Correva l’anno 1683

Correva l’anno 1683
Altare di S. Maria Maggiore di Bonifacio

18 aprile

Parrocchia di S. Maria Maggiore di Bonifacio, registro dei battesimi. S. Maria Maggiore di Bonifacio, Libro dei Battesimi; Troviamo il primo nato alla Maddalena, attestato negli atti di battesimo della parrocchia di S. Maria Maggiore di Bonifacio in data 18 aprile 1683 “Giuseppe figlio di Giò Domenico, fu Giuseppe, da Levie, e di Santa sua moglie, nato nell’isola della Maddalena….a me prete Domenico Serafino curato. Furono padrini Pietro Giò Scasso fu Antonio e Gerolama sua moglie“. “Negli anni successivi, sino a fine secolo XVII, ne nacquero altri 7 (5 maschi e 2 femmine) da genitori provenienti dai villaggi della Corsica sottana (pumontinca) di Levie e Quenza.

Non è improbabile,quindi, che ci sia stato qualche nascita nelle isole prima di quella data. (si consideri che a proposito della mancanza di date antecedenti al 1683, bisogna considerare che l’obbligo delle registrazioni di nascite , morti e quant’altro, presso gli uffici parrocchiali – esclusi i casati nobiliari -, fu definito dalla Santa Sede a partire dall’inizio del ‘600, cominciando dalle più importanti realtà urbanistiche) Per conoscere meglio questi primi pastori che si sono insediati alla Maddalena non abbiamo un elenco nominativo ufficiale delle famiglie e dei singoli, come invece si ha per i coloni che da Tabarka affluirono nell’isola di S. Pietro nel 1738.

Purtroppo non è stato ancora rintracciato il “rôlle des familles soit de la Maddaleine que de la Caprara”, che il maggiore La Rocchetta, comandante della spedizione militare che occupò le isole nel 1767, aveva rilevato, su ordine del viceré, subito dopo l’operazione militare da parte delle truppe sardo-piemontesi. Sono noti solo due elenchi di presenti nelle isole di Maddalena e Caprera, redatti nel 1765 e nel 1767, nell’immediatezza dei progetti di occupazione delle isole. Si deve, quindi, procedere con modalità più indirette e lacunose a formare l’identikit del pastore corso-maddalenino che ha avviato la colonizzazione delle isole, oltre le indicazioni sommarie già conosciute.

È stato seguito, a questo proposito, l’invito formulato dallo storico corso contemporaneo Francis Pomponi, dell’Università di Nizza, che proprio per il nostro caso di microstoria ha esortato ad individuare e seguire il filone patronimico (“suivez le nom!”). Sappiamo, inoltre, dall’ottimo saggio di Carlino Sole, “Sovranità e giurisdizione sulle isole Intermedie (1767-1793)”, che nella diatriba tra le cancellerie francesi e piemontesi i bonifacini produssero gli atti di battesimo dei nati nelle isole presenti nella loro parrocchiale, a riprova dei loro diritti su di esse. Gli estratti degli atti formano due documenti separati inviati a Parigi nel 1777, oggi conservati nell’Archivio Nazionale di quella città. Per questo lavoro è stato però possibile andare alla fonte, per cui sono stati esaminati i registri di Santa Maria Maggiore, parrocchia di Bonifacio, ora conservati nell’archivio storico della biblioteca comunale.

Il preziosissimo materiale di studio soffre, peraltro, di una pesante lacuna, essendo stato disperso il registro (o i registri?) relativo agli anni 1761-1770, molto significativo per questa pubblicazione. Si tratta di un corpo documentale che consta di 100 attestati di battesimo di nati nelle isole, di cui il primo atto era stato redatto il 18 aprile 1683 e l’ultimo il 15 gennaio 1760, con prevalenza dei maschi (54) rispetto alle femmine (46). Oltre il dato assoluto e quello di genere, è significativo il dato relativo alla dinamica demografica che viene innescata in quello stesso periodo nelle isole dall’operazione di colonizzazione diretta da Bonifacio. Dividendo gli 80 anni della rilevazione in 4 classi generazionali di 20 anni si registrano i seguenti dati quantitativi:

1° ventennio (1683-1702) 10 nati;
2° ventennio (1703-1722) 23 nati;
3° ventennio (1723-1742) 28 nati;
4° ventennio (1743-1760) 39 nati.

Siamo di fronte ad un movimento positivo di crescita demografica, continua e costante, che appare il segno di una ricerca di stabilizzazione e di un “investimento” sulle isole da parte dei coloni. Questi, cioè, iniziarono a “credere” in esse, quale territorio in cui far crescere la propria famiglia. Da mero terreno da sfruttare, le isole stavano diventando luogo degli affetti e delle relazioni. In esse si stava strutturando un aggregato umano avviato a costituire una comunità. Questa avrà possibilità di sorgere solo quando le esclusive esigenze di semplice sfruttamento del terreno per sopravvivenza, saranno superate dalle ragioni più complesse di voler vivere quello stesso territorio, che da spazio fisico sarebbe diventato spazio umano di vita.