Correva l’anno 1803

La Maddalena conta ormai 1.460 residenti, con le prime fortificazioni sta lentamente assumendo la fisionomia di una piazzaforte militare. Alla fine dell’anno sono già state realizzate diverse opere: la Torre (Santo Stefano), il forte di San Vittorio (Guardia Vecchia), il fortino Balbiano, il forte Sant’Andrea (vecchie prigioni) e infine il forte Santa Teresa (sopra Tegge).

18 marzo

Con un’epistola indirizzata al clero diocesano, l’arcivescovo di Cagliari, Diego Cadello, recentemente promosso alla porpora cardinalizia, difende pubblicamente il provvedimento che abolisce il privilegio ecclesiastico dell’esenzione dalle prestazioni per il servizio barracellare. Per far rientrare la riottosa resistenza di diversi prelati occorrerà però un ulteriore intervento del sovrano.

20 aprile

In seguito la liquidazione dei repubblicani rifugiati ad Ajaccio, la pace di Amiens e la mediazione con Tunisi avevano rasserenato i rapporti con la Francia: una convenzione commerciale tra Quesada e Dubois circa il rifornimento della Corsica da parte della Sardegna fu stipulata il 18 ottobre 1802. Il commissario commerciale francese, il còrso Michele Ornano, arrivò tuttavia a Cagliari il 20 aprile 1803, proprio alla ripresa della guerra anglo francese, e marcò il suo esordio con una protesta perché, nell’omelia pronunciata nella cattedrale di Cagliari in occasione del riscatto dei carolini, il canonico Chiappe non aveva ringraziato il primo console né menzionato il suo intervento. Chiese poi ripetutamente di applicare ai detenuti politici l’art. 8 della pace franco sarda di Parigi del 15 maggio 1796 e di espellere i rifugiati paolisti, a cominciare dal viceconsole inglese alla Maddalena, Giovanni Brandi. Un biglietto regio cifrato, del 26 ottobre 1803, vietò di concedere asilo ai paolisti, ma l’espulsione di Brandi, ordinata il 18 dicembre, dovette essere annullata su intimazione di Nelson. In compenso il 14 novembre il viceré accettò un viceconsole francese a Sassari (il còrso Feliciano Leoni). La stazione inglese alla Maddalena provocò una nota di Talleyrand indirizzata non direttamente al re (che si trovava a Roma) ma al cardinal Caprara, in cui si protestava anche per il rifiuto di esportare 60 cavalli per la gendarmeria in Corsica e all’Elba e per il mancato soccorso della Torre di P. Conte ad un corsaro francese rifugiatosi sotto il suo cannone mentre era inseguito da 2 corsari inglesi. Il re replicò di aver concesso agli inglesi gli stessi “rinfreschi” forniti alla Corsica in base all’accordo Quesada Dubois e mai grano (tra l’altro insufficiente per i sudditi), di aver fatto reimbarcare gli infermi sbarcati da un vascello inglese in una spiaggia deserta, e di non poter vietare né agli inglesi, né ai francesi, di svernare nei porti sardi e acquistarvi rinfreschi a pagamento. A sua volta il re protestava contro la pretesa di Ornano di ricevere trattamenti e privilegi diplomatici non spettanti agli agenti consolari, l’effrazione dei plichi di un corriere sardo rifugiatosi a Bastia per sfuggire ai pirati e la violazione del cordone sanitario da parte di un corsaro francese. Le tesi del re furono sostenute da una memoria del papa del 28 febbraio 1804. La stazione inglese alla Maddalena ebbe fine il 19 gennaio 1805 con la partenza di Nelson per iniziare la lunga caccia alla squadra di Tolone: paradossalmente, però, proprio allora Ornano lasciò Cagliari, interrompendo così le relazioni commerciali franco sarde.

25 maggio

Arresto di Garzia; Fra i vari personaggi che in quegli anni circolano per La Maddalena, uno dei più loschi, o forse soltanto più pittoreschi, è tale Nicolò Garzia. All’inizio è viceconsole inglese, ma poi viene esonerato dall’incarico ad opera del console generale di Cagliari perché troppo turbolento ed intrigante. Il console sardo a Livorno lo accusa di essere ricercato in quella città per pirateria e bigamia, e di aver armato due piccoli corsari dotati di “passavanti inglesi e lettere di marca fittizie”. Incarcerato e processato, benché riconosciuto “prepotente, arrogante, truffatore e contrabbandiere“, viene perdonato e liberato. ma il 25 maggio è il Re in persona ad occuparsi di lui in una lettera a Carlo Felice: “l’inviato di S.M. imperiale di tutte le Russie ha fatto … nuove lagnanze contro Nicola Garzia abitante all’isola Maddalena, il quale, assumendo una qualità che non gli competeva, si è fatto lecito spedire una patente russa al patrono Giò Volpe, che il console imperiale a Livorno ha fatto bene di ritirare. Vi eccitiamo pertanto a provvedere” Stavolta si “provvede”, viene arrestato e di lui non si sentirà più parlare.

6 giugno-3 luglio

Dopo cinque anni di prigionia trascorsi a Tunisi arrivano a Cagliari 755 abitanti di Carloforte liberati grazie alle mediazioni di Napoleone e al pagamento di un cospicuo riscatto.

8 luglio

Nasce Giovanni Battista Zonza, era con Antonio e Giulio, l’ultimo dei maschi che l’eroe Tomaso Zonza ebbe dal matrimonio con Vincenza Avighia (o Aviggià), si sposerà il 25.4.1834 con Caterina Bargone.

agosto

Arriva dal blocco di Tolone la nave inglese “Gibraltar”, comandata dal maggior generale Reis. Il comandante del porto Agostino Millelire lo invita a pranzo e viene a sapere “che può darsi il caso che il signor ammiraglio Horatio Nelson possa anch’egli dare qualche toccata in questi carrugi”.

30 settembre

Un breve pontificio concede alla cassa regia i due terzi delle rendite dei benefici vacanti e un nuovo sussidio di 15 000 scudi posto a carico del clero.

1 ottobre

Nell’agosto, la Sardina, con a bordo un equipaggio composto da un timoniere e dodici marinai, di cui undici maddalenini, incrociava in missione di vigilanza nel sud della Sardegna, nel tratto di costa tra Cagliari e il Golfo di Palmas (Isola di Sant’Antioco), zona particolarmente battuta dai pirati tunisini. L’ultimo suo rapporto era pervenuto al comandante di marina in Cagliari, capitano di vascello Gaetano De May, alla fine di agosto; da allora il più assoluto silenzio. Soltanto il 1° ottobre 1803, a distanza di un mese dall’ultimo messaggio, il De May, avuta notizia sulla sorte della gondola, così informava il segretario di stato presso il viceré: “Essendomi mancato dal 30 agosto ultimo scorso il rapporto della gondola la Sardina, ho espresso la mia inquietudine sulla sorte di questo bastimento, ma non ho tralasciato di fare tutte le ricerche possibili per sapere dove potesse essere questa gondola. Solo il 20 settembre il timoniere Serra, comandante la scialuppa la S.Teresa, mi informò che detta gondola aveva gettato l’ancora a Malfatano il 10 settembre, donde era partita l’11 per recarsi a Cagliari per rimpiazzare le proprie vettovaglie. Sorpreso del suo grande ritardo, non sapevo a cosa attribuirlo, quando le coralline francesi arrivate avantieri da Tunisi mi hanno informato che la nostra gondola era stata catturata dalla scialuppa di uno sciabecco della reggenza di Tunisi presso il litorale di Spartivento, aggiungendo di aver parlato col timoniere Peretti che era ferito alla testa. Non posso fornire ulteriori dettagli di tale disgraziato avvenimento poiché non ho potuto procurarmene ulteriori. Di conseguenza mi restringo ad informare V.E. che questa gondola era armata di due piccoli cannoni, comandata dal sotto luogotenente di fanteria De Revest ed equipaggiata da un timoniere e dodici marinai, che, ad eccezione del nominato Taranto del Regno di Napoli, sono tutti della Maddalena”. La triste notizia giunse subito a La Maddalena facendo piombare nel dolore tante sfortunate famiglie alcune delle quali avevano già subito la perdita dei loro cari ridotti in schiavitù.
Ed ecco in dettaglio l’elenco di marinai catturati e delle loro famiglie:
– Giacomo Antonio Peretti, timoniere, con moglie, quattro figli maschi, di cui uno già schiavo, due femmine e un figlio minorenne;
– Paolo Simone (successivamente deceduto a seguito delle ferite riportate nel combattimento), con moglie, due figlie e un figlio, tutti minorenni;
– Fedele Romano, con i due figli con lui imbarcati sulla Sardina, con i nomi di guerra di Romano 2° e Romano 3°, che lasciava a La Maddalena la moglie e altri tre figli di cui uno in servizio nella marina;
– Falcone Domenico Serra, con moglie e due figli minorenni;
– Francesco Santuccio, con moglie e due figli minorenni;
– Donodifiori Quenza, con un figlio minore ed una giovane figlia;
– Giovanni Simone, “L’Adrezza”, vedovo, con a carico i genitori, una figlia minorenne, tre figli maschi, di cui uno al regio servizio, e un altro, con lui imbarcato col nome di guerra di Piombino, condotto in schiavitù col padre;
– Francesco Millelire, “La Gioventù”, anch’egli vedovo, con a carico i genitori, tre figlie e tre figli maschi;
– Il marinaio napoletano Taranto, infine, della cui famiglia non si aveva notizia.
Non mancò ovviamente il De May, sin dal momento in cui era giunta la triste notizia, di accorrere in aiuto delle sfortunate famiglie e in una lettera diretta al segretario di stato così sollecitava adeguati provvedimenti: “Debbo …raccomandare il timoniere Peretti ed il restante equipaggio, che oltre ad avere servito nella marina con zelo e bravura, si trovano sovraccaricati di famiglia che mantengono con le loro paghe nella più spaventosa miseria e credo mio dovere di rappresentarle la necessità di continuare la paga semplice alle famiglie degli individui di La Maddalena …ciò che sarebbe un piccolissimo carico alle finanze e servirebbe alla sussistenza di tanti sfortunati esseri abbandonati, che, vista la posizione del paese, non hanno altre risorse che nei benefici di S.M. e del suo servizio”. Non mancò neppure di ricordare che in analoghe circostanze i familiari di altri sardi condotti in schiavitù erano stati adeguatamente soccorsi e di mettere in evidenza i servigi prestati dalla marineria maddalenina per rendere quelle famiglie meritevoli di tutta l’assistenza possibile. “Questa disposizione – proseguiva il De May – sarebbe conforme a quella che si è seguita verso coloro che furono catturati dai tunisini presso l’isola di S.Pietro e servirebbe ad incoraggiare i maddalenini a continuare il servizio nella marina del re. Intanto aggiungerei che oltre al servizio che gli abitanti della Maddalena hanno reso alla marina, essi non hanno mai rifiutato di servire anche per terra, ed in tutte le occasioni che si sono presentate, ed in particolare nello scorso anno per la ripresa della torre di Longon Sardo ed il ristabilimento dell’ordine in quel litorale. Di conseguenza supplico V.E. di voler sottoporre al re la triste posizione di queste povere persone e di fare in modo di procurare da parte di S.M., per effetto della sua clemenza, la grazia di essere compresi nel riscatto dei carolini che si trovano ancora a Tunisi, facendo negoziare questo riscatto unitamente a quelli che passano nelle mani di particolari”. E fra i meriti da ascrivere ai maddalenini, ostentati dal De May, rileviamo anche la loro partecipazione alla ripresa della torre di Longonsardo. avvenuta nel giugno del 1802 quando un gruppo di esuli sardi e di amici corsi, sull’onda della Rivoluzione Francese che aveva innescato in Sardegna i moti di Giovanni Maria Angioy, erano sbarcati in Gallura capeggiati dal notaio cagliaritano Francesco Cilocco e dal vicario di Torralba Francesco Sanna-Corda in un malriuscito tentativo di sollevare l’isola alla rivolta conclusosi con la morte del Sanna-Corda sotto gli spalti della torre e del Cilocco sul patibolo di Sassari. Le prime provvidenze, sia pure assistenziali, non si fecero attendere; appena quindici giorni dopo, il 16 ottobre 1803, il viceré Carlo Felice emetteva la seguente ordinanza: “Essendo stata recentemente predata da uno sciabecco tunisino la regia gondola la Sardina, abbiamo preso in benigna considerazione lo stato in cui rimangono le famiglie dell’individui che ne compongono l’equipaggio, pressoché tutte della Maddalena; e quindi per un soccorso alle medesime non meno che per procurare qualche sovvenimento alli suddetti individui fatti schiavi, ordiniamo all’ufficio del soldo di dare le sue disposizioni per continuare, sino a che pervengano altri ordini della M.S., la corresponsione delle paghe delle quali godevano, facendole pervenire o alle loro famiglie nella Maddalena, o ad altra persona sicura che ne faccia loro ricapito”. Lo sfortunato De Revest, da Tunisi, sebbene schiavo, attraverso canali segreti e clandestini riusciva tuttavia a far pervenire sia a Cagliari che a La Maddalena notizie dell’equipaggio catturato ed anche, come vedremo, preziose informazioni sui movimenti dei barbareschi. Difatti, l’11 agosto dell’anno successivo, il segretario di stato presso il viceré, con una lettera diretta ai comandanti di Carloforte e della Maddalena, avvertiva: “Per via di lettera scritta da Tunisi dal signor Revest, si è saputo che trovasi pronto a sortire dal porto della Golletta un armamento composto di 14 o 16 vele che si crede diretto a fare qualche sorpresa in codesta popolazione. Sebbene siano queste le solite bravate dei barbareschi, ciò non ostante stimo prevenire VV.SS. per ogni buona regola, e perché possa essere in grado di darne avviso ai regi legni ove qualcuno approdi a codeste isole”. La notizia della morte del marinaio Paolo Simone, giunta nel dicembre del 1804, dava l’occasione al barone Desgeneys di tornare alla carica mettendo in rilievo quale effetto negativo potesse avere la mancata assistenza alle famiglie dei marinai ridotti in schiavitù. Il 13 dicembre, difatti, indirizzava a Cagliari una lunga lettera nella quale, tra l’altro, si legge: “Dalle ultime lettere di Tunis del signor Derevest risulta che il marinaro Paolo Simone della Maddalena, del numero degli schiavi al regio servizio, è morto sul principio dello scorso ottobre, in seguito alle ferite riportate nell’atto che fu predata la gondola la Sardina. Con ciò viene a cessare la sua paga che si correva alla di lui moglie e quattro figli di tenera età senza mezzi alcuni di sussistenza. Perciò è in dovere l’infrascritto pregare il cavaliere Dequesada di interessarsi presso S.A.R. per ottenere a questa desolata madre e figli due porzioni di pane”. Le condizioni di questa famiglia, nella quale in assenza del padre si era aggiunto un figlio, nato evidentemente dopo la sua cattura, non doveva certo essere di buon esempio tanto che il Desgeneys, cui stava a cuore il prestigio della sua “squadretta”, sottolineava: “Purtroppo le critiche circostanze dello stato allontanano i marinai dal regio servizio, e l’aspetto di una famiglia mendicando dopo aver perso il padre delle sue ferite sarebbe un motivo di più a disgustare gli abitanti della Maddalena che in ogni occorrenza si sono prestati alle urgenze dello stato e della sua marina”. Fonti documentali non ci consentono di avere notizie sulla sorte del maddalenini fatti schiavi. Sappiamo che essi venivano spesso riscattati con fondi di lasciti, liberati da privati emissari che si recavano in nordafrica per acquistarli, o scambiati con gli equipaggi di navi barbaresche predate dalle navi sarde. Si dovrà forse attendere fino al 1816, anno in cui le grandi potenze dell’epoca, sollecitate dalla Società delle Nazioni, costrinsero le reggenze nordafricane ad un trattato di pace con la Sardegna e alla liberazione di tutti gli schiavi, segnando così, dopo 12 secoli di terrore, la fine della pirateria musulmana che tanti lutti i miserie aveva fatto patire alle popolazioni mediterranee. (A. Ciotta)

16 ottobre

Un’ordinanza vicereale dispone che si continui la corresponsione delle paghe ai familiari dei marinai della “Sardinia” tratti in schiavitù dai tunisini.

22 ottobre

A metà ottobre del 1803, un marinaio facente parte di due fregate giunte il 13 e ripartite il 21 ottobre, era stato rapinato; il Millelire, intervenuto a sistemare la cosa, aveva messo tutto a tacere, ma la corte cagliaritana era stata informata dal solito anonimo e il 22 ottobre il segretario di stato presso il vicerè così lo redarguiva: “…mi è stato assicurato il derubamento d’un marinaio inglese ubriaco tratto con astuzia da alcuni di codesti abitanti nelle spiagge del Parau; e che una scialuppa inglese giunta sul posto di questo fatto in procinto di far fuoco sugli isolani gli abbia astretti a salvarsi con la fuga. Se tutto ciò è vero io non saprei scusare il di lei, e delle responsabilità che avrebbe delle conseguenze che ne possono derivare a pregiudizio non meno della salute pubblica che della pubblica sicurezza. Desidero pertanto senza eccitare alcun sospetto su tali incidenti, che mi lusingo saranno costà saputi, me ne dia un esatto ragguaglio, informandomi anche della parte che abbiano potuto avervi alcuni particolari che vi concorsero, e specialmente a coloro ai quali possa ascriversi la colpa. Soprattutto eccito la di lei vigilanza a darsi maggior cura di prevenire ogni incidente che possa recar pregiudizio allo stato, e di rendermi conto in tempo di tutto ciò che occorre”.

Horatio Nelson Duca di Bronte

31 ottobre

In un grigio pomeriggio autunnale, la nave Victory, comandata dal Visconte Horatio Nelson, Duca di Bronte, gettava le ancore nella rada di Mezzoschifo (Agincourt per gli inglesi) a La Maddalena. Di li a poche ore anche le navi Kent, Superb, Camaleon, Canupus, Triumph e Bellaisle giungevano nell’Arcipelago. Motivo di questo arrivo era stata la ripresa della guerra tra l’Inghilterra e la Francia napoleonica e la necessità per la flotta inglese, comandata da Nelson, di trovare una base dalla quale poter agevolmente controllare la flotta francese ancorata nel porto di Tolone. Tra l’ottobre del 1803 ed il gennaio del 1805 Nelson visitò l’Arcipelago ben nove volte. Circa un anno dopo il primo arrivo, esattamente il 18 ottobre del 1804, il reverendo anglicano Scott, per conto dell’anglicano Nelson, donava alla chiesa cattolica maddalenina, un Crocifisso e due candelieri d’argento.

1 novembre

Agostino Millelire, comandante del porto ma ribattezzato “Governatore” da Nelson, ne accoglie con tutti gli onori l’inviato a terra, il Contrammiraglio sir Richard Bickerton, tra i pochi a parlava italiano, il quale presentò le proprie credenziali e porse al governatore gli omaggi di Nelson, con l’invito di quest’ultimo di recarsi a bordo. lo ricevette nella sua casa posta all’angolo fra Cala Gavetta e l’attuale Via Vittorio Emanuele, avendo cura di affiancare alla solita sentinella “un compitante picchetto per presentare le armi“. Lo stesso giorno, il Millelire, è invitato a pranzo sulla Victory. Onori ricambiati: racconterà che “nell’ascendere al di lui bordo non solo mi ha ricevuto con due lunghe file di truppa sotto le armi …. ma vi ha aggiunto di più nove spari di cannone”. Durante il pranzo, ben più raffinato e consistente della modesta “suppa” cui il comandante maddalenino è abituato, Nelson non manca di precisare che la squadra è venuta per ottenere “qualche rinfreschi”. Ovviamente, a tali preamboli, seguirono anche le richieste per le quali estesero un dettagliato elenco. Dunque: la squadra navale era giunta nell’Arcipelago attraverso le Bocche di Bonifacio, proveniente dal golfo di Tolone, dove Nelson aveva lasciato alcune sue fregate a sorvegliare la flotta francese. E qui, è giusto descrivere un appunto riportato nel giornale di bordo e scritto di pugno dallo stesso Nelson…”Dall’Asinara a quell’ancoraggio, con il vento che soffiava da Longo Sardo – scriveva Nelson – fummo costretti a manovrare la Victory per ogni piede di percorso sotto le vele di gabbia con due mani di terzaroli”. Era evidente una cosa, che la sosta aveva anche un’altro scopo oltre che per gli approvvigionamenti quanto mai necessari. Era infatti nelle intenzioni di Nelson, vedere e conoscere di persona l’Arcipelago e di fatto, presa conoscenza diretta delle coste e dei venti, paventava l’idea di stabilire in codesto sito una base per la sua squadra navale. Bisogna altresì precisare che l’intenzione di far visita a La Maddalena, da parte dell’eroe di Abukir, era già stata preannunciata o quanto meno palesemente lasciata intendere dal Capitano Ryves, durante una delle tante visite che egli fece a suo tempo al comandante Millelire. Naturalmente, a seguito di ciò, fu inviato un adeguato rapporto diretto al governatore di Sassari…” può darsi il caso che il prelodato signor ammiraglio Nelson possa anch’egli fare qualche toccata in questi carrugi “. Il solerte Agostino di certo con questa missiva mise in allerta chi di dovere e di seguito proseguiva con solerzia …” onde dandosi il caso che ciò succedesse, e mettesse piede a terra, desidererei gli ordini di V.E. se ami che si saluti e con quanti tiri “. Ma per quanto fossero state solerti le sue richieste, egli non ricevette alcuna risposta in merito; semmai fu lui a ricevere di con tanti onori da parte degli inglesi… “e ben nove spari di cannone”. Agostino era si il Comandante dell’isola, ma è pur vero che egli, dopotutto, era un modesto subalterno e tale accoglimento da parte di Nelson, forse fu solo un deterrente per ingraziarsi le autorità locali, dopo tutto, era lui che aveva bisogno di assistenza. Comunque sia, per tutte e otto le soste che la squadra inglese fece nell’Arcipelago, l’Ammiraglio non scese mai a terra; quelli che invece scesero abbastanza spesso in franchigia furono i marinai e gli ufficiali, sopratutto per questi ultimi, che si recavano spesso a caccia nella Gallura. Tutto questo, ovviamente, procurò non pochi problemi, ivi compresa l’insofferenza dei pastori Galluresi. Purtroppo il comportamento non sempre disciplinato degli equipaggi si manifestò nella quasi quotidianità dei casi e questo, fu la causa di non pochi incidenti; oltre modo è risaputo quanto gli inglesi mal sopportino l’uso degli alcolici, e, a tal proposito, questo costrinse il Comandante dell’isola ad emettere un ordine del giorno, secondo cui ne proibiva la vendita…”ieri mattina, per richiesta da parte dell’anzilodato ammiraglio Nelson ho dovuto ordinare a questi abitanti, sotto la pena di rigoroso castigo di non vendere fuori della popolazione, e molto meno nel litorale della Gallura, vini rosolio, acquavite ed altre cose simili “. Va comunque tenuto presente che, all’epoca, la presenza di un così congruo numero di navi, raggruppava un insieme di perlomeno quattro – cinquemila uomini al che, in raffronto alla popolazione maddalenina che assommava a circa 1500 abitanti, creava un divario fin troppo evidente. Si può quindi ben comprendere quali difficoltà vi potessero insorgere. Basta pensare che la sola Victory allineava mediamente un equipaggio di oltre 750 uomini. Tutto questo però, non minò mai i sentimenti palesemente dimostrati dal Millelire nei confronti degli inglesi, in particolare modo verso Nelson. Ciò nonostante, pur mantenendo un decoroso distacco dovuto alla neutralità, tale situazione, non fu immune dal suscitare non poche rimostranze da parte dei francesi, dovendo questi ultimi, per ovvie ragioni, disertare le acque dell’Arcipelago e servirsi in dello scalo di Longosardo. La permanenza nell’Arcipelago, che sarebbe perdurata nel tempo con altrettante visite, dopotutto, costituiva un deterrente quanto mai utile al fine di contrastare o quanto mai intimorire, le scorribande dei corsari francesi che infastidivano l’isola; senza contare le puntate dei barbareschi che si alternavano frequenti e che da troppo tempo, razziavano sistematicamente le coste del territorio. A tal proposito, il Millelire, non tardò certo nel sensibilizzare il potente ospite all’annoso problema e quest’ultimo, dal canto suo, pur non promettendo nulla di assoluto, dimostrò interesse. Oltre a ciò, sulla tranquillità isolana incombeva ora anche un’altro potenziale giogo e che nell’immediato avrebbe sicuramente afflitto Agostino: gli eventuali disordini che potevano insorgere per il fatto che i marinai in questione, erano per mare da troppi mesi.

2 novembre

L’impressione ricevuta dal grande Ammiraglio inglese al suo arrivo nelle acque di La Maddalena fu a dir poco entusiasta, il 2 novembre, scrivendo al capitano Ryves, per ringraziarlo per le preziose carte nautiche che gli aveva fornito e per l’esattezza delle sue rivelazioni, concludeva dicendo “Questo è assolutamente uno dei più bei porti che io abbia mai visto (this is absolutely one of the finest harbours i have never seen). Ma la preoccupazione di Nelson, dopo aver verificato la validità dell’ancoraggio, da lui ribattezzato “Angicourt sound”, era quella che i francesi potessero cercare di denunciare la violazione dello stato di neutralità assunto dal re di Sardegna e tentare di impadronirsi dell’arcipelago privandolo così di una base che, con la sua posizione strategica e la promessa che aveva avuto di facili approvvigionamenti, che gli era ormai indispensabile. La prima sosta delle squadra inglese durò poco più di una settimana, infatti una volta trasbordato le derrate alimentari, Nelson levò le ancore dalla rada di Mezzoschifo e si diresse in alto mare; prima di salpare però, inviò una lettera al viceré tramite Agostino Millelire, dove evidenziava i suoi ringraziamenti e il suo rammarico, per non poter fare molto per allontanare i barbareschi. Così Agostino, nell’informare tempestivamente i suoi superiori dell’avvenuta partenza della flotta inglese, così scriveva…” L’anzinominato ammiraglio, un momento prima di sciogliere la vela, ha avuto la bontà di scrivermi una lettera di cui in sostanza gliene trasmetto copia con l’unita altra lettera a V.E. e nella suddetta diretta a me v’ho trovato inviloppata una medaglia d’oro contenente il di lui ritratto e la vittoria riportata al Nilo“.

4 novembre

E’ noto in tutti i porti del mondo che gli inglesi, in genere, mal sopportano l’alcol; lo stesso Napoleone, essendo personalmente astemio, quando a Sant’Elena ripercorreva la sua turbinata vita, non riusciva a capacitarsi del gran consumo di alcolici che facevano le classi elevate di oltremanica e la costante ubriachezza degli ufficiali inglesi. Nelson, ben conoscendo questo difetto dei suoi uomini vigilava rigidamente a bordo, ma poco poteva fare quando costoro scendevano a terra. Tuttavia, al suo arrivo a La Maddalena, sin dal primo colloquio avuto col Comandante Millelire, aveva invitato il ‘governatore’ ad emanare un bando che vietasse la vendita degli alcolici durante le soste della sua squadra. Difatti, Agostino aveva comunicato a Cagliari: “Ieri mattina, per richiesta da parte dell’anzilodato ammiraglio Nelson, ho dovuto ordinare a questi abitanti sotto pena di rigoroso castigo di non vendere fuori dalla popolazione, e molto meno nel litorale della Gallura, vini, rosolio,acquavite ed altre cose simili“. Vedi anche: Vacche per l’Egitto

7 novembre

In una lettera scritta a Malta da Nelson a Sir Alexander John Ball manifestato i suoi timori scrivendo: “Quest’ancoraggio e certamente uno dei migliori che io abbia mai conosciuto per la flotta; ma suppongo che i francesi, dopo che noi lo stiamo usando, vogliano prenderlo”.

9 novembre

Raggiunto lo scopo, verso mezzogiorno, Nelson e le sue navi riprendono il mare, ma tira un forte vento di ponente e cosi la flotta ritiene opportuno trascorrere la notte a ridosso di Porto Pozzo. Comunque l’Ammiraglio è entusiasta dell’Arcipelago e scrive ai suoi superiori: “quale mirabile porto è formato da queste isole” … “il nostro ancoraggio in Agincourt è assolutamente uno dei migliori posti che abbia mai visto”

Rifornimenti della sosta: 31 Ottobre – 10 Novembre 1803
(1 nov. un gruppo di marinai incaricato di recuperare l’acqua va a terra – 2 nov. 16 Tons2 di acqua, 19 barili di acqua – 3 nov. 10 manzi, subito uccisi, per un totale di 2.242 Lb. e ancora acqua – 4 nov. 26 Tons di acqua, 10 manzi – 5 nov. 25 Tons di acqua più altri 35 Tons di acqua – 6 nov. 10 manzi – 7 nov. acqua in quantità imprecisata – 8 nov. 12 manzi, 5.479 Lb. di cipolle – 9 nov. 62 manzi per un totale di 9.746 Lb. 5 vitelli per un totale di 280 Lb. – 25 agnelli per un totale di 280 Lb.)

La flotta sarda, che Des Geneys sta ricostituendo dacchè ne ha assunto il comando, comprende: la galera “Santa Teresa”, la mezza-galera “Santa Barbara”, il brigantino “San Vittorio”, la goletta “San Filippo”, le gondole “Bilanciella”, “San Placido”, “Ardita” e “San Maurizio” e lo sciabecco “Vittorio Emanuele”.

11  novembre

Nasce Giovanni Battista Millelire, un vero e proprio “figlio d’arte”. Ufficiale di marina. Nel 1825 prese parte alla spedizione della Marina sarda contro Tripoli; in seguito percorse una brillante carriera e durante la prima guerra di indipendenza al comando di una piccola squadra della Marina sarda riuscì a entrare in Adriatico e ad arrivare a Venezia prendendo parte alla difesa della città. Subito dopo prese parte al blocco di Trieste; in seguito fu nominato contrammiraglio. Figlio d’arte, perché suo padre Giovanni Agostino (1758-1816) era stato maggiore nelle regie armate sarde, e comandante dell’arcipelago della Maddalena dal 1798 al 1816; e perché lo zio Antonio (1765-1830) divenne direttore del regio arsenale ed ispettore di sanità a Genova; mentre lo zio Domenico (1761-1827) era stato un eroico nocchiero della regia  marina sarda, ammirato dallo stesso Nelson,  primo ad ottenere una medaglia d’oro al V.M., istituita da Vittorio Amedeo III- avendo vittoriosamente difeso, nel 1793,  l’isola della Maddalena contro gli attacchi della squadra navale francese del Direttorio, e ripetendosi poco dopo a Caprera; promosso ufficiale, divenne comandante di porto di Genova. Morì a Genova e venne sepolto a Staglieno, il 29 dicembre 1891.

2 dicembre

Agostino Millelire, “bussa a danari”. Scrivendo al segretario di Stato si lamenta: “non mi viene rimesso un soldo delle mie tenue paghe da due anni a questa parte, nonostante le tante promesse … eppure anche avantieri, per non far torto al mio Sovrano, alla mia patria ed al mio impiego, credei bene di dare la mia piccola suppa a dodici persone, la maggior parte inglesi“.

24 dicembre

Ha iniziato la seconda visita di Nelson. Anche stavolta imbarca “con licenza di real patrimonio” 42 buoi ed altri “rinfreschi di etichetta”. Ma la cosa non piace ai francesi e il Ministro degli Esteri Talleyrand se ne lamenta col Papa perché il Regno Sardo non sembra rispettare la “perfetta neutralità” proclamata dal Sovrano. I favori incontrati dagli inglesi a La Maddalena, a dispetto della conclamata neutralità, erano evidenti e le pesanti informative che pervenivano da parte del Commissario Generale Ornano e del Vice Console a La Maddalena Paolo Martinetti, a parte le azioni diplomatiche, fecero temere il maturare di nuove intenzioni dei vicini di impadronirsi delle “Isole Intermedie”. In quei mesi l’attività spionistica fra la Sardegna e la Corsica fu particolarmente intensa e ogni minimo movimento di truppe che avveniva nei porti dell’isola veniva riferito a La Maddalena quasi in tempo reale, mentre sulla riva opposta, come ebbe a scrivere Agostino Millelire “…per parte della Corsica vi sono delle persone che per così dire continuamente con il cannocchiale in mano”. E scontato poi che, i paesi neutrali in tempo di guerra, operavano alla Maddalena tutte le intellenges e non solo quelle dei paesi belligeranti, ma anche quelle di tutte quelle altre potenze interessate all’evolversi delle guerre napoleoniche. Nelson, dal canto suo, non mancò di segnalare la cosa all’Ammiragliato, e di ottenere il consenso di poter offrire il suo appoggio al governo sardo contro eventuali azioni militari dei francesi. In una lettera diretta al viceré, difatti scriveva, tra l’altro: “Credo necessario prevenire Vostra Eccellenza che nel caso che quest’isola fosse attaccata dai francesi, io ho l’ordine di fornire a V.E. tutta l’assistenza che dipenderà da me, al quale ordine obbedirò certamente con tutto lo zelo che è in potere di colui che è di Vostra Eccellenza il servitore il servitore obbediente e umilissimo. Nelson”.

Rifornimenti sosta: 24 Dicembre 1803 – 04 Gennaio 1804
(25 dic. 28 Tons di acqua – 26 dic. Acqua in quantità imprecisata – 27 dic. 28 barili di acqua – 28 dic. 67 barili di acqua, 93 puncheons di acqua – 29 dic. completato il rifornimento di acqua)