Correva l’anno 1894

gennaio

Riportiamo, dalla relazione generale del progetto, redatto dall’Arch. Pierluigi Cianchetti e dall’Ing. Fortunato Gangemi, per il “Recupero funzionale ed adeguamento degli impianti alle norme vigenti della casa comunale”, ampi stralci delle vicende che portarono alla costruzione dell’opera: “Appena terminati i lavori del Mercato, ai primi del mese di gennaio del 1894, il sindaco Zicavo, mettendo l’accento sulla inadeguatezza del municipio, che allora si trovava in un fabbricato prospettante sulla Piazza della Chiesa, proponeva di utilizzare un’area in via Vittorio Emanuele, che il Comune aveva acquistato espropriandola a Culiolo Luca fu Matteo, per la costruzione ex novo di una sede comunale. Non ebbe neanche il tempo di fare la proposta che si andò a nuove elezioni ed il nuovo sindaco Giuseppe Volpe lasciò cadere l’iniziativa.
Si avanzò poi la proposta di recuperare terra al mare. La nuova Amministrazione, guidata dal Sindaco Culiolo, sulla scia di alcuni privati che per svolgere le loro attività avevano reperito nuove aree con riempimenti a mare, (com’era accaduto per la sede della Soc. di Mutuo Soccorso “XX Settembre” chiesta da Giuseppe Volpe o per la richiesta di Andrea Raffo, di utilizzare l’area alle spalle del Mercato) cominciò a sua volta a chiedere all’autorità marittima tutti gli arenili non utilizzati dal demanio statale. Quindi, mentre approvò la richiesta di Volpe, si oppose a quella di Raffo perché intravide, nel poter disporre dello spiazzo esistente ed in quello ottenibile coi riempimenti a mare, prospettive impensabili: non solo il passaggio della condotta fognaria per eliminare lo scandaloso problema della vadina centrale; non solo una piazza retrostante il Mercato per le operazioni di carico e scarico, ma anche la possibilità di realizzare, finalmente, la Casa comunale.
Caduto Culiolo per l’ennesima crisi, il nuovo Commissario governativo Valle commissionò all’ingegnere Giuseppe Franchetti di Sassari il progetto per la Casa comunale, che fu pronto per l’appalto nel mese di ottobre 1897 e l’ubicazione scelta fu quella della spianata ad est del Mercato.
Per ottenere il benestare dal Ministero della Guerra, il Valle barattò la cessione dell’area antistante il Quartiere, limitando l’uso pubblico alla fonte del Re e alla strada che costeggiava la spianata a sud.
Quando tutto già sembrava deciso, la nuova Amministrazione, questa volta guidata dal sindaco Zicavo, trovando già pronto e condividendo il progetto redatto dall’Ing. Franchetti, molto attivo in quel periodo nella nostra isola, lo approvò in Consiglio comunale in data 16 dicembre 1898, provocando le ire di Carlo Aiassa che, per protesta, presentò le dimissioni da consigliere comunale.
Il 16 gennaio 1899 anche l’Ufficio del Genio Civile di Sassari approva il progetto “relativo alla costruzione di un Palazzo Comunale nell’isola Maddalena”, ma soltanto l’8 luglio 1899 i lavori, dopo alcune contestazioni formali, furono aggiudicati all’impresa Muntoni Augusto e la direzione fu assunta dal geom. Antonio Cappai, dell’Ufficio tecnico di La Maddalena. Questi nel novembre dello stesso anno si recò dall’ing. Franchetti, progettista originario, per manifestargli alcuni inconvenienti che si erano verificati all’atto dell’esecuzione dei lavori, chiedendogli una rielaborazione del progetto generale. Evidentemente venne meno il rapporto di fiducia tra il progettista e l’Amministrazione perché, nel febbraio del 1900, il Consiglio Comunale, nell’approvare la relazione del geometra Cappai circa le variazioni da apportare al progetto, valendosi delle facoltà di legge, esautorò l’Ing. Franchetti reo di aver commesso alcuni errori che avevano di fatto provocato la sospensione dei lavori, ed incaricò l’Ufficio Tecnico di studiare e proporre le necessarie varianti, promettendo all’impresa un compenso speciale se avesse portato a termine l’opera entro il 1900. Nonostante questa vigorosa sferzata, il 14 luglio 1900 si stava ancora scavando per opere di fondazione del Palazzo, che nel frattempo si erano riempite di acqua di mare ed occorrevano delle macchine a vapore, appositamente attrezzate per l’estrazione. A maggio la questione finisce sul tavolo del Prefetto che scrive immediatamente al Sindaco, preoccupato di quanto scrivono i giornali circa “le infiltrazioni di acqua che sembra non siano state provvedute dall’ingegnere che ha compilato il progetto…”.
Il geom. Cappai, forse non all’altezza del compito affidatogli, allorchè si procedette al collaudo provvisorio di quanto realizzato da parte dell’ing. Domenico Ugazzi, incaricato dall’Amministrazione il 14 marzo del 1901, si risentì molto degli addebiti sulla conduzione dei lavori mossigli dall’ingegnere che lo portarono ad essere escluso dalla direzione alla quale fu prescelto proprio l’ing. Ugazzi. Questa circostanza provocò la sospensione dell’attività dal 1900 a metà del 1903 e l’opera fu portata a compimento solo nel 1905, dopo che furono introdotte tutta una serie di variazioni al progetto tra le quali: lo spessore maggiore dei muri; la diversa superficie e distribuzione di alcuni ambienti; le coperture e, cosa molto interessante, il prospetto sul lato sud, quello rivolto al mare, eliminando il portico, previsto dal Cappai, “… poiché ingombra la piazza. Sarei dell’opinione di sopprimerlo, sostituendovi una gradinata e costruendo un poggiolo che comprenda i tre finestroni del primo piano della Gran Sala. ….” cosa che venne puntualmente realizzata.
Liquidato il Muntoni, le opere di completamento furono affidate all’impresa Andrea Raffo fu Lorenzo, con atto di sottomissione del 14 luglio 1903, che avrebbe cominciato il 15 agosto e terminato il 2 marzo del 1904. A causa delle numerose proroghe chieste dall’appaltatore, solo nel
mese di aprile 1904 si festeggiò la copertura del tetto. Nel dicembre del 1904 il palazzo fu ultimato anche se mancavano i balconi e le balaustre di marmo ordinate dal continente. Fu così disdetto il contratto con Tomaso Volpe, nei locali di proprietà del quale in via Principe di Napoli erano stati ospitati gli uffici comunali negli ultimi anni. Fu anche stipulato un vantaggioso contratto con il Ministro delle Poste e Telegrafi per la cessione in affitto, per 1.500 lire annue, dell’intero piano terreno, previo trasformazioni da effettuare nel minor tempo possibile.
Nel gennaio del 1905, dopo circa dieci anni di gestazione caratterizzati da comprensibili, per allora, difficoltà tecniche, da decisioni che parevano definitive, da revoche, da varianti, finalmente i grandi portoni del Palazzo ridisegnato dell’ing. Ugazzi, si aprivano per accogliere consiglieri e Sindaco, giustamente fieri della nuova “Casa comunale”, della sua funzionalità e perché no!, anche della sua eleganza.

8 aprile

La nuova realtà maddalenina di fine secolo XIX, in piena evoluzione economica e urbanistica, aveva bisogno di una adeguata sede del Municipio in quel momento ridotto in una condizione di ristrettezza e addirittura “indecente”. Dopo qualche tentativo nel 1894, non maturato per beghe politiche, due anni dopo il consigliere comunale Angelo Perugia propose di utilizzare la struttura appena costruita del mercato, elevando un piano. Difficile risultò individuare la nuova ubicazione del mercato, che Perugia proponeva nell’immobile ubicato in via Vittorio Emanuele e donato al Comune dagli eredi di Agostino Millelire. Dalle carte catastali pare essere proprio quello in cui trovò sede la Società di Mutuo Soccorso “Elena di Montenegro”. Il progetto non superò il controllo degli organismi superiori, e gli amministratori si rivolsero ad utilizzare un’area degli ampi spazi da sottrarre al mare di fronte allo scalo di S. Erasmo. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Culiolo con il riempimento di quella vasta area prevedeva di risolvere la questione fognaria legata alla grande vadina, di recuperare una piazza dietro il mercato e avere l’area di sedime per il nuovo municipio. Nel frattempo il sindaco Culiolo lasciò il posto al Commissario governativo Valle che con procedure accelerate ottenne il nulla osta del Ministero della Guerra (barattando la spianata del Quartiere e la fontana del re). Lo stesso Commissario affidò il progetto all’ingegnere sassarese Giuseppe Franchetti che lo approntò per l’ottobre 1898, prevedendolo a levante del mercato nonostante la furibonda opposizione di Carlo Ajassa che lo voleva a Cala Gavetta nei pressi del palazzo Zicavo (oggi Banco di Sardegna). L’appalto fu vinto dalla ditta Muntoni che iniziò i lavori in un ambiente agitato che produsse molte varianti al progetto e determinò la rinuncia di Muntoni all’appalto. Fu necessario anche rimettere mano a un nuovo progetto, che stavolta fu affidato all’ingegnere comunale Domenico Ugazzi. I lavori, affidati alla ditta isolana di Andrea Raffo, ripresero nel 1903 e già nell’aprile 1904 il completamento del tetto fu celebrato con il pranzo delle maestranze. Nel dicembre successivo le opere murarie erano concluse e si soffrì un ritardo della consegna delle balaustre di marmo dei balconi. Nel frattempo si diede disdetta del contratto di affitto con Tomaso Volpe per l’affitto dei suoi locali di via Principe di Napoli che ospitavano gli uffici comunali. Alcuni mesi dopo il nuovo palazzo comunale era in funzione ed oltre i propri uffici, ospitò nel piano terra anche le regie poste.

maggio

Esce nelle edicole “La morte del pesce: il pesce in farmacia”. Numero unico umoristico, è pubblicato a La Maddalena ma stampato a Cagliari. Suo intento era di essere “un pesce di aprile”, ma ritardi nella pubblicazione ne posticipano l’uscita a maggio con un nuovo titolo. La maggior parte degli articoli consiste in versi satirici rivolti a personaggi contemporanei della Maddalena, firmati con pseudonimi vari. L’ultima pagina ospita un racconto sentimentale a firma V. Preti. La veste tipografica è particolarmente curata: gli articoli sono inframmezzati da silhouettes, la pagina è divisa in tre colonne. L’illustrazione di un asino ragliante che calpesta un pesce accompagna il titolo.

26 luglio

Nasce a La Maddalena Angelo Zacchera. Fu tra coloro che vennero chiamati, ventenni, allo scoppio del conflitto e venne inquadrato nel 64° Reggimento Fanteria, che insieme al 63° formava la Brigata “Cagliari”. Purtroppo Angelo non avrà modo di vedere a lungo la guerra, cadrà infatti colpito a morte durante un combattimento il 4 luglio, poco più di un mese dopo la dichiarazione di guerra. Aveva 20 anni.
Alla memoria gli venne concessa la medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: 
“Costante esempio di coraggio e di noncuranza del pericolo, lasciava la vita nel combattimenti”.

28 luglio

Viene inaugurata ad Alghero, la statua di Giuseppe Manno, il piedistallo della statua è di granito estratto nella cava di Cala Francese a La Maddalena. L’opera, alta 3 m e 20 m, fu realizzata da Pietro Canonica, scultore (Moncalieri 1869-Roma 1959). Allievo dell’Accademia Albertina di Torino, vinse nel 1892 su 14 concorrenti il concorso per la realizzazione. Il Canonica, fu anche musicista: compose alcuni melodrammi, tra i quali La sposa di Corinto e Miranda, tratto da La tempesta di Shakespeare.

6 agosto

Lascia Genova la nave idrografica Washington al comando del capitano di fregata Gaetano Cassanello per l’annuale campagna che sarà svolta nelle acque dell’isola La Maddalena, del Golfo di Napoli e del Basso Adriatico con rientro nel porto ligure il 2 ottobre. Sarà l’ultima campagna idrografica dall’ormai anziana unità che successivamente trasferita a Spezia, sarà posta in attesa del disarmo al servizio della difesa locale quale nave addetta al trasporto di torpedini.

10 settembre

I signori Domenico Demeglio, Anna Maria Chiozzi vedova Azara, gli eredi Tartaul, gli eredi del generale Battista Millelire (tutelati dal generale Pietro Sery) e Francesco Susini citano in giudizio il Comune per i danni provocati dalla costruzione del “cisternone” di Piazza Santa Maria Maddalena. Costoro, che possiedono case nei pressi della piazza, lamentano lesioni alle volte, alle fondamenta e alle scale delle loro rispettive case, provocate dai “lavori di scavo con la forza meccanica delle mine”, che come conseguenza avevano determinato alle ore 16.00 del 10 settembre 1894, “scosse più o meno violente negli edifici”. I privati paragonano tali scosse, trasmesse dal granito molto compatto, a quelle del terremoto. I lavori della cisterna di piazza di Chiesa hanno avuto inizio, in maniera documentata, proprio il 10 settembre 1894 e vennero consegnati finiti, tra mille polemiche ed una serie di strascichi giudiziari, il 30 luglio 1895. Un attestato dell’assistente Sebastiano Baffigo dichiara che “il calcestruzzo gettato fra la montagna, gli speroni e la muratura perimetrale del cisternone risulta di casse sessanta, pari a metri cubi trenta; per ogni impasto di tre casse si ebbe il calo di metri cubi 0,15, per cui, con venti impasti si ebbe un calo complessivo di metri cubi tre. Pertanto il calcestruzzo effettivamente gettato fu di metri cubi ventisette”. La portata del “cisternone”, come si può vedere nella foto della copertina, dell’elenco dei pozzi e cisterne nei limiti entro il paese, è di 500 metri cubi.

12 settembre

La Direzione compartimentale dell’Amministrazione dei Telegrafi dello Stato, con sede a Cagliari, il 12 settembre 1894 indirizzò una nota al Comando militare marittimo di Maddalena con la quale chiedeva un locale più spazioso ed adatto per attivare nuovi e più moderni servizi telegrafici, dal momento che quello affittato fino ad allora dal Sig. Volpe Pasquale era diventato ” (Omissis) … troppo ristretto e insufficiente al bisogno ognor crescente di codesta Piazza … “ ottenne il favore di poter occupare, di li a poco, non solo il padiglione alloggio esistente, ma tutta l’area retrostante compresa tra la via Enrico Dandolo e l’area laterale alla palazzina degli uffici e alloggi del Genio militare. La Direzione compartimentale dell’Amministrazione dei Telegrafi dello Stato, nel frattempo, aveva attivato il competente Ministero perché, di concerto con quello della Marina, svolgesse buoni uffici per far si che il Comando di Maddalena, nell’interesse dell’erario, del servizio telegrafico e anche di quello della Difesa, mettesse a disposizione uno dei tanti locali di sua proprietà. Dopo un’attenta ricognizione e considerato che il fabbricato in questione era l’unico situato al “confine tra la città civile e quella militare” (non a caso l’ingresso prospettava su via Dandolo e le finestre esterne, sia quelle prospettanti sulla piazza che all’interno del giardino di proprietà militare, erano dotate di robuste inferriate) e quindi favoriva una indubbia “privacy”, il Comando Marina in data 19 settembre 1894, una settimana dopo la richiesta ufficiale, fece formulare dalla Direzione Straordinaria del Genio militare la proposta di cedere all’Amministrazione delle Poste e Telegrafi non solo il fabbricato, costruito come s’è detto per alloggiarvi il Corpo di Guardia e qualche impiegato dell’allora palazzina della Direzione del Genio, ma anche parte del terreno libero retrostante, dal momento che secondo le esigenze manifestate  dall’Amministrazione dei Telegrafi dello Stato “ (Omissis) … Il locale dovrebbe constare di almeno tre stanze attigue delle quali una piuttosto ampia per gli apparati ed una quarta anche appartata per uso di Magazzino. “. L’Ufficio delle Poste e Telegrafi si trasferì nel fabbricato prontamente messo a disposizione dalla Regia Marina, mentre si diede corso alla sua ristrutturazione ed ampliamento solo il 31 dicembre del 1895 quando, con contratto a trattativa privata, i lavori furono assegnati all’impresa Pacifico Galaspini per la somma di £ 2’000. La situazione rimase immutata fino al momento in cui per il Municipio di Maddalena divenne indispensabile regolarizzare la viabilità in quella zona della città, troppo mortificata dalla ristrettezza del tracciato tortuoso di via Dandolo, e dove ormai erano sorti fabbricati che andavano assumendo sempre più importanza, non ultimo l’Istituto San Vincenzo.

24 ottobre

Umberto I e il principe ereditario visitano La Maddalena e Caprera.

12 dicembre

Con D.M. il deputato Francesco Pais Serra viene incaricato di compiere un’inchiesta «sulle condizioni economiche e sulla sicurezza pubblica in Sardegna»: causa immediata la ‘‘grassazione’’ di Tortolì e altri episodi di banditismo (fra cui, nell’anno, il sequestro, in Barbagia, di due commercianti francesi).