Correva l’anno 1818

Correva l'anno 181814 marzo

A Torino il manifesto camerale che pubblica la nuova tariffa generale delle dogane prescrive che per alcuni prodotti sardi il dazio d’importazione negli stati di terraferma sia ridotto a un quarto di quello dovuto per i prodotti della stessa specie provenienti dagli Stati esteri. Nel settembre del 1819 il provvedimento sarà adottato anche per i grani.

21 marzo

A Cagliari, in una città ormai in preda alla carestia e invasa da schiere di contadini affamati, viene aperto un ospizio per i poveri.

luglio

In una lettera scritta, e ovviamente autorizzata – come vuole la prassi – dal Console Generale sardo a Bastia, il Martinetti, illustra brevemente, con uno stile misurato, la grave situazione creata dal contrabbando e quella non meno grave, dovuta alla presenza – tanto in Corsica quanto in Sardegna – di molti malviventi. “Son pure autorizzato – egli scrive – sottoporre all’E.V. li clandestini e frequenti contrabbandi che si commettono sul bestiame dalla Sardegna in Corsica, e specialmente sul litorale di Bonifacio. Vedo con gran dispiacere defraudati i diritti del nostro Sovrano e inosservate le sue regie proibizioni. Mi crederei ben fortunato, se potessi riuscire ad estirpare un tanto scandaloso traffico e riparare il danno che soffre l’erario di S.M.“. A facilitare l’opera dei contrabbandieri concorre, secondo il Martinetti, la scarsa vigilanza che viene effettuata a La Maddalena e in altri porti della Gallura. Inoltre il tortuoso percorso che devono seguire i dispacci non consente, in caso di necessità, un immediato intervento delle navi guardacoste e delle altre forme di vigilanza. Bisogna – sostiene il Martinetti – assicurare celerità ai dispacci, ciò che si potrebbe ottenere autorizzando le autorità dei vari porti a corrispondere direttamente con la sede vice consolare di Bonifacio. Penso – scrive testualmente – che se l’incaricati della Maddalena e di altri porti che avvicinano questa città (Bonifacio) fossero più vigilanti potrebbero, se non distruggere, diminuire assai un simile e svantaggioso disordine. Potrebbero parimente (previo il placet dell’E.V.) corrispondere meco direttamente e segnalarci vicendevolmente tutti gli inconvenienti che si praticano sulle due Isole vicine, tanto nei contrabbandi, quanto dai malviventi che si rifugiano scambievolmente nei due Stati, ove trovano l’impunità dei loro commessi misfatti”. Che il Martinetti la ritenga una buona soluzione ai mali denunciati è provato dal fatto che, al termine della sua lettera al Viceré, ritorna sulla sua proposta. “Se mi permette, Eccellenza, ardirei proporle ad autorizzarmi stabilire qui un corrispondenza attiva tra me e il comandante di Longon Sardo e della Maddalena, per vie più facilitare la celerità e sicurezza dei dispacci che l’onorevole mia carica m’impone di far pervenire all’E.V. per tutto ciò che interessa il regio servizio”. Le considerazioni esposte al Marchese di Villamarina, e – in particolare – quelle intorno alla scarsa vigilanza che sul contrabbando si esercita a La Maddalena, trovano, un brevissimo ma significativo, cenno di conferma in un ulteriore lettera, indirizzata questa volta – al nuovo Viceré, Conte Thaon di Revel. Il 30 ottobre 1819. Il Martinetti, di sua iniziativa, si reca con una scorridora a La Maddalena. Il suo scopo è di “Tenere in vista la regia scorridora … affinché – sono sue parole – i contrabbandisti non abbiano tutto il campo aperto, molto più che tutti sanno che l’altra (scorridora) è corsa verso Cagliari…. . Per intendere bene il senso di questa operazione del Martinetti, bisogna riflettere sul fatto che la simultanea assenza di due scorridore non potrebbe passare inosservata a La Maddalena, do i contrabbandieri hanno sicuramente i loro informatori. Così stando le cose, per non lasciare piena libertà ai contrabbandieri, sarà bene – dice il Martinetti – “tenere in vista” almeno una scorridora, anche a scopo di monito. Ovviamente, anche nell’attività del Martinetti non mancano errori. Ma non si possono non riconoscere la fermezza dell’uomo nella lotta ad ogni forma di criminalità, l’attaccamento al servizio, la puntigliosa esecuzione degli ordini ricevuti. I suoi detrattori – persone colpite da qualche suo provvedimento o soltanto invidiose della sua posizione sociale – cercano di metterlo in cattiva luce nelle alte sfere del potere. Per difendersi, il martinetti ricorda ai suoi superiori la linearità della propria condotta. E’ costretto persino, per il regio servizio, a “stare con vigilanza della propria vita.”. E questa dichiarazione ci fa capire, da sola, in quale clima talvolta si trovi ad operare il Martinetti e sottolinea, anche, la serietà e l’impegno che egli mette nel suo non facile lavoro. Il contrabbando – fenomeno di vaste proporzioni e che va ben oltre la logica del semplice profitto – non può essere certo frenato e, tanto meno, sconfitto da un pur volenteroso e zelante viceconsole di frontiera. Dietro questa illecita attività si celano troppi interessi, in cui sono spesso mescolati anche coloro che, per l’ufficio ricoperto, dovrebbero esigere il rispetto della legge. Pensiamo – per il Settecento – ai ministri patrimoniali, ai torrieri addetti alla sorveglianza delle coste, persino a certa parte del clero, uomini e istituzioni che, in Sardegna, sostengono e alimentano il traffico clandestino fino a fargli assumere dimensioni preoccupanti anche sotto il profilo della perdita del pubblico erario. Pensiamo – per l’Ottocento – a certi rappresentanti di potenze straniere, come il Viceconsole inglese a La Maddalena, Brandi, che – giovandosi delle conoscenze che la sua carica gli consente e confidando nell’immunità diplomatica – organizza un imponente traffico clandestino per “rifornire di bestiame le navi britanniche e quelle dei corsari antifrancesi”. Per non parlare di altri fatti da lui commessi, come quelli – assai gravi – di pirateria ed estorsione.

2 agosto

Nella guerra di successione spagnola (1700-1713), si contrapposero i pretendenti al trono di Spagna Carlo III d’Asburgo (sostenuto da Gran Bretagna, Paesi Bassi, Asburgo, Savoia e Porto-gallo) e Filippo V di Borbone (sostenuto da Francia e Baviera). La nobiltà sarda si divise tra i due schieramenti. Prevalse il Borbone, ma l’antico Regno di Sardegna sorto a Bonaria nel 1324 passò agli Asburgo con il Trattato di Utrecht (1713).Dopo l’effimera riconquista spagnola ad opera del cardinale Alberoni, con il Trattato di Londra del 2 agosto 1818 la Sardegna passò ai Duchi di Savoia, precedentemente insigniti della Sicilia. In questo modo Casa Savoia, conquistando la dignità regale, entrava a far parte delle grandi casate europee e la Sardegna tornava nell’alveo per essa naturale della civiltà italiana. Il primo Viceré sabaudo, il Barone di Saint-Rémy entrato in carica il 2 settembre 1720 in nome di S.M. Vittorio Amedeo II di Savoia, doveva però giurare davanti agli Stamenti sardi di rispettare i trattati internazionali, i privilegi e le leggi dei precedenti governi, come stabilito dal Trattato di Londra.

10 novembre

Riutilizzando l’antico istituto della roadìa il viceré dispone che tutte le comunità rurali dell’isola eseguano coltivazioni collettive gratuite a favore dei Monti di soccorso. Il provvedimento inaugura una decisa politica di rilancio delle istituzioni montuarie.