Correva l’anno 1852

Anche in una regione periferica come la Sardegna, rimasta per certi versi ai margini dell’esperienza culturale illuministica e delle vicende politiche dell’Italia napoleonica, la nuova ansia di conoscere il proprio territorio si fa, nei primi decenni dell’Ottocento, particolarmente viva. Certo, nell’isola mancavano tutte quelle condizioni materiali, oggettive che, altrove, grazie ad apparati amministrativi moderni ed efficienti, avevano favorito un processo di rinnovamento degli studi geografici, attraverso l’introduzione del catasto agrario, di una scienza idraulica tesa allo sviluppo dell’irrigazione,di un rilevamento topografico del terreno per le diverse esigenze stradali e militari. In Sardegna, invece, la modernizzazione delle strutture agrarie sarà un processo tardivo e contraddittorio, il catasto verrà introdotto nel 1840, ma solo dopo il 1851 si sarebbe posto nuovamente mano all’opera. In questo contesto di arretratezza il grande e faticoso lavoro cartografico dello scolopio Tommaso Napoli mostra i suoi limiti proprio nella mancata soluzione del problema generale del tipo di proiezione.

Alla fine del Settecento l’ipotesi newtoniana sulla forma ellissoidale della terra costringe i geografi a sperimentare un sistema di misurazione del terreno più preciso, sia attraverso il calcolo astronomico e matematico, sia attraverso il metodo della triangolazione, della distribuzione dei capisaldi sul terreno, del perfezionamento degli strumenti di osservazione: sicché la carta del padre Napoli è come ha affermato il Baldacci, “l’ultimo prodotto di un sistema ormai scientificamente superato”.

Sarebbe però sbagliato sottovalutare il lavoro del cartografo sardo che dal 1796 al 1808 peregrinò nei paesi sardi per costruire la sua Nuova carta dell’isola e Regno di Sardegna, incisa da Domenico Guerra e stampata a Napoli nel 1811 (alla redazione definitiva partecipò anche Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, cartografo del re delle Due Sicilie, il più operoso geografo italiano della seconda metà del Settecento). Il padre scolopio, che secondo il Tola (il quale evidentemente non amava la sua opera) “mancava affatto di cognizioni trigonometriche ” e “misurava le distanze col passo del ronzino che lo trasportava da un paese all’altro”, ci ha lasciato anche dei piccoli trattati geografici sull’isola. Il disegno della Sardegna, firmato Vittorio Brambilla e datato 1819, conservato nell’Istituto Geografico Militare di Firenze, raccoglie una serie di precedenti rilievi cartografici sabaudi: per la parte meridionale dell’isola si serve dei lavori dell’abate Salvatore Lirelli, geografo del re, effettuati sulla costa sud-orientale nel 1792, per le coste galluresi utilizza i lavori idrografici dell’ingegner Lunel (1784-85). Tra il 1822 e il 1842 il Ministero della Marina francese promuove un’ampia ricerca idrografica sulle coste della Sardegna: il primo gruppo di rilievi comprende le Bocche di Bonifacio, Caprera, La Maddalena, Longon Sardo, il golfo di Arzachena; il secondo gruppo di carte e` dedicato interamente alle coste meridionali. Le carte nautiche esistenti erano piene di errori nei rilievi dei fondi marini che causavano con frequenza gravi disastri marittimi: il più famoso naufragio e` quello della fregata francese La Semillante che nel 1855, durante una tempesta, si schiantò sull’isolotto di Lavezzi nelle Bocche di Bonifacio e si inabissò con 2500 uomini (sino agli anni Sessanta dell’Ottocento nelle Bocche non vi erano fari). Lo studio idrografico dei fondali marini e delle coste sarde interessa anche la Marina di Sua Maestà Britannica: nel 1827 viene infatti pubblicata a Londra, a cura dell’Ammiragliato, la carta idrografica della Sardegna del capitano William Henry Smyth. Smyth e` un ufficiale della marina che durante le guerre napoleoniche compie due missioni nell’isola e, romanticamente attratto da quel mondo così lontano e diverso, vi ritorna per curarne una precisa carta geografica. Il lavoro di Smyth e` lungo, ma i risultati sono eccellenti nel perimetro costiero, nell’indicazione dei fondali, nella delineazione dei rilievi costieri, nell’abbondanza dei dati. Smyth e` inoltre l’autore di uno dei più bei libri di viaggio sulla Sardegna, Sketch of present state of the island of Sardinia, pubblicato a Londra nel 1828, con una piccola mappa dell’isola che riproduce la grande carta del 1827 (tradotto ora, col titolo Relazione sull’isola di Sardegna, nella ”Biblioteca sarda” della nuorese Ilisso). Nel 1823 Smyth aveva eseguito anche per l’Atlas del Voyage di Alberto La Marmora un bellissimo disegno a colori e una pianta della grotta di capo Caccia presso Alghero. Lo stesso La Marmora per la sua carta del 1845 trasse il contorno costiero e le profondità marittime dalla carta di Smyth, a cui fu legato da una lunga amicizia e che definì “idrografo provetto e instancabile “.Uno studio e un portolano sulle coste sarde del governo sabaudo e` la Guida della marina del litorale di Sardegna, edita a Torino nel 1843, opera del viceammiraglio conte Albini.

febbraio

Disordini studenteschi a Cagliari: il governo scioglie il Consiglio universitario.

6 febbraio

Muore a La Maddalena il parroco Antonio Addis, era nato ad Aggius nel 1782 da Pietro e Maddalena Piga e prima di arrivare all’isola era già parroco di Nuchis, con Michele Mamia Addis come vice.

24 febbraio

Nella sera di martedì grasso scoppiano in aperto conflitto malumori di vecchia data fra i cittadini di Sassari e i bersaglieri di stanza nella città: un caporale ucciso, 30 feriti.

29 febbraio

Il generale Durando, comandante militare dell’isola, pone Sassari in stato d’assedio, ordina il disarmo di tutti i cittadini e scioglie la Guardia Nazionale.

10 marzo

Con R.D. furono istituiti viaggi mensili tra Cagliari e Portotorres, lungo la costa occidentale dell’Isola, per mezzo di vapori della Regia Marina con lo scopo di trasportare la corrispondenza ed incrementare il commercio dei paesi che si trovavano esclusi dai collegamenti con la Terraferma. I risultati non furono soddisfacenti, poiché i noli riuscivano a compensare in parte le spese dell’olio e dei grassi necessari per la manutenzione dei macchinari, restando a carico del Governo l’ingente somma del carburante per l’importo di lire 42.000 annue. Di conseguenza, al fine di attenuare le spese di gestione, i viaggi durante l’anno furono ridotti a quattro, da attuarsi nei mesi di gennaio, aprile, luglio e ottobre. Il servizio cessò definitivamente il 18 dicembre 1858. Il rapporto tra il Governo e la Compagnia Rubattino & C. andò rafforzandosi con l’affidamento, in data 31 marzo 1853, del servizio di corrispondenza postale da Tunisi a Cagliari, e viceversa. I collegamenti erano effettuati con piroscafi postali, addetti anche al trasporto di passeggeri e merci, nei seguenti giorni: da Cagliari il 5 e il 24 di ogni mese e da Tunisi il 1° e il 12. A decorrere dal 1855 le partenze facevano capo a Genova e a Tunisi, con scalo all’andata e al ritorno a Cagliari, nei seguenti giorni: da Tunisi il 1° e il 15 di ogni mese, da Genova il 10 e il 25, con una traversata in 20 ore, salvo casi di forza maggiore.

9 aprile

Anche la città e il circondario di Tempio sono posti in stato d’assedio. I primi mesi dell’anno hanno registrato numerosi altri disordini, i più gravi dei quali a Bortigiadas (ucciso l’esattore) e a Iglesias (contro il sistema di pesi e misure).

14 novembre

In un rescritto, il re Ferdinando II stabiliva che tutto il bestiame vaccino e ovino proveniente dalla Sardegna fosse esente da tasse. Questo dimostra che la marineria ponziana aveva, già da quel tempo, contatti con la nostra isola. Anche la notizia, documentata dal Tricoli, secondo cui nel 1824 si trasferirono nell’isola di La Maddalena i ponzesi Cristoforo, Cotello, Coppa e Conte ci fa ritenere che fra la piccola Ponza e la nostra isola esistessero dei veri e propri rapporti commerciali. I pescatori ponzesi arrivarono prima ancora di trasferire le loro famiglie. Partendo da Ponza, con i loro pescherecci, questi uomini iniziarono ad arrivare già dall’inizio del 1900; costeggiando tutto il Lazio , salendo all’isola d’Elba e infine scendendo per la Corsica arrivarono in Sardegna. Le migrazioni dei pescatori ponzesi possono essere ricondotte a due motivazioni principali: in primo luogo la ricerca di coste pescose (specie di aragoste) che permettesse loro di guadagnare dal commercio del pescato; e in secondo luogo la raccolta di una buona provvista di pesce essiccato da portare a casa per essere consumato nei mesi invernali.

9 dicembre

E’ abrogato lo stato d’assedio a Sassari.