Correva l’anno 1720

Correva l'anno 172019 gennaio

Le nazioni della Quadruplice Alleanza (Inghilterra, Francia, Austria, Province Unite) ripropongono alla Spagna le condizioni del trattato di Londra. I termini sono ultimativi: cade l’ipotesi coltivata a Madrid di staccare la Francia dagli alleati.

26 gennaio

Filippo V annuncia l’adesione spagnola.

17 febbraio

Il trattato dell’Aia toglie a V. Amedeo II di Savoia la Sicilia (che passa momentaneamente all’Austria), compensandolo della “men ricca e men felice Sardegna”. I Savoia ereditano, infatti, un’isola stremata da quattro secoli di dominio coloniale spagnolo, con poco meno di trecentomila abitanti. Economia inesistente, popolazione dissanguata, città e boschi in decadenza, analfabetismo al 99%. La Gallura, in particolare, patisce grossi problemi di arretratezza e povertà, a cui si unisce la terribile piaga della delinquenza dilagante.  In questa situazione, ci sarebbe voluto un impegno notevole ed una esperienza non comune, per ridare ossigeno all’economia. Ma i piemontesi, oltre a non essere all’altezza non vollero muovere un dito, anzi il loro intento fu quello di depredare ulteriormente ciò che restava. Nel trattato non si fa alcun cenno all’Arcipelago, considerato, evidentemente disabitato e comunque di nessuna rilevanza economica.

18 marzo

Assistiti dai plenipotenziari delle nazioni mediatrici i rappresentanti di Madrid e di Torino firmano all’Aia il primo atto per l’attuazione del trattato.

8 maggio

A Palermo il marchese de Leide per la Spagna, il conte di Mercyper l’Austria e l’ammiraglio Byngper l’Inghilterra sottoscrivono le modalità dello sgombero della Sardegna.

20 maggio

Viene nominato primo vicerè di Sardegna il Barone Filippo Guglielmo Pallavicino di Saint Remy.

25 maggio

Il contadore generale Fontana viene inviato nell’isola come primo fiduciario sabaudo.

3 giugno

Un perentorio dispaccio di Filippo Vordina a don Gonzales Chacon y Orillana, ultimo capitano generale di Spagna in Sardegna, di evacuare l’isola senza opporre difficoltà.

12 giugno

Con trattato sottoscritto a Lussemburgo, la Spagna, dopo quattro secoli di domino, cede all’Austria il Regno di Sardegna. Ed il plenipotenziario austriaco promette di rispettare tutti i privilegi dell’Isola, dichiarando di accettarne la cessione per rimetterla al novello sovrano Vittorio Amedeo di Savoia.

13 giugno

Nella prima lettera da Cagliari il contadore Fontana comunica a Torino che fino al suo arrivo i sardi ignoravano che il regno era stato ceduto ai Savoia.

22 giugno

Filippo V ribadisce il diritto di reversione del Regno di Sardegna alla Corona spagnola nel caso venissero a mancare discendenti maschi
nella dinastia sabauda.

13 luglio

A Genova Giuseppe dei Medici, principe d’Ottaviano, plenipotenziario dell’imperatore, e il barone Federico Levino di Schulemburg, inviato da Torino, concertano le modalità del trasferimento del regno dagli Asburgo ai Savoia. Il commissario austriaco si impegna a tutelare il diritto del re sabaudo a ricevere l’isola con le artiglierie e le munizioni in essa esistenti prima dell’occupazione spagnola del 1717.

17 luglio

Provenienti dalla Sicilia, le prime truppe piemontesi sbarcano a Cagliari.

22 luglio

L’ammiraglio Byng, sollecitato dal governo piemontese a fornire la sua speciale protezione, entra con due vascelli da guerra nella rada di Cagliari.

23 luglio

La partenza dei Piemontesi per la Sardegna, ceduta senza lotta dalla Spagna dopo gli avvenuti accordi di pace, avvenne da Palermo. Scriveva il Marchese di Susa al padre: “Sire…non resteremo a lungo qui, questa mattina per ordine del Sig. Barone si è imbarcata la truppa, e se il vento continua quello che è, ci porterà nel nuovo regno in due giorni e due notti…Palermo 23 luglio 1720“.

31 luglio

Arriva a Cagliari con due galere piemontesi il commissario imperiale, principe d’Ottaivano.

4 agosto

Il capitano Chacon consegna l’isola al rappresentante dell’imperatore.

8 agosto

Il generale piemontese Luigi Desportes, signore di Coinsin, prende possesso della Sardegna a nome del sovrano Vittorio Amedeo di Savoia, in virtù del trattato di Londra. Ha inizio così il dominio sabaudo del Regno di Sardegna; Il Regno di Sardegna – dopo la Guerra di successione spagnola – in forza dei trattati di Londra del 1718 e dell’Aia del 1720 passò a Vittorio Amedeo II di Savoia che lo aggregò agli Stati ereditari della Casata formati dal Principato di Piemonte con il Ducato di Savoia, la Contea di Nizza e di Asti, il ducato di Aosta, il marchesato del Monferrato, la signoria di Vercelli, il marchesato di Saluzzo ed una parte del ducato di Milano (a questi si aggiunse poi il Ducato di Genova, in seguito all’annessione della Repubblica di Genova decisa dal Congresso di Vienna). In tale documento non veniva fatta alcuna menzione delle isole adiacenti alla Sardegna, neppure a quelle di notevoli dimensioni quali San Pietro, Carloforte e l’Asinara, ma era semplicemente detto che il regno veniva ceduto con tutte le sue pertinenze. Parimenti, quando la repubblica francese, con il trattato di Versailles del 15 maggio 1768 stipulato con la repubblica di Genova, aveva acquistato la Corsica, delle nostre isolette, ritenute disabitate, ma di fatto occupate sia pure stagionalmente da pastori bonifacini, non fu fatto alcun cenno.

22 agosto

Dopo un ventennio di lotte intestine il primo pregone vice-regio pubblica l’indulto generale concesso dal nuovo sovrano alle popolazioni dell’isola.

2 settembre

Felice Pallavicino, barone di Saint Remy, venne  nominato viceré  ed iniziò il suo “governo”. In forma solenne nella cattedrale di Cagliari i membri del Parlamento sardo giurano fedeltà al nuovo sovrano. Dovette giurare davanti agli Stamenti sardi di rispettare i trattati internazionali, i privilegi e le leggi dei precedenti governi, come stabilito dal Trattato di Londra. Questa limitazione giuridica imbrigliò nei primi decenni l’azione riformatrice del nuovo governo sabaudo in Sardegna, anche se da subito il Barone di Saint-Rémy si adoperò per rimediare alla precedente cattiva gestione finanziaria introducendo il bilancio unico annuale. Inoltre, “Vittorio Amedeo II mirò a ristabilire incontrastata l’autorità sovrana al di sopra dei feudatari e di ogni classe di cittadini, a mettere ordine nel caos giudiziario, amministrativo e finanziario; volle abbassata la riottosa nobiltà”. L’antica controversia sull’alta potestà pontificia sull’isola fu risolta con l’accordo del 25 ottobre 1726, con cui Papa Benedetto XIII derogava al diritto d’investitura in favore di Vittorio Amedeo II. In questo modo il Sommo Pontefice rinunciava all’alta sovranità sulla Sardegna, che era stata all’origine dell’atto di infeudazione alla Corona d’Aragona del 5 aprile 1297. Il nuovo Re Carlo Emanuele III di Savoia promosse la costituzione nel 1744 del glorioso Reggimento di Sardegna, che inaugurò la grande tradizione militare dei Sardi al servizio della dinastia sabauda prima e dell’Italia repubblicana poi. Una vera e propria stagione di riforme giuridiche, economiche e sociali in Sardegna (il c.d. “rifiorimento” sardo), quale espressione locale del più vasto fenomeno del riformismo illuminato che nel Settecento si diffuse tanto negli Stati italiani preunitari che nel resto d’Europa, prese avvio con la nomina, da parte di S.M. Carlo Emanuele III, di Giambattista Lorenzo Bogino quale Ministro per gli Affari di Sardegna nel 1759. Territori deserti come l’isola di San Pietro furono ripopolati da liguri provenienti dalla tunisina Tabarka, che fondarono la cittadina di Carloforte. Furono in quel periodo fondate anche Calasetta e Montresta. La principale riforma politica dell’epoca fu l’istituzione nel 1771, in tutti i paesi dell’Isola, dei “Consigli Comunitativi”, presieduti da un Sindaco eletto a turno nei tre ordini di cittadini: primo, mezzano e infimo. Per la prima volta, i sudditi dei feudi venivano coinvolti nella vita politica. Questa fu una novità epocale, poiché sino ad allora le sole città regie di Cagliari, Iglesias, Oristano, Bosa, Alghero, Castelsardo e Sassari godevano di un diritto municipale proprio e non erano soggette al sistema feudale istituito dagli Aragonesi. Bogino introdusse per la prima volta in Sardegna un regolare servizio postale. Il sistema tributario fu riordinato e reso più equo. L’agricoltura fu promossa con cattedre itineranti e pubblicazioni anche in lingua sarda, istituì nel 1767 in ogni paese i “monti granatici”, dove con modica spesa ogni contadino poteva rifornirsi di sementi. Nello stesso 1767, Bogino occupò le c.d. “isole intermedie” (arcipelago della Maddalena), la sovranità sulle quali era fino ad allora incerta. Nel 1770 il Viceré Des Hayes intraprese un giro di indagine conoscitiva nell’Isola, durante il quale fu seguito da un tribunale itinerante. Conseguenza di questo giro furono le prime direttive sulla sanità pubblica del 1771 e la “Pharmacopea sarda” del 1773. Dopo il 1770, il maggiore contributo al miglioramento dell’agricoltura sarda si dovette al Censore Generale Giuseppe Cossu. Si impartirono moderne disposizioni in materia di allevamento e macellazione. Furono introdotte costose macchine per la filatura e nuove macchine trebbiatrici, grazie alle quali nel 1790 la Sardegna raggiunse il primato di produzione di due milioni di starelli (un milione di quintali) di grano. Dal punto di vista culturale, Bogino stabilì che la lingua ufficiale del Regno di Sardegna fosse l’italiano, che i Savoia avevano adottato quale lingua ufficiale in Piemonte già dal 1561 al posto del latino. L’istruzione elementare e ginnasiale fu riorganizzata nel 1760 con l’introduzione dell’insegnamento obbligatorio della lingua italiana. Anche la lingua sarda, che era stata completamente marginalizzata in epoca aragonese e spagnola, visse una rinascita letteraria. A Bogino si deve anche la riapertura, dopo oltre cento anni, delle Università di Cagliari (1764) e Sassari (1765), con le Facoltà di Teologia, Giurisprudenza, Filosofia e Medicina. L’arrivo di molti professori universitari dal Piemonte, insieme con l’istituzione della Reale Stamperia di Cagliari nel 1767 e la pubblicazione di numerose opere di interesse sardo (come la “Storia naturale di Sardegna” di Francesco Cetti), contribuirono notevolmente alla rinascita della cultura in Sardegna.

9 settembre

A Marsiglia infuria la peste: in Sardegna un editto vieta l’attracco ai bastimenti provenienti da porti infetti.

11 settembre

Il viceré, barone di San Remy, prende possesso della Sardegna a nome del duca di Savoia, con tutte le maggiori solennità.
Riceve gli omaggi e la fede giurata dei tre Stamenti; e giura anch’egli a nome del nuovo sovrano Vittorio Amedeo II l’osservanza degli Statuti e delle leggi privilegiate dell’Isola.
Siccome l’Isola era divisa in due partiti, in quelli che tenevano per Filippo V e in quelli per l’imperatore, il nuovo monarca ordinava al viceré di non dare favore di sorta ad alcuna opinione; attraesse tutti a sé; mescolasse le cariche e gli impieghi senza chiedere ad alcuno la professione di fede; che rispettasse le usanze del paese; che non facesse pratica alcuna per abbandonare la lingua spagnuola; che mantenesse colle dame le maniere spagnuole senza permettere che si introducessero le piemontesi; che facesse in modo che i sudditi non si accorgessero di aver cambiato signoria.