CronologiaMillenovecento

Correva l’anno 1944

Augustin Varsi, presidente della delegazione speciale, è sindaco di Bonifacio. Dopo la liberazione si pone il problema dei civili italiani che abitavano la regione: 184 vengono concentrati, in penose condizioni, nel convento di San Giuliano per essere trasferiti. Una gran parte è inviata in Sardegna. Poche decine possono ritornare nei paesi nei quali abitavano prima della guerra.

Mario Petrucci commissario prefettizio di La Maddalena fino a marzo.

Alla fine della guerra le clausole del trattato di pace sono particolarmente dure per l’arcipelago. Tutti i forti vengono disarmati e abbandonati. L’Ammiragliato è trasferito a Cagliari, la piazzaforte declassata.

20 gennaio

Questa è una rara fiamma della Regia Marina per MAS ed apparteneva al mas 546. E’ piuttosto vissuta, ma sicuramente molto evocativa per la storia che porta con se. Ricordiamo che la fiamma era una particolare bandiera che si innalzava nelle cerimonie o nei rientri in porto dopo vittorie od altri solenni momenti.
Il MAS 546 faceva parte della V flottiglia MAS di base a La Maddalena, composta dai Mas 505, 507, 509, 510, 541, 546 e dalle Motosiluranti 24, 52, e 72. In seguito agli accordi armistiziali dell’8 settembre 1943, operava congiuntamente alle unità navali inglesi ed americane.
La flottiglia “maddalenina” pagò anche un tributo di sangue, infatti il Mas 546, comandato dal Tenente di Vascello Paolo Jappelli che era salpato dalle banchine dell’Arsenale il 20 gennaio 1944 per una missione nei pressi dell’isola di Capraia, mentre era prossimo all’arrivo, in manovra di ormeggio, urtò una mina posizionata dai tedeschi e saltò in aria disintegrandosi ed uccidendo quasi l’intero l’equipaggio, compresi alcuni ufficiali alleati che si trovavano a bordo. (Gaetano Nieddu)

27 gennaio

Il R.D. n. 21 crea l’Alto Commissariato per la Sardegna, cui vengono trasferiti tutti i poteri amministrativi, civili e militari. Il 29 il generale Pietro Pinna, di Pozzomaggiore, viene nominato Alto Commissario.

15 marzo

I Comitati di Concertazione Antifascista della Sardegna, nominano il cav. Domenico Tanca, armatore e noto commerciante di ferraglia, a rivestire la carica di Sindaco “pro tempore”, carica che mantenne sino all’elezione del Consiglio Comunale del 7 Aprile 1944. Con una breve interruzione (4-28 agosto) del commissario Angelo Princivalle, ricoprirà l’incarico fino all’aprile del 1946. Fra le altre iniziative della sua amministrazione, volte a alleggerire le condizioni economiche disastrate dopo la guerra, Tanca propone di aggregare Palau, ancora frazione di Tempio, a La Maddalena.

1 aprile

Permane l’obbligo di permesso per arrivare a La Maddalena, il 1 aprile viene pubblicata una “Variante al bando della Piazza M.M. di La Maddalena relativo ai permessi di entrata”.

10 aprile

Alla Maddalena all’inizio del conflitto era di stanza la Quarta Squadra MAS con 4 natanti. Questa squadra nel 1943 diventerà la Quinta FLOTMAS con basi operative a S. Antioco, Oristano, Arbatax, Cala Reale, e anche Bastia e Ajaccio. I MAS nascono, come la FIAT, come sigla aziendale: Motoscafo Armato SVAN (Società Veneziana Automobili Nautiche). Poi la necessità di superare il dato aziendalistico, in riferimento alla funzione, la stessa sigla è diventata Motoscafo Armato Silurante od anche Motoscafo Anti Sommergibile. D’Annunzio l’ha messa in poesia inventandosi un fascinoso motto guerresco “Memento Audere Semper”. (Ricordati di Osare Sempre) A La Maddalena si trovava la base operativa della V flottiglia, composta dai Mas 505, 507, 509, 510, 541, 546 e dalle Motosiluranti 24, 52, e 72. In seguito agli accordi armistiziali dell’8 settembre 1943, la V flottiglia operava assieme alle unità navali inglesi ed americane. La V flottiglia pagò anche un tributo di sangue, infatti, infatti il Mas 546, comandato dal Tenete di Vascello Paolo Jappelli era saltato su una mina durante una missione, il 21 febbraio 1944, nelle acque dell’isola di Capraia e il Mas 541 comandato dal Sottotenente di Vascello Guido Casulich, partito per una missione da Bastia, il 21 marzo 1944, non giunse mai a destinazione, scomparendo nel nulla… Nei primi giorni dell’aprile 1944, il Mas 505, comandato dal giovane Sottotenente di Vascello Carlo Sorcinelli, lasciò i tranquilli ormeggi di La Maddalena per dirigersi a Bastia nelle cui acque avrebbe dovuto svolgere una segreta ed importante missione. Oltre il normale equipaggio per quella occasione imbarcarono pure due ufficiali, con importanti compiti di spionaggio ed un misterioso passeggero clandestino, della cui presenza a bordo era all’oscuro il comandante. Poco dopo la partenza da La Maddalena una parte dell’equipaggio, metteva in atto un ammutinamento con lo scopo di consegnare il Mas alla marina della RSI la quale combatteva al fianco dei tedeschi. Il comandante Sorcinelli pretese di ricevere spiegazioni su quanto stava accadendo, ma il radiotelegrafista gli saltò addosso bloccandolo, mentre un secondo marinaio, armato di mitra gli sparò una raffica al petto uccidendolo. Gli altri due ufficiali presenti a bordo cercarono di bloccare l’ammutinamento ma vennero anche loro uccisi, il primo da due colpi di pistola, sparatigli a bruciapelo ed il secondo da una raffica di mitra da breve distanza. La tragedia si compì nell’arco di pochi minuti mentre il Mas, privo di controllo filava a tutta velocità sul mare. Gli ammutinati immobilizzarono il resto dell’equipaggio che era all’oscuro del piano e, ripreso il controllo del natante, lo condussero ad un approdo segreto controllato dai tedeschi che successivamente lo indirizzarono a La Spezia. Il Mas 505 da questo momento entrò a tutti gli effetti a far parte della X^ Mas della Repubblica Sociale Italiana, ma la sua vita operativa fu breve, Poco più di un mese dopo venne colpito durante un bombardamento aereo e delle vicissitudini di questo motoscafo si persero le tracce. Dopo la guerra i tre principali responsabili dell’ammutinamento vennero processati per il plurimo omicidio e vennero comminate una condanna a morte, una a 30 anni ed una a 20 anni di carcere. (G. Nieddu)

17 aprile

Il Commissario Prefettizio di La Maddalena, Domenico Tanca, scrive al Prefetto di Sassari: “Rendo noto che da un periodo di tempo a questa si sono verificati, con una certa frequenza, degli incidenti fra i militari italiani, inglesi, americani e francesi, incidenti nei quali hanno partecipato anche i civili.
Preoccupato dal ripetersi di questi fatti, mi sono premurato di svolgere azione pacificatrice e di calma, ed in proposito ho adottato i seguenti provvedimenti:
Passato incarico al Parroco perché, attraverso la chiesa, svolga opera di persuasione alla calma, invitando tutti, specialmente i civili, al rispetto, alla disciplina ed alla comprensione verso i militari di qualsiasi nazionalità;
Dato disposizione alle civiche guardie perché intensifichino l’azione di vigilanza e possibilmente di repressione;
Presi immediati contatti col Comando M.M. locale per evitare il ripetersi di quanto si lamenta;
Redatto, fatto stampare e affisso un manifesto alla popolazione civile, invitante alla calma, richiamandola ai doveri dell’ora presente.
Detto manifesto, prima di essere affisso, è stato sottoposto al giudizio del Comando M.M. locale.

8 giugno

Cambiando i tempi e la politica dei governi anche le strade si adeguavano e nel 1937 la nuova arteria, che da piazza XXIII Febbraio portava verso piazza Comando inglobando la via Nazionale, fu intestata a Francesco Crispi, il politico siciliano passato attraverso esperienze mazziniane e garibaldine ed approdato al governo come primo ministro con una politica di avvicinamento alla Germania che aveva prodotto, fra l’altro, la creazione della piazzaforte marittima della Maddalena: il fascismo aveva voluto rivalutarlo e il podestà dell’epoca gli aveva intestato una delle vie più importanti della città. Prima della fine della guerra, (la giunta comunale, guidata da Domenico Tanca, con la delibera n° 153 decise “…di sostituire all’attuale via Francesco Crispi, la denominazione di via Giovanni Amendola, eroe nazionale della Libertà”) il desiderio di prendere le distanze dal passato e di affermare nuovi eroi antifascisti provocò l’ultimo cambiamento e via Crispi divenne via Giovanni Amendola a ricordare il giornalista e il ministro avversario di Mussolini e animatore dell’Aventino, morto esule a Cannes (Francia), a causa delle percosse subite in Italia. La via ha continuato a trasformarsi, allargandosi e divenendo una arteria scorrevole per un traffico normale, inadeguata per i momenti di massima affluenza nei quali costituisce una barriera ininterrotta di veicoli fra le case e il mare.

3 luglio

Muore a Kaisersteinbruch (Burgenland) a causa della tubercolosi contratta nel campo di sterminio di Stammlager, il maddalenino Umberto Giovanni Pala. Secondo capo segnalatore della Regia Marina, era nato a La Maddalena il 26 luglio del 1915. Sepolto nel cimitero del lager.

6 luglio

Muore Bartolomeo Asara, originario di La Maddalena nato il 02/06/1904, entrò nella Regia Marina nel 1919. Bartolomeo – maresciallo della marina, confidente del segretario della Rsi Alessandro Pavolini e “zelante mastino procacciatore di reclute per l’esercito di Salò” – fu ucciso da un Gap comandato dal partigiano azionista Aldo Varisco. Asara fu seguito e pedinato per vari giorni, e l’azione fu così decisa per il 6 luglio: il fascista fu ucciso da Vittorino Boscolo “Fiore”, coraggioso partigiano comunista di Sottomarina di Chioggia. All’azione parteciparono anche Varisco e il giovane partigiano comunista Franco Arcalli. Il giorno successivo il colonnello e comandante della Gnr di Venezia Salvatore Morelli decise di attuare una rappresaglia, subito dopo, verrà istituita la prima Brigata Nera Veneziana, la n. 17, intitolata al Maresciallo Bartolomeo Asara.

23 agosto

Il giovane Simon Varsi, figlio del sindaco di Bonifacio Augustin, è fucilato dai tedeschi. Cinque sono i giovani bonifacini impegnati nella resistenza, uccisi negli anni 1943-44: oltre a Varsi, Noël Beretti, Jérôme Comparetti, Paul Nicolai e Fred Scamaroni. I caduti nella Seconda Guerra Mondiale sono 37.

8 settembre

Nasce a La Maddalena, Sandro Demuro, uno dei calciatori-simbolo dell’Ilvarsenal. Estremo difensore molto affidabile e dalle grandi doti tecniche, si può annoverare tra gli esponenti della generosa scuola di portieri maddalenini che nel dopoguerra, in anni di rilancio del calcio isolano, hanno difeso egregiamente la porta delle nostre squadre. Prima di lui – a titolo esemplare e giusto per dare un senso a questa affermazione – si possono ricordare Michelino Piredda, Paoluccio Rubbiani, Nino D’Oriano ed altri. Sandro rimane peraltro il nostro portiere più longevo, con una militanza che inizia nel 1961 (a 17 anni era la riserva di D’Oriano) e prosegue fino al 1979, con la sola pausa del campionato 1969-70 giocato con la maglia del Palau: in questi anni con i colori bianco-celeste ha totalizzato più di 370 presenze. L’esordio in una gara ufficiale risale al 26 maggio 1963 in sostituzione del titolare Fumi (Nuorese-Ilvarsenal 2-0), con Demuro che si mette in evidenza intercettando anche un calcio di rigore. L’anno successivo si alterna con il veterano D’Oriano e poi gioca stabilmente assicurando un rendimento molto regolare, qualità che solo i grandi portieri sanno garantire. Per le sue caratteristiche fisico-atletiche Sandro si preparava con grande accuratezza, ed in questo è stato un ottimo esempio per i più giovani. Era poi molto abile nel guidare la difesa, passando indicazioni semplici ma coerenti con le caratteristiche individuali dei singoli difensori che aiutava dalla sua prospettiva di ultimo uomo. Successivamente ha allenato per diversi anni e nel 1986-87 ha guidato l’Ilva nel vittorioso campionato di Promozione che ha dato inizio ad una fase molto positiva fino alla presenza tra i professionisti. Veramente un baluardo del calcio isolano. (Gianni Vigiano)

2 ottobre

Nasce a La Maddalena, Giovanni Carlo (detto Giancarlo) Tusceri, Poeta e scrittore. Pubblicista dal 1973, è studioso della storia della sua città. Ha scritto in prosa e in versi nel dialetto maddalenino. Tra i suoi scritti: Dall’anno del Signore 1767, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1967; Orazio Nelson a La Maddalena, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1967; I fatti dell’8 settembre 1943 a La Maddalena, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1973; I rapporti tra la Sardegna e la Corsica dal 1790 al 1794, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1974; La Maddalena tra potere civile e potere militare, ‘‘La Nuova Sardegna’’, 1979; Per Dio e per il re. La battaglia del 22-25 febbraio 1793, 1993; La battaglia di La Maddalena (con Rita Arpelli), 1993; Ilva 1903-1993. Fascino e leggenda bianco-celeste, 1997; Sette schegge di luna; Memorie della guerra, 1993; L’isula du sprufundu, romanzo, 1994 (Premio ‘‘Romangia’’). ecc.

3 ottobre

Inaugurazione di Radio Sardegna, che ha cominciato le sue trasmissioni da Bortigali: discorsi dei generali Webster, Dunlop e Magli. Direttore è Armando Rossini.

9 ottobre

Muore a Genova, il “repubblichino” (RSI) maddalenino Francesco Ilante. Era nato a La Maddalena da Giuseppe il 28 novembre 1912.

27 novembre

Rinasce il sindacalismo democratico anche alla Maddalena.

4 dicembre

Il democristiano sardo Antonio Segni è sottosegretario all’agricoltura nel governo Bonomi. Grande soddisfazione alla Maddalena, dove, Segni molto legato al parroco don Salvatore Capula (padrone quasi assoluto della DC), aveva un suo feudo elettorale garantito.

13 dicembre

Muore a Hauptfriedhof Öjendorf il maddalenino Cossu Battista, era nato il 13 aprile 1925 a La Maddalena.

25 dicembre

Muore nel Campo di concentramento di Neckargartach (campo satellite dipendente da Natzweiler), il maddalenino Giuseppe Volpe. Il Volpe era nato il 21 gennaio 1905 a La Maddalena. Brigadiere dei Carabinieri, venne catturato dai tedeschi presumibilmente sul fronte croato dopo l’8 settembre. Il 17 dicembre 1943 venne inserito in un trasporto partito dalla stazione di Trieste formato da 101 prigionieri. Il treno aveva come destinazione il Campo di concentramento di Dachau. All’arrivo nel lager (20 dicembre 1943) gli venne assegnato il numero di matricola 60657 e fu classificato come deportato per motivi precauzionali (sigla SCH – Schutzhäftlinge). Il 27 marzo 1944 venne trasferito nel Campo di concentramento di Natzweiler, in Alsazia, dove gli assegnarono il numero di matricola 10160. Venne poi decentrato nel sottocampo di Neckargartach (dipendente dal KZ Natzweiler). Giuseppe morì il giorno di Natale.