Correva l’anno 1847

L’organizzazione delle classi in questi anni si ricava da una circolare dell’ispettorato generale delle scuole di metodica ed elementari del 1847, firmata da padre Michele Todde. Le ferie maggiori occupavano i mesi di maggio-giugno o settembre-ottobre, “secondo i diversi capi dell’isola”; nel corso dell’anno erano giorni di vacanza le domeniche, le feste di precetto (intero o mezzo), i giovedì. Le feste di Natale incominciavano la vigilia e terminavano il giorno dei Santi Innocenti; quelle di carnevale “Si restringevano agli ultimi giorni, le altre di Pasqua avranno luogo dal mercoledì santo fino al martedì dopo la stessa Pasqua inclusivamente“. C’erano le classi di studio possibilmente distinte con le materie stabilite dalle Regie Patenti del 7 settembre 1841.

27 gennaio

I lavori pubblici, che avrebbero potuto impiegare pietra tagliata, erano praticamente inesistenti: basti pensare che nel 1847 la prima pavimentazione di piazza di Chiesa fu eseguita con una sorta di cantiere di lavoro per disoccupati, reso possibile dalle “volontarie elargizioni dei più abbienti” che così garantivano occupazione per operai giornalieri ridotti alla fame in un paese che “languiva in critiche circostanze”. Sintomatica la preghiera rivolta dal Consiglio all’amministrazione statale perché pagasse con regolarità gli stipendi e le pensioni in modo da sollecitare un minimo di consumi e, quindi, di attività commerciali. Vedi anche: L’uso del granito prima del 1860

20 marzo

A Sassari viene fondata la Cassa di Risparmio.

ottobre

Sull’onda dell’entusiasmo risorgimentale che in quell’anno pervadeva l’Italia, a Cagliari e Sassari vi furono manifestazioni da parte degli studenti universitari e di alcuni ceti cittadini (impiegati, professionisti, commercianti) che chiedevano la cosiddetta “Fusione perfetta” tra la Sardegna e gli Stati di Terraferma, uniti fino ad allora soltanto dalla persona del Re. La richiesta fu portata a Torino da delegazioni delle città di Sassari e Cagliari e Carlo Alberto la accolse immediatamente. L’ultimo Vicerè Carlo Gabriele de Launay annunciò che il Sovrano “ha deciso di formare una sola famiglia di tutti i suoi amati sudditi con perfetta parità di trattamento”. Fu così abolita l’antica autonomia legislativa e amministrativa dell’Isola, fino ad allora dotata di un ordinamento giuridico separato rispetto agli Stati di terraferma. In tal modo il Regno di Sardegna, da Stato “composto”, divenne Stato “unitario” e conseguentemente furono abolite la carica viceregia e gli antichi Stamenti del Regno. Anche il “Codice feliciano” venne sostituito dai codici civile, commerciale, penale e militare promulgati da Carlo Alberto per gli Stati di terraferma tra il 1837 e il 1842. Con il “Regio editto per l’Amministrazione dei Comuni e delle Provincie” del 27 novembre 1847, il sistema amministrativo piemontese fu esteso a tutto il territorio sabaudo. Divisione e Provincia furono dotati di consigli elettivi. L’Isola fu ripartita amministrativamente in tre divisioni: Cagliari (con le province di Cagliari, Oristano, Iglesias e Isili), Nuoro (con le province di Nuoro, Cuglieri e Lanusei) e Sassari (con le province di Sassari, Alghero, Ozieri e Tempio). Lo Statuto concesso da Carlo Alberto il 4 marzo 1848, cui seguì l’adozione del Tricolore italiano quale bandiera del Regno e l’inizio della Prima Guerra di Indipendenza contro l’Austria, sanzionò quella fusione: “e l’isola inviò i propri figli a rappresentarla al parlamento subalpino, e molti volontari versarono il loro sangue sui campi delle guerre dell’indipendenza”.

29-30 ottobre

Carlo Alberto concede le riforme.

30 ottobre

S’istituisce in Sardegna il Consiglio superiore di sanità e si abolisce la giurisdizione dei Magistrati di sanità per il servizio marittimo.

2 novembre

Giuseppe Manno viene nominato primo presidente del Senato di Torino.

6 novembre

Il Consiglio generale del Comune di Cagliari chiede al sovrano che i popoli sardi siano «compresi nella lega italica doganale» e «pareggiati ai sudditi del Continente».

19 novembre

A Cagliari e a Sassari si svolgono grandi manifestazioni pubbliche per ottenere l’estensione delle riforme al Regno di Sardegna e per chiedere la ‘‘fusione perfetta’’ con gli stati di terraferma. La mobilitazione popolare continua nei giorni successivi.

30 novembre

Carlo Alberto, accogliendo le istanze dell’isola presentategli da una speciale delegazione degli Stamenti, sottoscrive a Genova l’atto di fusione.

3 dicembre

Un pregone del viceré De Launay annuncia ai sardi che il sovrano, «deferendo alle calde istanze delle Deputazioni degli Stamenti e di varie Città del Regno», ha deciso «di formare una sola famiglia di tutti i suoi amati sudditi con perfetta parità di trattamento».