Correva l’anno 1918

Nella prima edizione delle “Guide rosse del T.C.I Sardegna, troviamo una decsrizione che riguarda La Maddalena:

Sono visibili da ogni parte fortificazioni dell’estuario, semafori, bianchi segnali trigonometrici di direzione, mede e boe, a raso delle acque od a piccola altezza. Si entra, volgendo a N, nel passaggio tra Caprera, a d., e l’Isola di S. Stefano, a sin., mentre l’Isola della Maddalena resta di fronte ed appare ad un tratto, gaia, vivacissima, la cittadetta, con le numerose opere militari e civili nei suoi dintorni: l’ospedale, il fabbricato delle scuole, le caserme, i grandi depositi di carbone, gli sbarramenti. Negli ancoraggi sono disseminato talora numerose navi da guerra di ogni ordine. Il passo tra Caprera e S. Stefano è largo km. 1.2. L’isola, situata a 600 m. a S della Maddalena, è rocciosa, incolta, abitata soltanto da pochi pastori. Essa raggiunge la massima elevaz. Con la Punta dello Zucchero, m. 101. Presso il mare, 9 grandi serbatoi cilindrici di lamiera, di nafta e benzina. Il Palau si vede lontano a sin. Il vapore ormeggia a pochi metri dalla banchina, talora, attracca, davanti all’Albergo Belvedere.
La Maddalena, ab. 8.550 – Alb. Belvedere, modesto, ed altri. Serv. di barche a vela e motoscafi per il Palau, pag. 226. Alcune vett. stazionano ordinariam. in piazza del Comando, per la casa di Garibaldi (in 40 min., km. 5.5, andata e rit. L. 3-5 compresa fermata di 1 ora). Gli ufficiali di passaggio possono alloggiare alla Foresteria annessa al Circolo Ufficiali, con pagamento di tenue quota, e prendere i pasti alla mensa del Circolo.
La piccola città, abbastanza ben costruita è senza interesse. Nella piazza, presso il piccolo porto di pesca di Cala Gavetta, una colonna in granito alta m. 16, con medaglione di Garibaldi del prof. Vizzotto, inaugurato nel 1907. A ponente del porto il piccolo stabilim. balneare con cabine da cui si può proseguire per la stradetta verso N alla villa Weber, poi al Capo Inferno, all’altezza dell’Isola Spargi, pag. 231.
Salendo dal porto, a d., nella via principale, la parrocch. di scarso inter., pag. 227; a d., il Mercato ed il Pal. Municipale, ove, nell’aula consigliare, la bomba napoleonica, che fu a lungo sulla piazza del porto. La via sbocca sull’ampia spianata dell’Ammiragliato, ove sono l’Ammiragliato ed il Comando della difesa, Presso il Comando, una bella anfora vinaria romana (presso il cav. Carlo Ajassa tre altre, in ottimo stato, rinvenute nell’Isola di S. Maria).
1° – Escurs. da La Maddalena *Visita a Caprera: Dalla piazza del Comando fino alla Casa di Garibaldi, vett., v. sopra. La Tomba e la Casa sono sotto sorveglianza del Comando, che vi tiene una guardia d’onore agli ordini di un sott’ufficiale di Marina. Proibito fotografare, salvo permesso scritto del Comando. Orario di visita della Tomba, in generale dalle 9 alle 14 tutti i giorni: alla Casa, trasformata in museo, stesse ore salvo il venerdì. L’orario è però alquanto variabile: in certi giorni l’accesso è anche inibito, salvo permesso, che facilmente si accorda, dal Comando.
Una buona strada carrozzabile lungo gli edifici militare ed i grandi depositi di carbone, senza particolare inter., conduce verso E al Passo della Moneta, canale tra l’Isola della Maddalena e Caprera. Dato il basso fondale venne fatta tra le due isole una diga lunga m. 600 interrotta soltanto da un ponte girevole a due volate, su di un’apertura larga 25 m. Sul rettilineo della diga, bella vista sull’isola; la Casa di Garibaldi spicca in bianco seminascosta dalle piante.

Nel 1918 è già in funzione il collegamento tra Golfo Aranci e La Maddalena. Il vaporetto proviene da Terranova, tocca Golfo Aranci e prosegue per La Maddalena – prezzi: £4,20, 2,75, 1,40, (1°, 2°, e 3°classe) – dove arriva dopo 2 ore e 30′ di viaggio, un viaggio che non dava problemi con i venti occidentali, ma che diventava tragico con la tramontana ed il grecale. nello stesso anno da Palau a La Maddalena c’è un servizio pubblico di “autoscafi postali” e si paga 50 centesimi. L’approdo del postale da Golfo Aranci era davanti all’albergo Belvedere, proprietà di Luigi Bottini, da Palau si arrivava a “U molu” con le barche a vela Nord America di Zì Fulippu Marini e Aquila di Zì Nicula Manna. Nel 1925 una commissione presieduta dal Sen. Orlando proponeva l’istituzione di una linea Arzachena (Cannigione) – Maddalena – Santa Teresa – Bonifacio giornaliera. Nel 1932 la Citra e la Florio su fusero in una nuova società: la “Tirrenia Flotte Riunite Florio-Citra”. Ma già nel 1936 l’I.R.I. diede vita a Italia, Lloyd Triestino – Tirrenia – Adriatica. Era nata la FINMARE, che ci accompagnerà fino ai giorni nostri, croce e delizia dei nostri viaggi e dei nostri spostamenti verso la Sardegna e il continente.

17 marzo

Sin dal 1915, la base navale di La Maddalena era stata in parte sguarnita, sia di navi che di armamenti, inviati a Nord-Est, sul fronte di guerra, terreste e marino. Nelle acque della Sardegna tuttavia e anche attorno all’Arcipelago, non si respirava aria tranquilla ed alta era la vigilanza per le poche navi della flotta che incrociavano nell’Arcipelago e per quelle che di tanto in tanto facevano approdo nell’estuario per interventi di manutenzione e rifornimenti. Timore c’era anche per il Postale e per altre unità mercantili che collegavano La Maddalena con Terranova, Cagliari, Porto Torres e il Continente.
La notte del 17 marzo il “Tripoli” partiva da Golfo Aranci, scortato, per un breve tratto, dall’incrociatore ausiliario “Principessa Mafalda”, al comando del Tenente di Vascello Galazzetti di Alba. Solo il giorno precedente il trasporto “Sicilia”, diretto a Cagliari, per miracolo aveva schivato un siluro nemico. La nave imbarcava quasi 500 persone, di cui 381 fra soldati e marinai, più l’equipaggio ed i passeggeri civili. Alle 22,20, poco dopo l’inversione di rotta del “Principessa Mafalda”, un siluro colpiva in pieno la sala macchine. In quel tragico evento morirono oltre trecento persone tra civili, equipaggio e militari; tra questi molti erano della Brigata Sassari, 48 della Marina Militare, provenienti da vari Comuni della Sardegna. Alcuni vennero decorati con Medaglia alla Memoria; una scultura in bronzo a ricordo del disastro, fu scoperta a Cagliari dal Re d’Italia Vittorio Emanuele nel 1924. Il tragico episodio indusse le autorità a potenziare le scorte, moltiplicando i cacciatorpediniere e seguendo i mercantili per la maggior parte o per l’intera la rotta, arrivando ad affidare a navi da guerra i trasporti di una certa importanza. Tra i caduti citiamo anche i maddalenini Antonio Farese e Luigi De Marchi. Alle ore 22.30 della notte del 17 Marzo il posto di controllo costiero militare del semaforo di Capo Figari invio’ alla stazione radio di Caprera il seguente messaggio: “Sentiti colpi di cannone molto lontani in direzione est“. Nella cabina radio, accesi i fanali di emergenza a causa della mancanza dell’energia elettrica per l’avaria subita dalla dinamo, il marconista Carlo Garzia aveva lavorato alla riparazione dell’apparecchio radio danneggiato dall’esplosione. Garzia non penso’ mai di allontanarsi. Alle 24.22 riuscì a lanciare il primo SOS e a comunicare la posizione della nave. Il messaggio, intercettato da La Maddalena e dal Mafalda, giunse fino a Tolone. Il contatto radio proseguì tra il Tripoli e la stazione radio di Caprera sino alle ore 2.05, quando il Tripoli invio’ l’ultimo messaggio di soccorso urgente. Alle 2.15 il Tripoli, sollevata la prua in alto, affondo’ in pochi secondi. L’ufficiale radiotelegrafista Carlo Garzia, che non aveva voluto abbandonare la nave, perse la vita trascinato dal risucchio del bastimento. Gli fu concessa una medaglia d’argento alla memoria.

Anche nell’Arcipelago fece viva impressione l’affondamento, avvenuto il 7 novembre 1915, nel Golfo di Cagliari, del piroscafo passeggeri Ancona, in seguito a siluramento di un sommergibile tedesco. Partito da Napoli e diretto a New York, l’Ancona trasportava 496 passeggeri. Ci furono 206 vittime, la maggior parte dei quali emigranti, donne e bambini. Nei primi mesi del 1916, secondo anno di guerra, nella Base di La Maddalena venivano applicate particolari misure precauzionali come quello di un continuo stato d’allerta, di serrati controlli, e di immergerla la notte nell’oscurità. Chi era al comando era consapevole del fatto che le navi alla fonda potessero essere vulnerabili e soggette ai pericoli dei siluri dei sottomarini tedeschi. C’era infatti chi dubitava che pezzi delle batterie costiere in uso, ne avrebbero potuto avere ragione, come anche di un attacco navale. Attilio Deffenu (scrittore e uomo politico), nel 1914, sul giornale Sardegna, pur riconoscendo che a La Maddalena vi fossero fortezze poderose, e tali erano, scrisse però che queste erano dotate di “cannoni vecchi di vent’anni e gli ultimi arrivati possiedono una gittata massima di soli 14 km, mentre le navi avversarie possono sparare ad una distanza utile di ben 18 km”. Ancora più polemico Deffenu era stato scrivendo che “quelli della Maddalena sono cannoni che ornano non armano”, esprimendo nell’articolo non posizioni disfattiste bensì proponenti il potenziamento della Base. Ha scritto Enrico A. Valsecchi, che la polemica si incentrava su “batterie di concezione superata, su pezzi montati su ruote e su artiglierie vecchie di vent’anni, mentre avrebbero dovuto essere rinnovate ogni 10 anni. Tutti i cannoni avevano portata massima di otto miglia. In seguito si sarebbe rimediato con nuove bocche da fuoco”.

Autunno-inverno

Si diffonde anche in Sardegna una terribile epidemia di ‘‘spagnola’’, che farà molte vittime.

16 giugno

Muore il caporale Giovanni Maria Lai. Era nato a la Maddalena il 9 giugno del 1897. Di animo focoso e molto coraggioso ad appena 18 anni andò volontariamente nel corpo degli arditi. Questa specialità, nata praticamente con la prima guerra mondiale, raccoglieva quei soldati che volontariamente volevano partecipare alle più pericolose azioni di guerra. Temutissimi dagli austriaci, gli arditi affrontavano con sprezzo della morte e temerarietà ogni assalto che gli venisse richiesto; armati sempre di un pugnale, lo utilizzavano con grande abilità nei combattimenti corpo a corpo. Giovanni Lai apparteneva al Gruppo tattico “Giacchi” (dal nome del suo comandante) del glorioso XXVII Reparto d’assalto. La mattina del 15 giugno 1918 gli austriaci forzarono il passaggio del Piave e si posizionarono a ridosso del Montello. Il Comando italiano chiamò all’intervento gli arditi del “Gruppo Giacchi” che, con furiosi assalti, armati di bombe a mano e pugnale, cercarono di fermare la controffensiva nemica. La situazione era però oramai pregiudicata e vennero organizzati successivi contrattacchi, ai quali partecipò il sempre XXVII reparto arditi. Il risultato purtroppo non fu positivo e non si riuscì ristabilire il fronte iniziale. Quel giorno molti giovani arditi rimasero uccisi. Il giovane maddalenino Giovanni Lai venne raccolto sul campo di battaglia agonizzante, ma ancora in vita, trasportato presso la 75^ Sezione Sanità spirerà alle prime luci dell’alba. Aveva appena 21 anni! Alla memoria, il Ministero della Guerra concesse una Medaglia d’Argento al Valor Militare.

28 giugno

Muore sull’altipiano di Asiago a causa di un incidente di volo, il maddalenino Lucio Albani di Alfredo era nato il 10 gennaio 1895.

5 luglio

La Regia Marina, nel 1918, ha un reggimento di marinai, destinato a combattere fianco a fianco con la fanteria, nelle trincee fangose del Piave, per la difesa di Venezia. Questi marinai si ricopriranno di onore e scriveranno pagine di pura gloria, pagine che formeranno la reputazione dei “fanti di marina”. Un giovane marinaio maddalenino fa parte di questo “Reggimento Marina”, è il secondo capo Francesco Dotto, nativo di Porto Vecchio, ma maddalenino per “amore” ed adozione (nonno materno di Francesco Del Monaco, noto “Ramon”). Ha ventinove anni ed una moglie che all’isola attende il suo ritorno, egli è anche un veterano della guerra Italo-turca (1911-1912) e quindi vive sempre da protagonista le azioni più pericolose. Nella mattina estiva del 5 luglio del 1918, nel basso Piave, si offre volontario per una perlustrazione in territorio nemico. La missione è molto pericolosa, si tratta di penetrare nelle linee austriache per catturare qualche prigioniero per raccogliere informazioni. La pattuglia è composta da pochi volontari “arditi” ed è comandata da un ufficiale. Appena inizia l’azione, il nemico riesce ad intercettare i marinai ed immediatamente scatena contro di loro il fuoco delle mitragliatrici, in un impeto di estremo coraggio, e considerata la drammaticità della situazione, i marinai si scagliano all’assalto, per sorprendere il nemico. L’ufficiale è tra i primi a cadere falciato dalle raffiche. Francesco Dotto, prende immediatamente il comando della pattuglia e con impeto riesce a condurla sull’obiettivo, su di lui si concentra il fuoco nemico e colpito ripetutamente da pallottole cade al suolo. Non avrà una morte immediata, la sua forte tempra di marinaio prolungherà l’agonia per circa sei mesi, fino al 21 gennaio del 1919! Al valoroso marinaio maddalenino sarà concessa una medaglia d’argento al valor militare alla memoria. Terminata la guerra, la città di Venezia concederà agli eroici marinai del Reggimento Marina, l’onore di portare il nome del Santo patrono della città che avevano difeso: San Marco. Da quel momento in poi, saranno per tutti e per sempre, i marinai del “Battaglione San Marco”!

13 agosto

Ordinanza del Regio Commissario del Comune di La Maddalena, che : “Visto il rapporto degli agenti municipali, Ordina: a datare dalla data del presente gli acquaioli pubblici dovranno tenere costantemente in stato di perfetta pulizia le botti come le stagnale di distribuzione. A tal uopo il sabato sera di ogni settimana col controllo di una guardia municipale appositamente incaricata si procederà ad accurata lavatura delle botti in parola col sussidio di apposita catena. I contravventori saranno senz’altro esclusi dal servizio, salvo più gravi provvedimenti a seconda del caso. Il custode della pubblica fonte e le guardie urbane sono incaricate dell’esatta osservanza della presente. Il Regio Commissario Lissia“.