Cappella della Madonnetta

E’ aggrappata ad un macigno di granito a picco sul mare, in uno dei luoghi più belli e suggestivi dell’Arcipelago maddalenino, ancor oggi meta dei fedeli devoti alla piccola statua di Maria, salvatrice dei pericoli del mare. La piccola Cappella della Madonnetta si trova a ponente della città di La Maddalena, all’interno del territorio della batteria militare di Carlotto

Venne costruita da un vecchio pescatore di aragoste, il maddalenino Michele Scotto, di padre puteolano e madre procidana, persona religiosissima e devotissimo, tanto da essere soprannominato “Zi Cristu”, perché devoto in particolare alla Vergine, tanto da far portare a tutti i suoi figli una medaglietta della Madonna. Si narra, che un giorno tornando a casa da una battuta di pesca, viene sorpreso da una forte mareggiata di maestrale, tanto da non riuscire a governare la barca. In preda alla disperazione, pregò e si raccomandò alla Madonna e poiché riuscì a salvarsi, per riconoscenza mise in un piccolo anfratto riparata dal vento, una piccola immagine della Vergine e ogni mercoledì si recava lui, o qualcuno della famiglia, per accendere un cero “u luminu”.

Essendo l’immagine di carta, il mare e la salsedine deteriorarono l’immaginetta, quindi la famiglia decise di acquistare e collocarvi una statua, che in breve tempo divenne meta di culto e devozione. La costruzione dell’attuale piccola cappella è dovuta alla volontà di una persona che nel 1923, essendo divenuto capo posto della batteria “Ermanno Carlotto”, decise di erigere la piccola chiesetta, si ratta di Giovanni Maria Pitturru.

Lo rileviamo con certezza oggi, dopo la pubblicazione di una missiva del 1952, dove il Pitturru scrive al parroco Salvatore Capula : “Al Reverendissimo Monsignor Capula, parroco della Chiesa di Santa Maria Maddalena. Il sottoscritto Giovanni Maria Pitturru, mi onoro di fare la seguente dichiarazione. Nel 1923 dal Comando Difesa fui destinato a sostituire il pari grado Pilade Galimberti in qualità di capo posto della batteria denominata “Ermanno Carlotto”. Dentro il recinto della batteria esisteva una nicchietta dalle dimensioni di circa 60x50x30 contenente l’effige dell’Immacolata, per cui la località era ed è tuttora riconosciuta sotto la denominazione “La Madonnetta”. Per accedervi esisteva un semplice sentiero, e nei pressi della nicchia vi erano accavallamenti di rocce rendendo difficoltoso il passaggio a più di una persona, ciò malgrado si verificava una buona frequenza di adoranti. Il mio primo pensiero fu quello di migliorarne l’accesso alla nicchia. Nel momento in cui presi la consegna dell’Opera avevo destinato un secondo capo e circa 60 militari che nel tempo di circa un mese vennero ridotti a circa 20. Con 20 militari dislocati stabilmente e volontari nelle ore fuori servizio, si lavorò alla costruzione ella strada e alla pavimentazione del piazzale adiacente. Rimuovendo tutte le rocce che ne ostacolavano l’accesso. Altro lavoro di primaria importanza fu il riempimento di un pericoloso burrone a fianco della chiesetta. Questi lavori li avevo affidati al mio sottordine secondo capo Pietro Ufaro eseguiti con devozione e volontà per un paio di ore al giorno racimolando pietre scapole con gli allievi cannonieri che venivano all’Opera per il corso. Curai con devota costanza la pulizia e l’ordine della nicchia, preparai un riparo ai danneggiamenti del ponente io stesso costruivo con le mie mani un telaio con i sportelli in vetro. Fra i militari avevo il sottocapo cannoniere Vittorio Barollo che con sana e scrupolosa dedizione ogni sera al tramonto del sole si recava presso la nicchia per accendere la lampada ad olio riscuotendo il vivo compiacimento dei devoti pescatori che frequentavano nei paraggi. Una sera il Barollo mi pregò di recarmi con lui per il caricamento della lampada, subito constatai la nicchia strapiena di fiori, bottigliette di olio e qualche candela. Per evitare danni alla lampada si dovettero levare alcuni mazzi di fiori, lasciando i migliori. Era già maturata nella mia mente di confessare al Barollo il mio desiderio e la volontà di far costruire una chiesetta nel medesimo posto della nicchia, perché così si potevano raccogliere maggiori doni da parte degli adulatori. Il mio desiderio lo subordinavo al permesso di colui o coloro che fecero costruire la nicchia. Decisi di assumermi la responsabilità sulla mia decisa volontà, e non avendo i mezzi cogliendo l’occasione della presenza in batteria del Maggiore del Genio Marina, Signor Molinari, del Capo Rag. Signor Princivalle e dell’assistente Signor Zichina, venuti per l’esproprio del terreno da costruirvi gli alloggi, prospettai a questi il mio proposito chiedendo il loro benevolo aiuto se non con la mano d’opera almeno per il materiale occorrente. Mi fecero una lusinghiera promessa: quando si sarebbero fatti i lavori degli alloggi. Sembrava che veramente il Genio Marina mantenesse la promessa perché dopo poco tempo il Signor Zichina con due muratori e manovali vennero sul posto per costruirvi il lato di protezione lato mare. Dopo questo semplice lavoro non me ne vollero più sentire, anche perché gli alloggi furono costruiti dalla Ditta Virgona. Nei miei circa sette anni di destinazione in quella batteria, ho avuto una decina di Ufficiali Comandanti la batteria e fra questi va tutta la mia viva riconoscenza al Capitano Antonio Saliero. A questa degna persona, come a gli altri, racconto per filo e per segno il mio desiderio, il passato e le vane promesse mi rispose con queste testuali parole: Pitturru, mi propongo di venire incontro al suo desiderio e non avremo bisogno di nessuno, faremo tutto da noi. Intanto all’opera vi erano 68 militari ed avendo gli elementi necessari si organizzò un teatrino, furono invitate le famiglie circostanti, chiedendo loro volontaria oblazione “Pro Madonnetta”, risultato soddisfacente ma non adeguato alle spese. D’accordo con il Saliero, incaricai il II capo cannoniere Pietro Mario di fare una specie di colletta volontaria presso il personale di Cava Francese che lavoravano il granito e con questo ricavato, le oblazioni dei frequentatori e il ricavato del teatrino, si raggiunse la somma di 700 lire. Ritenuta questa somma sufficiente per l’acquisto del materiale, si iniziò la costruzione della chiesetta, affidando i lavori a due allievi cannonieri siciliani, uno vero e proprio muratore, l’altro stuccatore. La chiesetta è stata costruita nel medesimi posto dov’era la nicchia e nella muratura veniva anche utilizzata la pietra ricavata dalla demolizione in precedenza mediante regolare contratto con 2 tagliatori di pietra di Cava Francese, vennero abbattute due rocce sottostanti. A lavori ultimati il Saliero ne informava i comandi Difesa e Militare Marittima, la direzione di questa Chiesa Parrocchiale e veniva anche informata la popolazione. Vennero su posto, il Canonico Vico con seguito il Cappellano militare e tutte le più alte autorità militari e civili e anche numerosa popolazione. Riuscita una bellissima festicciola, con la Madonnina appositamente messa in ordine da noi fu benedetta, dopo la Santa Messa dal Canonico Vico e dal medesimo portata a braccio in processione, facendo il giro del caseggiato dell’opera. Dopo la solenne cerimonia, il Comandante Militare Marittimo fece un discorso di compiacimento ai militari dell’opera e contemporaneamente, per volontà di Don Vico, informava che ogni anno, alla prima domenica del mese di maggio si sarebbe festeggiata la festa della Madonnetta. Era la prima domenica di maggio del 1928. Trasferito il signor Saliero, il defunto capitano Sannocci nativo di Arezzo, lavorò con le proprie mani la lastra murata sulla facciata della chiesetta e per mio consiglio vi incise lo scritto ‘I marinai della Batteria edificarono’. I negozianti Stefano Usai, Fratelli Mascagni, i signori farina e Frau ed in particolare il defunto Bargone Perla, concorsero in buona parte a fornire gratuitamente materiale necessario.” in fede Giovanni Maria Pitturru.

La festa con Santa Messa e processione , si celebra il 1° maggio di ogni anno.