Cimitero Vecchio: epitaffi e tombe

Cimitero Vecchio: epitaffi e tombe

In un secondo quaderno, sempre conservato negli archivi parrocchiali, da lui stesso intitolato “Epitaffi e tombe”, don Capula annotò parte delle operazioni di disseppellimento svoltesi, in presenza della Commissione Cimitero costituita dal sindaco Merella, a partire dal 6 febbraio 1948. In genere don Capula fa una descrizione della tomba, annota la data, nomi ed eventuali scritte, descrive quanto appare all’apertura, riporta commenti ed osservazioni propri e di altri. Considerato il numero non elevato delle tombe descritte è da ritenere che questo riguardi solo una parte di quelle contenute nel Cimitero, anche se è necessario fare due considerazioni. La prima riguarda il fatto che la descrizione comprende solo le tombe e non i vari campi del Cimitero, quelli dove avvenivano le sepolture sotto terra. La seconda è che fin dal 1894, anno di costruzione del Nuovo Cimitero, molte famiglie trasferirono i loro “cari” nelle nuove tombe, lasciando in abbandono, se non in rovina gli antichi loculi. La testimonianza di don Capula, sebbene probabilmente incompleta, ci offre tuttavia una preziosa istantanea “tridimensionale” del Cimitero Vecchio, con descrizione non solo dell’esterno ma spesso anche dell’interno dei sepolcri. Don Capula annotò in piedi e in una situazione obbiettivamente difficile. Non poté, naturalmente, badare alla forma degli appunti, che appaiono a volte incompleti. Li abbiamo riportati cosi come sono stati presi, pe meglio trasmettere l’autenticità di quanto descritto. In carattere corsivo è l’annotazione) data, descrizione, commento) di don Capula, in carattere normale l’epitaffio, completo o meno. 6 febbraio 1948 Tomba a cappella con cancellata in ferro. Tutta in muratura e sormontata da una croce. Alta circa metri 3. Due piccole lastre marmoree con la scritta: la prima a destra_ “A Maria Zonza Susini i figli” La seconda a sinistra: “A Pietro Susini Millelire” Due medaglioni in gesso riportano le fisionomie dell’uno e dell’altra. Aperta la tomba si trovò: una cassa di legno esternamente foderata in zinco che si nota posta di recente sostenuta la bara interna di legno da una seconda cassa in legno in buone condizioni. Sono presenti i parenti Dottor Susini Aurelio, farmacista, coi collaterali Raffo Lorenzo con la moglie e la figlia, Susini …. i muratori, il Col. Ferracciolo Giovanni Battista, il Pro. Martino Branca, il Cav. Piras e il Segretario Comunale Sig. Egidio Casazza.

6 febbraio 1948

Tomba Collins – Roberts L’epigrafe dice … (purtroppo don Capula dimenticò di scrivere l’annotazione – ndr) Scoperta la tomba poche reliquie su quattro tratti di granito sollevato da terra di circa 50 cm. La tomba è bassa e infossata.

 6 febbraio 1948

“Qui giace Caterina morta l’8 febbraio 1891 il marito Salvatore di sua proprietà fece. Febbraio 1896”

6 febbraio 1948

Tomba sollevata da terra di 50 cm circa. Coperta con una lastra di marmo logora che ricopre in parte. Il resto è coperto da ardesia e calce. Nessuna scritta. Incerta, Alcuni resti di legno e ossa.

6 febbraio 1948

“Ad imperitura memoria di Battista Volpe, nato a Genova il 16 novembre 1831, morto nel 1889. L’inconsolabile consorte. Q.R.P.” Porta la scritta …. Una lastra di marmo 25×50 circa. Diverse casse di legno, qualcosa per bambino. Tomba bassa a 60 cm da terra. E’ presentata da una facciata alta quasi m ……

6 febbraio 1948

“A memoria del Cav. Tomaso Zonza Pilota della R.M. Sarda da S.M il Re di Sardegna   insignito della medaglia d’argento, della medaglia d’oro e della Croce d’oro   dell’Ordine di Savoia   per gli intrepidi atti di valore compiuti   nel 1793-1794 e 1811. Gloria e vanto di questa patriottica Isola Antonio Zonza al nonno pose” La lapide è recente. E’ stata collocata nel 1932 nel cinquantenario della morte di Garibaldi. La tomba sotto la lapide è 50 cm da terra. Raccoglie molti teschi. Alcuni presenti osservano che tempo addietro era in parte scoperta e servì di raccolta ad ossa sperdute. Vi è un cadavere ancora ben conservato e senza cassa. Alcuno accerta che si tratti di un naufrago occultamente ivi depositato. Fra le tante vi saranno i resti di Tomaso Zonza? La lapide del nipote parrebbe conservare la memoria dei luoghi.

6 febbraio 1948

La tomba successiva è allo stesso livello. Nessuna scritta. Dei resti. Nessuno ha dei ricordi.

6 febbraio 1948

“Qui giace Giulio Ferracciolo fu Giuseppe nato il 30 maggio 1792 passato agli eterni riposi il 4 marzo 1876 dopo laboriosa e intemerata vita lasciando inconsolabili moglie e figli”. Lastra di marmo di circa 40×50 cm. Tomba alta 2 metri. Internamente ha le solite torri di granito sollevate da terra 50 cm circa. Ha una copertura esterna di mattoni che le fa da tetto- E’ presente il Col. Ferracciolo Battista, parente. Una cassa è ancora in buono stato. Chi vi è rinchiuso? Una seconda è logora. Chi vi è rinchiuso? Altri resti di legno, ossa umane.

6 febbraio 1948

Tomba famiglia Raffo E’ sollevata un metro da terra. Ha le solite travi di granito su cui poggiano alcuni resti e una bara ignota di zinco. Il marmo di accesso è forse di 80×100 al centro. Attorno per uno spazio di circa 3×2 una volta di mattoni di argilla cotta verniciati e ancora in buono stato quasi tutti. Quattro colonne di quasi 2,50 di granito sostengono una seconda volta a travi di ferro. Vi sono segni di evidente logoramento. Una scritta in calce sulla facciata a destra di chi guarda è quasi indecifrabile: pare dica di “Rossoni Caterina sposa amata volò ai …. il 6 ottobre 1896. Il marito ….”

6 febbraio 1948

“Susini Giuseppe, questo onesto, laborioso negoziante, l’anno 82° di vita al 16 agosto 1876 si ricongiunse in Dio lasciando la consorte e ai figli nome intemerato”. Tomba con copertura in mattoni rossi in facciata la soprariportata scritta su una lastra di marmo bianco di 25×40 circa. La facciata da terra avrà m. 2,50. Internamente è asciutta. Travi di granito su cui poggia una bara ancora intatta, una sciupata, diversi residui di legno e ossa. Si ignora chi siano i resti chiusi nella bara. Il signor Aurelio Dottor Susini, farmacista, dice che la tomba conteneva un certo Susini Giuseppe, la moglie Maddalena, la figlia Caterina di forse 18 anni, sorella del farmacista, con tre fratellini (Battista, Nicoalo, non ricorda il terzo) deceduti in tenera età.

6 febbraio 1948

Tomba senza scritta. Ve ne doveva essere una in alto su lastra di ardesia che corrosa precipitò. Sono visibili i margini. E’ costruita col solito materiale con volta coperta esternamente di mattoni rossi. La facciata alta 2 metri circa. Larghezza massima 1,50. Contiene la bara di un adulto con lo scheletro ridotto in frantumi misti a fili di legna. E’ ben visibile una visiera e gradi attorno  al cappello. Il Col. Ferracciolo pensa si tratti di un ufficiale dell’epoca. Nessuno sa dire chi egli sia. Vi è un’altra bara, in peggiore stato. Due bare di bambini, una ancora chiusa.

6 febbraio 1948

Tomba del “Dottor Giacomo Gambarella fu Domenico 1898” Niente più sulla lastra di marmo collocata in basso delle dimensioni 50×50 circa. Il tetto è in mattoni rossi.

6 febbraio 1948
“Dal 14 gennaio 1871 riposano in questo cimitero le spoglie del leggendario Maggior Leggero (G.B. Culiolo), unico compagno e conforto nel valore e nel periglio a Giuseppe Garibaldi. Dalle Mandriole a Cala Martina. Spirito indomito tutto donò si sé stesso nella lotta contro i tiranni per la libertà dei popoli dall’America all’Italia. Nel ’61 della morte il Comitato permanente Garibaldino volle la memoria ricordare esempio ai posteri”. L’epigrafe fu probabilmente dettata dal notaio Culiolo nel cinquantenario Garibaldino del 1932. La lapide delle dimensioni di 1,20×50 è poggiata in cemento alla parete del muro di cinta. Ai piedi di essa nessuna tomba o tumulo. I più anziani, fra i quali il prof. Martino Branca, ritengono – dietro memoria di un parente – che i resti fossero inumati in quel sito.

6 febbraio 1948

“Qui giace il maggiore Luigi Gusmaroli dei Mille – egli vestì l’abito da prete – quando giovane in età di ragione – capì che non doveva essere – della setta degli impostori – e se fé uomo milite – valorosissimo della libertà italiana – Pugnò in tutte le patrie battaglie – e fu padre e marito onesto ed amorosissimo”. La lapide di marmo di 1,20×50 circa poggia col cemento al muro di cinta. Giaceva distesa sul tumulo, alto circa 30 cm. Ebbe la presente posizione nel 1932. Il tumulo fu ridotto a 50×20 e rinchiude una cassetta in legno di abete di minime dimensioni. Il prof. Branca ricorda che vi furono raccolte le ossa disperse in quel tratto. Erano tutte le ossa del Gusmaroli? Non vi potrebbero essere ossa disperse anche del Culiolo, dato che i due spazi uno segue l’altro? Lo stesso Prof. Martino Branca pare ne condivida i dubbi.

6 febbraio 1948

Tomba “Famiglia Susini Millelire”. Scolpita su una lastra 1×1. E’ collocata in basso con due maniglie in metallo. La facciata può avere l’altezza con gli ornamenti finali di 2,50×2. Nel 1932 vi fu apposta una corona di bronzo asportata da ignoti. Vi sono i segni del furto. Il tetto dell’avello è di mattoni rossi.

7 febbraio 1948

Tomba che ha i caratteri esterni come le precedenti. In basso ha una lastra di ardesia senza nessuna scritta. Le dimensioni sono, a colpo d’occhio, identiche a quelle precedenti. Dentro una grossa cassa foderata in zinco che ancora resiste al tempo. Sparse sul solito letto di travi di granito assi di legno in decomposizione. Vi è traccia visibile di qualche bara di bambino.

7 febbraio 1948

Di fronte alla tomba “Famiglia Susini Millelire”, vi è un cippo in marmo. Dista 1,50. Non ha segno di religione. Nella facciata che guarda verso nord vi è la scritta: “Capitano nei Cacciatori delle Alpi – decorato di medaglia d’argento – al valor militare – Maggiore dell’Esercito Italiano – Cavaliere Mauriziano”.   Nella facciata verso levante presenta una farfalla piccola; scolpite ai tre lati medaglie incise ed una croce. Sotto scolpita una corona. Più sotto una scritta: “A Nicolò Susini Millelire – Maggiore di fanteria – rapito da morte immatura nell’età di anni 41 all’amore dei parenti – alla benevolenza degli amici – della stima dei superiori – Il 27 dicembre 1868 nell’isola della Maddalena”. La facciata verso sud porta questa scritta: “Volontario nel 1848 in Lombardia – col Generale Garibaldi, Capitano di eroica difesa della Repubblica Romana, Capostazione in Genova nelle ferrovie nazionali”. La quarta facciata è liscia.

 7 febbraio 1948

 “Riposano in quest’avello i resti mortali di Francesco Millelire – che da giovane età intraprese la milizia di mare – da prode soldato provetto marinaio – divenne Contrammiraglio – distintissimo per meriti ed atti di coraggio – ebbe onoreficenze e decorazioni – Commendatore della Croce dei S.S. Maurizio e Lazzaro e dell’Ordine Militare Portoghese – Ufficiale della Corona d’Italia e della Legione d’Onore in Francia – integerrimo cittadino con ogni classe di persone – padre e marito affettuosissimo – stimato sa quanti lo connobbero – è morto il giorno 5 ottobre 1879 – dopo breve malattia – rendendo l’anima al Creatore – lasciando nel cordoglio la moglie e i figli”. Lastra di marmo 1×1 collocata in alto. Vi corrisponde a circa 20 cm da terra una seconda lastra senza scritta di eguali dimensioni. La volta esterna è parimenti in ardesia. Tomba senza scritta alcuna né in alto né in basso. Ha dimensioni esterne di 1,50 di larghezza. Il tetto della volta è coperto di mattoni rossi. Una bara di giovane sui 15 anni. 7 febbraio 1948 Segue una tomba che da terra sale per 1 metro circa. E’ coperta con calce. Nessuna scritta. Addossato al muro lastra di marmo bianco 50×50 su cui è scritto probabilmente con le dita della mano e con verde di erba “ossai”. Vi sono dei segni che parrebbero lettere di antica data. Non è possibile ricavare alcuna notizia. Residui e qualche corona di metallo.

7 febbraio 1948

Un’altra tomba che ha i caratteri e le dimensioni esterne della precedente.   Poggiata in lungo vi è una lapide in marmo con la scritta: “Mario Scotto – nato il 14 agosto 1892 – morto il 12 marzo 1893 – Ahi troppo presto rapito all’amore dei suoi desolati genitori”. In alto è incisa una croce. Chi ha poggiato questo marmo? Era diverso nel cimitero e per liberare il posto. Lo si è poggiato casualmente in questo punto? Tutto mi induce a pensare che sia cosi. E’ da supporre che attendesse di essere raccolto in qualche angolo del cimitero assieme a altri marmi.

7 febbraio 1948

Un marmo di 100×1,5 circa. Al centro un medaglione sbalzato con una figura femminile di discreta fattura. Sotto la scritta: “Francesca Sabatini”. Al lato sotto di chi guarda: “A Giuseppina Sabatini – gentile, affettuosa e pia fanciulla – mancata ai vivi il 9 ottobre 1878 nell’ancor fiorente età di 12 anni – dopo penosa malattia”. Al lato sinistro di chi guarda: “A Francesca Sabatini – che amato per le sue rare virtù nella fiorente età di 17 anni – cessava di vivere dopo crudele malattia – ai 22 VII dell’anno 1878” Al centro del marmo. “I genitori Salvatore e Caterina Culiolo inconsolabili per la doppia perdita Q.M.P.”

Una tomba. Ha un’arcata che fa da cappella aperta in corridoi. Una lapide di marmo in basso di 100×100 con maniglie sporgenti. Più in alto una lapide marmorea con la scritta: “A Giovanetta e Gerolamo Cuneo – rapiti ai viventi la prima il di 14 dicembre dell’anno 1870 – nella fresca età di 18 anni – il secondo il di 29 dicembre 1871 nell’età di 22 anni – I genitori Giuseppe e Santa Ornano – inconsolabili per l’irreparabile perdita degli amatissimi suoi figli – adorni di bontà e buoni costumi – questo sepolvero gli elessero – anno 1882”. Più su ancora: “Giuseppe Cuneo – morto il 13-VI-1886 – la moglie e le figlie che apprezzarono le preclari virtù – ne piangono l’amara dipartita”. Al lato destro allo spigolo, una lapide sempre in marmo: “Santa Ornano – vedova del fu Giuseppe Cuneo – nata il 20-VI-1821, deceduta il 3-XII-1897.   La moglie esemplare alla made affettuosa, le figlie a perenne ricordo dedicano”. Dall’altro lato e nella stessa posizione: “Paolina Cuneo Zicavo – nata il 9-2-1814 – deceduta il 16-IV-1892 – fu donna di sentimenti costumatisimi e considerati (?) il Gerolamo – a perenne ricordo del suo affetto – questa memoria pose”. Volta in mattoni. La Maddalena il 15 novembre 1841 – sono i natali (?) – Pietro Montese – il 19-VII-1889 ne raccoglieva l’ultimo respiro. La vedova, il figlio dolenti posero l’ultimo tributo”. Tomba addossata al muro verso nord dove fa angolo.

7 febbraio 1948

Attigue alla parete tre tombe senza scritta. Residui di teschi e legname. L’ultima cioè la terza più abbandonata.

 7 febbraio 1948

“Domenico Origoni …..” Due bare in zinco ben conservate. Polveri di legno su di esse. Altre bare alla rinfusa. Tomba asciutta. Parete alta esternamente m. 2. Una bara grande in zinco e ben conservata. Due bare di bambini, una sull’altra, in zinco- Resti di ossa e legno alla rinfusa. Presenzia all’apertura il Rag. Origoni che avvenne il 9 febbraio 1948. 12 febbraio 1948 “Ottavio Baffigo”, alta in facciata forse metri 3. Una lastra in marmo bianco con la soprascritta. Continuando una seconda lastra più a terra, non ancora scoperta. Forse perché i parenti potessero provvedervi od essere ascoltati nelle intenzioni. Trovato in avello? Non ero presente all’apertura.

7 febbraio 1948

Da terra lastra 100. Tomba ampia. Residui e resti in polvere. Solita griglia. Altezza facciata metri 3? Volta in mattoni rossi esterni. “Qui dorme nella pace del Signore – Variani Susini Cav. Giuseppe – Chiarissimo Generale della Regia Marina in ritiro ufficiale dell’ordine Mauriziano e della Corona d’Italia. Decorazione della Medaglia al valor militare – prese parte alle patrie battaglie – il 1 agosto 1882 cessava di vivere all’età di 62 anni lasciando nella desolazione la madre Francesca Susini – fratelli sorelle e zio – i quali a perenne memoria P.Q.M.” Aperta il 7 febbraio 1948.

7 febbraio 1948

Una tomba senza alcuna scritta. Resti. Tomba addossata al muro. Residui. Un marmo scritto addossato al muro della Cappella. “Qui riposa nella pace del Signore – Laura Battistina Mamberti – nata il 4 settembre 1864 – alla tenera età di mesi 11 – a cruda morte la rapì ai cari genitori”. E sotto “Mamma Santa – crebbe saggia, educata, virtuosa e amichevole con tutti. Morì il 24 febbraio 1893 lasciando un profondo dolore a un vuoto nel cuore dei parenti e quanti la connobbero. L.B.M.” Resti di legno e ossa.

7 febbraio 1948

Cappella Altare in pietra e calce. Nicchia con una croce e 2 piccoli candelieri in legno. Due gradini con 4 candelieri per parte. Carte Gloria, scampoli. Un copri altare (?) una predella in pietra e calce, alcuni vasi di fiori.

 15 febbraio 1948

“Qui giacciono Domenico e Caterina Semeria – Figlio Matteo” Lapide addossata dalla parte della Cappella, in marmo nero, 150×50. Non ha facciata. Coperta di ardesia. Resti. Alla apertura è presente il Sig. Semeria, pescatore.

7 febbraio 1948

“Giuseppe Polverini fu Andrea”. Lapide marmorea centrale. 150X50. Vi sono Giacomo Domenico Polverini defunti. Lapide in marmo 150×100. In alto- “Qui riposa Luccioni Giovanni Battista nato il 26 gennaio 1829 – morto il 1 aprile 1895. La moglie addolorata. Q.M.P. La tomba Luccioni è stata aperta il 15 febbraio 1948. Vi sono due bare di zinco rivestite in legno. Sono ancora ben conservate. Sono presenti i parenti. Si tira fuori una tavola per meglio osservare. E’ grande cassa. La testa ben conservata avvolta in fazzoletti. Si vedono le trecce ordinate e bionde. Un rosario disciolto e crocetta. L’altra bara è pure in zinco. E’ avvolta in una coperta di una coltre. Un tumulo alto coperto di ardesia. Una bara di zinco. Il legno è polverizzato, assai ben conservata. Non ho visto la bara ancora aperta. Attorno i resti di mezze tavole e ossa. Aperta il 9 febbraio 1948. Tomba con alta facciata e piccola croce. Una lapide in marmo scuro al centro con la scritta: “Perenne memoria Antonio Mamberti e Santa Maddalena”. Due maniglie in metallo. Tumulo alto Ricoperta in ardesia, senza scritta. Dentro cassa in zinco schiacciata. Soliti resti. Volta in ardesia. Tratto di cimitero ove probabilmente fu sepolto qualcuno. Si vede infatti una lapide addosso al muro che divide al centro. La prima porta del cimitero con secondo che dice ……. poi niente altro. Avrà le dimensioni di lunghezza …… la larghezza è uguale. Un tumulo alto m. 1. Addossato muro coperto di mattoni rossi. Sopra una volta in granito. Polveri e frammenti di legno. Altra parete del muro a cui è addossata la linea di una croce e qualche lettera. Parole illegibili. Aperta 9 febbraio 1948. Tomba addossata al muro come la precedente ma più alta. Senza scritta. Abbastanza larga. Dentro frantumi di legno e di ossa. Aperta il 11 febbraio 1948. All’angolo del muro che da inizio all’allineamento delle tombe si un’alta parte del Cimitero, una tomba alta circa 2 m., coperta di mattoni rossi. Si vede internamente una bara di zinco ricoperta di legno corroso e ben conservato. Un’altra bara sfondata e senza resti e altri rottami di legno.  La ….. della famiglia Biagi dice che si tratta della tomba di famiglia. Ma è difficile intendersi. Nessuna scritta su una lasta di ardesia di 1×1. Segue un tumulo basso. Da terra centimetri 50. Coperta con un lastrone di marmo lungo 1,80×50 con la scritta: “Michele Pavoletti di Bartolomeo – nato a Capraia il 6 gennaio 1805 – passò agli eterni riposi nell’isola della Maddalena il 29 ottobre 1842 – uomo benefico alla Società – di professione negoziante – giacciono in questo avello – le sue ceneri – e dei suoi eredi”. Il disegno di un teschio. E’ la tomba più antica?

Aperta il 15 febbraio 1948

Tomba, facciata larga alta metri 2 sormontata da una croce in marmo. In alto la scritta: “Qui giacciono le ceneri di Salvatore Vico Casabianca – ottimo marito e padre – sulla sacra tomba la moglie e i figli – i suoi voti (?) – offrono e consacrano – 1886”. Lastra di 1×1. Più sotto quasi a terra altra lastra 1,20×1,20 senza scritta. Furono trovate due bare di zinco. Una piccola forse di un giovane. Un’altra gigantesca. Il cadavere ancora è ben conservato. Se ne sente il puzzo. Vi è generale sorpresa tra i presenti. Sono i parenti che assistono. Volta in mattoni. Dopo informazioni si sa che il cadavere conservato è quello del Sig. Gavarone, capitano di fanteria (?).

Aperta il 14 febbraio 1948

Facciata in muratura larga 3 metri di lunghezza e 2 di altezza. Nessuna scritta. Una bara di zinco coperta da bara di legno in decomposizione. Non si sa chi sia. Forse un ragazzo a giudicare dalle dimensioni. Teschi attorno in maniera considerevole a colpo d’occhio, forse 25. Tomba sormontata da una statuina in terracotta rossa. La persona poggia sul ginocchio sinistro. E’ filato e piegato il ginocchio destro. Mani giunte intrecciate, sguardo al cielo. Una lastra di marmo 50×50 sotto dice: “Alla memoria di Maddalena …….. di Giò Battista – rapita a 15 anni – dall’inesorabile falce e all’affetto dei genitori – lasciandoli nella desolazione e nel pianto – fino a raggiungerla 5 VII 1895”. Aperta il …… Guardando esternamente la tomba parrebbe parte della successiva intestata al Cav. Canonico Mamia. “Cav Canonico Parroco Michele Mamia Addis – nato ad Aggius il 22 gennaio 1805 – deceduto il 5 febbraio 1885 – 33 anni parroco un quest’Isola” Lastra di marmo bianco 1×50. Manca la croce in alto. Abbattuta dal tempo. Sotto mattoni che chiudono l’apertura. Forse manca di marmo che era sovrapposta. Ciò è dimostrato ai margini e da un chiodo che vi si sporge. Volta in mattoni rossi. Segue un quadro di forma ovale. Vi è fotografia di un bambino. Ha in mano un bastone. E’ sormontata da una cornice e in alto la croce. La fotografia è incastonata da un rosone di fiori artificiali. Ai due lati esterni due bordi in metallo per poggiarvi veri. Ha la grandezza di 80×25. Sopra detto quadro un arco in lamiera arrugginita e logoro che doveva coprire lo stesso quadro.
Lastra di marmo 1,50 x 100, bianca è listata da un marmo scuro di 8,10 di larghezza. Un foro centrale per lampada. In alto la croce la scritta dice: “Giace in questo avello serbato al riposo dei congiunti – Bargone Maria Francesca nata Ghio – giunta al 13° lustro – il sole del 24 aprile 1857 fra le lacrime del consorte e dei figli – irradiava di luce e di amore la sua vita immortale – e il suo sepolcro”. Sotto una lastra di ardesia a cm 50 da terra ne chiude la bara. Un anello centrale in ferro. A fianco una lapide di 6,50 x 25 cm. Fiori disegnati ed ornamenti. Una lasta di marmo nero con la scritta: “Adelasia Rossi – morta il 3 novembre MDCCXCVI nell’età di anni VII”

Aperta il 15 febbraio 1948

Tomba sormontata da una corona di marmo. Un rostro ?? la passa da una parte all’altra con la scritta: “La famiglia Pietro Volpe” Al centro una fotografia scolorita di persona adulta. Chi è? Più sotto, lastra di marmo bianco con cornice in muratura, larga 1,50 x 100. La scritta: “qui giace Tomaso Volpe dell’Isola di La Maddalena, ottuagenario – lasciava la terra compianto da tutti – nel diciottesimo giorno di ottobre 1858 – di virtù cristiane fu specchio – probo cittadino – padre affettuoso e caro consorte – i suoi inconsolabili ponevano – questo monumento”. “Oh tu che passi non piangere – non si piange per gli angeli” Sotto a 0,50 da terra.  Altra lastra di marmo di poco più piccola. La scritta: “Volpe Pasquale – 18 7 1895” Resti raccolti in una piccola bara.

Aperta l’11 febbraio 1948

Tomba Senza croce, forse andò perduta. Una lastra in marmo larga 1,50 x 1,50 con la scritta: “Qui giace Sebastiana nata Serra – vedova Sabatini – Passò da questa alla celeste vita il 2 marzo 1864 – 13 anni di vedovanza non valsero a minorare le cure di madre affettuosa – ai suoi figli – uno dei quali per infelicità di mente – ohi, forse le accellerò la morte – gli altri dolenti di tanta perdita – questa memoria posero”. Vi è grafita una croce. Tutta l’apertura è chiusa da lastra di ardesia con due maniglie in ferro e una scritta. Internamente volta in granito esternamente ricoperti in mattoni rossi. La solita griglia in granito su cui poggiano i resti alla rinfusa, resti di ossa indumenti e legni. Tomba larga 2,50, alta 2,50, sormontata da croce in marmo al centro. Un arco in muratura profondo cm. 50 copre una lapide con due maniglie in metallo con una scritta: “Qui riposa Tanca Giuseppe – rapito all’affetto della sposa diletta – il 1 luglio 1886 e “Polverini Andrea – morto il 21 luglio 1887 – all’amato sposo e fratello – l’afflitta vedova – Q.R.P.”. Un davanzale in ardesia dura la completa. Sotto di essa una seconda lapide in marmo bianco e maniglia, della stessa dimensioni con la scritta: “Tu …. Nuccia Rocca e famiglia … B P A. Ricordo e segno di affezione – questa pietra posava l’afflitto genero – Benedetto Chiope da Genova – agosto MDCCCCXV”. Accanto a terra a m. 0,50 altra lapide in marmo bianco di dimensioni 0,50 x 0,60 cm su cui è la scritta: “Al mio carissimo marito Agostino Mamberti – morto il 3 aprile 1878 – la desolata consorte Maddalena Rocca – a perenne memoria questo marmo pose”. In alto una bara in legno. Dentro cadavere ben allineato, ha faccia coperta, ha fascia, cappello, sciarpa seta rossa, ha stivaletti. Sotto bara zinco. E’ presente Cap. Mamberti. Anche una bara di bambino. Aperta il 15 febbraio 1948. Tomba che ha l’altezza massima di 2,50, larga 1,50. In alto lastra marmo bianco 100 x 100 con la scritta: “Anno 1866 – ricovero delle umane reliquie pastura di vermi – proprietà dei coniugi Santo Serra e Zivcavo Domenica – In questo avello – nella pace del Signore – riposano le spoglie mortali dei coniugi Santo Serra Zicavo e Domenica Zicavo Santini”. Più sotto, quasi a cornice, dalle minuscole dimensioni di 10 cm. X 25, lastra di marmo scuro con la scritta: “Giovanni Ortu – li 20 gennaio 1871”. In basso in marmo con 2 manici in ferro arrugginiti porta … Aperta il …. Tomba bassa con copertura in mattoni rossi delle dimensioni di 2,50 sormontata da un obelisco in granito alto 2,50 circa, quadrangolare, su una base a due gradini alta 0,80. La scritta sopra la fotografia ancora assai chiara con un petto ornato di circa 9 decorazioni. Un paio di folti baffi. Un colletto duro “Moriani Nicolò – morto il 10 ottobre 1880”. Alta 3 metri circa. Larga 1,5. Sormontata di croce. Un tempietto in muratura, al centro un quadretto di 10 x 10 vuoto. Forse per la foto? Più in basso lastra marmo bianco di 1,50 x 0,80 cm., con scritta: “Qui riposa Maria Antonietta Polverini Serra nata addì 27 2 1825 – l’ora consacrata dell’11 settembre 1890 – al consorte e figlie gli rimaneva un corpo insensibile – ai desideri ed ai singulti – fu madre di virtù e di consiglio – Miraci! Ti diamo quanto possono dare il consorte e figlie – lode sincera e sincerissimo pianto. P.S.F.” Più sotto da terra 50 cm. Lastra di marmo bianco con maniglia, senza scritta. All’interno del quaderno, redatto nel 1948 da don Salvatore Capula, è contenuto inoltre un foglio volante, una minuta abbastanza disordinata e in parte illeggibile. Lo riportiamo. “Uomini. Aperta 14 febbraio 1948. Una bara grande di legno di cui non si vedono che i residui del legno e delle ossa. Altre due bare piccole giacenti sopra una bara grande. Quale delle tre conteneva le ossa del Cavalier Mamia (?). Estratte fuori si cercò un segno per l’identificazione. Si trovò appena un lembo di stoffa nera che si volle riconoscere per sottano”. Nello stesso foglio è riportato un elenco di nomi. “A sinistra entrando: M.R.M. Carta Domenico morto 11 2 1918 Sol. G.S. Michele Stira Antonio 2° nocchiere P. Varsi Piero Cannoniere G.N. Brin Pirini (Pirina) Salvatore Sol. G. Col di Piccolo, Pilli Domenico Sol. C (?) osp (?) Campo, Pilo Giuseppe Ten. …. G. Zagoria Carrusci Giuseppe.

File da destra entrando: Soldato Bergonzelli Umberto MN Reg. Margerita Pirino Giuseppe Piroscafo Tripoli, Fanale (?) Antonio 1 11 1918 Marinaio Pinna Francesco 19 7 1918 Marinaio Pinna Giacomo Sul Carso T ….. Leonardo G.G. Di R.N. Brin Pittaluga Ignazio.

Parzialmente tratto da “Il Cimitero Vecchio” di Claudio Ronchi