Correva l’anno 1869

Il Conte Francesco Aventi nel corso di un suo viaggio di studio sull’agricoltura, sbarcò a Spargi e incontrò Natale Berretta (un bandito perseguitato dalla legge sarda, approdato nei primi decenni dell’ottocento, il quale per anni visse nella macchia impenetrabile dell’isola, riuscendo a sottrarsi nelle periodiche ispezioni delle guardie, finalmente un giorno, dopo molto tempo, la sua innocenza fu provata ed egli fu assolto da ogni addebito; ma si guardò bene da lasciare quel paradiso terrestre. Vi costruì una casetta dove si installò con moglie e figli, e si diede alla pastorizia e all’agricoltura). Berretta era un vecchio e felice patriarca proprietario di oltre 200 pecore, 100 capre e 40 vacche. Aveva dissodato alcuni campi con la sua famiglia, dai quali ricavava quel tanto di grano e di vigna bastanti per i loro bisogni, e dichiarava di sentirsi il Re di Spargi e di non desiderare altro dalla vita. Nell’arcipelago a quei tempi v’era anche un minuscolo reame, rappresentato dalla famiglia Bertoleoni che nei primissimi anni del 1800 si installò a Santa Maria per pascolarvi il bestiame. I discendenti ne sono tuttora proprietari. La famiglia si costruì una casa-stazzo sulle rovine dell’antico convento dei monaci e si diede a colonizzare l’isola, facendone in pochi anni un eden. Poiché era numerosa, nel 1807 uno di loro, Giuseppe, migrò con pochi attrezzi e un sacchetto di sementi di cereali e legumi, e andò ad occupare l’impervia e fantastica Isola di Tavolara, davanti alla costa di Olbia. Quì costruì una casetta a un solo vano, il forno e un recinto per difendere l’orto dal bestiame. Entrambi i ceppi Bertoleoni prosperarono. Quelli di Tavolara ebbero la ventura di ospitare in una notte tempestosa Gioacchino Murat, nel 1815, e Re Carlo Alberto venuto per una battuta di caccia nel 1836, in quell’occasione si racconta che Paolo Bertoleoni, figlio di Giuseppe chiedendo all’ospite appena sbarcato chi fosse e, avendogli questi risposto di essere il Re di Sardegna, egli si presentò a sua volta dicendogli: “E io sono il Re di Tavolara”. Quando Carlo Alberto partì, dopo aver goduto la grande ospitalità di quella famiglia, Paolo gli donò per ricordo il trofeo della testa di una capra dell’isola, famose queste per avere denti del colore dell’oro. Il Re di Sardegna a sua volta gli fece pervenire dalla prefettura di Tempio una pergamena di convalida della proprietà dell’isola insieme con alcuni doni. Da allora Paolo Bertoleoni fece dipingere sulla facciata della sua casa uno stemma reale e si fregiò del titolo di Re di Tavolara. alcuni dei Bertoleoni di Santa Maria divennero uomini di mare e seguirono la carriera nella Marina, mentre le loro donne, rimaste nell’isola sapevano coltivare la terra, cacciare, pescare,; assunsero anche qualche pastore. Spesso esse rimanevano sole per mesi, specie quando d’inverno il mare si scatenava nelle Bocche, Santa Maria, che insieme con Razzoli è l’isola più lontana ed esposta dall’arcipelago, veniva investita da burrasche tremende e dalle raffiche dei venti settentrionali. Le donne allora si prodigavano per salvare naviganti in pericolo e la loro ospitalità era sempre a disposizione dei pescatori che, sorpresi dal mare grosso, dovevano cercar riparo nella splendida Cala di Santa Maria.

13 febbraio

Ultima esecuzione capitale per impiccagione a Sassari.

18 febbraio

Si spegne a La Maddalena, nel giorno del suo compleanno, Daniel Roberts. La data della sua morte, la sua età e il cordoglio della popolazione per la sua scomparsa sono lapidariamente ricordate da un appunto che Pietro Susini stese sul suo diario: “Morte del mio caro amico capitano Daniel Roberts addì 18 febbraio 1869 ha ori 2 1/2 dopo mezzo giorno di lui natalizio. Morì nell’età di anni 80 che fu compianto da tutta l’Isola della Maddalena”. Pochi anni prima della sua morte, essendo senza figli, Roberts aveva fatto testamento in favore di sir Hide Parker, al quale lasciava le sue proprietà, e dell’avvocato West al quale aveva destinato la biblioteca ed una somma di denaro. Entrambi i destinatari dei suoi beni morirono però prima di lui ed egli, non avendo altri eredi inglesi, con l’ultimo testamento lasciò tutti i suoi beni a un figlioletto di Pietro Susini, un ragazzo al quale si era particolarmente affezionato e che in suo onore era stato battezzato col nome di Daniele. Avvalendosi della collaborazione dell’avvocato West, che per anni curò i suoi interessi, aprì un’agenzia della compagnia di navigazione Rubattino, di cui pare fosse anche socio, e per almeno tre decenni tutto il traffico marittimo di La Maddalena venne da lui gestito; fu una florida attività che gli dette agiatezza e sicurezza economica. Divenne amico di Garibaldi e anche se non è storicamente provato, e sempre circolata voce che sia stato lui, su sollecitazione delle “intelligences” britanniche, a intervenire presso Giovan Battista Fouchè, amministratore della Rubattino, per il ”noleggio” dei piroscafi Piemonte e Lombardo con i quali doveva essere compiuta l’impresa dei Mille. Vedi anche: 18 febbraio 1869: muore Daniel Roberts

24 aprile

Nel 1869, il Governo Italiano, concludendo le trattative con la “Eastren Telegraf Company” di Londra, autorizzava la posa di un cavo sottomarino per le comunicazioni telegrafiche tra l’isola di La Maddalena (località Padule) e la Sardegna (Cala Stroppello). In tal modo si collegava La Maddalena con la Sardegna tramite sistema elettrico, il Morse. La posa del cavo sottomarino nel tratto La Maddalena (Cala Portese) Continente – Orbetello, per una lunghezza di 212 Km. e per una profondità massima di 1200 metri, venne eseguita dalla Società Pirelli con il Piroscafo posa cavi “Città di Milano”, nel periodo compreso tra il 24 Aprile e il 9 Settembre 1889.

23 maggio

La chiesa di Santa Maria Maddalena, probabilmente fin dal suo sorgere, ebbe un amministratore laico chiamato Economo o Priore il quale, oltre a gestire il piccolo patrimonio della chiesa, si occupava della manutenzione dell’edificio e delle spese per il culto. Dal 1831 al 1845 fu priore Giovanni Battista Millelire (padrone marittimo) e, dopo la breve parentesi di Giovanni Millelire, dal 1846 al 1867 fu priore Nicolò Susini Ornano (anche lui padrone marittimo). Nel 1867 avvenne l’istituzione della Commissione di Fabbriceria, organo collegiale in sostituzione del priorato, del quale aveva le attribuzioni. Membri della Fabbriceria della Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maddalena furono nominati: il sindaco Pasquale Volpe, il vicario cav. Michele Mamia Addis, Francesco Millelire, Luigi Alibertini, Giulio Zonza e Nicolò Susini Ornano (già priore). In data 30 aprile 1867 ci fu il “verbale di consegna dei pegni (che peraltro diede adito ad alcune richieste di chiarimenti) fatta dall’ex Economo Susini Ornano Cav. Nicolò ai sotto membri di Fabbriceria di questa Parrocchiale Chiesa”. La nomina e l’attività dei membri della Fabbriceria, sia per l’acceso anticlericalismo dell’epoca che per questioni più particolari (Nicolò Susini Ornano da priore fu declassato a membro della Fabbriceria) diedero vita a roventi polemiche con il Consiglio Comunale di La Maddalena. Nel 1869 il Consiglio, nel quale erano presenti numerosi liberali e massoni, aveva come sindaco Pasquale Volpe, cattolico, capo Fabbricere e Priore della Confraternita di Sant’Erasmo (costituita nel 1802 da una decina di marittimi). Gli altri membri del Consiglio Comunale erano: Bargone Pasquale, Bargone Antonio, Biaggi Vincenzo, Cogliolo Salvatore, Cuneo Giuseppe, Garibaldi Menotti, Gusmaroli Luigi, Dadea Quirino, Ferracciolo Giulio, Origoni Giacomo, Semeria Domenico, Serra Santo, Susini Francesco, Susini Nicolò. Il 23 maggio 1869 il Consiglio Comunale si riunì (assente, tra gli altri, il sindaco Pasquale Volpe, e presieduto dal consigliere anziano Santo Serra, facente funzioni di sindaco) per discutere “il ricorso” presentato dal consigliere Francesco Susini, concernente la reintegrazione del Comune “nelle proprie attribuzioni, lese nella parte massima che riguarda la sorveglianza che sopraintende alla Chiesa Parrocchiale”. Secondo il consigliere Susini la Commissione di Fabbriceria allora esistente, in quanto nominata “contro ogni disposizione delle vigenti leggi” era da considerarsi “illegale” e pertanto il Consiglio Comunale l’avrebbe dovuta “atterrare, e dare la sorveglianza della Chiesa a chi spetta secondo i canoni ecclesiastici, combinandoli colla vigente legislazione”. Il consigliere Susini chiedeva pertanto che venisse annullata la nomina e che il Consiglio si riappropriasse delle prerogative attribuitegli dalla legge. In buona sostanza denunciava e rimproverava al sindaco Volpe di essersi appropriato dei poteri del Consiglio Comunale, decidendo insieme al parroco Mamia Addis, i nomi dei Fabbriceri. Il Consiglio Comunale accolse le richieste del consigliere Francesco Susini. Con ‘Atto Consolare n. 7 del 23 maggio 1869’, considerato come “la Fabbriceria riguardi gli interessi di tutti i comunisti di Maddalena, che il Consiglio Comunale sia il solo che rappresenti tutti gli abitanti dell’Isola e che questo è investito del diritto di trattare e conoscere di tutti gli interessi inerenti e quindi di quelli della Parrocchia in che concerne la Fabbriceria …” Considerato che “un tal principio va poggiato dagl’art. 82 ed 83 della legge Comunale 20 Marzo 1865, allegato A in forza dei quali è stabilito espressamente che tutte le istituzioni fatte a pro della generalità degli stessi abitanti, e che gli interessi dei medesimi, quando questi ne sostengano le spese, dipendano dal Consiglio Comunale, se massime la Parrocchia non abbia mezzi sufficienti per tutto e il Consiglio Comunale debba supplire del proprio… Considerato che il prefato art. 83 sottopone all’esame del Consiglio il Bilancio ed il Conto dell’Amministrazione Parrocchiale … e che a lui solo compete di nominare Commissioni o proporre Commissari come meglio crede, e non al Sindaco, né alla Giunta, né tampoco ad alcuna altra autorità. Considerato che la legge sulle Commissioni di Fabbriceria non fu giammai estesa alla Sardegna, e che ora la è abrogata in tutto lo Stato Italiano, in forza della prefata legge 20 Marzo 1865 la quale ne retribuisce ogni diritto al Consiglio Comunale, di cui il Sindaco, soprattutto nel facti specie è semplicemente esecutore. Considerato che le Superiori Autorità, ecclesiastiche ed Amministrative, hanno il solo diritto di rendere esecutorie in materia affetti l’Amministrazione Parrocchiale, tutte le proposte del Consiglio, e che quando le medesime diedero una Commissione di Fabbriceria alla Parrocchia di Maddalena, infransero ogni disposizione analoga delle vigenti leggi, e manifestamente si arbitrarono, inconsulta la rappresentanza Comunale di atterrare la vigente consuetudine che avea forza di legge, di essere costantemente preposto a detta Parrocchia un PRIORE: per tali motivi DELIBERA AD UNANIMITÀ DI VOTI, di non riconfermare come legale la surrogata Commissione di Fabbriceria, arbitrariamente formata, ed intrusa contro il disposto degli articoli 82 ed 83 della legge 20 Marzo 1865 ed a fronte della vigente consuetudine che, come avente forza di legge dovea rispettarsi, la quale fino dall’impianto di questa Parrocchia, favoriva costantemente il PRIORATO, epperciò invariabilmente stabilisce di restituire le cose al primiero stato, ed implora vivamente il valevole braccio del Superiore Governo perché siano rispettati i diritti del sedente Consiglio Comunale nell’intendimento di farsi osservare le leggi e le locali consuetudini. Firmato: il facente funzioni di sindaco, assessore anziano Santo Serra; il consigliere anziano Susini Nicolò; il Segretario Comunale Giovanni Vincenzo Ortu. L’atto consolare n. 7 del 23 maggio 1869 del Consiglio Comunale di La Maddalena, con il quale si disponeva la soppressione della Fabbriceria della Parrocchia di Santa Maria Maddalena, venne dichiarato sospeso, in data 14 giugno, dalla Sotto Prefettura di Tempio. Su di essa si pronunciò, in data 18 giugno 1869 con Decreto n.76, il Prefetto della Provincia di Sassari, il quale ne decretò l’annullamento. L’interpretazione degli articoli 82 ed 83 della legge 20 marzo 1865 fatta dal Prefetto di Sassari fu assai meno estensiva di quella del Consiglio Comunale maddalenino. Ritenne infatti il Prefetto che dal contesto dei citati articoli “emerga chiaro che la competenza dei Municipi limitasi unicamente a sorvegliare ed esaminare i Bilanci ad i conti delle Amministrazioni della Chiesa Parrocchiali, sempre ché dessa riceva sussidi dal Comune, e giammai potrà estendersi all’amministrazione dei beni della Parrocchia i quali sono Amministrati dal Parroco, che potrà farsi coadiuvare da un Consiglio di Fabbriceria. Attesochè non dipende codesto Consiglio di Fabbriceria minimamente dal Consiglio Comunale come non vi si dipendono i beni che Amministrano, quello di Maddalena, mal si arrogò di sopprimere la Fabbriceria ivi esistente e nelle debite forme installata, con sostituirvi un suo prevosto. Ritenuto quindi che ciò facendo ha ecceduto le proprie attribuzioni in guisachè la presente Deliberazione è di piena diritto nulla”. Firmato il Prefetto Sazia. Quella Commissione di Fabbriceria, la cui nomina ed attività diede adito a tante polemiche, continuò così ad operare. Il 29 luglio 1880 il vescovo Filippo Campus, presente a La Maddalena per la sua terza visita pastorale, approvò il nuovo elenco dei membri della Fabbriceria sottopostogli dal parroco Mamia e così composto: Canonico Michele Mamia Addis, Volpe Pasquale, Zicavo Giovanni, Millelire Giovanni, Rivano Vittorio, Bargone Antonio, Zonza Marco Mario, Millelire Battista detto Mambrino.

2 maggio

«Domenica 2 Maggio. Oggi ebbe a sorprendermi a Maddalena una processione di belle donne abbigliate con lusso più che non mostrasse permettere un paese sì piccolo. «Seppi che l’isola in s’ è povera, ma è domicilio prediletto degl’invalidi e pensionati marini che spesso fra giorno si vedono seduti sulla piazza del Porto ragionando con piacere delle loro gesta ed avventure marine. E’ su questa piazza che i Maddalenesi costruirono una piccola piramide in pietra sulla punta della quale poggia una delle bombe lanciate dall’isola di S. Stefano dal giovane capitano Bonaparte, ad eterna memoria di quel glorioso fatto d’armi pei Sardi. «Seppi che ogni anno entrano in questo paese oltre a 100 mila franchi in pensioni. D’altra parte il vivere in Maddalena costa poco e si ha roba scelta specialmente in pane, pesce e vino. I paesani sono parchi assai ed amano nelle lor donne il lusso continentale. Trovai giusta la rinomanza della bellezza delle donne di quest’Isola. «Questa popolazione è eminentemente marittima, composta di donne, vecchi ed infanti, essendochè quasi tutti gli uomini validi servono alla marina reale, o su bastimenti di commercio, o navigano per conto proprio. «In quest’isola sonovi stabilite diverse famiglie continentali e qualche famiglia inglese, fra le quali il Sig. Giacomo Webber, ora assente. Desideroso però di vedere i suoi lavori agricoli, il di lui figlio accolse con cortesia la mia visita alla sua villa. Benché indisposto, volle servirmi di guida egli stesso.(…) «L’abitazione del Sig. Webber è elegante: offre tutti i comodi della vita ed ha le adiacenze necessarie. «Entrato nel recinto difeso da muri, alti sei metri, trovi un bellissimo e ricco frutteto di oltre 150 varietà delle più ricercate e saporite frutta fatte venire appositamente da vari paesi non curando la spesa. Il frutteto nell’interno del chiuso, è intersecato e difeso da siepi secche di fitte frasche alte due metri quasi labirinto ed a riparo maggiore dai venti per le piante fruttifere. «Essendo il terreno, specialmente presso il muro di cinta, popolato di formiche, il Sig. Webber se ne difende con ingegnoso modo. Isola egli, a così dire, ogni pianta con creta formando un circolo a guisa di piatto intorno al quale gira una scanalatura piena di catrame che le formiche non possono oltrepassare. «Oltre al ricco frutteto ammirai entro quel chiuso coltivati vari boschetti di cedri, aranci e limoni.(…). Visitai le belle e ben tenute sue vigne. Assaggiai vino bianco e nero di 14 anni, fatto colle viti della Parola le quali continuamente aumentano, mediante le cure del Sig. Webber, e di prodotto e di piante. Sì l’uno che l’altro vino era eccellente, ed il bianco liquoroso».

(da Francesco Aventi, Viaggio insolito nell’isola di Sardegna, Bologna, 1869.)

12 luglio

Nasce a Caprera, Rosa Garibaldi, di Giuseppe e Francesca Armosino, morirà il 1 Gennaio 1871.

28 agosto

Viene inaugurato il Regio Arsenale di La Spezia. L’inaugurazione avvenne, con una cerimonia, alla presenza delle autorità civili e militari e di centinaia di persone. Si attese il colpo di cannone di mezzogiorno e poi il Generale Domenico Chiodo dette il segnale per la demolizione dell’argine artificiale, che era stato posizionato all’imboccatura della Darsena. Circa 600.000 metri cubi di acqua defluirono tra gli applausi della folla.

ottobre

Esce in Corsica il giornale in lingua còrsa, “A Tramuntana Fresca e Sana”, sarà direto da Santu Casanova.