Correva l’anno 1759

Nel 1759 è incaricato di sovrintendere agli Affari di Sardegna il conte Giovanni Battista Lorenzo Bogino, che dal 1742 è segretario della Guerra e dal 1750 ministro di Stato. Uomo di governo capace e determinato, Bogino si è da tempo convinto della necessità di rianimare l’amministrazione dell’isola dall’interno, attraverso la formazione di un ceto dirigente capace sia di intendere i bisogni locali, sia di interpretare le esigenze di efficienza proprie dello Stato sabaudo. Del resto, un quadro internazionale più stabile e che al Piemonte promette poco di nuovo, sia in termini positivi (l’agognata espansione sulla Lombardia, ormai solidamente austriaca), sia in termini negativi (l’eventuale revanche della Spagna, ormai ridotta a potenza di second’ordine), autorizza l’attuazione di quelle riforme che il corpo sociale dell’isola sembra reclamare. Il punto d’attacco del ministro Bogino è perciò l’istruzione, e cioè il sistema di formazione (e di selezione) dei quadri dirigenti e tecnici di ogni livello. Il primo intervento significativo riguarda l’istituzione a Cagliari, nel 1759, di una Scuola di chirurgia, diretta da Michele Plazza, studioso piemontese di scienze naturali che pochi anni prima ha steso delle non banali Riflessioni intorno ad alcuni mezzi per rendere migliore l’isola di Sardegna. La scuola forma i primi veri chirurghi isolani, destinati a sostituire man mano i tradizionali cerusici, flebotomi ed empirici. L’anno successivo lo stesso Bogino si interessa personalmente di coordinare la stesura di un indirizzo sul Metodo da tenere negli insegnamenti della lingua latina e delle umane lettere. Previa consultazione dei Gesuiti e degli Scolopi che detengono da tempo il monopolio dell’istruzione media (i primi con una impostazione più elitaria, i secondi più popolare), viene così definito un corso di studi in sette classi (dalla settima alla prima), che prevede l’adozione di appositi manuali e verifiche dell’apprendimento effettivo conseguito in ciascuna classe. Nonostante le buone intenzioni e le costanti sollecitazioni del governo, i risultati non sono tuttavia esaltanti, tanto che nel 1764 gli studenti non hanno ancora ricevuto che una piccola parte dei testi inviati gratuitamente da Torino, rimasti ad invecchiare, sembra, nelle cantine del palazzo viceregio. Miglior fortuna arride ai progetti di «rifondazione» delle due università sarde, abbandonate da tempo sia dagli studenti che dai docenti. Le Costituzioni della nuova Università di Cagliari sono emanate nel 1764, quelle dell’Università di Sassari nel 1765. Entrambe sono sistemate in edifici più che decorosi e dotate di biblioteche, dapprima rifornite di libri inviati da Torino e successivamente «beneficate » (è il caso di segnalarlo) dall’acquisizione dei ricchi patrimoni librari dei Gesuiti, quando l’ordine è soppresso nel 1773. Di soluzione non facile è però il problema dell’attribuzione delle cattedre delle quattro facoltà previste – Teologia, Legge, Medicina, Filosofia (ma nel 1777 è istituita a Cagliari anche la facoltà di Matematica) –, sia per la mancanza nell’isola di candidati idonei, sia per la necessità di conferire lustro e capacità di attrazione alle università sarde con l’inserimento di alcuni studiosi di prestigio. Si deve soprattutto al Bogino lo sforzo, soltanto in parte coronato da successo, di convincere qualche buon docente a trasferirsi in Sardegna (oltre il «fosso»). E sono infatti ben pochi gli studiosi che hanno «illustrato» con il loro magistero le due università sarde: tra loro, Francesco Gemelli, professore di Eloquenza a Sassari, del quale riparleremo; Francesco Cetti, anche lui docente a Sassari, autore di un’apprezzabile Storia naturale di Sardegna (1774-77); Angelo Berlendis, professore di Retorica a Cagliari ma soprattutto poeta; e Gian Battista Vasco, incaricato a Cagliari del corso di Teologia ma destinato a diventare il maggior economista dello Stato sabaudo, dopo essere quasi scappato dalla Sardegna per l’ostilità e la chiusura di un ambiente per lui privo di fermenti e di stimoli scientifici e culturali adeguati. Nei limiti delle risorse umane e materiali cui possono attingere, le università sarde giocano comunque un ruolo importante nel riaprire all’isola i canali della comunicazione con la maggiore cultura italiana ed europea, formando e selezionando non pochi quadri professionali ed intellettuali disponibili a recepirne l’influenza. Ricerche recenti mostrano anche come lo stesso tipo di insegnamento impartito, a base classica ed umanistica, consenta la penetrazione tra gli studenti dei nuovi valori dell’individualismo e li predisponga ad una considerazione diversa e più positiva della storia nazionale o «patria » dell’isola, dalla lingua e dai costumi alle leggi ed alle istituzioni. Più in generale, si attiva una nuova circolazione di idee e di conoscenze, che agevola anche l’introduzione tra le élite di tematiche politiche e costituzionali che conferiscono una nuova dignità agli ordinamenti tradizionali del Regnum Sardiniae, in particolare alle raccolte legislative e al Parlamento. Senza l’azione svolta dalle due università non si spiegherebbe neppure l’emergere negli anni della «Sarda Rivoluzione» di un gruppo di intellettuali capaci di dare consistenza teorica e storica alla lotta per una condizione meno subalterna dell’isola in seno allo Stato sabaudo.

8 marzo

Nasce a Bonifacio, Cesare Zonza.

13 marzo

Senza intaccare il complesso delle prerogative baronali un editto regio riordina l’amministrazione della giustizia segnando una svolta nella politica legislativa sabauda.

21 marzo

Clemente XIII, assecondando le richieste del sovrano sabaudo, restringe le immunità ecclesiastiche locali.

28 marzo

Il fallito assedio del lago di Furiani (Corsica) viene ricordato come uno dei principali successi della guerra dei Corsi contro Genova.

8 agosto

Simon Laccu, ricco possidente algherese originario di Calangianus, destina, nel suo testamento, un fondo di 3.000 lire sarde per l’istituzione, nella città catalana, del Monte di Pietà allo scopo di aiutare i contadini in difficoltà economiche.

30 agosto

Istituita a Cagliari la cattedra di Chirurgia: a ricoprirla è chiamato il piemontese Michele Plazza, collegiato dell’Università di Torino.

12 settembre

A Torino il conte Bogino riceve l’incarico di dirigere la nuova Segreteria per gli Affari di Sardegna. Tutto intento al benessere ad alla prosperità dell’Isola, il re Carlo Emanuele III incarica il conte Giovanni Battista Bogino del maneggio di tutti gli affari. Il quale poggiando ogni dì più sulla fiducia del re, e capace per l’altezza della suo senno e per la costanza del carattere a un così grande impegno, si chiarì appena della vera condizione delle cose sarde, che tosto avvisava essere colà maggiore la somma del bene sperabile che del male esistente; e questo derivare non così da vizio radicale delle cose come da difetto di sollecitudine nelle persone.