Correva l’anno 1804

La frequente comparsa nei paesi del bacino mediterraneo di epidemie di colera, peste, febbre gialla ed altri morbi oggi fortunatamente scomparsi, resero necessaria l’adozione di cautele sanitarie dettate da rigide disposizioni che regolamentavano gli approdi, le quarantene, il movimento delle persone e delle merci e l’istituzione dei lazzaretti e delle ronde sanitarie lungo i litorali. Particolare attenzione, poi, come emerge dalle numerose corrispondente tra le autorità maddalenine e la sede viceregia di Cagliari, doveva essere prestata ai movimenti marittimi nell’arcipelago e nelle coste nordorientali sarde, sia per la frequentazione costante di navi provenienti dall’estero, sia per la diffusa pratica del contrabbando con conseguenti approdi clandestini che sfuggivano ad ogni controllo. Nel 1799, a seguito dell’occupazione francese del Piemonte, Carlo Emanuele IV, asceso al trono dopo la morte del padre Vittorio Amedeo III, si trasferì a Cagliari con tutta la corte e poco dopo si recò con la famiglia a Firenze lasciando in Sardegna con funzioni vice-regie il fratello Carlo Felice, duca del Genovese. Proclamata l’assoluta neutralità della Sardegna, oltre alla costante del pericolo barbaresco, l’Isola, divenuta scalo delle navi delle potenze belligeranti e soprattutto di quelle corsare al loro servizio, veniva ad essere particolarmente esposta ai pericoli del contagio. Il 28 novembre 1804, Carlo Felice, constatata la necessità di salvaguardare la salute del regno emetteva un “Regolamento Pratico Sanitario”, che istituiva il Magistrato di Sanità nella capitale e il Deputato di Sanità nei principali porti, demandando l’applicazione delle norme sanitarie nei piccoli scali ai Ministri di Giustizia del luogo. Ed ecco quali erano, come recita l’art.1 del capo 4 del regolamento gli incombenti del deputato di sanità all’arrivo di una nave. “Arrivando ne’ Porti del Dipartimento ad ogni Deputato di sanità assegnato qualunque bastimento grande sia o piccolo, ancorché da guerra, nessuno eccettuato, provenga egli dalle coste di questo Regno, o da altrove, tanto suddito che estero, dovrà il rispettivo Deputato di Sanità recarsi immediatamente sul posto con competente numero di persone per collocare all’uopo le opportune guardie, onde impedire ogni comunicazione. Essendo il bastimento mercantile in distanza a poter parlamentare intimerà al capitano, o padrone del medesimo di dovere sotto pena di morte, e mediante suo giuramento dire la verità su quanto sarà interrogato. Indi prestato il giuramento dovrà immediatamente interrogarlo sul nome, cognome e patria, della denominazione del bastimento, del luogo da dove è partito, del tempo impiegato nella navigazione; se avesse in seguito rilasciato in qualche parte; se in tutti essi luoghi, o loro vicinanze vi fosse qualche morbo contagioso, che nel suo caso si farà spiegare; se vi fosse accaduta qualche morte con sospetto di contagio; se nell’atto della sua partenza, ed anche prima si viveva in buona e perfetta salute; quali mercanzie porti e da dove le abbia effettivamente prese; se pendente la navigazione siavi accaduta qualche morte nel suo bordo, e se siavi qualche infermo, e di qual malattia; e se cammin facendo avesse comunicato con qualche bastimento, in qual parte, di qual nazione questo fosse, e da dove procedesse. L’obbligherà a dare adeguata e specifica risposta su ognuna di esse domande, per poterne nel suo caso render conto al Magistrato di Sanità”.

11 gennaio

Con l’evolversi della storia, si arrivò all’ultima sosta di Nelson in quel di La Maddalena, i tempi incalzavano e la flotta francese aveva salpato le ancore. Bisogna dire che l’ultima sosta della flotta fu resa necessaria per sfuggire ad un violento fortunale sospinto dalla sferza del maestrale. Un’ultima sosta, questa, in cui il grande Ammiraglio si dedicò in prevalenza alla corrispondenza d’ufficio. Già nella precedente aveva espletato l’onere di scrivere per suo conto e fra i vari scritti da lui lasciati, troviamo una lettera indirizzata a Carlo Felice, nella quale intesseva la sua stima nei confronti di Agostino Millelire per la sua opera di governatorato: “Signore, non potrei partire dall’isola della Maddalena senza prima assicurare Vostra Altezza Reale che la condotta del Governatore Millelire è stata sempre così perfettamente corretta e strettamente conforme all’editto di neutralità di Vostra Altezza Reale, da meritare costantemente la mia perfetta stima. Pertanto mi permetto di sollecitare per questo eccellente governatore un segno di approvazione di Vostra Altezza col conferirgli un maggior grado, ciò che mi sarà di grande gradimento e soddisfazione”. Allo stesso tempo scrisse anche a don Antonio Biancareddu, parroco della chiesa di Santa Maria Maddalena, per ringraziarlo dei suoi servigi e già per fare cosa gradita alla sua comunità, recando in dono un crocefisso e due candelabri in argento quale segno di riconoscimento: “Reverendo Signore, tengo a chiedere che mi sia permesso di donare alla Chiesa di Maddalena un pezzo d’argento di chiesa come segno della mia stima per i degni abitanti e del mio ricordo per il trattamento ospitale ricevuto sempre da loro dalla flotta di Sua Maestà posta sotto il mio comando. Possa Dio benedirci tutti. Rimango, Reverendo Signore, Vostro molto obbediente servitore“. Ha con se 12 vascelli e una fregata; altre due fregate sono rimaste di vedetta a Tolone per spiare i movimenti della flotta francese. Nel primo pomeriggio, mentre a bordo delle navi è in corso una festa, appaiono improvvisamente sulle Bocche le vele delle due fregata esploratrici che segnalano l’avvenuta uscita della flotta francese dal porto di Tolone. La festa viene interrotta bruscamente, ogni uomo torna al proprio posto e l’intera flotta è pronta a partire in poche ore. Infuria il ponente, incombe il crepuscolo, quando la Victory si mette alla testa della flotta e raggiunge il Tirreno passando dal Passo delle Biscie e doppiando, subito dopo Capo Ferro. Nelson lascia per sempre le acque dell’Arcipelago per inseguire la flotta francese e va incontro al suo tragico destino. (Trafalgar)

19 gennaio

Alle ore tre pomeridiane del 19 Gennaio del 1804 quando tutto sembrava scorrere nella più assoluta normalità, nonostante il persistere del vento, apparvero a vele spiegate le fregate “Active” e “Seahorse” che Nelson aveva lasciato a pattugliare nelle acque circostanti il golfo di Tolone, recanti il messaggio tanto atteso: “The Enemy is at the sea” (Il nemico ha preso il mare). Nella quasi immediatezza susseguirono gli ordini e un improvviso brulicare di uomini si affaccendò sui pennoni, agli argani e alle manovre, e, alle 6.20 dello stesso giorno la flotta salpò scivolando velocemente attraverso il passo delle Biscie. Questo però è un punto quanto mai controverso perché nel libro di bordo della Victory è riportato che la flotta salpò sì il giorno stesso, ma nella notte fra il 19 e 20 Gennaio ed esattamente alle ore 03.20 per eludere eventuali sorveglianza da parte delle spie francesi. Quello che ne seguì da parte inglese, fu un inseguimento ad oltranza e infatti, conoscendo le intenzioni di Napoleone, Nelson tentò di intercettare la flotta francese nel sud della Sardegna, ma non fece a tempo. Peraltro, l’intento di trarre in inganno la flotta inglese, da parte di Villeneuve, inoltrandosi in Atlantico e facendo rotta verso le indie occidentali, per poi improvvisamente volgere la prua verso la manica a copertura dello sbarco, fallì. La causa è da ricercarsi nelle forti raffiche di maestrale che si abbatterono lungo la costa occidentale della Sardegna per cui, Villeneuve, riparò nuovamente a Tolone e Nelson, male interpretando le mosse dell’avversario, lo inseguì inutilmente attraversando lo stretto di Messina sino ad Alessandria. Niente. Nessuna traccia della flotta francese, solo dopo il suo ritorno a Malta, egli venne a sapere che il nemico aveva riparato nuovamente a Tolone così, il 29 Febbraio, Nelson ancorò al sua squadra nella rada di Pula, una quindicina di Miglia a sud-ovest di Cagliari. Mentre il Millelire scriveva questa lettera, Nelson, l’8 di Marzo si era trasferito con la flotta nella rada di Palmas, a ridosso dell’isola di Sant’Antioco. Nessuno sapeva dov’era, nemmeno gli stessi inglesi sapevano nulla. Sembrava inghiottito nell’ignoto e in mancanza di ulteriori notizie, tutti continuavano ad inviare lettere e dispacci a Maddalena. Intanto Agostino, come sempre solerte e attento, continuava a inviare dei corrieri in gran segreto nella sponda opposta, in Corsica, nella speranza di catturare notizie sulla flotta francese. Le notizie arrivarono frammentarie, ma ciò che si seppe fu che la flotta francese aveva lasciato nuovamente Tolone, ma non si sapeva che direzione avesse preso; solo più tardi, dopo la data del 16, si venne a sapere dal Capitano Campbel, comandante di una fregata inglese che era apparsa nell’isola, che la flotta francese era passata a ponente dello stretto di Gibilterra e che lo aveva superato il giorno 6 dello stesso mese di Aprile. La notizia fu immediatamente rimbalzata dal Millelire a Cagliari. La squadra inglese, ignara, brancolò nel mediterraneo ancora per un mese. Lo stesso Nelson apprese la notizia che la flotta francese era transitata in Atlantico, da una nave neutrale che aveva incontrato nel suo girovagare a sud della Sardegna. Ma le cattive condizioni del mare, ancora una volta, non gli permisero di varcare lo stretto, se non nei primi giorni di Maggio, il giorno 6.

Rifornimenti sosta: 18 Gennaio – 19 Gennaio 1805
(14 gen. acqua in quantità imprecisata, 20 manzi – 15 gen. acqua in quantità imprecisata – 16 gen. acqua in quantità imprecisata – 17 gen. 17 manzi, acqua in quantità imprecisata, legname – 18 gen. 18 pipes di vino, acqua in quantità imprecisata – 19 gen. 17 manzi)
Equivalenti: il Tons era una botte per l’acqua della capacità di 1.016 litri, non si conosce la capacità del barile una libre = 0,453 Kg. il pipes corrisponde a 105 galloni inglesi (circa 430 litri)

La flotta inglese nel periodo che va dall’Ottobre del 1803 al Gennaio del 1805 fece ben otto soste e in ognuna di esse, con un quantitativo di navi sempre diverso. Giusto a rendere l’idea, in quei frangenti, la sola Victory imbarcò un quantitativo di viveri e acqua di notevoli entità, e, per gli appassionati di statistiche, basta visitare la allegata. Va sicuramente detto che le mire di Nelson nei confronti dell’Arcipelago, andavano ben oltre la possibilità di effettuare delle semplici soste atte a rifornirsi. Il grande Ammiraglio aveva scelto La Maddalena sopratutto per la sua posizione geograficamente strategica anzi, considerava il suo approdo quanto mai versatile data la variabilità dei venti e il fatto che egli poteva avvicendarsi da ben due lati. Il fatto stesso che la Sardegna si incuneasse tra Francia e Italia, la poneva in un contesto geo-politico, che avrebbe sicuramente consolidato la supremazia britannica nel Mediterraneo… o almeno, secondo le prospettive di Nelson. Non a caso infatti egli aveva scartato sia Malta sia la Sicilia e puntava bensì ad assicurarsi la Sardegna. Del resto, sempre per gli stessi motivi, quest’idea, era entrata già da tempo nelle potenziali mire di Napoleone. Ma ciò a cui maggiormente ambiva Nelson, più che altro, era di poter annettere la Sardegna all’Inghilterra. Di fatti Nelson considerava La Maddalena uno dei più bei porti del mondo, per di più, a sole 24 ore da Tolone. E in tal senso si adoperò. Arrivò persino a dire che quest’isola…”valeva cento Malte” arrivò anche a proporre al proprio Governo di inviare un contingente di uomini per presidiare l’intero Arcipelago, previo il consenso del re di Sardegna; ma non ottenne nulla, cosicché pensò bene di proporre l’acquisto dell’intera isola di Sardegna. Aveva anche fatto i suoi debiti calcoli, predisponendo quella che, in termini economici, si potrebbe definire una sosta di analisi di bilancio su ciò che, in pratica, il sovrano ne poteva ricavare con le imposte. C’erano però delle circostanze che Nelson sottovalutava, ed era il fatto che il governo britannico aveva offerto ai reali di Sardegna tutto il suo appoggio, come altrettanto avevano espresso le potenze dell’asse anti-napoleonico, per di più, mantenendo la propria neutralità. Una volta riportata la Francia a più miti consigli, i Sabaudi avrebbero sicuramente ripreso possesso dei territori in terraferma dai quali, a suo tempo, furono costretti a lasciare dietro l’incalzare delle truppe napoleoniche, esiliandosi per l’appunto in Sardegna. E stava proprio qui il punto di non ritorno. Il fatto era, che i reali Sabaudi, potevano vantare il loro titolo proprio grazie al possesso del territorio stesso. Ma il re Vittorio Emanuele I° reclinò l’offerta, come reclinò la proposta posta in essere da Luciano Napoleone, fratello di Napoleone I, nonostante che quest’ultimo, in alternativa, avesse suggerito i territori di Parma e Piacenza. Cosa dire, nonostante che da ambo le parti siano state esercitate delle pressioni, peraltro lusinghiere, entrambi i contendenti non riuscirono ad assicurarsi queste isole quanto mai favolose, sopratutto per l’opera dissuasiva dell’allora capo del Regio armamento, il piemontese Giorgio Andrea Des Geneys. Come del resto non vi riuscirono più tardi gli americani. Cosa dire più di quanto la storia stessa non abbia già detto; alla fine non rimane che sottolineare, anche se a grandi linee, ciò che fortunatamente si avverò per la flotta inglese. La vittoria. L’intento di Villeneuve di disperderne le forze inglesi non poté essere attuato, per di più, Nelson, era ben al corrente delle strategie Napoleoniche. Però, a monte di tutto ciò, vi è anche un’altra considerazione che non deve essere dimenticata ovvero: se lo stesso Napoleone, accentratore com’era, non avesse preteso di comandare una flotta di navi come un normale esercito e se il suo Ammiraglio, avesse avuto sotto il suo comando uomini scelti e capaci e non millantatori, allora, la battaglia, sarebbe stata più ardua. Per come si sono svolti i fatti, la colpa di tale fiacchezza, era da ricercarsi nella stessa rivoluzione francese, che aveva ridotto la gente di mare alla stregua di uomini poco inclini alla disciplina e alla condotta delle navi stesse. Erano fin troppi gli ufficiali comandanti che vennero eletti, solo per compiacenza e non per capacità. Ecco! Forse le cose sarebbero andate diversamente; come diversamente sarebbero andate le vicende per l’intero Arcipelago della Maddalena, se Villeneuve fosse riuscito a riparare nuovamente nel Mediterraneo; forse la sua condizione geograficamente strategica sarebbe perdurata, accentuando negli inglesi quell’interesse che tanto aveva spalleggiato Nelson. Le cose invece non andarono secondi i disegni e la storia, ancora una volta, si differiscono dalle aspettative dei protagonisti. I francesi andarono incontro ad una colossale sconfitta, dopo la quale, la Spagna si dissociò, ragion per cui gli inglesi si attestarono nelle isole Baleari e La Maddalena, perse di importanza. Sopratutto perse il suo maggior sostenitore… il grande Ammiraglio Lord Nelson & Bronte, che con la sua strategia ottenne quella grande vittoria, che consolidò per oltre un secolo, la assoluta supremazia marittima della Gran Bretagna, ma che altrettanto sfortunatamente, Nelson, non ebbe la gioia di festeggiare. Il suo destino come sappiamo si compì nelle acque di Trafalgar. Ma ciò che rese leggendario questo marinaio, di per se, non furono solamente le grandi strategie che seppe mettere in atto o le grandi vittorie che egli conseguì; ciò che di lui si ricorda, fu anche la sua grande umanità nel trattare con i suoi ufficiali con i marinai e la sua diplomazia con la quale si adoperò nei contatti con i suoi pari; il suo carisma imponeva rispetto e obbedienza, pur senza quell’imposizione risoluta che spesso ha caratterizzato la vita degli uomini di mare. Di lui va ricordato anche la profonda abnegazione che egli aveva per la sua Inghilterra e per meglio sottolinearne il significato, basta rievocare il messaggio che prima della battaglia fece issare nei pennoni della Victory: “L’Inghilterra si aspetta che ogni uomo faccia il proprio dovere”.

10 febbraio

Il nocchiere con grado di piloto Domenico Millelire, decorato di medaglia d’oro per la difesa della Maddalena, fu promosso sottotenente di fanteria. Dieci giorni dopo il colonnello Gaetano De May, comandante della fanteria di marina, fu nominato capitano di vascello e di galera.

6 marzo

Carlo Felice scrive agli Stamenti facendo un quadro assai tristo delle condizioni delle finanze, raccomandandosi perché vi suppliscano con un contributo straordinario in modo di non aggravare gli agricoltori e le classi umili.
Gli Stamenti, riunitisi il giorno appresso, acconsentono ad una nuova imposta di lire 400.000, da ripartirsi tra gli ecclesiastici, i baroni , i pubblici ufficiali, i proprietari ed i capitalisti delle sette antiche città.

7 marzo

Assecondando la volontà del viceré gli Stamenti concedono al Tesoro un sussidio straordinario di 400 000 lire sarde, adottando per la nuova imposizione il criterio progressivo in luogo del tradizionale criterio proporzionale.

aprile

Il 17enne Domenico Cogliolo, di Andrea, marinaio di terza classe, nome di guerra “Il spiritoso”, in servizio sulla galera Santa Teresa in sosta a Napoli, disertò “preso da un colpo di malinconico amore“. Non si sa se l’amorosa malinconia era per la sua isola o per una giovane donna.

21 aprile

Il sovrano ordina di applicare ai reggitori dei feudi dei signori spagnoli la normativa che preclude agli stranieri l’amministrazione della giustizia.

16 maggio

Due ufficiali inglesi, scesi a terra per cercare alcuni marinai che ritardavano a tornare a bordo, recatisi in uno stazzo, li trovarono in preda ai fumi dell’alcol mentre tentavano di violentare la moglie del pastore Bachisio Fresi; questi, alle grida della donna, era accorso con altri vicini giunti armati a dargli manforte e nella sparatoria che ne seguì un ufficiale fu ucciso e l’altro ferito. Da La Maddalena fu subito spedito sull’altra sponda un drappello di soldati, ma alle ricerche dei colpevoli, datisi alla macchia negli impenetrabili boschi dell’entroterra, risultarono infruttuose. Il governatore di Sassari, avuta immediata relazione sui fatti, prima ancora che il Millelire ne informasse la corte viceregia, il 22 maggio si premurava a darne notizia a Cagliari: “Dal comandante di La Maddalena verrà V.S. più minutamente informata dello spiacevole fatto accorso nel Parau tra i pastori di quelli vicini ovili e li due uffiziali inglesi, de quali si è rimasto uno gravemente ferito. Dai rapporti che io ho avuto finora, mi risulta che avendo voluto violare la moglie del pastore Bachisio Fresi, e li marinari che erano al loro seguito prendere dagli altri ovili, formaggio, fucili ed altri effetti, i pastori abbiano fatto fuoco sugli inglesi, avendo ucciso un uffiziale e l’altro ferito,siccome che sia stato ancora ferito alla testa il suddetto Fresi“.

5 luglio

Sull’evento e sull’esito dell’azione, il 5 luglio 1804, da Cagliari, Carlo Felice riferiva al Re di Roma: “Alli 16 dello scorso maggio trovavasi la squadra dell’Ammiraglio Nelson nelle acque di La Maddalena, due uffiziali discesi a terra in una spiaggia della Gallura, detta il Parau, per cercare dei marinari precedentemente discesi, attaccarono una rissa con alcuni pastori nella quale furono ambi gravemente feriti, e temo che alcuno siane rimasto estinto. L’Ammiraglio ne ha dato riscontro al Comandante della Maddalena, che ha spedito immediatamente un distaccamento di regia truppa per arrestare i colpevoli ma inutilmente, essendo impenetrabili le montagne che abitano, nulla meno l’Ammiraglio si mostrò pago di tali movimenti. Ebbi però riscontro che la rissa fu cagionata dalle insolenze praticate dagli inglesi alla moglie d’uno dei delinquenti, i quali accorsero alle sue grida. Non potendo intanto rivolgere le mie cure che prevenire in appresso siffatti disordini, i quali sono sempre eccitati dalla gente di mare che dopo lunga navigazione tocca la terra , ho ordinato al comandante di Gallura che, al riscontro del ritorno ad alcuna di quelle spiagge della flotta suddetta, spedisca sul posto un distaccamento di dragoni incaricato di vegliare sul contegno di quelli abitanti”. Circa l’opportunità dell’invio di un presidio militare sulle coste di Palau il 29 maggio il governatore di Sassari aveva scritto alla corte cagliaritana: “Prevenuto com’è da codesta segreteria di stato il comandante provvisionale della Gallura di spedire alle spiagge, ove occorrerà di poter nuovamente approdare la squadra inglese, un distaccamento di dragoni per non occorrere agli gravissimi inconvenienti che ne potrebbero derivare nel calare in terra i marinai e commettere dei disordini, com’è recentemente accaduto nel Parau (Palau), non tralascerà, purché ne sia avvisato in tempo di prescrivere quelle misure che stimeranno più convenienti anche per far contenere nei loro limiti i pastori di quelle vicinanze e per impedire agli abitanti di La Maddalena a condurvi dei vini che vendono ai marinai suddetti”.

24 luglio

Il re approva la fondazione della Reale Società Agraria ed Economica di Cagliari.

15 settembre

Nell’estate 1803 i tunisini predarono la gondola Sardinia e una speronara con a bordo la moglie di De Nobili, imparentata pure coi Porcile. Alla fine del giugno 1804, arrivate a Cagliari le due mezzegalere acquistate a Napoli, il viceré e des Geneys decisero di effettuare una rappresaglia nel golfo di Tunisi con le tre unità maggiori (des Geneys, Gaetano De May e Vittorio Porcile) lo sciabecco (Giuseppe Albini) e la gondola Scoperta (Antonio Scoffiero). Visitata la costa di Ponente e lasciato lo sciabecco di stazione a Carloforte, il 6 agosto le altre 4 unità salparono con 586 uomini d’equipaggio. Rimasti a lungo alla fonda alla Galite a causa del vento contrario, l’11 settembre si appostarono a Capo Roux, dove sorpresero 2 corsari: uno fu incagliato e poi incendiato dall’equipaggio, l’altro affondato a cannonate dalla Scoperta che ebbe ucciso un fuciliere di marina. Spostatisi a Capo Farina, il 15 settembre usarono lo stratagemma di inalberare bandiera tunisina per attirare a tiro 2 corsari (una galeotta e un felucone con 2 obici, 4 cannoni e 87 uomini d’equipaggio). I due corsari subirono 14 perdite prima di arrendersi e furono poi rimorchiati alla Maddalena. Rientrata a Cagliari in novembre, la squadretta fu posta in disarmo. Il Conte Giorgio Des Geneys, Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro comanda una piccola squadra navale Sarda, inizialmente composta da due “lancioni” e dalla mezza galera “Santa Barbara”, cui nel 1803 si aggiunsero la galera “Santa Teresa” e le mezze galere “Aquila” e “Falco” cedute dal Regno di Napoli. Nel 1811, nonostante la povertà delle proprie finanze, Re Vittorio Emanuele I riuscì ad aumentare le forze e gli organici della Marina Sarda, confermando Des Geneys al suo comando con il grado di contrammiraglio. Riorganizzata la sua flotta in due squadre composte complessivamente di una galera, due mezze galere e quattro navi veloci di trenta metri (“Ardita”, “San Maurizio”, “Sardina” e “Bilancello”) il Cav. Des Geneys si dedicò soprattutto alla lotta contro la pirateria.

18 ottobre

Come si evince dalla lettera lettera di accompagnamento firmata Nelson Duca di Bronte, conservata nel Museo Diocesano, situato a pochi metri dalla chiesa, l’ammiraglio inglese donò due candelabri e un crocifisso d’argento alla chiesa di Santa Maria Maddalena.

26 ottobre

Nelson si apprestava a partire in missione; alle 10 del mattino la Victory levava le ancore e salpava alla volta del golfo di Tolone con al seguito l’intera squadra. La Maddalena sarebbe rimasta senza protezione e certamente la cosa non era sfuggita alle “Intelligens” che operavano nell’isola e che non mancavano, minuto per minuto, di riferire tutti i movimenti delle navi inglesi. Ma anche Nelson aveva i suoi informatori e pochi istanti prima di partire una lancia si staccava dalla Victory per portare a Georg Kocks, comandante della bombarda Thunder, che avrebbe dovuto seguirlo nella crociera, il seguente messaggio: “Segretissimo. Siccome ho avuto notizia che il nemico intende spedire tre navi corsare da Ajaccio, con un centinaio di uomini, per prendere possesso di sorpresa della città di La Maddalena, vi si ordina di rimanere con il vascello bombardiere di Sua Maestà sotto il vostro comando e restare all’ancora, presso questa città, nella posizione che giudicherete migliore, per proteggerla contro l’invasione del nemico. Dovete mantenere il Thunder pronto ad agire in ogni momento e, durante la notte, invierete le scialuppe nella posizione che giudicherete migliore per scorgere il loro avvicinamento e nel caso che attentino alla città, o l’isola di La Maddalena prenderete contatti col Governatore e gli darete tutta l’assistenza che sarà in vostro potere per la loro protezione e salvezza; non date alcuna spiegazione circa i motivi del ritardo nella partenza e del perché siete rimasto (Eccetto al Governatore e a Mr. Brandi che è console inglese), ma mantenete il più profondo segreto.” Nelson & Bronte. Nelle notti successive i maddalenini dormirono sonni tranquilli, ignari dell’incombente pericolo, maggiore di quello della tentata invasione gallo-corsa del 1793. L’attacco, che quasi certamente sarebbe avvenuto di notte, stavolta non doveva essere sferrato da truppe regolari che, come tali, avevano delle precise regole ed erano legate all’etica di guerra ma da pirati corsari assoldati come pirati; il che avrebbe significato morte e distruzione e per i sopravvissuti schiavitù e non prigionia. Ma i francesi certamente informati delle precauzioni prese da Nelson a difesa dell’isola, desistettero dal tentativo di inviare le navi corsare per mettere a ferro e fuoco la città che grazie a Nelson fu salva. Siamo certi, poiché dell’episodio non vi è alcun accenno nelle nutrite corrispondenze dell’epoca, che il Capitano Cocks, non avendo i francesi attuato l’impresa, ligio agli ordini ricevuti che gli imponevano di informare Agostino Millelire e il viceconsole avvocato Giovanni Brandi solo nel caso che l’attacco si fosse verificato, cessato il pericolo non ne fece cenno neppure a loro e che la cosa, celata negli archivi segreti dell’ammiragliato britannico, sia poi rimasta sconosciuta. I maddalenini, dunque, anche quando Nelson partirà definitivamente per concludere la sua esistenza a Trafalgar, non seppero mai quale grande debito di riconoscenza avevano contratto verso questo loro sincero amico e grande protettore.

28 novembre

Nel 1799, a seguito dell’occupazione francese del Piemonte, Carlo Emanuele IV, asceso al trono dopo la morte del padre Vittorio Amedeo III, si trasferì a Cagliari con tutta la corte e poco dopo si recò con la famiglia a Firenze lasciando in Sardegna con funzioni viceregie il fratello Carlo Felice, duca del Genovese. Proclamata l’assoluta neutralità della Sardegna, oltre alla costante del pericolo barbaresco, l’Isola, divenuta scalo delle navi delle potenze belligeranti e soprattutto di quelle corsare al loro servizio, veniva ad essere particolarmente esposta ai pericoli del contagio. Il 28 novembre 1804, Carlo Felice, constatata la necessità di salvaguardare la salute del regno emetteva un “Regolamento Pratico Sanitario”, che istituiva il Magistrato di Sanità nella capitale e il Deputato di Sanità nei principali porti, demandando l’applicazione delle norme sanitarie nei piccoli scali ai Ministri di Giustizia del luogo. Vedi anche: Le salvaguardie sanitarie