Correva l’anno 1876

30 aprile

A pochi giorni dalla ‘‘rivoluzione parlamentare’’ che ha provocato la caduta dell’ultimo governo della Destra, muore a Roma Giorgio Asproni (era nato a Bitti nel 1807), giornalista e deputato, leader della Sinistra democratica sarda e personaggio di spicco della politica italiana.

1 maggio

Garibaldi invia un biglietto da Roma all’allora Sindaco della Maddalena, Chirri con il seguente testo: Illustrissimo Sig. Sindaco La Maddalena, io sarò fortunato d’appoggiare il Deputato Sulis in quanto riguarda il nostro caro paese della Maddalena. G. Garibaldi.

13 giugno

Nasce Giuseppe Millelire, detto Mambrì; Di antica famiglia isolana – i suoi antenati furono i celebri Domenico e Agostino – Giuseppe da Battista e Francesca Raffo. A battezzarlo fu il parroco don Michele Mamia Addis, i padrini furono Andrea e Mariantonia Raffo. Crebbe a Cala Gavetta, porticciolo di un paese di circa milleottocento abitanti, e fu lì che gli venne affibbiato il nomignolo che poi si portò per tutta la vita: Mambrì. Ebbe modo di studiare, presso le scuole religiose ed in privato e ai primi del Novecento fu assunto, come assistente d’ufficio, a Cava Francese, dalla Società F.lli Marcenaro e Grondona e vi rimase fino al 1905, anno della grande fornitura di granito per la costruzione del bacino di carenaggio di Malta. Alto di statura, magro sebbene fosse una buona forchetta, don Giuseppe Millelire indossava l’abito talare (e il tricorno in testa) con stile e austerità. Abitava in piazza S. Maria Maddalena in un appartamento di sua proprietà e possedeva un piccolo potere nel vallone di Cala Chiesa, nella parte alta verso Punta Villa. Lino Ornano, che da ragazzo spesso gli faceva da chierichetto, ricorda come all’epoca gli fosse proibito confessare sebbene celebrasse Messa e accompagnassi funerali. “Celebrava in genere la prima messa alle sei del mattino, nel secondo altare di destra, quello delle anime del Purgatorio, che aveva allora le balaustre di marmo come del resto tutte le altre cappelle, mentre nell’altare maggiore, ha detto privilegiato, si celebrava solo domenica e nelle ricorrenze importanti. Don Millelire – ricorda sempre Ornano – predicava bene, senza leggere, forbito nel linguaggio, con buona dizione. Era fiero di essere isolano di scoglio”. Lucia Pinna ci raccontò che una volta, in tempo pasquale, mentre benediceva le case, bussò alla porta di un miscredente dello Spiniccio il quale lo apostrofò. “Vattini Mambrì, chi ghi n’è ghjà monda di acqua und’a cisterna, nun gh’è bisognu puri d’à toa!” E lui per tutta risposta disse: “Si nun voi purtà rispettu pe’ l’abitu ch’indossu, poerami alumancu rispettu cummi vecchju isulanu!“. Guido Mura ricorda ancora come appunto “parlava spesso in dialetto, in maniera colorita ed immediata, con la battuta pronta e schietta, a volte azzardata, con toni e mimiche tipicamente isolani”. I rapporti di don Millelire con vice parroco don Maciocco furono buoni (di don Maciocco, il Cav. Guido Mura ricordava come passasse le giornate nella cappella di San Giorgio, col breviario in mano, pronto a ricevere le confessioni, un sacerdote semplice e buono che, afferma sempre Guido Mura “Ha conservato la fede e ha trasmesso la fede nell’Isola”), meno buoni furono invece i rapporti tra don Millelire ed il parroco don Capula (che Mambrì chiamava “u castiddhanu”). Don Capula lo incaricò della compilazione e del riordino dei registri e della sistemazione dell’Archivio Parrocchiale. Don Giuseppe Millelire nel dicembre 1943 fu trasferito a Baunei (diocesi di Nuoro). Rientrò nella diocesi di Tempio, richiamato dal vescovo Morera, cinque anni dopo, il primo aprile 1948 che lo nominò vice parroco di San Pasquale-Porto Pozzo. Ritornato a Baunei vi morì poco tempo dopo all’età di 76 anni il 18 aprile 1952 e lì fu sepolto.

14 agosto

Muore a Cassano Spinola (AL) il maddalenino Giovanni Battista Albini Ammiraglio, suo padre veniva da Villafranca, ma si era fermato nell’isola raggiungendo nella Marina Sarda il grado di Ammiraglio, diventando poi senatore del Regno. Fu Allievo della Scuola di Marina a Genova, partecipò alla prima guerra di indipendenza sotto gli ordini del padre. Nel 1860 ad Ancona l’episodio più ardito della sua carriera. E’ il 28 settembre, Ancona è presa d’assedio. Albini riesce a portarsi a 600 metri dalla batteria della Lanterna per demolirla. Ma la batteria e la casamatta erano bersagliate invano. Albini, chiese per segnale licenza d’attacco con libertà di manovra. Ottenutala, dirige sulla batteria, gli sfila a traverso, e giunto a tiro di pistola dalle batterie avversarie, gli scarica contemporaneamente tutti i pezzi di una fiancata, smantellando la batteria e provocando l’esplosione di una polveriera. La medaglia d’oro concessa dice: “Per il modo ardito e sotto ogni aspetto commendevole con cui si comportò all’assedio di Ancona”.

5 settembre

Muore la cavalla Marsala. Viene sepolta nella piana sotto la casa bianca con questa lapide. “Qui giace la Marsala che portò Garibaldi in Palermo nel 1860. Morta il 5 settembre 1876. Di anni 30”.

16 settembre

Il Consiglio Comunale, delibera n. 28 “Oggetto: Formazione di banchina lungo il littorale”. Sindaco Antonio Chirri, consiglieri: Pasquale Volpe, Francesco Millelire, Antonio Susini Origoni, Gio: Battista Serra, Luccioni Giov. Battista, Cesare Zonza, Marco Maria Zicavo.

18 ottobre

Il Sindaco Chirri, che gode di un periodo amministrativo piuttosto tranquillo, ordina, per una questione di squisita razionalità urbanistica, la demolizione della piramide di piazza 23 febbraio 1793, definita “di poco rilievo (…) perché di ostacolo per la comodità di passaggio degli abitanti, tanto più che è in sito molto frequentato (…) perché esistente in un punto che la larghezza della strada lascia molto a desiderare”. In effetti la piramide, costruita con sabbia di mare e calce, si sgretola continuamente e necessita di eccessiva manutenzione, peraltro con scarsi risultati. L’impegno nei confronti del consiglio e quindi della cittadinanza è quello di ricostruirla “in altro sito e collocandovi la bomba per ricordo del bombardamento fatto all’isola”. Di fatto verrà “sostituita” soltanto trent’anni dopo, ma per ricordare, come vedremo, Giuseppe Garibaldi.