Correva l’anno 1933

Volgeva l’anno 1933, ed a seguito delle varie riorganizzazioni dei Comandi ed Enti della sede con i suoi servizi, con le opere di fortificazione da ultimare e da ristrutturare, si rimise mano alle norme che regolavano la vita militare nell’Isola. In quel periodo i militari, militarizzati e salariati dipendenti della Difesa, componevano la metà della popolazione, la cittadella militare dell’isola aveva finalmente un’altra fisionomia alla pari di tante altre piazzeforti sparse in tutto il territorio Nazionale. Tutto gravava attorno alla Marina, come nei primi anni dell’ottocento, con l’Ammiraglio Desgeneys, il quale aveva posto tutta la sua attenzione ed il suo affetto ai maddalenini che del mare avevano fatto la loro scelta di vita, avendo riconosciuto che i suoi armamenti fatti per lo più da isolani, gli avevano dato l’amore per questo meraviglioso luogo e per i suoi abitanti. L’ammiraglio di Divisione Vincenzo De Feo aveva capito che era ormai necessario mettere in mano alle disposizioni che da molto tempo erano rimaste accantonate in attesa di tempi migliori, e finalmente agli inizi del 1933, la base aveva il suo nuovo regolamento, nuove disposizioni per meglio capitanare quasi completamente tutta l’Isola militare. Nel 1933 arriva a La Maddalena un giovane prete (Salvatore Capula) che presto diventerà parroco. Batte tutti i record di permanenza all’isola dove ancora vive. Riorganizza l’Azione Cattolica i cui soci costruiscono lo ‘Splendor’ (sede dell’A.C. e poi cinema), influenza la vita politica (e non) cittadina, con un seguito di fedelissimi discepoli, attraversa un secolo che lo ha visto molto personaggio discusso e controverso.

17 gennaio

Quest’anno la più nera sfortuna perseguita i nostri bianco-celesti assoggettandoli a continue sconfitte. Molti fattori concorrono a ciò, fattori più volte menzionati, e quindi inutile ripetere. Volevamo ricrederci delle precedenti perdite, con una brillante vittoria sul Monteponi, ed ecco che questa all’ultimo momento ci sfugge, lasciandoci di molto delusi. Credo però che un’esatta descrizione della partita, valga più di un ulteriore commento. Per l’attuale squalifica di Guerra, la squadra è dovuta scendere in campo nella seguente formazione: Olivieri; Di Fraia, Porchedda; Girardi, Padua, Farina; Massaro, Bassigo, Pocobelli, Picciaredda, Cappai. Il Monteponi, in in maglia azzurra era cosi formato: Verzetti; Milia II, Cerutti; Crovi, Milia I, Serafini; Fadda, Risaldi, Salis, Oberti, Ferru.
La palla è al Monteponi che, favorito dal vento, fugge all’attacco, presto spezzato da Di Fraia che rimanda.
La palla è ai nostri che minacciano Verzetti, senza poter realizzare. Così per qualche tempo, riuscendo ad ottenere al 10′ un corner, senza alcun risultato. Nel frattempo gli azzurri si sono ripresi, e padroni della palla, costringono Olivieri a diverse partite. Ottengono in tal modo un corner al 10′ ed uno al 29′. Di Fraia rimanda di testa, Pocobelli scarta, raccoglie Risaldi e passa all’ala, questa, di nuovo a Risaldi che segna il primo goal per il Monteponi. Il giuoco prosegue con alterne discese da ambo le parti, senza che il punteggio subisca variazioni. In tal modo si chiude primo tempo, nel quale si è distinta la nostra linea mediana, mentre quella d’attacco ha mostrato delle deficienze, specialmente nel centro-attacco. Nel secondo tempo notiamo uno spostamento nella formazione dei bianco-celesti. Picciaredda passa half sinistro, Girardi centro-attacco, e Pocobelli al posto dl Picciaredda. L’Ilva muove decisamente all’attacco, per rivendicare il goal subito, e nettamente s’impone agli azzurri per superiorità di giuoco. Al 5′ otteniamo un cornar infruttuoso; a1’10’ Massaro raccoglie un veloce passaggio di Cappai e spara forte in rete. Vezzetti in tuffo parta dentro la linea, e fulmineamente trae fuori il pallone. L’arbitro non vede il gesto e non concede il goal. Il pubblico sdegnato protesta, ma inutilmente, Al 21′ su fallo, un azzurro lancia la palla, raccoglie Crovi, e con un tiro poderoso da 20 metri piazza il pallone nella rete dl Olivieri segnando così il secondo goal per il Monteponi. La partita, si riprende con minor vigore da parte degli azzurri, sconcertati per la sfortuna che li perseguita. Al 26′ Massaro spara in porta, ma colpisce il paletto, perdendo per pochi millimetri un sicuro goal. Al 31° altro corner per l’Ilva, anch’esso infruttuoso. Massaro è espulso dal campo per scorrettezze di giuoco, e così gli azzurri riescono a chiudere la partita con un 2 a 0. (Da “Il Littoriale” del 20 Gennaio 1933)

10 aprile

I cadetti del Cagliari incontrano l’Ilva a Cagliari (nel campo di via Pola) e la sconfiggono per 1-0 goal di Macis. Il campionato è di III divisione. La Formazione dell’Ilva: Olivieri, Porchedda, Di Fraia, Farina, Padua, Bartolozzi, Cappai, Pintus, Baffigo, Picciaredda, Massaro. Cagliari B: Bedini, Brusa, Bertuccelli, Ena, Tiragallo, R. Orani, Nonnoi, Maxia, Macis, E. Orani, Fornasaris. Ricordiamo che allora si giocava col metodo, il WM verrà nel dopo guerra, poi si passerà al catenaccio (col libero) e infine alla zona.

17 aprile

Il vescovo Albino Morera, benedice solennemente la nuova chiesa del rione “Due Strade”. Alla presenza del parroco Vico, del vice parroco don Maciocco, del cappellano militare don Vattancoli, del podestà Giacomo Pala e dell’ammiraglio Vincenzo De Feo, e naturalmente “di numeroso popolo”. Il simulacro del Santo Bambino di Praga portato in processione dalla chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena “fu collocato nell’abside, dietro l’altare maggiore”. Per molti anni quella di Due Strade fu anche la chiesa ‘della Marina’, ai cui cappellani il Vescovo concesse di compiere “le funzioni sacre e gli altri atti del Ministero Sacerdotale”, con decreto del 25 aprile 1935, (“in riconoscenza delle alte benemerenze della Regia Marina nel concorrere efficacemente, insieme con la popolazione di La Maddalena, alla costruzione ed arredamento della Chiesa… e nella speranza che la Regia Marina vorrà continuare anche in avvenire il suo generoso concorso a favore di detta Chiesa per completare le opere che ancora occorrono“ concesse “in perpetuo, al Molto Reverendo Cappellano Militare pro tempore, la facoltà di compiere, nella Chiesa ricordata, le funzioni sacre e gli altri atti del ministero sacerdotale inerenti al suo ufficio di Cappellano Militare della guarnigione di La Maddalena” .) Dopo la seconda guerra mondiale, la Marina Militare abbandonò progressivamente la Chiesa che divenne sempre più luogo di culto dei “duestradini” che ne curarono la manutenzione e le migliorie.

19 maggio

Mentre fervono i lavori per la costruzione del nuovo acquedotto, gli acquaioli pubblici non placano la loro esuberanza. Anzi, forse nel tentativo di arrotondare il più in fretta possibile la propria giornata, aumentano un po’ tutti l’andatura dei loro carri. Mario D’Andrea segnala al Podestà che la propria figlia Aurora, mentre giocava in strada, davanti al Giardino di casa, è stata “travolta dal carro di tal Salvatore (noto Chiacchiarò). Colpita dal mozzo del carro, la bimba, cadendo, è finita con un piede parzialmente sotto la ruota. Il padre, ovviamente, chiede i danni.

29 agosto

Guglielmo Marconi, unitamente alla sua seconda moglie Cristina Bezzi-Scali (e non con la figlia Elettra, come riportato in quasi tutti i testi di storia isolana), visita La Maddalena, un mese prima di iniziare il suo viaggio intorno al mondo. Dopo il divorzio da Beatrice O’Brien, chiesto dalla moglie nel 1904, il 27 aprile 1927 aveva ottenuto l’annullamento della sua unione dal tribunale della Sacra Rota; il 12 giugno dello stesso anno aveva sposato Cristina Bezzi-Scali, prima in Campidoglio e tre giorni dopo nella chiesa di Santa Maria degli Angeli. A La Maddalena l’illustre scienziato fu ospite dell’Ammiraglio Ildebrando Goiran con il quale si recò a Caprera in visita alla tomba di Garibaldi e alla stazione radio. Vedi anche: Gugliemo Marconi e la radio

18 settembre

Nasce a La Maddalena Giuseppe “Pino” Careddu; Giornalista, scrittore e uomo politico. Il suo nome è legato soprattutto a ‘‘Sassari Sera’’,periodico che ha fondato nel 1960 e che dirige. Nel corso degli anni ha fatto assumere al suo periodico uno scomodo ruolo di controinformazione, denunciando scandali politici piccoli e grandi ignorati da altre testate. Negli anni Sessanta il giornale ebbe probabilmente il massimo della diffusione, favorita dal silenzio di gran parte della stampa sarda, di cui le aziende dell’ingegner Nino Rovelli erano diventate proprietarie: sulle sue pagine fece anche le sue prime prove di grande caricaturista Gavino Sanna. Ma questa ‘‘discesa in campo’’ contro un’intera classe politica costò a Careddu non soltanto una interminabile serie di processi,ma anche la scelta di dimettersi dall’insegnamento per non accettare il trasferimento della sua cattedra a una lontana sede della penisola giustificato da ‘‘incompatibilità ambientale’’. Aveva iniziato la sua carriera giornalistica come addetto all’Ufficio Stampa dell’ETFAS (Ente per la Trasformazione Fondiaria e Agraria in Sardegna) e collaborando ai principali organi d’informazione sardi (curava fra l’altro una pagina speciale sui problemi dell’agricoltura nel quotidiano democratico-cristiano di Sassari, ‘‘Il Corriere dell’isola’’). A questo suo primo periodo è legata la monografia L’ambiente culturale della rinascita, pubblicata a Sassari da Gallizzi nel momento in cui si venivano concludendo gli studi per la preparazione del Piano di Rinascita. Ha anche raccolto gli articoli più importanti pubblicati dal suo giornale (scritto in gran parte direttamente da lui) nel volume Autonomia ora o mai più. Ha quindi tentato la via del romanzo. Ma i suoi thriller sono la continuazione, anche nella scrittura brillante e risentita, della sua attività pubblicistica; personaggi, vicende e sfondi sono sempre facilmente riconducibili al mondo della politica e degli affari isolani, al di là di trasparentissime deformazioni dei nomi. Plot. In nome del presidente (1989), Malvagia (1991) e Assassiga (2004) sono stati poco recensiti e molto letti.

1 ottobre

Arriva a La Maddalena, come vicario economo don Salvatore Capula, vinse il concorso come “parroco a vita” (secondo il diritto canonico del 1917) il 5 giugno del 1934 e rimase parroco di S. Maria Maddalena sino al 24 gennaio 1998.

5 novembre

Amichevole tra Ilva e Torres, arbitra Balata (maddalenino ed ex giocatore di Torres ed Ilva), che nel frattempo ha lasciato il calcio giocato, e il gol decisivo, favore della Torres, viene segnato proprio dall’ex Casazza. Tra il 1933 e il 1934 l’Ilva batte due volte la Torres: la prima volta, in amichevole per 2-1, il 5 novembre 1933 (per la Torres segna il futuro campione di tennis Antonio Bozzo) e il 21 gennaio 1934 in Terza divisione, per 2-0. La rivincita rossoblu arriva il 4 marzo 1934: il 3-1 per la Torres B è firmato da Piras, Bozzo e Galleri. I maddalenini accorciano con Massaro. Gli anni successivi l’Ilva vive un vero e proprio periodo d’oro e grazie ai tanti militari di stanza alla Maddalena riesce a essere protagonista del campionato di Seconda divisione.