Correva l’anno 1947

Il consiglio comunale maddalenino deliberò la demolizione del vecchio cimitero: una struttura né artistica, né monumentale, di vago stile militare, decisamente modesta. Vennero cancellate le poche memorie della comunità isolana, i pochi segni delle proprie radici e della propria identità storica. Alcune salme vennero poste nelle tombe di famiglia del nuovo cimitero, tutte le altre nell’ossario. Migliaia di isolani sprofondarono nell’oblio. La particolare tecnica di seppellimento non sempre consentì il riconoscimento dei resti mortali. Nelle tombe infatti, le casse di legno venivano adagiate su piccole travi di granito, sollevate di circa un metro rispetto ad un corridoio comune. Con gli anni le bare marcivano e le ossa cadevano, attraverso le feritoie, sul piano sottostante, andandosi spesso a mischiare. Fu per questo motivo che all’atto della riesumazione, non fu possibile individuare i resti di Domenico Millelire. Fu invece riesumato interamente la medaglia d’oro Tommaso Zonza. Le ossa, racchiuse in una piccola cassa grigia, vennero sistemate nella tomba della famiglia Susini. Il terreno del vecchio cimitero fu dissodato per la profondità di un paio di metri. Nonostante ciò, per molti anni, continuarono ad affiorare crani, stinchi, omeri ecc. La demolizione non sempre fu ordinata e nella confusione lapidi, croci e fregi presero le vie più diverse. Nel 1990 durante i lavori di restauro di una tomba del vecchio cimitero furono casualmente rinvenute le lapidi del Maggior Leggero e di Gusmaroli. Di demolire il vecchio cimitero si cominciò a parlare fin dal 1945, ai tempi del sindaco Domenico Tanca. Con l’istituzione della piazzaforte militare ed il conseguente aumento della popolazione, si rese necessario nel 1894, la costruzione di un nuovo cimitero, più grande e più lontano dall’abitato. Col passare degli anni il vecchio cimitero venne progressivamente abbandonato e scarsamente curato. Periodicamente tuttavia vi si svolgevano delle cerimonie. In occasione del 2 giugno con l’arrivo, allora massiccio, dei Garibaldini e durante il periodo fascista. Il consiglio comunale maddalenino deliberò nel 1927, la demolizione del vecchio cimitero: una struttura né artistica, nè monumentale, di vago stile militare, decisamente modesta. Vennero cancellate le poche memorie della comunità isolana, i pochi segni delle proprie radici e della propria identità storica. Alcune salme vennero poste nelle tombe di famiglia del nuovo cimitero, tutte le altre nell’ossario. Migliaia di isolani sprofondarono nell’oblio. La particolare tecnica di seppellimento non sempre consentì il riconoscimento dei resti mortali. Nelle tombe infatti, le casse di legno venivano adagiate su piccole travi di granito, sollevate di circa un metro rispetto ad un corridoio comune. Con gli anni le bare marcivano e le ossa cadevano, attraverso le feritoie, sul piano sottostante, andandosi spesso a mischiare. Fu per questo motivo che all’atto della riesumazione, non fu possibile individuare i resti di Domenico Millelire. L’attuale sensibilità storica e le leggi non lo consentirebbero più.

16 gennaio

Al termine di una partita “manovrata” dall’arbitro di turno, i tifosi dell’Ilva non ci stanno e assediano il campo. L’arbitro viene prelevato in campo dall’autoambulanza militare, nella convinzione che quel mezzo (sacro agli isolani per la loro salute, visto che non ce n’era altre) non sarebbe stato assalito. Ma non fu così. Il mezzo venne raggiunto da grosse pietre e da randellate che deformarono in maniera apprezzabile la carrozzeria e lesionarono i cristalli. L’Ammiraglio di turno, ovviamente, per tutta risposta chiese il risarcimento dei danni, preannunciando la sospensione automatica del servizio autoambulanza. Il bello di questo documento, è che porta la firma di Elindo Balata, il famoso “sindaco in mutande” perché era pure, contestualmente, il capitano dell’Ilva e quindi parte letteralmente in causa.

15 febbraio

Esce a Sassari ‘‘Il Corriere dell’Isola’’, quotidiano ispirato dagli ambienti DC. Chiuderà nel dicembre del 1957.

3 marzo

Eletto Sindaco Giuseppe Merella, nato a Florinas 20 giugno del 1894. Arruolatosi nei Carabinieri aveva raggiunto il grado di maresciallo. Aveva sposato la giovane e bella maddalenina Teresa Bruni, di agiata famiglia, della quale, una volta andato in pensione dall’Arma, curava gli interessi. Merella era un cattolico praticante (ma non ‘circolino’), candidatosi nella lista della Democrazia Cristiana alle elezioni comunale del 1946 e diventato assessore all’Alimentazione, col sindaco Elindo Balata. Dopo le dimissioni di questo fu lui ad essere eletto sindaco di una giunta democristiana il 3 marzo 1947. Rimase in carica fino al 26 maggio 1952. Furono con Merella assessori: Edilio Culiolo (Vicesindaco), Vincenzo Carrega (Azienda Idroelettrica), Felicita Guccini (Istruzione e Assistenza), Mario Rossi (Finanze), Pietrino Isoni (Lavori Pubblici), Pasquale Porchedda (Igiene). Fu un quinquennio difficile quello di Merella, caratterizzato (sembra oggi strano) da problemi di alimentazione (l’Isola non produceva alcunché di commestibile, tranne pochi prodotti ‘di orto’ e di pesca), di disoccupazione grave conseguente alla demilitarizzazione (guarda caso la storia che oggi si ripete) e politici (per la contrapposizione ideologica). Furono proprio nel 1952 i licenziamenti governativi all’Arsenale Militare. Ma furono anche gli anni della ricostruzione, con la realizzazione di alcune opere pubbliche. Dopo il quinquennio da sindaco Merella si ritirò a vita privata fino al 1972, anno in cui morì all’età di 78 anni. È sepolto nella bella tomba di famiglia di marmo e granito posta nel viale principale del Civico Cimitero, caratterizzata da due sarcofagi con due bei medaglioni che raffigurano lui e la moglie Teresa. Scrisse Giovanna Sotgiu che “i due Merella sono stati personaggi importanti nelle vicende della comunità: lui, Giuseppe, sindaco negli anni difficili della ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, lei, Teresa, gentile e instancabile animatrice della carità verso i poveri”. Vedi anche: 1947. Gli anni della guerra fredda

24 marzo

Il sindaco Merella, emette un ordinanza sindacale che intima la chiusura, per motivi igenico sanitari, della casa di tolleranza Piticchia, gestita dalla signora “madama Carbonetti” dal 25 marzo al 3 aprile.

14 aprile

Primo volo degli aerei dell’Airone da Cagliari e Alghero per Roma e Milano.

27 aprile

La Nuova Sardegna torna in edicola dopo 21 anni di forzato silenzio.

2 giugno

Visita a Caprera dell’Onorevole Pacciardi, grande amico di “donna Clelia Garibaldi”, a riceverlo il compagno di partito  maddalenino (P.R.I.) Giocondo Giagnoni, un signore distinto, elegante, un poco burbero. Una persona perbene. I maddalenilini lo hanno conosciuto, soprattutto, perché era il titolare di un negozio di abbigliamento che, negli anni Sessanta, aveva tra i suoi clienti affezionati anche alcuni frequentatori della nascente Costa Smeralda. Il negozio si trovava in piazza Garibaldi, quasi di fronte al palazzo comunale, e nelle grandi e luminose vetrine erano esposti abiti di lusso, dell’ultimo grido. Giocondo, abile commerciante e promoter della sua attività, diceva a tutti che quei capi arrivavano direttamente dalle sfilate di Palazzo Pitti.
Giagnoni, era considerato, prima e durante la seconda guerra mondiale, negli ambienti antifascisti nazionali, “una giovane e generosa anima repubblicana“. Negli anni in cui in Italia la forma di Stato era quella monarchica, il repubblicano maddalenino si adoperava nella diffusione semiclandestina di volantini contro i Savoia e nella propaganda in Sardegna de La voce repubblicana, il glorioso organo del Partito repubblicano italiano, era stampato di nascosto e arrivava dalla penisola via nave, a Olbia.
Fu Giocondo, futuro segretario della sezione del PRI a La Maddalena, ad accogliere Randolfo Pacciardi, vicepresidente del Consiglio e leader nazionale del partito, giunto nell’isola per la commemorazione garibaldina, a essere uno dei promotori della lista della Ricostruzione Maddalenina, di ispirazione repubblicana, alle prime elezioni amministrative del dopoguerra, e a festeggiare insieme a donna Clelia Garibaldi e a Giacomino Origoni, altra figura di spicco della cultura laica e dell’antifascismo nella nostra città, la svolta istituzionale che aveva permesso all’Italia di divenire una repubblica democratica.
Giocondo Giagnoni, quando Randolfo Pacciardi fu espulso dal PRI per non avere votato la fiducia al primo governo di centrosinistra, presieduto da Aldo Moro, fu espulso dal partito dell’edera, fu uno dei primi a fare pervenire la sua adesione formale all’Unione Democratica per la nuova repubblica, il movimento fondato dal vecchio leader. Troviamo conferma di questo in una nota apparsa sulla rivista pacciardiana Difesa repubblicana del 18 novembre 1963. (T. Abate)

21 giugno

La Costituente approva l’art. 116 della Costituzione della Repubblica che include la Sardegna fra le regioni cui vengono riconosciute «forme e condizioni particolari di autonomia».

21 luglio

La Costituente discute in seduta plenaria una mozione di Lussu che invita la Commissione competente dell’Assemblea a esaminare nel più breve tempo possibile il progetto di Statuto speciale per la Sardegna.

22 luglio

Nella chiesa di Santa Maria Maddalena, don Carlo Curis celebra la sua prima messa.

31 luglio

Un decreto dell’Alto Commissario per la Sardegna approva il ‘‘piano di ricostruzione’’ di Cagliari.

10 novembre

Hanno perfezionato l’inscrizione al campionato regionale calcistico di I Divisione, che dovrà iniziare il 23 corrente. Il calendario della prima giornata è il seguente: Tempio e Fersulcis, Ilva e Calangianus, Nuoro e Macomer, Tharros e San Gavino, Bacu Abis e Montevecchio, Monteponi e Quartu; rip: Ozieri.
Al Campionato di II Divisione risultano iscritte le seguenti società: Dolianova, Sanluri, Santadi, Mogoro, Argentiera, S.Barbara di Capoterra, Portoscuso, S.Antioco, Cortoghiana, Samassi, Domusnovas, Vigor di Assemini, La Proletaria di La Maddalena, Turrita di Cagliari, Monastir, Nuraminis, Luras, Guasila, Seunis di Thiesi, Selargius, Giba, U.S. Capoterra, Electra di Palmas Suergiu, Moneta di La Maddalena, Villasor e Fronte della Gioventù di Guspini e Aquila di Cagliari.