Correva l’anno 1795

31 marzo

Nei sobborghi di Cagliari scoppia un tumulto per la mancata distribuzione del pane. Il viceré riceve i manifestanti e promette di destituire alcuni consiglieri civici.

18 maggio

Nella vicina Corsica, a Portovecchio il governo britannico di re Giorgio III autorizza l’avvio di una salina e si avvia la produzione di sale. Vicino alla foce del fiume dello Stabiacciu, nel fondo del golfo di Porto Vecchio, si trovano le saline. Queste rappresentano un elemento essenziale del patrimonio insulare e più particolarmente della città genovese. In effetti, la città di Porto Vecchio è da sempre chiamata “Cità di sali”, la città del sale, e le saline sono proprio all’origine del nome. Questa denominazione corrisponde quindi allo sfruttamento delle saline dal 1795 e al fatto che la città sia la sola a possederne in tutta la Corsica da quell’epoca. È quindi alla fine del settecento che il Parlamento del Regno anglo-corso concede al Signor Giovan Paolo Roccaserra l’autorizzazione di stabilire una salina a Porto-Vecchio. Diffondendosi su una decina di ettari, ci si producevano circa 1000 tonnellate di sale all’anno. Le saline prosperano così durante tutto l’Impero. Questa produzione era possibile grazie alla forza solare, che favoriva l’evaporazione dell’acqua delle palude per giungere alla raccolta. Sempre visibili attualmente, le saline erano composte da una successione di bacini che erano alimentati da acqua del mare con dei canali durante l’alta marea (ovviamente ridotta, trattandosi del mare mediterraneo), e trattenuta dentro serbatoi durante la bassa marea. La città dell’estremo Sud godeva di un clima ideale per gestire le saline, il sole e il vento sono le forze necessarie per l’evaporazione dell’acqua; perciò i salinieri cominciavano la raccolta in agosto-settembre, certe volte anche in ottobre. Il sale prodotto costituiva una fonte di reddito importante, era utilizzato per la conservazione della carne ma anche per la salatura delle strade, e più tardi per la clorazione di piscine. Invece, una piccola quantità sola era utilizzata per l’alimentazione locale. Oltre alle saline, troviamo a prossimità due edifici che servivano allo sfruttamento e dove era depositato il sale, li troviamo ancora sulle cartoline della regione. Lo sfruttamento delle saline diminuisce e alla vigilia della seconda guerra mondiale, non rende più che 700 tonnellate di sale. Si finisce tra il 1988 e il 1989, ufficialmente per delle ragioni finanziarie.

2 luglio

Il generale Paliaccio ordina di puntare i cannoni del Castello sui turbolenti sobborghi di Cagliari. Aumentano in Cagliari i malumori popolari, fomentati dai progressisti allo scopo di una mutazione radicale. I reazionari erano feroci di sdegno; ed i moderati, sbigottiti, cedevano al generale, marchese della Planargia, il quale affermava doversi rompere ogni indugio, e vincere colla forza la superbia ed i riprovevoli propositi dei demagoghi. Difatti, il 2 luglio 1795, il marchese La Planargia radunava in Castello tutti gli artiglieri, faceva allestire i cannoni, e improvvisava una grossa pattuglia di cacciatori. E tutto a suo arbitrio come se il viceré non esistesse!

6 luglio

Gli Stamenti chiedono l’arresto dell’intendente Pitzolo e del generale Paliaccio. Il viceré prende tempo,ma il Pitzolo, fatto prigioniero dai manifestanti, viene ucciso durante il trasferimento in carcere. Un’orda di popolaccio, guidata da astuti, intelligenti ed ambiziosi cittadini, sollevasi in Cagliari, e corre furiosa alla casa dell’intendente generale D. Girolamo Pitzolo; strappa questi dal seno della sua famiglia; lo conduce dal viceré Vivalda, il quale avendo tutta la forza, la potenza ed il dovere di salvarlo, – nuovo Ponzio Pilato – se ne lava la mani e lo abbandona in mani della sfrenata plebaglia, che a pochi passi dal regio palazzo (in piazza S. Pancrazio) lo assassina a colpi di pistola, ne spoglia il cadavere e ne fa ludibrio! Indi scatena la sua ferocia contro il colonnello delle Milizie nazionali D. Agostino Meloni, accorso in favore del Pitzolo e lo ammazza a colpi di fucile! Ed a corona delle gloriose gesta della giornata, rinchiude nella torre dell’Elefante, per tratto di umanità (!!!), il venerando marchese della Planargia, generale delle armi. E tutto ciò al tempo stesso che al Santuario di Bonaria, si facevano le quarant’ore per sedare la rivoluzione, della quale si aveva sentore sin dal giorno precedente! (Il linciaggio di Girolamo Pitzolo e di Agostino Meloni. Un’orda di popolaccio, guidata da astuti, intelligenti ed ambiziosi cittadini, sollevasi in Cagliari, e corre furiosa alla casa dell’intendente generale D. Girolamo Pitzolo; strappa questi dal seno della sua famiglia; lo conduce dal viceré Vivalda, il quale avendo tutta la forza, la potenza ed il dovere di salvarlo, – nuovo Ponzio Pilato – se ne lava la mani e lo abbandona in mani della sfrenata plebaglia, che a pochi passi dal regio palazzo (in piazza S. Pancrazio) lo assassina a colpi di pistola, ne spoglia il cadavere e ne fa ludibrio!
Indi scatena la sua ferocia contro il colonnello delle Milizie nazionali D. Agostino Meloni, accorso in favore del Pitzolo e lo ammazza a colpi di fucile! Ed a corona delle gloriose gesta della giornata, rinchiude nella torre dell’Elefante, per tratto di umanità (!!!), il venerando marchese della Planargia, generale delle armi. E tutto ciò al tempo stesso che al Santuario di Bonaria, si facevano le quarant’ore per sedare la rivoluzione, della quale si aveva sentore sin dal giorno precedente! da Effemeride sarda di Pietro Meloni – Satta. Dicembre 1894)

22 luglio

Le carte sequestrate al generale Paliaccio vengono lette pubblicamente negli Stamenti, suscitando grandissima emozione: poche ore dopo il generale Paliaccio, trascinato fuori dalla torre dell’Elefante dove è carcerato, viene trucidato sulla via.

8 agosto

Le aspirazioni secessionistiche dei feudatari del Capo di sopra diventano esplicite: a Sassari il clero con l’arcivescovo, i nobili capeggiati dal duca dell’Asinara e i consiglieri civici approvano un memoriale da inviare a Torino in cui accusano il viceré di essersi fatto irresponsabile strumento degli Stamenti ormai in preda al disordine e alla rivoluzione.

10 agosto

Il viceré invita i sindaci dei villaggi infeudati a rivolgersi direttamente alla sua autorità per avere giustizia contro gli abusi dei feudatari.

13 agosto

Esce a Cagliari il primo numero del ‘‘Giornale di Sardegna’’, portavoce dei gruppi progressisti degli Stamenti.

29 agosto

Il sovrano autorizza il governatore di Sassari a sospendere l’esecuzione degli ordini vicereali qualora gli sembrino contrari al pubblico bene.

18 settembre

Baroni ed ecclesiastici di Sassari chiedono al re la perfetta separazione dei due Capi dell’isola e la concessione di truppe da opporre, eventualmente, alla capitale.

25 settembre

I feudatari residenti a Cagliari, nel dichiarare sospesi tutti i diritti feudali che siano oggetto di ragionevoli controversie, invitano i vassalli a solidarizzare con la capitale.

28 settembre

Stanchi ormai gli Stamenti della lotta continua tra il ministero ed il governo locale, e desiderosi tutti della pace in seguito ai tanti fatti luttuosi succedutisi nel passato e nel presente anno 1795, si pensava di inviare a Torino persona autorevole che valesse ad illuminare il re sul vero stato delle cose. E nel 28 Settembre veniva all’uopo nominato l’arcivescovo di Cagliari D. Vittorio Melano, già sardo per lunghissima dimora e pel cattivatosi amore della nazione, sebbene piemontese per natali. Davasi a lui il mandato di interporre la mediazione del papa presso il sovrano. Si scriveva perciò nuovo memoriale al re supplicandolo di accogliere con benevolenza il loro deputato, e di sospender, finché questi non venisse ascoltato, qualunque disposizione rigorosa alla quale in quella condizione dei pubblici affari potessero inclinare i suoi ministri.
L’arcivescovo doveva chiedere la concessione delle cinque domande presentate già al re da altra Deputazione nel 1793: lo stabilimento di una forza armata stabile, ma nazionale, esclusi in modo assoluto i soldati stranieri: la sospensione delle cariche vacanti fino alla celebrazione delle Corti: la facoltà agli Stamenti di poter inviare direttamente al re rappresentanze o messaggeri per esporgli la condizione dei pubblici affari: e in ultimo l’oblio di tutti fatti tumultuosi avvenuti dal 28 aprile 1794 in poi, e segnatamente nel 6 e 22 luglio del presente.

25 ottobre

Per contrastare i tumulti di Sassari e dei paesi vicini, il 25 ottobre 1795 il Viceré inviò a Sassari tre commissari per pubblicare in tutta l’Isola i pregoni dello stesso Viceré, che, il governatore di Sassari, si era rifiutato di affiggere. I tre commissari erano: il notaio Francesco Cilocco, il notaio Antonio Manca e l’avvocato Giovanni Falchi. Le incursioni di Cilocco nei paesi della Sardegna si trasformarono presto in orazioni rivoluzionarie e antifeudali e la loro missione divenne subito una mobilitazione massiccia di contadini che da sempre subivano soprusi e angherie dei baroni. Per il Cilocco non era difficile accattivarsi simpatie vista la sua facilità di oratore. Si affiancarono ai tre emissari il parroco di Semestene, il teologo Salvatore Muroni, il parroco di Florinas Secchi Bologna, il parroco di Sennori Aragonez, il parroco di Torralba il teologo Francesco Sanna Corda. Una grande folla composta da uomini donne e soprattutto ragazzi giovani pieni di entusiasmo, si riversò a Sassari il 28 novembre 1795. Il governatore di Sassari organizzò velocemente la difesa della città richiamando miliziani dai paesi che non avevano aderito alla ribellione come Nulvi, Osilo, Padria e Sedini. Il combattimento durò qualche ora e fu micidiale per gli assedianti poiché lasciarono sul campo 18 morti e parecchi feriti. Nonostante ciò Mundula e Cilocco presero il controllo della città e posero al governatore di Sassari le condizioni per cessare il fuoco come l’immediata consegna degli amministratori della città: il governatore Santuccio, l’Arcivescovo Della Torre, l’Assessore Quesada, l’Avv. Fiscale Belly. Chiesero inoltre l’abolizione di tutti i provvedimenti e pregoni presi dal governatore dopo il 29 agosto 1795, la pubblicazione immediata del provvedimento viceregio che aboliva il feudalesimo e l’immediato allontanamento dei miliziani chiamati alla difesa della città.  Il 31 dicembre 1795 il Mundula e il Cilocco lasciarono all’intendente Fois i pieni poteri e si diressero verso Cagliari con l’Arcivescovo Della Torre e il Governatore di Sassari Santuccio come ostaggi. 16 Il rientro a Cagliari di Cilocco e Mundula con gli ostaggi, venne accolto con preoccupazione dagli Stamenti, dalla Reale Udienza e dal nuovo Viceré Vivalda. Il combattimento contro il feudalesimo esulava dalle intenzioni del Viceré e degli Stamenti, l’unico obiettivo della missione di Cilocco era quello di sedare la ribellione di Sassari e farla rientrare nella legalità, pertanto i prigionieri vennero trattati molto bene al punto che entrambi presto dichiararono di pentirsi del loro operato e che si sono sbagliati. A Sassari intanto regnava la più totale anarchia e gli Stamenti il 16 gennaio 1796 chiesero al Viceré di incaricare una persona di riportare l’ordine a Sassari e nel Logudoro. Una persona che fosse dignitosa, saggia e moderata. Venne incaricato di questo arduo compito Giovanni Maria Angioy, venne per questo nominato Alternos, e, per portare a buon fine la sua missione, poteva ricorrere a qualsiasi mezzo che le circostanze gli avrebbero imposto di utilizzare.

18 novembre

Si fa piena grazia agli scherani ed ai complici del barbaro assassinio di D. Girolamo Pitzolo e del marchese della Planargia.

7 dicembre

Proveniente da Roma dove ha ottenuto la mediazione di Pio VI, l’arcivescovo di Cagliari giunge a Torino per presentare al sovrano le istanze dei sardi.

28 dicembre

Schiere di popolani manifestarono a Sassari contro i feudatari locali. Il Viceré Vivalda decise di mandare in quella città, per dirimere la questione, il giudice della Reale Udienza Giovanni Maria Angioy con poteri di alternos del Viceré: era il 13 febbraio 1796. Dopo tre mesi di permanenza a Sassari l’Angioy, non riuscendo a venire a capo del conflitto tra popolo e feudatari, abbandonato dai nobili cagliaritani e dallo stesso viceré, tentò un accordo con alcuni inviati francesi per un colpo di mano nell’Isola.

31 dicembre

L’avv. Gioachino Mundula ed il commissario Francesco Cilocco abbandonano, in sul mezzodì, la città di Sassari affidandone l’autorità suprema all’intendente Fois, e partono per Cagliari scortando i due prigionieri, l’arcivescovo monsignor Giacinto della Torre, agostiniano, dei conti di Lucerna ed il governatore cav. Santuccio. Tengono loro compagnia l’avv. Gavino Fadda ed il giovine medico Gaspare Sini, figlio questi ad un antico cameriere dell’arcivescovo, dal quale era stato allevato con cura amorevole. Il corteo viaggiava per studiate scorciatoie per arrivare improvvisamente alla Capitale.