Correva l’anno 1914

Il giovane principe ereditario di Casa Savoia Umberto di circa 10 anni su disposizione di Re Vittorio Emanuele III fu affidato alle cure del suo precettore – procuratore l’Ammiraglio Attilio Bonaldi. Il giovane principino, in quell’anno fu imbarcato sull’incrociatore Reale nave Puglia per la sua prima esperienza marinara con una crociera nel mediterraneo. A bordo di detta unità navale doveva apprendere i primi rudimenti dell’arte marinaresca, quale il confezionamento dei nodi marinari ed altro. Quale suo istruttore fu designato e personalmente scelto dal suo procuratore Bonaldi uno dei più valenti marinai di quel tempo il maddalenino Volpe Alfredo nocchiero di I classe. In quel periodo il Volpe era assegnato quale Istruttore presso l’Accademia navale di Livorno. Tra il principino ed il Volpe si stabilì subito una cordiale e sincera amicizia che si protrasse per tutto un lungo periodo della loro vita in forma epistolare, fino alla partenza di Umberto per l’esilio nell’anno 1946 ed oltre.

Gennaio

Esce a Tempio il primo numero di ‘‘Sardegna’’,la rivista di Attilio Deffenu: comparirà per altri tre fascicoli stampati a Milano.

22 marzo

Muore a Roma, Luigi Faravelli, era stato comandante della piazza marittima della Maddalena (1908-1910).

27 aprile

Un’invasione di cavallette distrugge i campi delle Baronie. Contemporaneamente, la siccità mette in ginocchio l’intera isola: morie di bestiame, raccolti perduti, assenza di acqua potabile.

10 maggio

Roma. Inaugurato nella sala di Castel Sant’Angelo il primo Congresso Regionale Sardo.

13 maggio

Muore a Sassari, a 65 anni, il musicista Luigi Canepa.

22 giugno

Conflitto a fuoco nelle campagne di Olzai tra carabinieri e latitanti orgolesi. Restano uccisi il super latitante Onorato Succu e Giovanni Corraine. Morto anche un appuntato dei carabinieri.

3 luglio

La Camera approva il progetto di legge Casavola contenente provvedimenti per la Sardegna. Tra gli altri: creazione di bacini artificiali sul Tirso e sul Coghinas; esonero per i sardi dal pagamento dell’imposta sui terreni; provvedimenti a favore degli agricoltori e dei pastori colpiti dalla siccità.

4 luglio

Muore in guerra il caporale Angelo Zacchera, era nato a La Maddalena il 26 luglio del 1894, fu tra coloro che vennero chiamati, ventenni, allo scoppio del conflitto e venne inquadrato nel 64° Reggimento Fanteria, che insieme al 63° formava la Brigata “Cagliari”. Purtroppo Angelo non avrà modo di vedere a lungo la guerra, cadrà infatti colpito a morte durante un combattimento il 4 luglio, poco più di un mese dopo la dichiarazione di guerra. Aveva 20 anni. Alla memoria gli venne concessa la medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: “Costante esempio di coraggio e di noncuranza del pericolo, lasciava la vita nel combattimenti”.

4 luglio

Il Capitano di Porto, allerta il Municipio del continuo utilizzo della dinamite dai pescatori di frodo…

Ottobre

La chiusura, per oltre 70 giorni, delle miniere di Buggerru getta sul lastrico centinaia di famiglie. Su 3500 abitanti, i disoccupati ammontano a oltre 1000.

25 novembre

Il 28 luglio del 1914 l’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia; il 1° agosto dello stesso anno la Germania dichiarò guerra alla Russia e il 3 agosto alla Francia; Nella stessa giornata del 3 agosto 1914 l’Italia dichiarò la propria neutralità rispetto alle guerre appena iniziate. Italia che, per un trattato difensivo (Triplice Alleanza) era alleata con Austria-Ungheria e Germania. Il 4 agosto la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Germania e nella stessa giornata la Germania invase il Belgio e il Lussemburgo. Come se non bastasse il 23 agosto il Giappone dichiarò guerra alla Germania e il 23 novembre l’Egitto alla Turchia. Il 25 novembre il Regno d’Italia invase Valona, in Albania. Era iniziata la Prima Guerra Mondiale. Ma come venne vissuto quel 1914 a La Maddalena? Da Roma giungevano, attraverso ciò che scrivevano i giornali e le notizie che trapelavano dagli ambienti militari, notizie spesso contraddittorie, e tali affettivamente erano, sulle scelte che avrebbe fatto il Governo. La prima contraddizione, seguita alla dichiarazione di neutralità di meno di tre mesi prima, era stata infatti l’occupazione della cittadina albanese. Nell’ottobre del 1914 l’Italia si trovava, a guerra europea iniziata, facendo parte della Triplice Alleanza, potenzialmente soggetta ad attacco francese, e in tal caso la Piazzaforte di La Maddalena, per la sua posizione geografica, era in prima linea, essendo separata dal “nemico” dalle poche miglia di mare delle Bocche di Bonifacio. Ed in funzione antifrancese la Piazzaforte era stata costruita. Dal 1887 erano state realizzate ben 17 fortificazioni anti nave, tra le isole di Maddalena, Caprera, Spargi e la costa dell’Isola Madre, oltre al Porto-Arsenale di Moneta. E proprio nel 1914 era stata terminata e inaugurata l’opera fortificata Regia Batteria di Carlotto (M4). Ma che dall’inizio del conflitto le cose fossero come prima non era precisamente così. Intanto cominciarono ad intensificarsi il passaggio a largo di navi militari come anche dei primi sommergibili germanici. E venne incrementa, in quegli ultimi mesi del 1914, la presenza a terra di militari della Marina e dell’Esercito, fino a raggiungere il numero di 1500 uomini. Nelle banchine e alla fonda c’erano la corazzata Sardegna, il cacciatorpediniere Fulmine, l’esploratore Levante, la nave scorta Mafalda, armata per la caccia ai sottomarini, oltre ad un nutrito numero di naviglio minore, con i loro numerosi equipaggi che si aggiungevano a quelli a terra. Gli armamenti inoltre, in quei mesi del 1914 e nei primi del 1915 furono rafforzati coll’arrivo di alcuni potenti cannoni antinave. Il 1914 come metà del 1915 fu veramente un periodo di apprensione, d’incertezza e di attesa del nemico. “Deve essere tenuto presente che la possibilità, per la flotta, di giovarsi di La Maddalena, è d’importanza vitale per la difesa marittima dello Stato, perché è questa la sola posizione che consente, per doppia uscita e per la sua ubicazione, di contrastare il dominio del Tirreno e del Mediterraneo occidentale contro una flotta superiore”. Così scriveva della Piazzaforte di La Maddalena, il 3 settembre del 1913, il Capo di Stato Maggiore della Marina. E aggiungeva: “Numerose informazioni concordano nel far ritenere che sia nelle mire della Francia di fare un’azione rapida e vigorosa contro Maddalena: Si ha notizia che si accrescono i contingenti di truppe nel Sud della Corsica, e che ivi si lavora a preparare punti di appoggio per le forze navali”. Queste notizie all’epoca, ovviamente, erano riservate, ma il clima che militari e civili vivevano nell’Arcipelago rifletteva queste parole. Anche perché notizie “di contrabbando” che giungevano soprattutto da Bonifacio le confermavano. E proprio nel 1914 vennero installati, in alcune fortezze, i moderni e potenti obici Amstrong, che potevano battere il mare, a 360°, fino ad una distanza di 14 chilometri. Tanto appariva imminente l’attacco che era stato redatto un piano d’evacuazione della popolazione, un piano imponente di trasferimento nel centro della Sardegna, in poco tempo, di quasi 10.000 persone. L’Italia, è stato scritto nella puntata precedente, allo scoppio delle ostilità si era dichiarata neutrale (3 agosto 1914) ma il 25 novembre 1914 una spedizione militare, poi denominata Corpo di Spedizione Italiano in Albania, aveva occupato la cittadina di Valona. Lo scopo era chiaro, contrastare le forze austro-ungariche in quel territorio. Operazione che, da quelli che formalmente erano ancora i nostri alleati, venne vista come atto di ostilità nei loro confronti. Se a Roma infatti, parte delle forze politiche erano ancora favorevoli alla neutralità cresceva giorno dopo giorno la pressione degli interventisti, chi a favore a fianco gli Austro-Ungarici, e chi contro. L’occupazione di Valona fece intravvedere però su come si stesse orientando il governo alla cui testa c’era Antonio Salandra, il quale, si seppe dopo, fin dallo stesso agosto, aveva avviato trattative segrete proprio con la Francia, la Gran Bretagna e la Russia (Triplice Intesa), assicurando l’ingresso in guerra dell’Italia contro Germania e Impero Austro-Ungarico, in cambio della stessa Valona e dell’Albania, della Dalmazia, dell’Istria e del Trentino. Eppure a La Maddalena, i maddalenini, nonostante la consapevolezza di essere in prima linea, il rischio di vedersi assalire, bombardare, invadere, in quegli ultimi mesi del 1914, a guerra iniziata, continuavano a lavorare; gli scalpellini di Cava Francese, gli operai dell’Arsenale, i pescatori, muratori e manovali impegnati nelle realizzazioni e completamenti delle opere militari, come di quelle opere civili e pubbliche che rendevano davvero Piccola Parigi quest’Isola. Cosa riservava il futuro? Nessuno allora poteva prevederlo. Ma se, in quel lontano 1914, un maddalenino doveva recarsi a Tempio, sede di tribunale e fiscale, o a Sassari, in questo caso soprattutto per motivi di salute, come faceva? Non era stata ancora costruita la ferrovia (lo fu nel 1933) non rimaneva che “salire” a piedi e con qualche passaggio col “carro a buoi”, il calesse e la “diligenza”. Da Palau già da qualche anno partiva ogni giorno la Fides, società che aveva acquistato un torpedone (capace di trasportare 16 passeggeri) che in oltre 2 ore (in salita) raggiungeva Tempio mentre impiegava 1 ora e ½ da Tempio a Palau (in discesa). Quasi 4 ore ci volevano poi per raggiungere Sassari. In tutto circa 6 sei ore, per strade impervie e strette. Fermo restando che, se si fosse trattato di militari e loro familiari, a La Maddalena c’era l’ospedale militare e da pochi anni l’Ospedaletto Garibaldi, voluto da Costanza, moglie di Ricciotti Garibaldi, l’alternativa per i civili (almeno i benestanti) erano l’ospedale di Cagliari (raggiungibile con i postali), o quelli di Genova, prendendo la nave da Golfo Aranci o dalla stessa Maddalena, con viaggi però bisettimanali o tris. Il collegamento col piccolo borgo di Palau avveniva tramite barconi, come anche con Terranova (Olbia) e Golfo Aranci. A partire da 1908 le caserme militari cominciarono ad essere servite dalla luce elettrica fornita da generatori, inizialmente a vento, e dal 1912-13 anche alcune zone “civili” del centro storico lo furono. L’acquedotto non era stato ancora costruito pertanto, nelle case come negli uffici pubblici, il preziosissimo liquido veniva attinto dai pozzi e dalle cisterne. Quasi tutte le case ne erano dotate, come anche alcune piazze: una tra tutte quella di Piazza di Chiesa, esistente tutt’oggi. C’erano anche le “vadine” e le fontane, ma di acqua non ne avevano di certo d’estate … Direttamente sfociante a mare era il sistema fognario in “minimissimo” embrione. Per tutto il resto, c’erano i pozzi neri, per chi aveva il water a casa. Ma la maggior parte di queste ne erano sprovviste e buona parte della popolazione si serviva di vasi (non raramente svuotati in strada) o faceva i propri bisogni all’aperto. Lo abbiano già scritto, che il 25 novembre del 1914 le truppe italiane avevano occupato la città di Valona, in Albania, segnale inquieto di un possibile, imminente intervento in quella che ancora non si sapeva fosse la Prima Guerra Mondiale. Il 9 settembre la Germania era stata pesantemente sconfitta sulla Marna mentre il 9 il Giappone aveva attaccato la Cina. Il 28 ottobre l’impero Ottomano aveva attaccato la Russia nel Mar Nero e il 6 novembre l’Egitto aveva dichiarato guerra alla Turchia. A La Maddalena si vivevano quei mesi di neutralità, lo abbiamo già scritto, con apprensione e c’era chi, non senza motivo, la notte aveva gli incubi di attacchi francesi provenienti dalla Corsica. E che Maddalena fosse “punto sensibile” lo confermava il fatto che fosse ancora considerata il baluardo della difesa della Sardegna e di conseguenza, nazionale. Per questo, oltre alla Regia Marina, importanza aveva la presenza del Regio Esercito (con reparti di Fanteria, Artiglieria e Bersaglieri), specialmente quello dislocato nel nord Sardegna che, alla difesa della Piazzaforte di La Maddalena doveva concorrere, ad ogni costo, Esercito che aveva i propri comandi a Ozieri e soprattutto a Tempio. Dai primi anni del 1900, a Caprera-Stagnali, era acquartierato il “Goito”, XXV Battaglione del 3° Reggimento Bersaglieri. Diversi ufficiali e bersaglieri del Battaglione “di Stagnali” avevano partecipato alla campagna di Libia e alla guerra Italo-Turca del 1911, e alcuni vi erano morti. Dagli inizi del secolo esisteva inoltre la così ancor oggi chiamata “Artiglieria”, il Comando Autonomo della Brigata Artiglieria da Costa della Sardegna, oltretutto con un’attrezzata “piccionaia”, allevamento di colombi “militarizzati”, utilizzati per l’invio e il ricevimento di dispacci. Di fronte a Isola Chiesa, infine, era operativa la caserma che ospitava il 59° Reggimento Fanteria. Nel 1914, nella cava di granito di Cala Francese lavoravano un centinaio di persone. La Società Esportazione Graniti Sardi, fondata a Genova nel 1901, in quei primi anni del ‘900 aveva due commesse importanti: la costruzione del bacino di Malta e la pavimentazione di via XX Settembre a Genova. A queste se ne aggiunsero molte altre, in Italia e all’estero, ma anche alcune delle costruzioni pubbliche furono realizzate col granito di Cava Francese. Dal punto di vista dell’occupazione locale, erano molti gli operai impiegati nelle cave, maddalenini, galluresi, toscani, liguri e piemontesi, molti di essi giunti per la richiesta di manodopera necessaria per la realizzazione delle opere militari. Da una ventina d’anni, a Moneta, era entrato in funzione il Regio Arsenale Militare che attorno al 1914 contava circa 120 occupati e 200 forzati. In quella Maddalena “operaia”, dove si diffondevano le idee socialiste, operavano due società di mutuo soccorso: La Società di Mutuo Soccorso dell’Isola di La Maddalena e la Società di Fratellanza Elena di Montenegro. Ma c’era già anche l’assistenza cattolica, ad opera delle suore “francesi” che dal 1903 avevano aperto la Casa San Vincenzo. Vi erano tre medici, i dottori Giacomo Gambarella, Angelo Falconi e Raniero Nani. E due farmacie, la Loriga e la Manconi. Come anche tre “levatrici”, sempre molto occupate. La popolazione di La Maddalena era infatti molto giovane, essendo in gran parte formata da lavoratori immigrati e da militari, ed esuberante, e i costumi risultavano piuttosto rilassati e disinvolti. Il parroco dell’epoca, Antonio Vico, lamentava pochi matrimoni e molte unioni “illegittime”, come allora si diceva. Le famiglie, fossero, esse “legali” o meno, erano sempre numerose, con molti fratellastri e sorellastre, per via delle frequenti morti dei genitori e delle nuove unioni. Ma c’erano anche tanti figli di “N.N.” sebbene l’aborto fosse una pratica piuttosto diffusa. Una “istantanea” dell’epoca, la scattò nel 1905 Padre Manzella in “Missione al Popolo”. La popolazione, scrisse nelle sue relazioni, era “eterogenea, costituitasi da persone provenienti da varie parti dell’Isola e dal Continente”. Nell’Isola “gli opifici governativi sforzano i poveri operai a un illegale e crudele lavoro festivo” e i “numerosissimi militari mantengono la solita parte del malcostume”. “Massoneria, valdismo, increduli e non praticanti, formano i diciannove/ventesimi della popolazione”. Popolazione che al 31 dicembre del 1914 era di 11.547 abitanti, di cui 9.719 civili e 1828 militari. Questi ultimi erano pari al 15% del totale.
Fu forse nel 1898 che a La Maddalena cominciò a muovere i primi passi una società sportiva ma fu nel 1906 che nacque ufficialmente la società di Ginnastica Ilva, i cui colori sociali erano quelli dello stendardo del paese, bianco e celeste. Presidente era il geometra Antonio Cappai, vice presidente l’impiegato Pietro Sabatini, segretario Gisberto Moriani, direttore tecnico Giovanni Mundula. La società, che aveva come “maestro con abilitazione” Enrico Balata, praticava ginnastica, podismo, ciclismo, nuoto e giochi vari, tra cui il calcio. Il medico sociale era il dr. Getullio Concorsi. La sede era a Cala Gavetta, in un già vecchio, allora, magazzino, oggi ristrutturato e destinato a sala conferenze e manifestazioni varie, chiamato, non a caso, ex Magazzini Ilva. I soci erano 146. Nel 1914, poco più di cent’anni, fa dunque, alle vigilia della Prima Guerra Mondiale, La Maddalena aveva una società sportiva (in Sardegna poche città ne avevano, in Gallura solo Tempio) piuttosto attiva, e con veri e propri campioni, come Salvatore Mura, un atleta eccezionale, particolarmente dotato per gli esercizi ginnici, tra cui la specialità degli anelli, che disputò gare, vincendone pure, a La Spezia (città militare come La Maddalena), Venezia e Genova. Anche il podismo andava per la maggiore. Alle gare partecipavano, oltre agli atleti maddalenini, anche giovani militari delle caserme e delle batterie, provenienti da diverse parti d’Italia. Si disputava anche la Mezza Maratona, da Piazza Renella (Piazza Comando) a Punta Rossa e viceversa. Lungo le stesse strade e viottoli, tra Maddalena e Caprera, si disputavano anche le gare di ciclismo, con le autorizzazioni, non sempre concesse, delle autorità militari, divenute, nel 1914, in generale più rigide dopo lo scoppio delle ostilità in Europa, e nella situazione di attesa e incertezza che si viveva nella piazzaforte militare. Qualche gara fu disputata verso ponente, fino alla Batteria di Nido d’Aquila, e la faticosissima e pericolosa scalata di Guardia Vecchia e ritorno diventò, per qualche anno, fu una “classica”. Il canottaggio e il nuoto si svolgevano nel tratto di mare tra la stessa Piazza Renella e Cala Gavetta. In Piazza Renella, tra una parata militare e l’altra, dai primi anni del ‘900 si disputavano anche le partite di calcio. Nel 1913, in quello stesso campo improvvisato, vi venne organizzato un quadrangolare, al quale parteciparono la Torres (che aveva vinto uno dei primi, pionieristici, campionati sardi), una rappresentativa della Marina Militare, l’Arsenale Militare e l’Ilva. A vincere il torneo fu la Torres. Anche nel 1914 vi furono organizzati alcuni tornei, e qualche partita vi fu disputata nei primi mesi del 1915, più che mai con la preoccupazione dell’ingresso in guerra.

29 novembre

Muore il poeta Sebastiano Satta (era nato a Nuoro nel 1867). Grandiosi funerali civili a Nuoro e commemorazioni in tutta l’isola.

1 dicembre

Anche in questo periodo l’attività’ del nostro Ospedale deve ridursi al funzionamento dell’Ambulatorio che affidato alla sapiente direzione del Dottore Professore Getullio Concordi …(…)… ha potuto giovare non poco alla parte non abbiente della popolazione di La Maddalena”……..Ottavo Rapporto dal 1 Dicembre 1914 al 31 dicembre 1921 dell’Ospedale Giuseppe Garibaldi.

8 dicembre

Tragedia nella acque isolane, muore per annegamento la maddalenina Giulia Zicavo di anni 77.

13 dicembre

Accolto trionfalmente a Sassari, il deputato socialista trentino Cesare Battisti, fautore dell’intervento in guerra dell’Italia contro l’Austria. Il teatro Civico non riesce ad accogliere la folla imponente accorsa ad assistere alla sua conferenza.