Correva l’anno 1903

Nascono in Sardegna le prime società sportive, comincia a diffondersi nell’isola, sulla spinta del modello «continentale», il gusto della pratica sportiva. A Cagliari, sotto la presidenza di Angelo Pani, viene fondata la gloriosa Polisportiva «Arborea», che produrrà una lunga serie di campioni di ginnastica, lotta e sollevamento pesi. Il 19 aprile 1903 sarà la volta della Società Educazione Fisica «Torres», fondata a Sassari da un gruppo di sportivi guidati da Giunio Salvi. Prime discipline, ginnastica, atletica e, più tardi, ciclismo (che intanto si diffonde come «divertimento» del tempo libero). Nello stesso anno il commerciante Pietro Sabatini e il geometra, Antonio Cappai fondano alla Maddalena la Polisportiva «Ilvarsenal». Inizia con la ginnastica e con i cimenti (anche invernali) podistici in Gallura. Poi il calcio prese il sopravvento ed iniziò la leggenda della “Fossa dei Leoni”. E’ stata la prima in Sardegna a iscriversi alla Federazione Italiana Giuoco Calcio. Questa disciplina è stata ed è ancora oggi la principale attività dell’Ilvamaddalena (nome che assumerà dopo la fusione tra Pol. Ilvarsenal e Pol. Maddalena), che ha anche raggiunto livelli professionistici (il massimo è stata la serie C2), rimanendo sempre una solida realtà nel panorama del calcio sardo. Nel 1912 l’Ilva partecipa ad un triangolare a Sassari, le squadre sono tre: Ilvarsenal, Amsicora di Cagliari e la Torres di Sassari. 

5 gennaio

Muore a Caprera, Teresa Canzio-Garibaldi. Teresita, figlia degli Eroi dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi e Anita, nata a Montevideo il 22 marzo 1845, Teresa giunse in Europa con la madre, che di lì a poco morirà a seguito della caduta della Repubblica Romana. Dal 1847 si stabilì a Nizza, legandosi di amicizia alla famiglia Deidery, dalla quale venne praticamente adottata nel 1852, quando mancò anche la nonna paterna Rosa. Teresa avevo un carattere difficile, scontroso, ingovernabile; molto amata dal Generale, forse per la somiglianza con la madre, trascorse lunghi periodi con lui, dopo l’acquisto della tenuta agricola di Caprera e la costruzione della Casa Bianca. Nell’isola frequentò e si innamorò del giovane garibaldino Stefano Canzio, uno dei luogotenenti della Spedizione dei Mille. Il 26 maggio 1861 a Caprera, si celebrò il loro matrimonio; gli sposi si stabilirono a Genova dove costituirono una famiglia che sarà numerosa: Teresita darà alla luce sedici figli e vivrà con il marito un amore complesso che li terrà legati ma anche lontani per lunghi periodi. Con il trascorrere degli anni, alla fine dell’epopea militare di Garibaldi e dei suoi figli Menotti e Ricciotti, la vita sembrò intristirsi attorno a Teresa. Si legò sempre più a Caprera grazie ai lunghi soggiorni a fianco del padre e, dopo la morte di questi, si impegnò nella veglia sulla casa ormai vuota e nella perpetuazione della memoria dell’Eroe. Di lei rimangono immagini anch’esse immerse nel mito, delicate litografie che la ritraggono giovane con il padre ed i fratelli e poi con lo sposo, ma anche delle preziose fotografie d’epoca che la presentano a distanza di tempo con il variare delle fattezze dovuto al maturare dell’età. Negli ultimi anni della sua vita, i matrimoni dei figli e delle figlie si svolgono a Caprera e Teresa sembra non lasciare più l’isola. La Maddalena registra, infatti, diverse nascite della famiglia Canzio. Teresa si spense nella casa di Caprera e fu sepolta il 6 nel vicino cimitero di famiglia, un poco appartata rispetto alla tomba del padre.

25 aprile

Dagli archivi comunali è stata recuperata la relazione del “Progetto dei lavori da eseguirsi per la costruzione del palazzo delle scuole maschili e femminili elementari per l’isola della Maddalena” a firma dell’Ingegnere Comunale Domenico Ugazzi (senza data, ma risalente sicuramente alla primavera del 1903).
Nella relazione si cita che “è in corso di costruzione il palazzo del Comune” e che sono stati costruiti il mercato, l’ammattatoio e un nuovo cimitero.
Ugazzi racconta che, per “ben quindici anni”, ogni amministrazione che prendeva le redini di questo Comune stabiliva una speciale posizione, faceva fare studi e progetti i quali non venivano attuati, perché a breve distanza, succedeva un altro consenso di vedute….”.
La località su cui sorse la scuola era denominata Pozzo largo o Scoglio, scelta da una apposita commissione in data 7.9.1902 e approvata dal Consiglio Comunale in data 19.10.1902.
Nella relazione sono riportati i dati demografici di La Maddalena nei quindici anni precedenti:

Anno 1889 Abitanti  3.545
Anno 1890 Abitanti  4.800
Anno 1891 Abitanti  4.200
Anno 1892 Abitanti  4.295
Anno 1893 Abitanti  6.122
Anno 1894 Abitanti  6.703
Anno 1895 Abitanti  6.865
Anno 1896 Abitanti  5.087
Anno 1897 Abitanti  5.281
Anno 1898 Abitanti  5.664
Anno 1899 Abitanti  6.027
Anno 1900 Abitanti  6.614
Anno 1901 Abitanti  7.055
Anno 1902 Abitanti  7.690
Anno 1903 (sino al 25 aprile) Abitanti 7831.

Ugazzi prevede una popolazione massima di 9.000 abitanti ed una popolazione scolastica “rappresentata dal 15% della popolazione effettiva” e calcola 9000 x 15/100 = 1.350 alunni. Da ciò ricava il numero delle aule che sono 14 al piano terra e 16 al piano superiore con una superficie complessiva di 1626,82 mq (circa 54,2 mq ciascuna con le dimensioni previste di 10,10÷9,75 x 5,50÷6,00).
Le aule del piano terra sono progettate per un’altezza di 5,50 mt internamente e quelle del primo piano per 5,00 mt.
Ugazzi, in particolare, si preoccupa dell’aereazione e prevede:
quindi ogni alunno ha disponibili da 5 a 6 metri cubi d’aria, la quale potrà essere continuamente rinnovata per mezzo di fori muniti di piccoli sportelli a coulisse praticati nelle pareti esterni dei muri perimetrali da cui entra l’aria pura, mentre quella viziata si solleva ed entra in fori praticati in prossimità del soffitto e passando per tubi verticali che terminano sul tetto”.
L’edificio è diviso in 2 parti distinte perfettamente uguali; una parte per i maschi e l’altra per le femmine, ciascuna costituita da 7 aule al p. terreno e 8 al primo piano.

8 aprile

Sciopero degli scalpellini; Scrive Girolamo Sotgiu: “Presero parte allo sciopero tutti gli scalpellini alle dipendenze della società, per ottenere, per alcune categorie di operai, un aumento di salario e, in genere, l’abolizione dei cottimisti. Inoltre essi volevano che l’orario di lavoro, di 10 ore, fosse stabilito in 8 ore in inverno e 10 in estate, che nessuno degli operai potesse essere licenziato senza giustificato motivo, giudicato da una apposita commissione, che della tagliatura del granito dovesse essere responsabile l’impresa e che i prezzi di lavoro venissero stabiliti fra la società e una apposita commissione. Ma la società non volle fare alcuna concessione e rispose negativamente a tutte le domande, invitando coloro che non credevano di conformarsi alle sue decisioni a chiedere il licenziamento. Soltanto promise di concedere a gruppi di operai quei tratti di cava che man mano si fossero resi disponibili. In seguito a ciò il lavoro fu ripreso, alle condizioni di prima. La mercede giornaliera variava da lire 5 a lire 6,50”. Vedi anche: Le immigrazioni degli scalpellini

7 giugno

“Le aule del piano terreno furono progettate alte metri 5,50 internamente;quelle del primo piano tali dimensioni sono di metri 5,00; quindi ogni alunno ha disponibilità da 5 a 6 metri cubi d’aria”…………..Da “Relazione per la costruzione del palazzo Scolastico, dell’Ingegnere Comunale Domenico Ugazzi – Archivio Comune La Maddalena“. Nel 1898 inizia un fitto carteggio protrattosi fino al 1900 tra il Sindaco, la Regia Marina, il Genio Civile, l’intendenza di Finanza e l’ingegnere incaricato dal Comune per la compilazione del progetto di un edificio scolastico da edificare in Piazza Umberto I°, (esattamente dove sorgeranno poi le Poste moderne). Pressa in tal senso il Comando Marina, perché le mogli degli ufficiali temono di dover mandare i loro figli in quartieri per lo più malfamati e comunque eccessivamente distanti da casa. Inoltre, per restituire alla collettività il suolo che è stato “demanializzato” venti anni prima, pretendono 4.444 lire (una fortuna). Ne scaturisce una polemica furibonda, che vede scontrarsi pure le due associazioni di mutuo soccorso: Montenegro, filo-militare, e XX Settembre, filo-borghese. Le due Associazioni arrivano a scazzottarsi davanti alla sede reale, dove si sono recate, per perorare le loro cause opposte e contrarie. La spunterà il Comune che finalmente potrà imporre la costruzione dell’edificio in regione Montagnetta (poi via Carducci), ma solo dopo aver sventato (grazie ad un oculato Commissario Prefettizio) un altro colpo gobbo di un assessore che, durante una crisi comunale, intendeva dirottare il finanziamento nella stessa zona, ma più spostata verso lo stradone militare di Guardia Vecchia, dove sorge il palazzo Peretti.

15 giugno

Nei primi anni del 1900, la Superiora dell’ospedale Militare, Suor Sodano, constatando il “grande miseria morale in cui versava il paese per la presenza di due logge massoniche e di una chiesa protestante con a capo un ministro zelantissimo e abilissimo nello spargere false dottrine”, avverte l’urgente bisogno di “impedire che il male dilagasse sempre più e pensò ad un’altra Casa di Figlie della Carità, che, potessero per mezzo delle opere di gioventù attirare le anime a Dio”. Per interessamento di S.E. Monsignor Emilio Parodi, Amministratore Apostolico al quale stava molto a cuore la cosa, e che diede tutto il suo contributo all’esecuzione del progetto, mediante la somma di £ 21.500, raccolta tra le Figlie della Carità della Provincia di Torino, fu acquistato uno stabile di proprietà dei Signori Dezerega, situato nel centro del paese, e preparato l’indispensabile per l’apertura della Casa da chiamarsi “Casa San Vincenzo”. Giunsero le prime due Suore, inviate dai venerati Superiori che avevano loro dato una larga benedizione per la buona riuscita dell’opera. Erano a riceverle allo sbarco il Rev. Signor Vicario Can. Vico, Parroco del luogo e la buona Suor Sodano che le condusse alla minuscola, graziosa casetta, adagiata su un terreno assai roccioso, che doveva essere la loro residenza. Il 1° luglio, accompagnata dalla Superiora di Sassari, la Serva di Dio Suor Giuseppina Nicoli, giunse per l’apertura ufficiale la compianta Suor Teresa Fior, nominata Superiora della Casetta nascente. Il 15 luglio 1903 fu aperta la prima opera con laboratorio delle giovinette poi, data l’esiguità dei locali, fu costruito un altro piccolo fabbricato con due aule che servivano, una per asilo e una per dare qualche lezione. Grandi progetti di miglioramento aveva in mente la buona Suor Fior, ma richiamata dai superiori di Torino nell’agosto del 1907, per prendere la direzione dell’Orfanotrofio fondato da suo padre ad Udine, sua città natale, non poté effettuarli.

Luglio

A Iglesias secondo Congresso regionale del PSI.

23 agosto

Muore Menotti Garibaldi; Ammalatosi di una febbre malarica mentre si trovava nella tenuta di Carano, il Garibaldi, che l’anno prima era uscito quasi incolume da una caduta in un pozzo profondo 14 m, morì a Roma. I solenni funerali, con la partecipazione di veterani, reduci, ex combattenti, massoni, di una delegazione dell’Unione liberale di cui era stato a lungo presidente e di una folla di gente comune, muovendo dalla romana porta S. Giovanni trasportarono la salma fino a Carano, dove ebbe luogo la sepoltura. Durante il percorso sull’Appia, all’altezza di Cecchina, sopraggiunse a cavallo Gabriele d’Annunzio il quale, fermato il corteo, pronunziò un ispirato discorso commemorativo. Menotti, che aveva sposato Italia Bideschini, alla sua morte lasciò cinque figli: Anita, Rosina, Gemma, Beppina e Giuseppe.

24 agosto

Come ci informa Elettrio Corda nel suo volume “Altalena sul Tirreno”, all’inizio del secolo il porto di La Maddalena era scalo dei vapori di quel colosso armatoriale che fu la “Navigazione Generale Italiana” e centro di intensi traffici mercantili. Le navi che vi facevano scalo, i vari piroscafi Africa, Adriatico, Candia, Egitto, e tanti altri, variavano dalle 600 alle 2.000 tonnellate ed arrivavano carichi di merci destinate alla popolazione, ai vari presidi militari stanziati nell’isola ed ai mercati della vicina Gallura che, a quell’epoca Erano i tempi della “piccola Parigi”) si rifornivano a La Maddalena. Non trascurabile era inoltre il traffico dell’armatoria privata e non poche erano le imprese maddalenine che possedevano bastimenti o che noleggiassero per il trasporto di merci. A tale traffico portuale corrispondeva ovviamente un intenso traffico cittadino di carri e carretti sia a trazione manuale che a trazione animale, per il carico e scarico delle merci e per il loro trasporto all’interno dell’abitato. Per i carichi più pesanti erano giunti dalla Gallura alcuni carri a buoi e non pochi erano poi i carrozzini che dei maggiorenti maddalenini e le vetture a cavallo che, quasi quotidianamente, portavano gli immancabili visitatori dei luoghi garibaldini di Caprera, specie dopo la costruzione della diga-ponte realizzata dalla Marina nel 1891. Era un continuo via vai di mezzi, con tintinnio di sonagli e campanacci e singolari personaggi quasi tutti conosciuti dai vecchi maddalenini con coloriti soprannomi che spesso venivano estesi al loro asino e talvolta viceversa. I disagi e gli inconvenienti provocati dall’intenso traffico non dovettero essere pochi tanto che l’amministrazione comunale intervenne con appositi regolamenti, approvati i quali, nell’estate del 1903, decise di chiudere al traffico la via Garibaldi fin da allora salotto cittadino e passerella di belle fanciulle agghindate alla ricerca di marito. L’ordinanza emessa dal sindaco così informava la popolazione: “Allo scopo di tutelare la pubblica incolumità; ritenuto che per la ristrettezza della via Garibaldi accadono spesso gravi inconvenienti a causa dei carri che vi si incontrano sospendendo anche il pubblico passaggio (sarebbe stato meglio dire pubblico passeggio) Che perciò è il caso di limitare il transito dei veicoli nella via Garibaldi soltanto a quelli che per ragioni di commercio o di lavoro devo eseguire carico scarico per le case poste lungo la via stessa e cioè dall’imbocco in piazza Umberto I a quelli in piazza del Mercato; che per tutti gli altri veicoli il transito può eseguirsi lungo la via litoranea; che tutti i veicoli dentro l’abitato, in esecuzione di speciali regolamenti debitamente approvati, debbono marciare al passo, ed i carri, carichi o no, devono essere guidati a mano, rende noto: Il passaggio dei veicoli in via Garibaldi è solo permesso nel caso debbano eseguire carico o scarico per le case comprese nella via stessa. Gli altri carri e vetture, i primi sempre condotti a mano, avranno passaggio per la via litoranea. Tanto i carri che i carretti tirati da animali devono essere muniti di catena d’arresto che ne garantisca l’immobilità durante le fermate. La Maddalena 24 agosto 1903 – Il Sindaco  G. Viggiani.

In un epoca in cui il traffico automobilistico era di la da venire (la prima automobile che attraversò via Garibaldi, quella del Touring Club, immortalata in una cartolina dell’epoca, giunse proprio in quegli anni), l’amministrazione comunale ebbe la sensibilità di regolamentare rigidamente il traffico cittadino creando, come abbiamo visto, quasi certamente, la prima isola pedonale della Sardegna.

dicembre

Appena giunti a La Maddalena la prima volta l’evangelista Virginio Clerico e sua moglie Lisa Deisenseer, giunti nell’isola a continuare il lavoro impostato un paio di decenni prima dal pastore elbano Giuseppe Quattrini, pochi giorni prima del Natale 1903, accolti dall’entusiasmo e dal calore dai non pochi simpatizzanti della piccola congregazione. Il Grande albero di Natale che allestirono nella sala di Culto fu adornato con le arance che Donna Francesca Garibaldi mandò in regalo dal suo frutteto di Caprera. Forte dell’esperienza di 14 anni di evangelizzazione e consapevole quindi delle difficoltà notevoli a cui andava incontro, Clerico si rese subito conto, al di là degli entusiasmi e dell’ottimismo iniziale, che non sarebbe stato facile lo sviluppo e il consolidamento della Stazione Evangelica di La Maddalena. Una cosa era infatti la partecipazione, spesso massiccia, dei maddalenini alle conferenze, l’altra cosa era l’adesione alla fede evangelica e la frequentazione dei culti. “Senza un maggior decoro del locale che farebbe un buon magazzino ma non è ancora una chiesa e senza altra opera, scuola, asilo. scuola serale, colla sola opera religiosa…… considerato anche l’ambiente di La Maddalena….. c’è poco da sperare” scrisse Clerico nel 1905, nella sua relazione annua.