Correva l’anno 1901

Con l’apertura dei grandi cantieri per la costruzione della piazzaforte militare, aumentarono a dismisura anche i traffici marittimi che collegavano Maddalema con Sardegna e con altri porti italiani. Il colosso armatoriale che fu la “Navigazione Generale Italiana”, faceva approdare varie navi, tra cui il piroscafo Africa, Egitto, Adriatico, Candia e nel 1901 entrò in servizio il “Postalino”, un piroscafo che assolveva giornalmente al trasporto di merci e passeggeri che dovevano recarsi a Golfo Aranci per proseguire in treno per Cagliari o per Sassari. Intenso era il traffico merci destinate ai vari presidi militari, alla popolazione maddalenina e anche ai dirimpettai galluresi che all’epoca si rifornivano nella nostra isola. A tale traffico portuale corrispondeva un intenso traffico cittadino, carri e carretti, sia a trazione manuale che animale, provvedevano al carico e scarico merci e al loro trasporto all’interno dell’abitato o verso i luoghi di lavoro. “Per dare un’idea del brusco incremento che riguardava le quantità di merci transitate a La Maddalena, nel triennio 1885-1887 la quantità di merci transitate a Cala Gavetta erano 3.000 tonnellate, nel triennio 1889-1891 si arrivò a 32.000 tonnellate“.


3 gennaio

Maddalena e le sue isole si svegliano imbiancate da un violenta nevicata. A sinistra Palazzo della Difesa l’Ufficio Postale, precedentemente alloggio Ufficiali del Genio e in seguito demolito per allargare accesso a via Dandolo.

10 febbraio

Il censimento registra in Sardegna 791.748 abitanti (33 per km2). A Maddalena, il censimento registra una popolazione presente pari a 8361 abitanti, (6888 popol. agglomerata; 1473 sparsa) il più grosso centro della Gallura, primato questo che perde solo nel 1936 a favore di Olbia, che supera di 328 unità la popolazione residente (8033). Gli abitanti presenti con dimora abituale sono 7395, mentre quelli con dimora occasionale sono 966.

25 aprile

Gli arsenalotti manifestarono tendenze politiche definibili genericamente collettiviste, sin dagli anni immediatamente successivi a quello in cui fu avviata l’attività dello stabilimento. La prima testimonianza diretta risale al 25 aprile 1901, il giorno in cui gli operai del Regio Cantiere si costituirono in associazione “allo scopo di provvedere con mutue corresponsioni all’assistenza e aiuto in caso di malattia a ciascuno dei soci…”. All’ente benefico fu attribuita la denominazione di Gruppo Collettivo. Furono eletti presidente Pietro Bisogno e segretario Enrico Grisetti, due “continentali”. Le norme statutarie imponevano agli aderenti di non diffondere all’interno del “Gruppo” idee politiche o religiose, pena lo scioglimento del sodalizio. Ma, le finalità di base, sancite con l’atto costitutivo dell’associazione – il sostegno reciproco, l’erogazione dei sussidi in caso di malattia o, nella peggiore delle circostanze, di morte del socio- effettivamente rappresentavano una presa di coscienza della condizione operaia, moderna per quei tempi. Le maestranze facevano fronte comune, erigevano una barriera difensiva classista che, seppure libera da condizionamenti ideologici, era, più o meno consapevolmente, costruita con il cemento e con i mattoni offerti dal socialismo o dal cattolicesimo popolare. L’apoliticità del Gruppo Collettivo e della Cooperativa di consumo, denominata Caprera (fondata nel 1896) era il cavallo di Troia di cui si servivano gli operai che avevano maggiore dimestichezza con le idee progressiste per convincere i loro colleghi più restii a manifestarsi. Casi simili si registrarono, nello stesso periodo, a Terranova (Olbia), con la società Fede e Lavoro, a Santa Teresa, con la Società di Mutuo Soccorso, a Tempio con la cooperativa rurale e con quella dei carrettieri. Non bisogna dimenticare che alla Maddalena esistevano da qualche tempo, e avevano una loro collocazione socio – politica definita, che non era certo clericale, le società di mutuo soccorso XX Settembre ed Elena di Montenegro. Durante il “Ventennio” e il periodo bellico, quando, dappertutto in Italia, fu soffocata ogni libertà di pensiero, anche gli operai “cantierini”, provenienti in massima parte del settentrione d’Italia, dovettero adeguarsi obbligatoriamente alle imposizioni del regime. Nel dopoguerra, la libertà riconquistata permise a questi dipendenti dello Stato di partecipare attivamente alla vita democratica: molti di loro si esposero in prima persona, svolgendo il ruolo di rappresentanti sindacali o di amministratori pubblici. Alcuni navigarono con il vento sicuramente a sfavore. La liberazione dalla dittatura fascista fu accolta con entusiasmo e con gioia soprattutto dai più giovani, specialmente da coloro che, seppure sotto le armi, durante la guerra, avevano avuto modo di coltivare –segretamente – il sogno di una partecipazione diretta alla vita politica. Nel 1945, la ripresa delle attività in Arsenale portò alcuni di questi giovani intraprendenti della sinistra ad iscriversi alla Scuola Allievi Operai, riaperta con il corso 1945/48. Fra più audaci vi erano i militanti d’Avanguardia Garibaldina, che erano il movimento giovanile socialcomunista.

29 maggio

Il consiglio comunale di Genova approvava la proposta di sostituire, nelle nuove pavimentazioni della città, l’arenaria con il granito di Cala Francese. Vedi L’avvio della Società Esportazione Graniti Sardi – SEGIS

1 giugno

Un gruppo di ciclisti, guidati dall’on. Brunialti, inizia da Caprera il prio giro ciclistico della Sardegna. “Caprera non aveva che circa 80 abitanti ed era frazione della Maddalena. Ma la sua importanza storica era immensa. Essa le derivava dall’immortale Garibaldi, che la prescelse a sua dimora in vita e a sua tomba in morte. Tutto colà parla ancora di quell’essere straordinario, alla cui esistenza, fra un secolo, si crederà come ad una leggenda. Gli abitanti di Caprera, fieri di vivere in quello scoglio, non dimenticato, del regno italiano, lo ricordano ad ogni ora. Ripetendone commossi le frasi le parole, che trasmettono ai propri figli e ripetono a quanti vi si recano in devoto pellegrinaggio.” 1° Touring ciclistico in Sardegna dall’ 1 al 12 giugno 1901 – Il 31 maggio alle 14.40 partimmo colla ferrovia da Roma per Civitavecchia. Con l’incomodissimo trasbordo delle barche che ci davano una prima prova del non debito conto in cui è tenuta la Sardegna, salimmo con le nostre macchine a bordo del Candia, dove trovammo tutta la famiglia Garibaldi e valorosi compagni e reduci garibaldini che si recavano a Caprera. Il Capitano signor Belsito ci fu largo di tante cortesie, che anche i pochi sofferenti dimenticarono presto di essere in mare, e si passò allegramente la sera e una parte non breve della notte. A una certa ora la banda levò di peso dal letto il sottoscritto, lo portò su, e a pressione di bicchieri gli strappò il primo discorso. Si cominciava molto male… Alle 4 del 1 giugno si arrivò al Golfo Aranci, che sarebbe meglio chiamare dei Granchi, dove ci attendevano due torpediniere, messe con grande cortesia a nostra disposizione dal ministro della Marina, onorevole Morin. Si filò rapidamente verso Maddalena. Alle cortesie infinite, gli uffìziali, il console del Touring per Maddalena, signor Carlo Marsciami ed altri amici, unirono anche il vantaggio di esserci illustratori competentissimi del litorale e delle isole. Alle 8 eravamo già sbarcati, ma fu la prima volta e l’unica che arrivammo troppo presto. Una bicchierata mattutina nel locale della Società Operaia Venti Settembre con presentazione delle notabilità dell’isola e di quei carissimi soci, poi via, con un rimorchiatore per Caprera, con numerosa compagnia. Accolti da Menotti Garibaldi, da Stefano Canzio, dalle famiglie loro e dai garibaldini, visitammo la tomba e le memorie dell’isola sacra, e deponemmo uno scudo simbolico del Touring sul granito che chiude le ceneri dell’Eroe immortale. Parlai, a nome di tutti, ma così commosso che ricordo due cose sole : l’abbraccio affettuoso di Menotti Garibaldi e… la convinzione che i buoni ciclisti saprebbero essere all’uopo tutti garibaldini. Si ritornò a Maddalena e inforcate le biciclette, traversammo la piccola città (2000 abitanti secondo i dati ufficiali, ma sono molto più) sotto una pioggia di fiori. Ci fu data una sontuosa colazione nella bella sala della Società Operaia Elena di Montenegro (che si inaugurava l’indomani) ; in fine ci salutarono con affettuose parole il console Marsciani, il presidente Pietro Ornano, il sindaco cav. Lantieri, l’avv. Culiolo, il sig. Volpe, il contabile Musco e il simpatico dott. Falconi. Risposi per tutti. Alle 13 un rimorchiatore ci condusse a Palau, dove ci lasciarono a malincuore i cari amici dell’isola indimenticabile.

16 luglio

Sciopero di tutto il personale ferroviario della Sardegna.

19 luglio

Manifesto del Programma della Festa di Santa Maria Maddalena

Domenica 21 Luglio:

Ore 18.30 Albero della cuccagna a mare presso la banchina di Piazza Umberto I:
1° premio £ 15;
2° Premio Lire 10.

Fuochi artificiali e illuminazione della Chiesa.

Lunedì 22 Luglio:

Concerto musicale in Piazza S.M.Maddalena

Ore 17 .30 Processione con musica

Ore 18.45 Regate di imbarcazioni militari
1° premio £ 60
2°Premio £. 40)

Regata di canotti borghesi ( a 4quattro remi)
1° Premio £. 60
2° Premio £: 40
(Tempo utile per iscriversi ore 12 di Domenica 21 c. – Se non si avranno almeno quattro canotti il 2° Premio si intende soppresso)

Albero di cuccagna a terra in Piazza Umberto I
1° Premio £.15;
2° Premio
N° 5 oggetti (uno per ogni arrivo)

Ore 21 30—Fuochi Farese in Piazza Baron Des Geneis

Maddalena 19 Luglio 1901

Il Comitato

31 luglio

Il 27 luglio la società Società Esportazione Graniti Sardi, acquistava i terreni da Bargone e Susini; il 31 dello stesso mese nasceva la nuova SEGIS con capitale di lire centomila; il 13 giugno 1902 si formalizzava l’apertura dell’esercizio di cava a nome della nuova società dinanzi al sindaco. Ai vecchi soci della Fratelli Marcenaro (Osvaldo, Plinio e Edoardo) e Grondona (Attilio), che rimase attiva e operante nel campo delle costruzioni, si aggiunsero Agusti Elia, Malerba Emanuele (cognato di Grondona), Denegri Carlo, Rosi Emilio, tutti con lo stesso capitale iniziale, anche se solo sei avevano voto deliberativo per affari importanti. L’amministrazione pratica delle attività produttive era affidata ai tre soci gerenti Osvaldo Marcenaro, Grondona, Rosi (supplente Agusti), la direzione dei lavori a Carlo Denegri, la sorveglianza sul terreno a Abbondio Gattoni, Amedeo Ammannati e Carlo Zanat.

6 agosto

Il Sindaco del Comune di Maddalena, Rende noto: Che, tenuto fermo quanto fu disposto con manifesto 10 passato luglio circa l’orario per il gettito delle materie fecali a mare, è obbligatorio che i recipienti in uso per tale servizio siano muniti di apposito coperchio onde evitare le fetide esalazioni tanto incomode ai passanti e agli inquilini delle case poste in vicinanza delle località ove segue il gettito. Che è assolutamente ed in qualunque ora vietato il gettito delle materie fecali entro l’insenatura di Cala Gavetta principiando dalla banchina di sbarco in Piazza XXIII febbraio, lungo la Via Nelson ecc. fino alla banchina della Capitaneria. I contravventori, tra i quali sono a comprendersi coloro che hanno l’incarico del gettito (articolo 60 Codice penale) saranno passibili di contravvenzione.
Maddalena – 6 Agosto 1901 – Il Sindaco

19 ottobre

Nasce a La Maddalena Primo Longobardo. Figlio di Vincenzo e di Ersilia Culiolo. Fece una brillante carriera che lo portò, dopo qualche anno passato in Cina a bordo della Caboto prima e a terra poi come vice comandante del battaglione italiano (1929), ad entrare nel mondo della navigazione sottomarina; passò come sottordine e come comandante su molti sommergibili dei quali acquisì una notevole esperienza tanto da essere considerato uno dei massimi organizzatori della guerra subacquea insieme a Falangola, Legnani, Polacchini e Parona. Fu per qualche tempo alla scuola sommergibili di Pola (1940), che preparava nuovi comandanti, ma preferì sempre il posto operativo sulle unità dell’Atlantico impegnate, con i “lupi” tedeschi di Donitz nell’impresa contro il traffico mercantile e militare per l’Inghilterra. Compì brillanti operazioni in una delle quali, nel 1941 al comando del Torelli, affondò in una sola notte 3 navi nemiche. A questo punto, richiamato a Roma al Ministero della Marina, si vide assegnare un confortevole e sicuro incarico al Comando Squadra Sommergibili, all’ordine dell’Ammiraglio Legnani. Longobardo, uomo d’azione abituato alla vita dura, spesso stressante dei “battelli” subacquei, non riusciva a vedersi seduto ad una scrivania a fare un lavoro teorico di nessuna soddisfazione e, a quanto ricordano i conoscenti, non perdeva occasione di chiedere con insistenza il trasferimento nelle discussioni animate col suo superiore lo videro battere i pugni sul tavolo, ciò che costituiva un bell’esempio di temerarietà o di esasperazione; e finalmente fu accontentato e mandato in Atlantico al comando del Calvi, assegnato alla zona di operazioni a levante delle Piccole Antille. Il 14 luglio 1942 un messaggio da Betasom segnalò un convoglio inglese scortato da 4 unità da guerra a ponente delle Canarie, precisando “Avvistando attaccate solo se situazione favorevole”. Come sempre usava fare in simili frangenti, Longobardo convocò gli ufficiali per chiedere il loro parere ed esporre il suo piano: lasciar passare la scorta sopra il sommergibile ed emergere all’improvviso fra le navi nella notte, protetti dal buio. Ma già da qualche tempo le unità inglesi si erano provviste di sistemi di avvistamento che né gli Italiani né i Tedeschi conoscevano e la nave inglese Lulworth cominciò a sganciare bombe di profondità che, provocando qualche avaria costrinsero il Calvi ad un’immersione profonda. Ma anche cosi la nave inglese, tornata sull’esatta perpendicolare del sommergibile, ricominciò il bombardamento provocando l’apertura di falle e avarie in uno sfogo d’aria. A quel punto bisognava emergere per arrendersi o per continuare il combattimento in superficie: Longobardo scelse la seconda strada ed emerse lanciando i siluri anche se non riuscì, a causa delle avarie a manovrare bene l’imbarcazione che, illuminata dalle fotoelettriche inglesi fu più volte colpita. Malgrado il reiterato invito ad arrendersi Longobardo decise di affondare la sua nave quando non fosse più possibile combattere. Molti morirono per le sventagliate di mitra che spazzavano la coperta del sommergibile ormai immobile e fra questi il comandante, ma l’ordine di autoaffondamento fu eseguito. Quando, dopo 4 ore i superstiti furono issati a bordo della capo flottiglia Londonderry, seppero per caso che il comandante dell’unità, John Dalison, era stato molto amico di Longobardo. L’Inglese infatti, dopo aver prestato soccorso, aveva con discrezione chiesto sue notizie agli ufficiali italiani prigionieri restii a parlare fino a che non videro, inciso nel portasigarette d’argento che Dalison aveva aperto per offrir loro delle sigarette, il ben noto nome di Primo Longobardo. Ad un primo momento di stupore seguirono le spiegazioni e la profonda commozione di Dalison che apprendeva cosi l’identità del comandante affondato con il suo sommergibile. Con decreto CPS del 7 marzo 1947 a Primo Longobardo fu attribuita la medaglia d’oro con questa motivazione: “Ufficiale superiore animato da purissima fede e ardente passione patriottica, sollecitava più volte ed otteneva infine di riprendere il comando di sommergibile oceanico che aveva dovuto lasciare per altro incarico direttivo a terra. Raggiunta la nuova base di guerra, assumeva volontariamente il comando di unita pronta per importante missione offensiva nel corso della quale, mentre manovrava per attaccare un convoglio fortemente scortato, scoperto da corvetta, con somma perizia cercava di sottrarsi alla violentissima caccia. Colpita l’unità in modo irreparabile, ordinava l’emersione ed affrontava con impavida serenità l’unita avversarie accettando l’impari combattimento in superficie. Lanciata una salva di siluri, reagiva al violento tiro di artiglieria con tutte le armi di bordo. Col sommergibile crivellato di colpi e già menomato nella sua efficienza, visti uccisi e feriti i propri dipendenti destinati alle armi, ordinava l’abbandono della nave e ne preparava l’autoaffondamento, quando, mortalmente colpito al posto di comando, immolava la propria esistenza alla patria, dopo aver compiuto il proprio dovere oltre ogni umana possibilità”.

24 ottobre

S’inaugura a Sassari il primo Congresso regionale del PRI.

14 novembre

Primo tentativo della «traversata» Sassari-Cagliari in automobile: fallirà più volte a causa del cattivo stato delle strade.