Correva l’anno 1939

23 marzo

Muore alla Maddalena, il garibaldino Eugenio Callai. Originario di Volterra ove nacque il 24 giugno 1846, di costui si è conservata, la tomba inumata nel camposanto ed una decorosa lapide attestante le sue benemerenze. Della sua partecipazione alle Guerre d’Indipendenza ne abbiamo riscontro nell’incisione lapidea tombale in essa infatti è riportata la scritta “Valoroso combattente 1866 – Fedele alla tradizione garibaldina”, inoltre nel Museo del Risorgimento di Milano si è appurata la presenza di un probabile fratello, Callai Ludovico fu Ottaviano di Volterra, sergente maggiore nel Reggimento Cavalleggeri di Caserta, partecipante alla Terza Guerra d’Indipendenza, Campagna 1866. Del periodo in cui visse a La Maddalena , abbiamo raccolto la testimonianza orale della famiglia maddalenina dei Sorano, in particolare del signor Aldo Sorano e della novantacinquenne sorella Lucia. Nei loro ricordi emerge la figura di un uomo mite, signorile e rispettato da tutti, spesso veniva invitato a pranzo nella casa del padre di questi, Giuseppe Sorano integerrimo Brigadiere di Finanza. Il suo arrivo nell’isola è riconducibile alla fine del primo decennio del novecento, probabilmente dopo essere rimasto vedovo, nei ricordi giovanili dei Sorano non ebbe mai visite da parte di parenti e nelle occasioni importanti vestiva sempre l’uniforme garibaldina con la mitica camicia rossa. Insieme con altri reduci garibaldini frequentava l’Ospedale Garibaldi, che era sito nella stessa via dove abitava, il signor Sorano rammenta che tale struttura col passare degli anni era diventata una sorte di piccola casa di riposo o di appoggio per i garibaldini che periodicamente si recavano nell’isola e quindi a Caprera per rendere omaggio all’eroe Nizzardo. Di Eugenio Callai ci è pervenuta anche un bel ricordo fotografico che lo ritrae nel 1934, anziano in uniforme garibaldina, affianco al busto di Anita Garibaldi nella Piazza Umberto I a La Maddalena, nonché un’altra immagine scattata a Caprera presso la tomba di Garibaldi verosimilmente in occasione di una ricorrenza garibaldina. Archivio Anagrafe Comune di La Maddalena. I dati riportati lo certificano nato in Volterra, il padre Ottaviano era negoziante e la madre Maddalena Elmi casalinga, vedovo di Assunta Ragozzi, risedette a La Maddalena in Via Menotti Garibaldi al n. 14, nella quale abitazione morì alla veneranda età di 93 anni e 9 mesi. Anche per lui viene attestata la professione di Pensionato ed il richiamo all’appartenenza garibaldina. Registro dei Morti, anno 1939, Parte I, n. 22 ed inoltre Archivio Parrocchia Santa Maria Maddalena di La Maddalena. Libro dei morti, anno 1939 pag. 26 n. 50.

30 marzo

Resa di Madrid, fine della guerra di Spagna. Nel conflitto, caddero anche 219 sardi e maddalenini (anche decorati) del contingente fascista e 20 volontari internazionalisti.

23 maggio

Lo sfollamento del 1939

31 maggio

Secondo sfollamento

2 giugno

Sbarcano alle 16:00 con la nave “Città di Palermo” il principe ereditario Umberto di Savoia e la moglie Maria Josè del Belgio. Il Principe e la consorte, provenienti da Tempio Pausania dove hanno consumato il pranzo tradizionale sardo nella foresta di Rizzaggiu nei pressi di Aggius, sbarcati a La Maddalena insieme a tanti garibaldini in occasione della rivista navale di primavera. La popolazione, specie quella femminile, li accoglie con molto calore, incantata dall’eleganza della principessa. Nei mesi seguenti a molte neonate verrà dato l’esotico nome di Maria Josè. La nave sarebbe dovuta partire alle 19:35 alla volta di  Cagliari per una visita ufficiale in Sardegna, ma il crono-programma saltò e gli orari si modificarono. Non si poteva in dieci minuti andare dall’ammiragliato a Caprera e in altrettanti minuti rientrare da Caprera all’istituto San Vincenzo, e coì via. Del programma ufficiale, fece non poco discutere, la scelta di dedicare alla visita in Municipio solo 15 minuti, mezz’ora per il Semaforo di Guardia Vecchia, altrettanti minuti al Istituto San Vincenzo e al Circolo della Marina. Si potrebbe affermare, che il protocollo delle visite di stato è sempre stato un problema per la parte residuale assegnata al Comune di La Maddalena.

(Programma previsto: 15:45 arrivo a Palau; 16:00 arrivo a La Maddalena; 16:00/16:30 sosta all’Ammiragliato; 16:40/17:10 visita a Caprera; !7:20/17:50 visita all’Istituto San Vincenzo; 17:55/18:10 visita al Municipio; 18:20/18:50 visita al Semaforo di Guardia Vecchia; 19:00/19:30 visita al Circolo Ufficiali; 19:35 partenza per Cagliari)

27 settembre

Nei principali centri dell’isola s’intensificano le attività in preparazione alla guerra. Si individuano locali per lo sfollamento, si stabiliscono limitazioni negli spostamenti, si svolgono esercitazioni utilizzando anche i preallarmi.

4 ottobre

Per effetto del R.D. 1464 del 4 ottobre viene ripristinato l’antico nome di Olbia in luogo di Terranova.

novembre

Sbarca alla Maddalena (perché richiamato alle armi), il pittore Mario Marcucci. Rimase, salvo brevi interruzioni, dal novembre 1939 all’inizio del 1941. Il periodo trascorso alla Maddalena fu essenziale per la pittura del Marcucci: la luce si incorpora al colore, l’ombra viene abolita e diventa materia-colore che sorge dal fondo, come una boule de lumière (Parronchi, 1942, p. 17), la sua arte attinge «una piena maturità di stile» (Id., 1985, p. 15). Appartengono a questo periodo Porta de La Maddalena (1939 circa: Viareggio, collezione privata), Paesaggio (La Maddalena) (1939: Ibid., collezione Annamaria e Vittorio Baccelli), Paesaggio de La Maddalena (1940: Lucca, collezione privata), Porta aperta (1940: Viareggio, collezione privata), Porta (1940: Firenze, collezione Romano Bilenchi).

17 novembre

Grave tragedia in mare. Cinque pescatori Pietro Romano “Pidrullà”, il fratello Vincenzo “Tadì”, Gennaro Troise “Paparessellu”, Gennaro Conti “Scisciò” e Giocchino Ferrigno, si trovavano nei pressi dell’Arpaia, mentre stanno per recuperare i palamiti calati la sera prima, si accorgono che il vento sale di intensità e mentre le altre barche che salpavano le reti abbandonano i mestieri e riparano a Spalmatore e Peticchia e a piedi raggiungono il paese e dare l’allarme. Subito tutto il paese si mobilitò e diedero avvio alle ricerche, sperando fino all’ultimo di trovarli in salvo in qualche cala a ridosso, le ricerche durarono fino a notte e la mattina seguente ripresero con maggiore intensità, concentrando le ricerche nella zona di Caprera. E lì purtroppo trovarono i corpi dei fratelli Romano e di Gennaro Troise, mentre di Gioacchino Ferrigno e di Gennaro Conti non mai più trovati i corpi. I primi due (Pietro e Vincenzo Romano) avevano figli ancora piccoli e la sorte delle famiglie rimaste senza sostegno commosse tutti: le ultime rate della barca, che padron Pietro avrebbe dovuto ancora pagare, finirono abbonate; la solidarietà cercò di alleviate la sofferenza e il bisogno. Anche le autorità governative intervennero e lo stesso Mussolini inviò 6.000 lire da dividere secondo le necessità.

29 dicembre

Incidente mortale nella cava di Cala Francese, muore schiacciato da un masso, il maddalenino Mastrantonio Costantino.