Cenni biografici di Tomaso Zonza

Sino ad ora la data di nascita di Tomaso Zonza era desunta, come per tutti i suoi coetanei nati nelle isole Intermedie prima dell’occupazione militare sardo-piemontese del 1767, da altri e successivi documenti anagrafici e di servizio. Di Tomaso si sapeva dal suo atto di morte, registrato nella Parrocchia di Santa Maria Maddalena, che al suo decesso nel 1842 erano stati dichiarati 86 anni, per cui la sua nascita veniva fatta risalire al 1756.
Per una felice iniziativa di Antonello Tedde, già Presidente del Consiglio Comunale, e la squisita cortesia della Direttrice della Biblioteca Comunale di Bonifacio, Anne-Marie Zuria, possiamo presentare la riproduzione dell’originale del suo atto di battesimo.
Il registro dei battesimi della Parrocchia bonifacina di Santa Maria Maggiore, conservato nell’Archivio storico della Biblioteca, certifica che il giorno 9 aprile del 1757 era stato condotto al fonte battesimale Thomas figlio di Giulio, figlio di Marco «de loco Zonza, hic et in insula Cabrera habitantis», (proveniente dalla località di Zonza, abitante qui e nell’isola di Caprera) e di Francesca coniuge, nato il 5 marzo di quello stesso 1757.
Gli furono padrini Antonio Brandi e Santa figlia di Giovanni Brandi. Per ciò che riguarda i genitori nulla di nuovo, poiché erano già noti dal suo atto di matrimonio, che però specificava meglio che mamma Francesca era una Ornano. Quest’ultimo atto dava notizia, naturalmente, che l’11 luglio 1787 Tomaso si sposò con Vincenza Aviggià (Avighja). Il rito fu celebrato dal Parroco Giacomo Mossa e furono testimoni Giovanni Oliveri e Michele Costantini. Tomaso e Vincenza (qualche volta indicata come Maria Vincenza) ebbero ben nove figli, sei femmine e tre maschi, e nonostante la solita numerosa figliolanza si registra una sola neonata morta in tenerissima età: Maria Giuseppina, nata e defunta dopo due mesi nella primavera del 1801. Oltre questi essenziali dati di base, anagrafici e familiari, tutta la biografia del nostro eroe è inscritta nella sua carriera militare di marinaio del regio armamento navale e del corpo della real marina del Regno sardo-piemontese, a cavallo tra il XVIII e XIX secolo. Quarant’anni di servizio per mare, iniziato nel 1776 come marinaio di 3a a 20 anni. Non fu tra i primissimi ad arruolarsi, ma mise in mostra subito le sue abilità di marinaio uscendo in pochi anni dalla massa dei marinai senza qualifica ed ottenendo l’incarico ed il grado di timoniere. In quanto tale lo ritroviamo citato, nell’ottobre 1787 in una lettera della segreteria di stato del viceré al comandante della mezza galera Santa Barbara, Vittorio Porcile.
«S.E. si è degnata – si legge – dare i suoi ordini per fare corrispondere al timoniere Zonza, per nome di guerra “La Fedeltà”, ed al marinaro Ornano le razioni in natura spettanti loro pendente la malattia da essi sofferta».
Oltre la notizia del provvedimento di assistenza, la nota è importantissima per la biografia di Tomaso Zonza per il riconoscimento del suo nome di guerra. Soltanto in un altro documento troviamo esplicitamente l’accostamento Zonza-La Fedeltà. E stavolta in termini più precisi e definitivi si trova anche il nome di Tomaso. Si tratta di un provvedimento del 1795 relativo alla decorazione della medaglia d’argento che ebbe assegnata e di cui si dirà in seguito. Tale identità la si riscontra, inoltre, dalla comparazione di tutta la documentazione della carriera di Tomaso e di quella di La Fedeltà, che corrono parallele per gli imbarchi e per le circostanze. Ed indirettamente viene confermata seguendo il percorso biografico di Cesare Zonza, suo coetaneo, con cui ha condiviso presenze contemporanee nei documenti, tanto da escludere che La Fedeltà possa essere Cesare, di cui tra l’altro non si conosce il nome di guerra.
Troviamo insieme Cesare e Tomaso nel quadro delle ricompense per il combattimento contro i barbareschi del 3 gennaio 1794. Cesare viene indicato col solo cognome e con il suo grado di secondo comito e di comandante la gondola La Sultana, ed insignito di medaglia d’oro. Da numerosi documenti dello stesso periodo si ricava che quella gondola in quello stesso periodo era comandata proprio da Cesare. Tomaso viene, invece, indicato come La Fedeltà, con il grado di secondo comito della mezza galera Santa Barbara, ed insignito di medaglia d’argento e beneficiato di un vitalizio di 50 lire di Piemonte. Nel documento d’archivio relativo alle ricompense erogate per quella circostanza non si ritrovano le specifiche motivazioni delle decorazioni. In uno “Stato dei feriti e combusti rimasti nell’attacco de’ regi armamenti con due sciabecchi barbareschi li 3 gennaio 1794”, si rintraccia La Fedeltà nell’elenco dei feriti ed ustionati. Dal bordo della Santa Barbara Tomaso passò a quello del brigantino San Vittorio con un ulteriore avanzamento al grado di comito o nocchiero. Come tale è indicato il 12 aprile del 1801 nello stato dell’equipaggio di quell’imbarcazione, e successivamente in un altro elenco di effettivi della Regia Marina Sardo-piemontese del 1803.
Nel 1804, imbarcato sempre come nocchiere nella mezza galera Il Falco, partecipò alla spedizione contro il santuario barbaresco tunisino di Porto Farina (attuale Gare el Melh). Si trattò di un’operazione di “difesa preventiva”, con cui l’Ammiraglio Des Geneys alla guida della spedizione voleva dare una dimostrazione di forza ai barbareschi, ma anche di efficienza alla corte che dubitava della funzione dell’armamento navale per i costi che gravavano sulle sue magrissime casse. Lo scontro del 15 agosto fu remunerativo per la Marina Sarda e fruttò il bottino di una galeotta ed un felucone tunisini, che secondo i parametri della “Capitania delle prede” valeva ben 7.552 lire di Piemonte, corrispondenti a 4.720 lire sarde. La Fedeltà appare nell’elenco del “riparto della preda” per 4 parti (“piazze”) in quanto nocchiere, ed un totale di 24 lire sarde, 12 soldi e 16 denari. Un documento riguardante lo stesso fatto lo presenta quale consegnatario di 9 botti cerchiate dal valore di 36 scudi l’una, predate in quell’occasione.
Tomaso firmò con una croce la ricevuta, come fecero La Speranza e certo Zicavo, mentre l’unica firma fu del piloto Millelire.
Tomaso era ancora nocchiere nell’aprile del 1810, quando il vice comandante della Marina Sarda, De May, chiese a suo favore al Ministero, per ordine del capo squadra Des Geneys, il grado di piloto.
Nella sua nota De May forniva notizia dell’avvio della carriera militare di Tomaso, scrivendo di lui: «che serve con zelo ed esattezza da 34 anni a bordo del regio armamento, e che si è con ciò messo in grado di meritare la stessa considerazione che S. M. si è degnata usare verso il primo nocchiere Zicavo e l’invalido Cesare Zonza». Vittorio Emanuele I firmò il 19 aprile di quell’anno la Regia Provvisione con cui deliberava come «[…] in contrassegno del nostro gradimento, ci siamo determinati ad accordargli il titolo e grado di piloto nella suddetta nostra marina, colle prerogative ed autorità che ne dipendono e colla continuazione della paga e vantaggi di cui ora gode». Appare quindi strano che nel “Ruolo generale del real Corpo di Marina” redatto l’anno successivo La Fedeltà appaia ancora indicato come nocchiere.
Una prima risposta ci viene dal documento relativo alle ricompense accordate il 27 agosto 1811 per il combattimento contro i barbareschi sostenuto presso capo Malfatano dalle mezze galere Il Falco e L’Aquila ed il lancione Sant’Efisio il 28 luglio dello stesso 1811. In esso si legge che Tomaso Zonza, nocchiere col grado di piloto della mezza galera Il Falco venne decorato della medaglia d’oro al valore militare, con la paga e vantaggi di piloto.
Solo da allora, quindi, al grado seguì anche la relativa paga. Ma chiarita una cosa, lo stesso documento ne pasticcia un’altra, dicendo che lo stesso nocchiere era già stato decorato di una medaglia d’argento nel 1793.
Ora dai documenti storici sappiamo che il provvedimento del 1811, a vent’anni dai fatti e con un archivio non adeguato, ha riferito la data sbagliata del 1793 invece del 1794 per la prima decorazione d’argento di Tomaso La Fedeltà. Lo stesso errore lo si ritrova in una successiva Regia Provvisione del 31 agosto 1811 con cui il Ministero confermò e formalizzò la decorazione. Ma in questa circostanza l’errore è più evidente, in quanto si dice che la medaglia d’argento gli sarebbe stata conferita: «[…] per la sua valorosa condotta in un combatto navale».
È noto che i fatti del 1793 si riferiscono alla difesa dell’attacco francocorso all’arcipelago, mentre i fatti del 1794 proprio allo scontro navale contro i barbareschi del 3 gennaio. La stessa Provvisione chiarisce che anche con la paga, oltre che con il grado di piloto, Tomaso avrebbe continuato nel servizio di nocchiere. Non si conosce l’episodio più preciso che, nella violentissima dinamica di quel combattimento, gli ha procurato quel massimo riconoscimento. La dicitura del conferimento recita «solita fermezza e bravura», quasi a riconoscere l’eccelso valore di un’intera carriera di servizio. Con una solenne cerimonia, officiata a La Maddalena dal Maggiore di Fanteria delle Regie Armate e Comandante delle Isole Intermedie Agostino Millelire, i primi di novembre del 1816 Tomaso Zonza venne fregiato della Il Comandante Millelire ebbe delega diretta dal viceré Villamarina-Pes con provvedimento del 26 ottobre 1816, dopo che Vittorio Emanuele I istituì il nuovo Ordine cui furono chiamati anche i militari di bassa forza che erano stati decorati con medaglia al valore militare, sia d’oro che d’argento (non esisteva ancora quella di bronzo). La cerimonia coinvolse anche gli altri decorati maddalenini indicati esplicitamente nella delega.
In particolare, furono nominati cavalieri dell’Ordine il tenente di vascello Domenico Millelire, il nocchiere col grado di piloto Cesare Zonza, il capo cannoniere Francesco Zucchitta ed il marinaio Antonio Alibertini. In questo documento, a riprova del pressappochismo degli uffici di matricola della Marina dell’epoca, Tomaso Zonza viene indicato col solo titolo di nocchiere. Tutti i neo cavalieri prestarono il giuramento di rito, firmando il relativo atto che fu fatto recapitare per via gerarchica alla cancelleria dell’Ordine.
Un documento firmato dal Comandante in capo della Regia Marina, Giorgio Des Geneys, datato in Genova il 23 giugno 1818, attesta che a quella data Tomaso era ancora in servizio. Si tratta di una disposizione con cui “u Barò”, con la terza persona, proclamava: «Ordiniamo al piloto cav. Tommaso Zonza di assumere il comando dello scorridore “Il Lampo”, amattato d’alberi due a vele latine, equipaggiato di uomini 15, compreso esso Piloto, armato di cannoni uno, per eseguire gli ordini che gli verranno dati, uniformandosi quanto alla disciplina, parte economica e militare alle istruzioni di cui venne munito».

Infine dopo 51 anni di servizio Tomaso chiese ed ottenne di essere collocato a riposo. L’apposito Decreto Regio, rivolto all’organo collegiale che presiedeva le operazioni di pensionamento, testualmente così recitava: «IL RE DI SARDEGNA, DI CIPRO E DI GERUSALEMME Magnifici fedeli ed amati nostri! Avendo noi favorevolmente accolte le supplicazioni stateci rassegnate per parte del cav. Tomaso Zonza, piloto munito di regio brevetto fin dal 31 agosto 1811, tendenti ad ottenere di essere provvisto a ritiro non permettendogli l’avanzata sua età e le infermità cui va soggetto di più oltre continuare il servizio attivo nella nostra marina e volendo al medesimo dare una prova del sovrano nostro gradimento per la fedeltà e lo zelo con cui senza interruzione serve fin dal 1776 e per le prove di coraggio da esso date in vari combattimenti, nei quali si distinse per cui meritossi nel 1793 la medaglia d’argento e nel 1811 quella d’oro che venne poi controccambiata nella croce d’oro dell’Ordine militare di Savoia, ben volentieri ci siamo determinati ad accordargli un’annua pensione di ritiro di lire 720. Vi diciamo pertanto essere nostra mente che facciate corrispondere al suddetto cav. Tomaso Zonza, piloto munito di regio brevetto, sulla Cassa degli invalidi di marina, l’annua suddetta pensione di lire 720, principiando dal 1. del mese di marzo e continuando all’avvenire durante la di lui esistenza in vita, di cui dovrà fare risultare. Tanto eseguite e senza più preghiamo il Signore che vi conservi.
Dato a Torino il 14 febbraio 1827.
Carlo Felice
Contrassegnato: Des Geneys»

Non si trattò però di un riposo assoluto, giacché Tomaso partecipò ad una sorta di gruppo di supplenza in cui gli anziani ufficiali e sottufficiali erano a disposizione per degli incarichi temporanei in alcune funzioni militari di comando. A questo proposito troviamo un’interessante documentazione in cui si dice che nel luglio 1833 il cav. Tomaso Zonza: “anziano ufficiale in ritiro”, sostituì il luogotenente di porto, Antonio Zicavo, facente funzioni di Capitano del Porto e Comandante di Marina a La Maddalena, che aveva ottenuto il permesso di recarsi in continente per motivi di salute.
L’anno successivo fu protagonista di un braccio di ferro che si svolse tra il Comandante della Piazza maddalenina, Ciusa, ed il Comandante del 3° Dipartimento della Regia Marina, Novaro.
A seguito del decesso del predetto luogotenente Zicavo, Ciusa unilateralmente affidò l’incarico di sostituzione provvisoria di entrambe le funzioni di Capitano del porto e di Comandante di marina, rimaste vacanti, al viceconsole di marina Pietro Azara.
Novaro obiettò sulla irregolarità dell’affidamento ad Azara delle funzioni di Comandante di Marina, mentre riteneva opportuno l’incarico di Comandante di porto. Novaro impegnò in questa direzione le autorità superiori informando che mentre non si ritrovava a La Maddalena alcun ufficiale di porto, c’erano ben due candidabili alla funzione di comandante di Marina di cui Tomaso Zonza era il più anziano. La disputa fu risolta dalla stessa Segreteria di Stato della corte vicereale che aderì alla soluzione di Novaro e Tomaso assunse l’incarico all’età di ben 77 anni.
Non sappiamo altro di più su Tomaso Zonza dai documenti sinora consultati, ma quel che sappiamo ci conferma del suo valore che, oltre che militare, è stato valore di dedizione, di fedeltà e di lealtà. L’indicazione di Nobil Dom(inus), utilizzata nell’atto di certificazione della sua morte nel giorno 29 agosto 1842, è significativa, oltre che del titolo dovutogli per la sua iscrizione all’Ordine di Savoia, soprattutto della sua grande personalità
ed umanità.

Salvatore Sanna – Co.Ri.S.Ma