Correva l’anno 1908

Da “Le strade”, n. 6, 1908 (Per la viabilità della Sardegna) apprendiamo che i giornali sardi davano ampio spazio alla richiesta della costruzione della strada Terranova-Arzachena-Palau sul tracciato allora percorribile solo a cavallo o a piedi, strada che fra l’altro avrebbe reso inutile “la costosissima corsa giornaliera del piroscafo fra Golfo Aranci e La Maddalena” che si voleva istituire, in alternativa alla realizzazione della strada. Dalle pubblicazioni del Ministero dei Lavori pubblici, Ufficio speciale delle ferrovie, Statistica tranvie e automobili, si possono ricostruire i primi collegamenti con le aree vicine tramite linee automobilistiche. Nel 1908 la Gallura viene collegata con Sassari da un servizio automobilistico regolare, il primo della Sardegna. Sebastiano Pilisi ed Ettore Pais fondano, infatti, la “ Società Sarda Trasporti Automobili” che mette in comunicazione Tempio con Sassari e con Palau. Qualche anno dopo, nel 1911, gli autobus della società “Auto-trasporti Baravelli e Demartis” congiungeranno Terranova con Nuoro. Bisognerà attendere ancora qualche anno prima che venga attivato anche il collegamento tra Tempio e Terranova.

14 febbraio

Gruppo Fondatori Ospedale Garibaldi. Anno 1908. Decreto: “La Signora Donna Costanza Garibaldi è autorizzata ad aprire, nell’Isola della Maddalena, un ambulatorio per i soccorsi di urgenza alle seguenti condizioni: 1. Nell’ambulatorio non potranno riceversi degli infermi che abbiano bisogno di cure di lunga durata, ma esclusivamente quelli che abbiano bisogno di pronto soccorso i quali appena medicati dovranno essere inviati o alle rispettive abitazioni o all’Ospedale di Marina per la continuazione della Cura. 2. La Direzione dell’Ambulatorio dovrà essere tenuto dal Dottor Giovanni Regnoli. 3. Di qualunque cambiamento nel personale della Direzione Sanitaria dovrà essere dato avviso a questa Regia Prefettura. Il Sotto Prefetto di Tempio è incaricato della esecuzione del presente decreto. Sassari 14 febbraio 1908. Il Prefetto Lavezzeri. P.S. Il patrimonio era costituito come segue: terreno donato dal Comune più £.5.000 per un biennio, un milione dalla lotteria nazionale, approvato con legge speciale, donazioni a vario titolo….

20 febbraio

Il piroscafo della Civitavecchia-Golfo Aranci fa scalo anche a Terranova, sebbene solo quattro volte alla settimana.

6 marzo

Nasce a La Maddalena Antonio Serra, da Raffaele e da Maria Rosa Spano, entrambi originari di Terranova (Olbia). Quando Antonio nacque, il padre era ricoverato in un ospedale psichiatrico. Partì per la Francia con la madre e le sorelle, andando a vivere presso una zia materna. Nel Giugno del 1914 il Serra bambino di sei anni sbarcava nel porto di Marsiglia. Fuggiva la fame e la miseria della Sardegna. Cercava il riscatto, l’emigrazione rappresentava il passaggio dalla indigenza più ’ assoluta alla sopravvivenza. Si commuoveva, il pittore Antonio Serra, ogni volta che calpestava la terra sarda. Si commuoveva e il coinvolgimento emotivo raggiungeva la punta estrema, con il viso solcato dalle lacrime. Le radici divelte in tenera età, la permanenza e la formazione artistica e umana in Francia ,la celebrità oltralpe: passaggi di vita senza anima. A 11 anni scoprì la pittura e iniziò a frequentare corsi di disegno. Abbiamo poche informazioni, poiché fece giungere sue notizie all’isola molto di rado. Sappiamo, grazie a informazioni fornite da alcuni parenti di Olbia o La Maddalena, che frequentò l’Accademia di Belle Arti e che nel 1926 realizzò la sua prima esposizione. Nel 1933 fondò, insieme ad altri artisti, il gruppo dei “Pittori proletari”, che usavano il pennello come arma contro ogni forma di ingiustizia. Qualche anno dopo si trasferì ad Aix en Provence. Antonio venne sostenuto nel suo lavoro di pittore dal gruppo “Les amis del Serra”, i quali gli organizzavano ogni anno un’esposizione. Si tratta di una forma di mecenatismo moderno, infatti questo circolo, formato da personalità locali, gli permise di dedicarsi alla pittura senza occuparsi degli aspetti finanziari e di potersi concentrare totalmente, per tutta la sua vita, a questa arte. Si sposò tre volte, rimanendo vedovo per due. Si dice che, per oltre sessant’anni, Antonio non fece mai ritorno alla sua cittadina natale, pur mantenendo i contatti con la sua famiglia.

25 marzo

Il Subdiacono della diocesi di Tempio e Ampurias, Monsignor Antonio Dettori, scrisse al Sindaco informandolo della richiesta del “Reverendo Vicario”. Nello stesso periodo, dal canto suo, il parroco di La Maddalena Antonio Vico, aveva inoltrato una supplica al Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti, allo scopo di erigere una nuova chiesa nel Regio Cantiere. Nel contempo, il Diacono Generale dei Benefici Vacanti interpellò il Comune per sapere quale somma avesse voluto erogare allo scopo, sottolineando che l’obbligo derivava all’ente locale dalla legge comunale e provinciale in vigore e dalle Regie Patenti del 6 gennaio 1874 n. 1594, ancora in vigore. Il Sindacò formulò di proprio pugno una risposta piccata, scrivendo direttamente sulla lettera che aveva ricevuto. “Nel Comune di La Maddalena esiste una chiesa secolare capace di contenervi tutti i fedeli e, come precedentemente questa amministrazione ebbe a significare , nulla resta da aggiungervi. Questa cittadina è nascente, abbisogna di soccorso. Quindi i soldi da elargire per l’erezione della chiesa romana saranno molto più proficui per l’acqua , l’illuminazione, l’istruzione , la viabilità , un ospedale, un asilo. L’amministrazione, quindi, non intende minimamente assegnare neppure un centesimo. Il Re della religione è il Papa, il Papa dunque con tutti i suoi fedeli vi provvederanno.” Firmato : il Sindaco Alibertini. Il Sindaco, laico intransigente, nemico rivelato del clero, rispetto ai primi interventi, stemperava la sua animosità. Ai preti non doveva nulla e, sottolineava, per legge. Nulla avrebbe concesso. La chiesa se doveva sorgere che fosse sorta. Ma, un fatto era certo: il Comune non avrebbe erogato neppure una lira. Un’altra lettera, con la risposta ufficiale del Comune fu inviata solo due giorni dopo. I toni erano molto meno aspri e meno inequivocabili. Alibertini ribadì che non intendeva erogare alcuna somma a favore dell’erigenda chiesa, non essendovi tenuto né per disposizione di legge, ne in forza delle Regie Patenti. Quindi si sarebbe potuta tollerare la costruzione della chiesa stessa, ma da “ mondo laico” titolare legittimo della rappresentanza popolare, quello cattolico che aveva osato forzare la mano, non avrebbe ricevuto in dono neppure un mattone. “Per norma significo che questi miei amministrati della chiesa esistete in La Maddalena ne hanno fin troppo e quindi il Comune non é tenuto a corrispondere alcunché per il soverchio…” Perché il Sindaco cambio atteggiamento? Non tanto per la forza di persuasione esercitata direttamente su di lui dal parroco Antonio Vico, visto che questi, integerrimo uomo di chiesa, era aduso ad esercitare fino in fondo le funzioni di padre spirituale della comunità. Il prudente sacerdote, infatti, teneva a separare, seppure con qualche difficoltà, il suo mondo da quello del capo dell’amministrazione comunale. Vi era da presumere, invece, che il successo finale fu ottenuto dal gruppo dei clericali grazie alla presenza di uomini di peso al suo interno. Questi personaggi, che gravitavano nell’orbita della Marina Militare e del Regio Cantiere – a titolo di esempio, il signor Tobino – seppero fare arrivare le loro voci fino al Ministro di Grazia e Giustizia e di Culti, magari avvalendosi del sostegno fattivo e indispensabile del vescovo di Sassari , così come aveva rivelato il Sindaco al Comandante del Presidio Militare. Il Comune, in altri termini, fu costretto ad eseguire ordini superiori: Alibertini, e tutto il suo “entourage”, recepirono la cosa come una sorta di costrizione. Soltanto qualche giorno dopo il Primo cittadino dell’arcipelago scrisse al Sottoprefetto di Tempio per informarlo della stima dei lavori per la nuova chiesa, affinché l’alto funzionario pubblico si fosse “ compiaciuto” di avallare la firma del sindaco stesso e degli assessori Berretta, Altea e R. Bargone. La documentazione doveva essere restituita con una certa urgenza, spiegava il Sindaco, “ poscia la suddetta perizia dovrò consegnare a questo parroco”. Alla lettera vi erano allegati il computo metrico delle opere da realizzare – eseguito su ordine di Alibertini dal capo dell’Ufficio Tecnico Comunale – e il calcolo preventivo della spesa da sostenere (10 mila lire). Il Sottoprefetto restituì le pratiche, con la firma convalidata. “Questo parroco”, che il Sindaco neppure nomina e con cui non aveva nulla da condividere, ricevette la somma che gli era stata assegnata, il 22 aprile successivo. Antonio Vico poté cantare vittoria, nel momento in cui appose la sua firma per ricevuta in calce alla lettera di Alibertini. Mentre avveniva questo passaggio di documenti, a livello istituzionale alcuni degli abitanti del rione di Moneta rivolsero una petizione al Sindaco. Tobino, Ciocca, Martinetti e , con loro, uno stuolo nutrito di osservanti cattolici, seppero che il Governo del Re si era rivolto al Consiglio Comunale perché avesse concorso, con un proprio contributo, alla costruzione della chiesa. L’intervento del Vescovo di Sassari aveva avuto l’esito atteso. I “monetini” chiesero al Sindaco di farsi interprete della loro necessità di disporre di una chiesa nel loro rione e di “prendere in considerazione la predetta domanda e di bilanciare una somma al riguardo”. Una pura formalità, quando ormai i giochi erano fatti Tra i firmatari vi erano quasi tutti i capifamiglia del rione operaio e le loro donne:

Proto Canu
Felice Birza (?)
Ernesto Paolini
Giuseppe Aiello
Antonio Callanta
Carlo Fanti
Augusto Muntoni
Annunziata Vitelli
Giovanni Faletti
Carolina Domenichini
Francesco Marini
Luigi Perino
Angelo Coppadoro
Roger Luigi Scinti
Francesco Porimeno
Carolina Coppa
Sabatelli De Giovanni
Ferdinando Laurenti
Andrea De Giovanni
Giuseppe Demeglio
Carmela Devita
Giovanni Maria Aisoni
Mariangela Zicavo
Gaetano Rochieri Gatto
Antonio De Luca
Andrea Orecchioni
Giovanni Cutroneo
Giobatta Barabino
Giovanni Sini
Giovanni Malanossi
Giovanna Isca
Giuseppe Zizzo
Gennaro Russo
Nicola Raimondo
Battista Rum
Salvatore Langella
Giuseppe Cancedda
Emilio Lenzi
Antonio Strologo
Bartolomeo Giannetti
Pietro Sechi
Vincenzo Impagliazzo
Pasquale Vallarino
Antonio Marini
Salvatore De Meglio
Salvatore Zizzo
Antonio Giovanni Sini
Enrico Marini
Silveria Sini
Pietro Bisogno
Andrea Casula
Cleonice Culiolo
Nicola Corazza
Giovanni Chiabotti
Antonio Zonza
Cesare Chiti
Maria Albano
Natale Berretta
Ernesto Del Piano
Cesare Cerri
Giuseppe Lotti
Salvatore Dussoni
Ludovica Cau Agnoli
Alessandro Ferrigno
Gian Mario Dussoni
Antonietta Dussoni
Carlo Sciaccaluga
Mario Ferrigno
G. Sciaccaluga
Balbino Dussoni
Paolino Dussoni
Romeo Del Bianco
Benedetto Davoli
Olivia Tanca vedova Rizzo
Maddalena Amsicora Origoni
Paolo Calzoni
Marco Malsano

5 aprile

Con legge del 5 aprile 1908 N° 111 e con effetto dal 1° luglio 1910, lo Stato assunse l’esercizio delle comunicazioni postali marittime con la Sardegna, gestite in precedenza dalla Navigazione Generale di cui rimaneva attiva la linea XXV settimanale, Genova – Maddalena – Golfo Aranci – Cagliari. Per la linea giornaliera Civitavecchia – Golfo Aranci, le FS acquistarono tre piroscafi di nuova costruzione: Caprera – Città di Cagliari – Città di Sassari. Per la linea Golfo Aranci – La Maddalena e Golfo Aranci – Terranova, fu istituito un servizio marittimo giornaliero da effettuarsi con piccoli piroscafi da 530 tonnellate: il Terranova e il Maddalena. I Postalini partivano da Golfo Aranci dopo il trasbordo della posta, delle merci e dei passeggeri dalla nave proveniente da Civitavecchia e giungevano a La Maddalena e Terranova nella mattinata per ripartire poi nel pomeriggio e raggiungere Golfo Aranci in coincidenza con la partenza del piroscafo per Civitavecchia. Il 25 luglio 1915 i piroscafi Città di Cagliari, Città di Sassari e Caprera, che sviluppavano una velocità massima di 17 nodi, furono requisiti dalla Regia Marina, armati ed iscritti nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato quali incrociatori ausiliari, destinati alla scorta dei convogli ed al trasporto di truppe. Furono sostituiti con i meno veloci Tripoli, Bengasi e il Derna. Le tre navi erano di preda bellica, ricevute dall’Italia alla fine della guerra libica, nel 1912 erano entrate in cantiere per essere sottoposte a opere di ristrutturazione, la velocità massima era pari a 13 nodi.

10 aprile

Il ministro della Marina germanica Alfred Von Tirpitz approda ad Alghero con la nave Hohenzollern per visitare i suoi vasti possedimenti nella Sardegna settentrionale.

giugno

Nasce a Maddalena il periodico “La Piccola Sardegna”. Recava come sottotitolo ‘‘Gazzetta della Gallura e dell’Anglona’’. Uscì per 18 numeri a La Maddalena dal giugno al novembre 1908 con cadenza settimanale. Lo stampava il maddalenino Giò Maria Baiardo, poco prima di trasferire a Sassari la sua attività di tipografo.

28 giugno

La Legge 31 concede una tombola telegrafica nazionale sino alla somma di Lire un milione, a favore dell’erigendo Ospedale Civile di La Maddalena. (Gazz. Uff. 15 luglio 1908)

15 luglio

La Legge 31 del 28 giugno 1908, concede una tombola telegrafica nazionale sino alla somma di Lire un milione, a favore dell’erigendo Ospedale Civile di La Maddalena. (Gazz. Uff. 15 luglio 1908)

23 luglio

Foto scattata in occasione dei festeggiamenti per il 42° anniversario della battaglia di Levico (23 luglio 1866) il XXV Battaglione Bersaglieri di Caprera, che avevo partecipato a quella battaglia, fece giungere un fotografo che immortalò diverse scene di quella giornata.

8 agosto

Inaugurata la linea telefonica Sassari-Tempio.

6-8 settembre

A Sassari terzo Congresso regionale del PSI.

23 novembre

La società sportiva Ilva entra in conflitto con una casa di tolleranza che viene prendendo piede in via Balbo, dove l’ Ilva ha la propria sede sociale, nel palazzo Demeglio. “Per rispetto e riguardo alla moralità ed alla convenienza dei soci, specie dei più giovani (120 minorenni nel giugno 1908) e delle rispettive famiglie, nonché del decoro della società, recentemente si è dovuta trasferire la sede sociale al pianterreno del palazzo Manini in via Nazionale (attuale Via Amendola). Posizione certo molto più conveniente, pulita e ordinata“. Tratto dal libro ” Ilva 1903-1993″ di Gian Carlo Tusceri.