Correva l’anno 1871

1 gennaio

Muore la piccola Rosa Garibaldi. Il padre è alla guerra e la madre si rifiuta di consegnare la bara della piccola, che a termini di legge, dovrebbe essere seppellita nel camposanto della Maddalena. Respinge (con le buone e con uno schioppo) le insistenze del sindaco Tommaso Volpe e tiene il feretro in casa fino al rientro del Generale. Alla triste notizie si aggiunse un piccolo aneddoto accaduto tra Francesca Armosino ed una signora inviata dal Parroco di La Maddalena, con il compito di indagare sulle vere intenzioni della famiglia Garibaldi, riguardo il piccolo cimitero di famiglia, che trasgrediva le pubbliche norme sanitarie ed ecclesiastiche sulle sepolture, creato a Caprera dall’Eroe in seguito alla morte della piccola Rosa, secondogenita del loro matrimonio, avvenuta nel 1871. Mentre Garibaldi si trovava in Francia al comando dei volontari di mezza Europa, accorsi per difendere il governo repubblicano dalle mire dell’Impero Prussiano di Bismark, abbiamo una accurata ricostruzione nelle memorie della figlia Clelia Garibaldi, intitolate “Mio Padre” . In effetti, appena avuto notizia della morte della piccola, l’Amministrazione Comunale aveva predisposto in onore della bambina, il trasporto della salma nell’isola madre, predisponendone un corteo, sin da Caprera, composto da bambine vestite di bianco. Ricevuto un iniziale diniego da parte dell’Armosino, il sindaco, poche ore dopo, si presentava a Caprera alla casa di Garibaldi, per intimare il rispetto delle regole e la sepoltura del corpo nel Civico Cimitero. Sindaco di La Maddalena allora era Pasquale Volpe, che da una consultazione dei Registri dello Stato Civile dell’Anagrafe Comunale, in realtà faceva le funzioni di Sindaco in qualità di Assessore anziano, essendo succeduto nel dicembre del 1870 al Regio Delegato Straordinario Luigi Alibertini, a sua volta nominato da pochi mesi in sostituzione del Sindaco uscente Giulio Ferracciolo, Volpe ricoprirà tale funzione sino al gennaio del 1872 per essere quindi sostituito nel mese successivo dal nuovo Sindaco Salvatore Culiolo che durerà in carica sino al marzo del 1875. L’Armosino resasi conto della situazione, rimasta in casa con il padre, il fratello Piero e la figlia Clelia di appena tre anni, decide di barricarsi in casa chiudendo ermeticamente porte e finestre in modo che nessuno potesse entrare. All’intimazione del Sindaco Volpe con tanto di fascia tricolore, bene in mostra intorno alla vita e numeroso accompagnamento, «In nome della legge aprite o con la forza sfondo l’uscio!», la moglie di Garibaldi, che guardava da sotto le stecche di una persiana, tenendo fra le mani un fucile dell’eroe e facendolo passare fra una stecca e l’altra, replicava ad alta voce: «Garibaldi è in Francia, ma il suo fucile è qui; se non andate via immediatamente, io sparo!» . Il Sindaco e la delegazione sorpresi ed intimoriti da tanta determinazione si ritirarono in gran fretta. Al ritorno dalla Francia Garibaldi, tumulò, senza permesso ma in modo definitivo, la piccola Rosa, dando origine al piccolo cimitero tuttora meta delle visite e dei pellegrinaggi alla Casa-Museo di Caprera, dove verranno in seguito sepolti, Anita (figlia di Garibaldi e della domestica nizzarda Battistina Ravello), Teresita (figlia di Garibaldi ed Anita), Francesca Armosino ed i loro figli Manlio e Clelia, ultima ad essere sepolta nel 1959.

10 gennaio

Esce a Cagliari ‘‘L’Avvenire di Sardegna’’, «giornale politico internazionale», «organo della colonia italiana in Tunisia ». Diretto da Giovanni De Francesco, sarà pubblicato sino al dicembre 1893. Lo stesso pubblicò in prima uscita sulle colonne della testata il romanzo di Gavino Cossu, “La pazza della Maddalena” — che ne accolse nel 1871 la originale stesura in 42 puntate non consecutive (a. I, nn. 242-271, 274, 281-285, 287, 290-293, 295). Reminiscenze d’un viaggio fu impressa sul finire dello stesso anno in edizione monografica sotto il torchio di stampa della rinomata Tipografia dell’Avvenire di Sardegna, stamperia cagliaritana che undici anni dopo, nel 1882, editò dello stesso autore anche il ponderoso, e più popolare, Gli Anchita e i Brundanu. Stampato in ottavo su carta avoriata di bassa grammatura, il libro usciva in edizione ancipite, giacché priva di note tipografiche, ovvero senza l’indicazione di editore o tipografo, luogo e anno di stampa. Rilegato a filo in sedicesimo per complessive 298 pagine numerate, con testo composto in carattere minuto articolato in quattro parti più una «conchiusione» senza fregi né illustrazioni, il volume anteponeva al testo — con datazione «Cossoine 30 Settembre 1871» (medesima indicazione temporale che compariva in chiosa al testo) — una dedica «ai miei due cari amici Avv. Francesco Rugiu di Sassari e Med. Chir. Bernardo Gabba di Cagliari», in guisa del fatto che «lorquando, nell’ultimo scorso Agosto, di ritorno dall’isola di Maddalena, vi narravo i tristi fatti di Maria la pazza, mi ricordo che voi due m’invitavate di scriverne la dolorosa storia e renderla pubblica», e con l’avvertimento di «badare, più che all’importanza dell’opera, ai veraci sentimenti d’amicizia di chi la dettava». L’edizione, assoluta rarità per collezionisti bibliofili, è attualmente conservata in soli tre cataloghi pubblici regionali e nazionali, presso la Biblioteca comunale “Studi Sardi” di Cagliari, la Biblioteca universitaria di Cagliari e la Biblioteca universitaria di Sassari. Acquisizione ottica digitale dell’opera è altresì consultabile presso la Biblioteca di Sardegna di Cargeghe.

14 gennaio

Muore a 58 anni, Maggior Leggero, per aver mangiato dei funghi velenosi raccolti durante una partita di caccia; lasciò Giuseppina con tre figli e incinta del quarto. Dalla sua bocca non uscì mai una sola parola delle sue eroiche avventure di guerra, se non quelle dette balbettando a Garibaldi per giustificarsi di non aver potuto combattere anche in Sicilia. Qualcuno regalò dei funghi al Maggior Leggero. Probabilmente velenosi, si sentì male e vedendosi prossimo alla fine chiese ad una vicina di casa, certa Francesca Tosto, di chiamare il prete. Sorpresa, la donna indugiò, memore dei turbolenti rapporti tra i due. Poi andò a bussare alla porta della canonica. “Per tutto quello che mi ha fatto potrei rifiutarmi ma sono un prete e vengo” disse il parroco. “Vieni avanti Mamia – sussurrò sofferente Leggero -. So cosa lascio ma non so che cosa trovo”. E gli chiese perdono ricevendo, in punto di morte, i Sacramenti. Il fatto, tuttora raccontato da Antonio (Tonino) Conti, nipote di Francesca Tosto, da lui appreso dalla viva voce della nonna, è sostanzialmente confermato dal Registro Parrocchiale dei Morti. In data 14 gennaio 1871 è infatti scritto che “omnibus sacramentis munitus animam Deo reddidit” Giovanni Battista Culiolo, di Silvestro e Rosa Fiega, di anni 57 e 4 mesi. Non solo, risulta anche che ebbe regolare funerale con accompagnamento della Croce. L’atto è sottoscritto da Michele Mamia Addis, Vicario perpetuo. Il Maggior Leggero venne seppellito nel “Cimitero Vecchio”, sotto una lastra di graniglia. Nessuno ritenne opportuno onorarlo né con una epigrafe né con un cippo. Nemmeno Garibaldi, rientrato poco tempo dopo dalla campagna di Francia. Nello stesso registro parrocchiale non vi è traccia della morte di Luigi Gusmaroli, ex prete, anche lui fedelissimo del “Generale”, avvenuta senza Sacramenti. Per lui, e forse non a caso, Garibaldi dettò invece un’epigrafe (conservata nel “Cimitero Nuovo”), nella quale è polemicamente rimarcato che “svestì l’abito da prete, quando giovane in età di ragione, capì che non doveva essere della setta degli impostori …

12 febbraio

Garibaldi lascia il comando e raggiunge Bordeaux. Viene eletto Deputato di Parigi, Digione, Nizza e Algeri. Il  13 si dimette e raggiunge Marsiglia dove il 15 si imbarca per Caprera.

Dal 15 febbraio

Garibaldi risiede a Caprera da dove segue attivamente la situazione italiana ed europea e tiene una fitta corrispondenza. Nel 1872 muore Giuseppe Mazzini e Garibaldi scrive “Dietro il feretro del Grande Italiano sventoli la bandiera dei Mille”.

16 febbraio

Celebra il funerale della piccola Rosa, che tumula nel giardino di casa inaugurando senza alcuna autorizzazione sanitaria, il piccolo cimitero di famiglia, in cui oggi riposano anche egli stesso, la piccola Anita, Teresita, Manlio, Francesca e Clelia. Rimarrà a Caprera quasi ininterrottamente fino alla morte.

22 marzo

Il finanziere Giovanni A. Sanna fonda a Sassari la Banca Agricola Sarda.

1 aprile

Costituzione della “Società Reale per la Protezione degli Animali”. E’ noto il rispetto che Giuseppe Garibaldi nutriva verso la natura, manifestato con un esplicito affetto nei confronti degli animali e in una grande sensibilità nei confronti del mondo vegetale. Lo storico inglese Denis Mack Smith nella biografia su Garibaldi cita: “Più tardi si fece sempre più vegetariano; lo stretto contatto con la solitaria natura gli diede la credenza che gli animali e perfino le piante avessero un’anima cui non si dovesse nuocere”.
D’altra parte, Candido Augusto Vecchi in Garibaldi e Caprera, scrive: “Rispetta tutti dall’umile al grande. Mai l’ho sorpreso a dir male di alcuno. Sente per l’animale bruto quello che per l’uomo, e si duole dentro se una bestia è picchiata; e lo impedisce il triste atto, se mai si commette in sua presenza. Prova una voluttà nel piantare e nella coltura di utilità vegetabili; e si spiace se una pianticina sia calpesta o manomessa”.
Il 1° aprile 1871, Giuseppe Garibaldi, su esplicito invito di una nobildonna inglese, Lady Anna Winter, contessa di Southerland, diede incarico al dottor Timoteo Riboldi, con studio in Torino, di redigere lo statuto di una società per la protezione degli animali, annoverando la contessa come presidente, se stesso ed il medico come soci fondatori.
Nacque così la “Società Reale per la Protezione degli Animali” con ufficio provvisorio a Torino, al n. 29 di Via Accademia Albertina. Nel 1872 fu stampato dalla storica tipografia di Vincenzo Bona, uno statuto sociale stilato in lingua italiana, inglese, francese e tedesca.

agosto

Tratto dal romanzo “La pazza della Maddalena”: “L’Isola vive della sua povera economia”; a “…La Maddalena… non ci sono né vetture, né teatri…né circoli”, per le strade si notano le “….belle donne” delle quali si può solo dire: “…peccato che non abbiano dote”; gli asinelli sono “…le sole cavalcature…. rinvenendosi in tutta l’isola appena un paio di cavalli”. Eppure, sembrerebbe di poter affermare che la sua importanza in Gallura fosse già consolidata: esisteva, infatti, un collegamento marittimo diretto, da Livorno, che favoriva l’isola rispetto agli altri porti galluresi. Il Piemonte, la nave adibita a questo servizio, o meglio, il vapore, come la definì il Cossu, aveva evidentemente propulsione meccanica: per quei tempi, quindi, era una nave abbastanza moderna, e questo lascia presupporre che il trasporto di merci e passeggeri fosse abbastanza consistente, tanto da renderlo remunerativo. La società di navigazione che gestiva la linea era molto nota a tutti gli italiani, perché era quella che aveva fornito ai mille di Garibaldi le navi per la spedizione verso Marsala: la Rubattino. il servizio era bisettimanale.

1 novembre

Muore alla Maddalena, il garibaldino Andrea Traverso (fu Angelo nato a Genova) già residente all’isola della Maddalena, uno dei garibaldini che parteciparono alla spedizione dei mille.

31 dicembre

Nel 1871 la popolazione presente con dimora stabile è pari a 1.724 ab.; aggiungendo a tale risultato 190 unità con dimora occasionale, la popolazione presente è pari a 1.914 abitanti. la popolazione residente è di 1919 abitanti. In ripresa ripetto alla rilevazione precedente, anche tenendo conto dell’epidemia di colrea che aveva provocato diversi morti anche all’isola. Il censimento generale della popolazione della Sardegna fornisce, tra gli altri, i seguenti dati: abitanti, 636.660 (26,4 per Kmq.); analfabeti, 88%. La Maddalena al censimento risulta una popolazione residente di 1.919 abitanti, appena 18 in più del 1861. In Sardegna gli abitanti sono 636.660. La città appare articolata in due sezioni, evidentemente per utilità di rilevamento, ma anche per diverso aspetto topografico: sezione Marina e sezione Castelletto. Questa comprendeva il settore ad occidente della chiesa, che declina nell’attuale Via Cairoli. Una frazione di censimento, denominata Quarantena, comprendeva l’abitato sulla sponda occidentale di Cala Gavetta, là ove ‘è ora Piazza Saint Bon con i suoi diversi edifici. La frazione di Quarantena, così detta perché vi era il Lazzaretto, si era sviluppata sotto la protezione del Forte Balbiano.