un palazzo interamente rivestita dalla sua silhouette con il suo nome : Berlino non ha ancora idea di ciò che tra poco accadrà. Il Winter-Garten sarà ancora un successo prorogato sino ad Aprile, ma ad Aprile Lia decide di andare via da Berlino, che nel frattempo conosce i primi duri bombardamenti, va a a Baden Baden.

Arriva il 25 luglio e gli italiani passano dal rango di amici a quello di nemici nel volgere di una notte: il passaggio brusco e rapido Lia lo avverte appena entra in una Caffetteria di Bergen insieme a Walter Brunelli tenore italiano. Il loro ingresso è seguito da numerosi insulti: fino al giorno prima erano ammirati, le vetrine dei negozi esponevano i loro ritratti; il giorno dopo erano dei paria. Lia decide di interrompere lo spettacolo, non può cantare per un pubblico che la insulta, ma l’impresario non le scioglie il contratto, così Lia è costretta, per poter tornare in Italia, ad iniziare lo sciopero della fame. Per imporle di smetterlo, la costringono a passare la visita medica nell’ambulatorio riservato alle truppe, mettendola in fila con i soldati; un’altra donna forse non avrebbe accettato, e forse non avrebbe saputo tener testa al maggiore tedesco che con voce stentorea le ordina di cantare: “Lei stasera canta, “;- Io non canto, – risponde Lia , e il maggiore di rimando “ Lei canta”! – “No! No!” Ripetè Lia fino a spuntarla.

Parte da Bergen con 4 bauli armadio contenenti tutto il suo patrimonio : i vestiti di scena. Arrivata a Berlino cerca di tornare in Italia, ma tutte le dogane sono chiuse. Solo quella di Ancona è ancora disponibile, ed è lì che confidando nell’amico Brunelli marchigiano,invia i suoi bauli, preziosi strumenti di lavoro. Corre all’ambasciata italiana di Berlino dove otterrà, con un colpo di fortuna, la cabina diplomatica in uno degli ultimi treni, con tale caratteristica, in partenza per l’Italia.

Questa copertura diplomatica le sarà molto utile, perché riuscirà a Monaco ad eludere i controlli : ascolterà infatti più volte dagli altoparlanti chiamare il suo nome con inviti a scendere per comunicazioni urgenti. Se si fosse trovata in un altro scompartimento sarebbe stata fermata e riportata indietro.

Il lungo viaggio di ritorno la riporta a Roma, dove l’accolgono le macerie del mulino Pantanella , distrutto a seguito del terribile bombardamento del quartiere San Lorenzo. Accanto al mulino, abitava la sua famiglia.

Lia decide quindi di portare tutta la famiglia via da Roma e, “fatti i fagotti”, si trasferisce a Monsummano Basso presso lo zio Torquato Puxeddu, seguiranno momenti durissimi, bombardamenti, rumori assordanti di carri armati e mitragliatrici.

Lia deve lavorare per tutti. Si presenta all’ Eiar di Firenze dove c’era il maestro Barsizza e viene subito scritturata. Con il maestro Barsizza prima, e con Petralìa poi approfondirà il repertorio romantico dell’800 (Denza, Tirindelli), da Firenze passa a Milano all’Olimpia scritturata per lo spettacolo ” la Scala d’ argento“ di Roversi con Orazio Costa e Luciano Tajoli.

Successivamente va in tournèe (1944) a Brescia, Piacenza, Genova e poi Milano; il viaggio per alcuni tratti fu fatto con una topolino sul cui portabagagli era stato posto il baule dei costumi . Ancora una volta il baule fu la salvezza: sul passo del Turchino, furono colpiti dalle raffiche di mitra di un aereo e il baule assorbì fortunatamente i colpi.

Dopo Milano va a Venezia dove conosce il mondo del Cinema; prende dapprima lezioni da Memo Benassi ,poi da Giulio Stival che, appena la sente recitare, le propone di interpretare “la femme fatale” nell’ “Addio giovinezza “al teatro Goldoni di Venezia, aggiungendo al testo un quarto atto, tutto dedicato alle canzoni interpretate da Lia. Nel marzo dello stesso anno la ditta Origoni – Stival debutta con “Sogni d’amore” al Mediolanum di Milano ;in compagnia c’erano Lilla Brignone, Roberto Villa e molti altri attori quasi tutti provenienti dalla prosa. Alcuni testi dello spettacolo erano stati scritti da Vittorio Gasmann e da Casalbore. Durante quello spettacolo la andrà a trovare uno degli impresari della Wanda Osiris che la scritturerà per “L’isola delle Sirene “ con Carlo Dapporto, spettacolo musicato dal Maestro Danzi: Wanda andrà su tutte le furie e farà di tutto per portarle via la rivista, alla fine riuscendoci. Altre interpreti si sarebbero prese per i capelli, avrebbero fatto sequestrare lo spettacolo, o intrapreso battaglie legali, ma non lei, la sua rinuncia le fu contrattualmente pagata, e lo spettacolo vide Wanda come protagonista.

Ma anche il savoir faire e l’aplomb vengono messi da parte di fronte all’orgoglio, quando è quest’ultimo ad essere ferito dall’ingiustizia.

Macario, desiderava avere Lia in un suo spettacolo: Lia rifiutò più volte, ma ,dopo ripetute insistenze, accetta ad una condizione, il suo nome dovrà essere in Ditta. La ditta Macario-Lia Origoni debutta all’Odeon di Milano con Follie d’Amleto, lo spettacolo era composto da vari quadri in cui Lia e Macario facevano vita a sé, solo il finale li vedeva insieme.

Ma Macario difficilmente aveva l’abitudine di dividere la ditta con alcuno; quindi, disattendendo un impegno contrattuale proprio al debutto, fece uscire dei cartelloni con solo il suo nome, prontamente sostituiti durante la notte pena l’annullamento dello spettacolo. Non contento, un mese dopo , nei quotidiani fece uscire avvisi pubblicitari che promuovevano lo spettacolo : “ Macario e le sue donnine”. A quel punto Lia, lascia la compagnia e Macario, per ripicca le sequestra i “famosi” bauli.

Questa volta arriverà ad una causa legale nella quale Lia riuscirà a trarne vantaggio, mantenendo comunque buoni rapporti con Macario, e soprattutto con la moglie.

Conclusasi bruscamente l’esperienza con Macario, nel 1946, finalmente La Scala, il massimo teatro italiano le apre le porte; il ruolo è quello di Flora Bervoix ne “La Traviata” ,il regista è il giovane Giorgio Strehler che durante le prove le dirà “ A te non devo dire niente, muoviti come vuoi …” gli interpreti erano la Carosio, Tito Gobbi e Monteano.

Fu un successo, ma dopo poche recite uscì un articolo in cui si accusava di collaborazionismo Lia Origoni, una accusa infamante rivoltale da Indro Montanelli sulle pagine del Corriere, accusa rivelatasi poi come un’equivoco, si trattava di uno scambio di persona, le notizie arrivate a Montanelli riguardavano un’attrice tedesca, e Mondanelli evitò per un pelo la denuncia per diffamazione solo grazie al caso, al commissariato, Lia trovò il Commissario Altea (maddalenino) che riconosciutala, si mise subito a disposizione e convocò immediatamente Montanelli che riconosciuto l’equivoco ritirò le accuse; nell’articolo per di più si denunciava anche “l’impudenza“ di permettere ad una “soubrettina” di calcare il “ sacro suol” del palcoscenico più importante d’Italia, oltre al danno la beffa.

Minacce varie, addirittura di bruciare il Teatro , arrivarono anche alla direzione della Scala tanto da costringere il Direttivo a riunirsi e a proporle di dimettersi per motivi ”di ordine pubblico” dal ruolo di Flora, offrendole in cambio per tale rinuncia, la parte di Liù nella Turandot prevista per la stagione estiva dell’Arena di Verona che Tullio Serafin dirigeva.

Lia , chiamata, li guardò tutti, poi si rivolse solo al maestro Serafin chiedendogli: ”Maestro, mi atterrò alla sua risposta, lei, può protestarmi?” – “No ,io, figlia mia, non posso”. Rispose il Maestro e allora lei “Grazie, io non me ne vado!”

Il Teatro in quell’occasione non bruciò, e Lia concluse il ciclo di rappresentazioni conquistando il favore del pubblico, in una stagione difficile per molte cantanti, anche per la Callas che fu bocciata proprio alle audizioni della Traviata, opera che divenne in seguito uno dei suoi “cavalli di battaglia”. Dopo la Traviata per la stagione estiva, fu la volta dell’ Orfeo di Gluck ,dove interpretò Amore sostituendo alla prova generale la titolare Loretta Di Lelio, il maestro era Jonel Perlea. I costumi e le scene, bellissime, erano di Giò Ponti, Orfeo era interpretato da Ebe Stignani che alla prima diede un calcio a Lia, dietro le quinte, per non aver questa osservato una regola del teatro lirico a lei sconosciuta (alla fine del 1° atto è d’uso che Orfeo esca solo a ricevere gli applausi). Tale gesto notato da Perlea fu duramente rimproverato alla Stignani con un secco “Dobbiamo ringraziare Lia Origoni che ha salvato lo spettacolo” .Le repliche si svolsero con tranquillità ed armonia, e lo spettacolo riscosse tanto successo da essere incluso quale Galà per i festeggiamenti dedicati ad Evita Peron in visita in Italia.

Il 1950 é un anno particolare ricco di successi e di soddisfazioni.Torna al Sistina con Totò in “Bada che ti mangio” uno spettacolo, questo, ripreso dopo un anno di successi per la seconda stagione (Lia sostituisce la Giusti),molto ricco sia per scenografie che per trovate tecnologiche “( c’erano fontane in scena che zampillavano a suon di musica ) e interpreta , per la prima volta in Italia , Polly nell’Opera da Tre soldi di Brecht per la stagione estiva del Teatro S. Carlo di Napoli con la regia di Antongiulio Bragaglia .

L’incontro con Totò fu sicuramente importante per la crescita professionale di Lia, perché determinò nel 1940 il suo debutto e perché il “maestro”, riuscì a valorizzare alcune sue caratteristiche interpretative. Una profonda stima ha sempre caratterizzato i loro rapporti, Lia ricorda infatti ,che i modi, le attenzioni quasi paterne che Totò le riservava all’interno della compagnia, erano fuori dalle normali regole del teatro; davanti a lei infatti Totò evitava di raccontare,come a volte è d’uso dietro le quinte, barzellette licenziose, invitandola perentoriamente ad allontanarsi; senza contare le affinità “aristocratiche “ che Totò le riconosceva per alcune ascendenze nobili che li accumunavano.

Sempre nel 1950 vince la Maschera d’Argento, il più importante riconoscimento dell’epoca istituito da Nino Capriati, proprio per il suo impegno in radio ed in teatro.

Ancora nel 1950, nella stagione organizzata dall’Anfiparnaso di Roma al teatro Eliseo, Lia interpreta “ Il Tenore Sconfitto” opera di straordinario impegno di Tommasini – Brancati, il direttore era Previtali, la regia di Guerrieri, le scene e i costumi erano di Renato Guttuso .

Nel 1951 incide a Torino la Vedova allegra, che resterà uno delle sue interpretazioni più riuscite, prima di intraprendere una tournèe in Egitto ad Alessandria dove si esibisce allo Scarabèè di proprietà del Re Farouk.

Nel 1952 e 1953 prende parte al Festival della canzone italiana a Parigi e l’anno seguente a quello internazionale di Saint Vincent accanto a Flo Sandon’s, Natalino Otto, Jula de Palma, Marisa Colomber e altri big dell’epoca.

Nel 1957 è titolare di una rubrica radiofonica settimanale di canzoni e nel mese di ottobre partecipa al programma televisivo “Voci e volti della fortuna” abbinato alla Lotteria di Capodanno in rappresentanza della Sardegna insieme a Gino Latilla.

Lia Origoni e’ stata l’unica artista almeno negli ultimi 80 anni (eccetto forse Giuni Russo che cercò di emularla nelle intenzioni, ma non riuscì a terminare la carriera) capace di passare con disinvoltura dalla lirica all’operetta al canto popolare e alla canzone.

Alcune tappe:

1940 Turandot con Tito Gobbie Galliano Masini
1942-43 Protagonista a Berlino (Winter Garten e Scala)
1946 Orfeo alla Scala con Ebe Stignani e Susanne Danko.
1947-51 Radio Italiana
1953-57 Radio Francese

Per quanto riguarda la rivista Lia Origoni e’ stata prima donna ,come detto,con artisti di prima grandezza quali Totò e Macario.
Da non sottovalutare il fatto che Lia abbia cantato in Italiano, francese, tedesco, spagnolo e inglese (all’epoca non era facile come oggi conoscere le varie lingue).

Lia Origoni vive alla Maddalena e sta recuperando le sue canzoni da vecchi nastri della Rai (con un lavoro certosino..)

Ha inciso numerosi dischi prevalentemente per la CETRA, tra i suoi successi si ricorda “Mezza dozzina di rose”.

Un severo critico che negli anni 40, la descrisse come una figura eterea che prendeva vita nel momento in cui le luci la illuminavano, e che ,appena le stesse si spegnevano,avresti potuto incontrare, magari al tuo fianco in strada, ma non riconoscere, per la riservatezza e i modi composti e pacati : come si dice dell’Eleganza che c’è, proprio quando non si fa notare.

Lia ha segnato l’arte del ‘900, con la leggerezza di una farfalla, con piccoli battiti d’ali, gli stessi battiti d’ali che provocano un uragano dall’altra parte del mondo.

Lia è ancora così, chi ha la fortuna di incontrarla e di conoscerla stenterebbe a riconoscere la star del Winter-Garten, non c’è in Lei alcuna traccia di presunzione o di adorazione di uno splendido passato alla maniera della protagonista di Viale del Tramonto , la sua bellezza, tra le altre cose risiede proprio in questa sua inconsapevolezza di essere stata e di essere ancora, così protagonista del suo tempo. Ha attraversato un secolo, due guerre,varie rivoluzioni e altrettanti Paesi, ha conosciuto grandi personalità del mondo artistico, intellettuale e ha portato la sua Arte nel mondo con la grazia e l’eleganza di “un’umile ancella “ :

“Io son l’umile ancella del genio creator; ei m’offre la favella io la diffondo ai cor, del verso io son l’accento, l’eco del dramma uman , il fragile strumento vassallo della man. Mite gioconda atroce, mi chiamo fedeltà:un soffio è la mia voce che al novo dì morrà”

Testi riadattati da Massimo Tucci dalle seguenti fonti : “Io son l’umile ancella. Lia Origoni: Storia di una artista sarda tra Opera Lirica, Rivista e Teatro,di Claudia Origoni, in Almanacco Gallurese 2003-2004