Correva l’anno 1801

Correva l'anno 1801
Abito tradizionale di Sartene

7 febbraio

Tutti i villaggi sardi vengono chiamati a ricostituire i fondi dei Monti con prestazioni collettive di lavoro gratuito.

14 aprile

Prime disposizioni tendenti a ristabilire in Sardegna un nucleo della Compagnia di Gesù.

11 giugno

Pietro Mamia, di Aggius, famoso capo di ribaldi e di contrabbandieri, è condannato a morte in contumacia. Uomo di grandi talenti e di raro coraggio, era fecondo di arti ingegnose nel trarsi a salvamento dalle truppe che di continuo lo inseguivano.  Dicevamo di Pietro Mamia, noto Luzitta, lucetta, per il suo sguardo fulminante, Ricci ci dice subito che nacque ad Aggius nella seconda metà del Settecento, che era il fuorilegge più celebre e ricercato della Gallura sabauda, e che era «intelligente, scaltro, spregiudicato, opportunista e coraggioso, ma allo stesso tempo cauto e lungimirante, infallibile con lo schioppo e con la pistola». Poi lo consegna al lettore segnando le tappe più significative del suo destino: il primo omicidio, il 14 maggio del 1799, la formazione di un piccolo esercito di fedelissimi, la collusione con le autorità governative, le attività di contrabbandiere, lo scontro vincente con un’imbarcazione regia pilotata da Domenico Millelire mentre con un carico di bestiame rubato navigava per la Corsica; e subito dopo una vera e propria battaglia tra il suo “esercito” e alcune navi regie che dovettero darsi alla fuga per non essere affondate. A questo esordio fulmineo seguì una caccia feroce contro di lui: un contingente, misto di cacciatori esteri e di miliziani di Cagliari al comando del tenente Giorgio Francesco De La Flechere, che cerca di acciuffarlo, si salva dalla disfatta con la fuga. Sarà poi il cav. Pes di Villamarina, comandante militare della Gallura a tentarne inutilmente la cattura.
A dispetto di altri agguati per eliminarlo, di altri scontri, della taglia di 500 scudi sulla sua testa, del pregone di Placido Benedetto di Savoia, conte di Moriana, emanato il 15 luglio 1801 quasi esclusivamente per lui, non si riuscì a fermarlo.

Luzitta, l’uomo dagli occhi di fuoco, si esiliò in Corsica, nei pressi di Bonifacio, assieme ad alcuni esuli politici sardi che si autodefinivano rivoluzionari seguaci del famoso Alternos Giovanni Maria Angioy: il notaio cagliaritano Francesco Cilocco, il teologo Sanna Corda e il professor Obino. Conoscendo la spregiudicatezza e il seguito di fedelissimi su cui Pietro Mamia poteva contare lo invitano a far parte di un loro progetto: scatenare con l’appoggio della Francia una sommossa in Gallura per instaurarvi una repubblica sarda.
Mamia, che non nutriva nessuno interesse verso le questioni politiche, aderì per cercarvi un suo possibile tornaconto o da una parte, o dall’altra.
Sanna Corda dava per certo l’intervento di 5000 rivoluzionari francocorsi. Luzitta (Mamia) mandò a dire ai suoi amici galluresi di organizzarsi per una grande impresa che il Cilocco, pronto allo sbarco in Gallura, avrebbe loro illustrato. Il piccolo “esercito” si ricompose immediatamente con l’unione di gran parte dei gruppi dalla bassa valle di Valledoria sino a Terranova (l’odierna Olbia) passando per i principali centri dell’epoca. Cilocco, esaltato dalla vista di tanti uomini armati, mandò a dire al colonnello Giacomo Pes di Villamarina (ricordiamo che era il comandante militare della Gallura) che gli uomini di Pietro Mamia, altri rivoluzionari e truppe francocorse stavano per attaccare militarmente Tempio Pausania da più fronti, compresi bombardamenti e successivi saccheggi. Ma contemporaneamente Pietro Mamia avvertiva in gran segreto il Villamarina assicurando che i suoi uomini non avrebbero partecipato all’impresa. E fu di parola: li ritirò prima dell’attacco con la scusa del mancato intervento franco-corso. Nel frattempo Sanna Corda, sbarcato con pochi uomini in Gallura e occupata la torre di Longo Sardo, venne catturato ed ucciso dai soldati al comando del luogotenente Ornano. Vennero catturati anche due giovani aggesi, destando l’ira dei parenti che, appreso della morte del Sanna Corda si diedero alla caccia del Cilocco ritenuto responsabile dell’accaduto. Si unì alla ricerca anche un contingente di miliziani volontari assoldati dal governo: il povero Cilocco fu catturato, flagellato e impiccato. Pietro Mamia aveva fatto bene i suoi conti: ottenne, come ricompensa per aver contribuito a salvare Tempio dal saccheggio, la grazia assoluta. Fu abilissimo, da uomo più ricercato ottenne l’immunità facendo un complesso giro diplomatico e sfruttando la creazione di questo attacco militare su Tempio. Sciolto da ogni impegno, visse fino a tarda età nella sua nuova casa di Aggius, che si era fatto costruire nel 1803, come si può leggere ancora nell’architrave. La vecchia volpe aveva perso il pelo: il vizio non del tutto. «Dopo tale anno», scrive Ricci, «il nome di Pietro Mamia, che per anni aveva seminato morte e terrore, scomparve definitivamente dalle cronache giudiziarie galluresi. Lo ritroveremo, suo malgrado, in una faida scoppiata diversi anni dopo tra le famiglie Mamia-Spezzigu e Carta-Muntoni, quando, per l’età avanzata e per una serie di circostanze, ad Aggius, non faceva ormai più paura a nessuno.

29 luglio

Nuove, pesanti contribuzioni vengono imposte ai Monti granatici e nummari.