Correva l’anno 1949

Tutto il paese si buttò a capofitto nel dopoguerra, come per dimenticare il passato. Chi non aveva un lavoro dovette emigrare, l’Arsenale riprese a tirare. Secondo quanto dettato dal Trattato di pace, l’Ammiragliato viene trasferito a Cagliari. Comandante è il Contrammiraglio Luigi Cei Martini, le Scuole CEMM dal 1949 spostate da Venezia a La Maddalena, finalmente elezioni per tutti (donne comprese), la repubblica, le elezioni del ’48 con la sconfitta del Fronte Popolare, l’elezione del sindaco Giuseppe Merella, democristiano, furono i primi segnali di normalizzazione. La gente aveva voglia di divertirsi, si ballava dappertutto, si giocava in tutte le piazzette, si ascoltava la radio, riprendevano le feste patronali, gli acquisti calmierati alla Provvida, i film allo Splendor ed al cinema Verdi, le partite al Comunale e gli scontri ideologici e politici senza fine. Stavano per arrivare gli anni ’50. Gli anni della ricostruzione. L´ilva sale in IV serie dove rimane due anni. Grandi nomi in formazione e grandi squadre al comunale. Uno dei periodi storici più belli per una città sportiva come La Maddalena. I nomi ormai mitici: Rubbiani (D’Oriano). Faiella, Agostini, Salvioli, Giagnoni, Bellei, Linaldeddu, Zonza, Comiti, Tognoli, Onida. Questa è la formazione di un incontro giocato e vinto a Formia, alla presenza di 1800 spettatori, per 3 – 1 dall’Arsenal Maddalena. Un gol di Onida, uno di Tugnoli e di Comiti (ed uno annullato) . Di quegli anni i tifosi maddalenini ricordano con piacere le sfide con la Torres, molto forte era in quel periodo la rivalità tra le due società. Dopo due stagioni l’Ilva retrocede in 1^ divisione, e dopo due campionati giocati ai massimi livelli, i bianco-celesti riconquistano la serie D. Loris Onida, il suo soprannome era “Ciuccino” perché il suo modo di incedere sul campo era lento, ma quando c´era da saltare l´avversario, non gli veniva per niente difficile superarlo con delle finte davvero imprevedibili. Il suo pezzo forte era la rovesciata alla Piola. Una tecnica che gli derivava dalla naturalezza che lui stesso aveva nel proporsi, in una gara ne azzeccava anche tre e quando la palla era nello specchio della porta il gol era certo. Proveniva dal Livorno quando era in serie A, e dal Genoa in B, e dopo un giro in Toscana con Carrarese e La Spezia in Liguria era approdato ancor una volta nell´isola nel campionato 51-52 assieme a Linaldeddu. In quegli anni L´Ilva possedeva giocatori come Salvioli, Tugnoli, Bellei, D´Agostini, Dionisio, Giagnoni, Faiella, Zonza, Mameli, Vitiello, Rubbiani e stava affacciandosi alla ribalta Domenico Comiti. Onida ha giocato diversi campionati con l’Ilva e poi era stato chiesto anche dall´Olbia dove giocò due campionati che tutti ricordano. Vedi anche: 1949. L’Italia nella NATO e il Piano Marshall

11 febbraio

Viene inaugurata la Scuola Sottufficiali, con la denominazione “Gruppo Scuole C.E.M.M.”, come disposto dall’Articolo 3 del Foglio d’Ordini 13 dell’11 febbraio 1949: “Con data del 15 febbraio P.V. è istituito alla Maddalena il Comando Scuole Corpi Equipaggi Militari Marittimi”. L’inizio ufficiale delle attività fu sancito con il Foglio d’Ordini n. 21 del 10 marzo 1949 che stabiliva che i Corsi Ordinari per le categorie Nocchieri, Segnalatori, Furieri, Cuochi e Infermieri si sarebbero tenuti nella nuova Scuola C.E.M.M. Il 1 ottobre 1952 furono concentrati in unica sede più scuole di diverse categorie. Il Gruppo Scuola C.E.M.M. di La Maddalena fu ridefinito Scuola Meccanici e Scuola Motoristi Navali. Tale processo si completò nel 1960 quando le scuole Nocchieri, Nocchieri di Porto e Palombari furono anch’esse trasferite a La Maddalena. Per un lungo periodo La Maddalena fu anche sede delle scuole Infermieri, delle Scuole Furieri e dei Servizi Logistico-Amministrativi, precisamente dal 1962 al 1975, anno in cui le Scuole di queste Categorie furono definitivamente trasferite a Taranto. A partire dal 1° Maggio 1978 la denominazione di Gruppo Scuole C.E.M.M. mutò in quella di “Scuola Allievi Sottufficiali M.M.”. Nel 1980 con la chiusura della “Caserma Faravelli” si stabilì definitivamente, con notevoli ampliamenti, nell’attuale sito, gloriosa sede della “Caserma Regia Marina”, iniziando un programma di riorganizzazione interna. Nel 1982 è stata assunta la denominazione di “Scuola Sottufficiali Marina Militare”, articolata sugli elementi formativi “Direzione Corsi Sottufficiali”, “Direzione Corsi Allievi” e “Direzione Studi”. Nel 1999 la Direzione Corsi Allievi è stata rinominata Direzione Scuola Operatori e la Direzione Corsi Sottufficiali ha assunto la denominazione di “Direzione Corsi Marescialli”. Negli ultimi anni la Scuola ha subito infine varie riorganizzazioni interne, legate alle mutate esigenze di formazione del personale della Forza Armata ed alle concomitanti riorganizzazioni dei Comandi presenti a La Maddalena. Attualmente è articolata su una “Direzione Studi” e due “Direzioni Corsi” (Corsi Operatori e Corsi Speciali), affiancate dai diversi Servizi che si occupano del necessario supporto tecnico, logistico ed Amministrativo esteso a tutti i Comandi presenti.

17 febbraio

Apprendiamo dal libro “Preti di Gallura” scritto da Don Nanni Columbano Rum, in un capitolo dedicato a Salvatore Capula e il titolo di monsignore. Appreniamo che a Capula, viene assegnato il titolo “temporaneo” di monsignore, perché nominato cameriere segreto soprannumerario durante il pontificato di Pio XII; lo stesso titolo gli verrà rinnovato essendo papa Paolo VI il 25 gennaio 1964; diventerà inoltre prelato d’onore di papa Giovanni Paolo II il 5 luglio 1979. Il titolo onorifico di monsignore, ed il diritto a portarne le insegne, è legato al periodo di governo del pontefice che ne ha autorizzato la nomina; alla morte del papa, anche la nomina decade. Proprio durante il periodo del mancato rinnovo, Capula compì un viaggio in molti stati dell’America Latina, viaggio organizzato da un diplomatico della Santa Sede, allora suo amico, e finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’epoca. Nella presentazione fatta ad uno dei tanti vescovi incontrati mise avanti il del titolo di monsignore, ben sapendo quanto contassero le onorificenze in ambienti con tracce vivissime di dominazione e tradizione ispanica. Uno di quei vescovi, ebbe l’infelice idea di consultare l’elenco dei monsignori, contenuto nell'”Annuario Pontificio”, verificata la mancanza del nome del visitatore, (Salvatore Capula) ne informò con poco tatto l’ospite, che rimase interdetto e mortificato. E non fu l’unica scortesia subita nel viaggio sudamericano. Nella varie visite diplomatiche il Capula, a detta delle persone che lo accompagnavano, era una sorta di pesce fuor d’acqua, per i suoi atteggiamenti caratteriali di ritrosia, perché frastornato dagli ambienti sofisticati delle ambasciate e perché non avendo grande dimestichezza con le lingue, doveva ricorrere all’interprete, rimanendo praticamente estraneo alle conversazioni sempre molto ricche di formalismi e attente alle più sottili sfumature.

1 marzo

Nasce a La Maddalena, Francesco Kunderfranco; Cestista italiano, ha giocato in Serie A1 alla Stella Azzurra Roma nel 1975-76 e successivamente Serie A2 a Rieti nel 1976-77. Nella stagione 1977-78 gioca in serie B nella Superga Alessandria (allenata da Massimo Mangano), con la quale raggiunge la promozione in A2. Il sodalizio Alessandrino durante l’estate i fonderà e trasferirà a Mestre, squadra con la quale nella successiva stagione 1978-79 Francesco raggiungerà la promozione in A1. Successivamente nel 1981-83 Francesco è a Napoli.

8 maggio

Prime elezioni per il Consiglio regionale. Tutti i partiti e la stampa invitarono a “Votare e saper votare” perché era basilare non disperdere nessun suffragio, data l’importanza di queste prime elezioni regionali che renderanno concreta l’autonomia. La percentuale dei votanti fu considerevole: 87% nel collegio di Cagliari, 82% in quello di Sassari e 84% in quello di Nuoro. Dopo lo spoglio delle schede i risultati arrivarono il 10 maggio e nessun partito ottenne la maggioranza assoluta per cui sarà necessaria una coalizione per governare la regione. Il primo partito fu la Democrazia Cristiana, con il 34,1% dei voti e 12 seggi pur lamentando una perdita percentuale considerevole, rispetto alle precedenti politiche; al secondo posto si piazzò il partito Comunista con il 19,4% e 13 seggi, mentre il terzo posto fu conquistato, forse a sorpresa, dal partito Monarchico con l’11,6% e 7 seggi complessivi e, nel collegio di Sassari, fu addirittura il secondo partito. Il partito Sardo d’Azione guadagnò il quarto posto col 10,4% delle preferenze e 7 seggi e risultò il secondo partito nel collegio di Nuoro, seguirono i Sardisti Socialisti col 6,5% e tre seggi che furono attribuiti anche al Movimento sociale che segnò il 6,2%. Chiusero l’elenco dei contendenti i Socialisti Lavoratori ed il partito Liberale col 2% ed un seggio ciascuno, mentre L’Uomo Qualunque non riescì ad ottenere alcun seggio. Ora l’attesa fu per la comunicazione dei nomi dei 60 eletti destinati a formare il primo Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna ai quali, dopo la scontata euforia per l’elezione, attendeva un notevole impegno ed una grande responsabilità.

28 maggio

La proclamazione ufficiale dei componenti il primo “Parlamento Regionale” non riservò alcuna sorpresa, i favoriti ottennero la fiducia dei Sardi ed i più votati risultarono: per la D.C. Giuseppe Brotzu, Luigi Crespellani, Efisio Corrias; per il P.C.I., Giovanni Lai, Luigi Pirastu, Sebastiano Dessanai; Piero Soggiu per il Psd’Az; Giuseppe Tocco per il P.S.I.; Mario Pazzaglia e G. Maria Angioi per il M.S.I.; il partito Sardo Socialista piazza Emilio Lussu e Giuseppe Asquer, il partito Monarchico Enrico Pernis. I contatti tra i partiti diventarono frequenti per cercare una maggioranza in grado eleggere il presidente del Consiglio e della Regione. Numerosi problemi, di ordine logistico, dovevano essere ancora risolti tra i quali il reperimento della sede dove tenere quella prima riunione. L’Alto Commissario gen. Pinna, nei mesi precedenti, non riuscì a concretizzare l’idea di restaurare il palazzo Villamarina (via Fossario) o l’ex teatro civico (via Università) ed andò in cerca di edifici adatti. L’ente che stava nascendo, non aveva ancora a disposizione personale dipendente e mancava di tutte le strutture necessarie per iniziare la sua attività, era quindi obbligatorio chiedere ospitalità a qualche ente pubblico che disponesse di locali e di personale idonei allo scopo. Il 28 maggio 1949, il nuovo Consiglio regionale, in mancanza di una propria sede, si riunì per la prima volta nel palazzo comunale di Cagliari, dopo qualche tempo verrà invece ospitato nel palazzo regio e attenderà 40 anni prima di avere una sua residenza.

31 maggio

Nella prima riunione del primo Consiglio Regionale, presiedette l’assemblea il consigliere più anziano, Angelo Amilcarelli, di origine abruzzese ma cagliaritano di adozione. Durante i primi due scrutini per l’elezione del presidente del Consiglio, si delineò immediatamente una maggioranza, sebbene risicata, formata dalla Dc, Sardisti, Socialisti Lavoratori e Liberali che disponevano di 31 voti contro 19 delle sinistre, 3 dei Missini e 7 dei Monarchici. Dopo due votazioni si passò, come da regolamento, al ballottaggio tra i due più votati e venne eletto il Sardista Anselmo Contu con 31 preferenze contro le 27 di Giuseppe Asquer del partito Sardo Socialista, candidato delle sinistre che ricevette anche i voti dei Monarchici. Vennero poi eletti i due vicepresidenti dell’assemblea ed i due segretari rispettivamente: Giuseppe Asquer e Alfredo Corrias della D.C.; Pierina Falchi democristiana ed il comunista Luigi Pirastu. Alla ripresa pomeridiana dei lavori il neo presidente del Consiglio Alfredo Contu pronunciò un discorso, non senza mostrare emozione, dicendo tra l’altro: “Ognuno di noi ha una bandiera nel cuore seguita con buona fede e onore, ma tutti dobbiamo ricordare che vi è una bandiera comune consegnataci dal voto dei Sardi nella quale c’è scritto Sardegna.” Si passò poi alla elezione del presidente della Giunta e bastò un solo scrutinio per eleggere il democristiano Luigi Crespellani, già sindaco di Cagliari.

giugno

Il commendator Basso, armatore di Camogli, già proprietario di due pescherecci, “Audacemente” e “Garibaldino”, decise di piazzare nei nostri mari una tonnara e impiantare una piccola fabbrica per l’inscatolamento del pesce, per cui aveva chiesto e ottenuto dall’Amministrazione Militare l’utilizzo di alcuni capannoni a Padule. La complessa operazione di sistemazione della tonnara, presieduta da un tecnico, ebbe luogo a giugno, presso cala Coticcio, dopo numerosi sopralluoghi: la parte fissata a terra, il “pedale”, era di cocco, le reti di pesante cotone tinto col sistema tradizionale, la camera della morte rinforzata da canapa, i cavi di sostegno incatramati e rivestiti. Per fissare la parte inferiore al fondo erano state piazzate grosse pietre da 40 Kg. l’una ogni 20 metri e 50 ancore. Due barche controllavano l’entrata del pesce: “la poltrona”, presso l’ingresso, e “l’asino”, vicino alla camera della morte. Un motoveliero, la Santa Candida, attrezzato di frigorifero, restava ancorato immagazzinando il pesce e spostandosi solo quando aveva raggiunto il carico. L’equipaggio, formato per maggior parte da maddalenini (il comandante Nardellu D’Oriano, Silverio Giudice, Michele Giudice e Salvatore Miglio), per i rifornimenti veniva a La Maddalena con la “diesel” militare di Stagnali, che raggiungevano a piedi dopo aver attraversato l’isola. L’impianto rimase a Coticcio circa quattro mesi, ma i risultati non furono soddisfacenti: salpate ricche, di sei-otto tonnellate, e magre si alternavano con la conseguenza che il proprietario si convinse a spostare la tonnara presso Capriccioli. Tentativo risultato ancor meno proficuo a causa della corrente che, malgrado le ancore da 2-3 quintali prestate dalla Marina Militare, riusciva a spostare l’impalcatura della rete. Fallita l’impresa qualche maddalenino tornò alla tonnara tradizionale, semplice impostata senza struttura complessa, che, se pure non dava risultati eccezionali, non comportava però spese.

25 giugno

Cessa la gestione alto-commissariale con il saluto del generale Pinna al Consiglio regionale. Entra in carica la prima giunta (DC e PSd’Az).

9 settembre

Viene inaugurato, nel sesto anniversario dell’affondamento della Corazzata Roma, il monumento ai caduti sull’isolotto della Paura, vicino a Santo Stefano. Si tratta di un monumento ai caduti delle navi militari italiane durante la Seconda Guerra Mondiale: una colonna di granito, alta nove metri, decorata da una statua di bronzo, opera dello scultore Fontana. (Carlo Fontana, carrarese di nascita ma sarzanese di adozione, che ha illustrato in modo preclaro la scultura italiana del primo Novecento, lasciando ovunque una testimonianza importante della sua opera. Tra le sue opere, possiamo ricordare il monumento ai caduti alla Chiappa (La Spezia) e quello per i marinai della corazzata di Roma, alla Maddalena, dove realizza il tema della “Procelleria”, ovvero dell’uccello che vive nella tempesta: il tema, a lui caro, è connesso a quello, allora molto frequente dopo le disastrose conclusioni della prima guerra mondiale, dell’iconografia patriottica, cioè della “Vittoria mutilata”, mai riconosciuta dalle altre nazioni europee sino in fondo, ad onta del valore dei caduti. (Cronaca della giornata: Stele commemorativa dedicata ai Caduti della Roma, dell’Antonio Da Noli e dell’Ugolino Vivaldi, inaugurata il 9 settembre 1949, alla presenza dell’ammiraglio Bruto Brivonesi in rappresentanza del Capo di Stato Maggiore della Marina, del Presidente della Regione Sardegna, del Sindaco di La Maddalena e di altre autorità. Il monumento che si erge sullo scoglio di S. Stefano (che dal 9 settembre 1943 viene indicato come scoglio “Roma”), situato all’ingresso del porto della Maddalena, è costituito da una colonna di granito di un tempio cartaginese, distrutto dai Romani, le cui colonne furono portate a Roma per erigere un centro mondiale religioso per i culti del tempo e che fu poi abbattuto per costruire una Chiesa cattolica. Una delle colonne, non utilizzata e di alto valore archeologico, è stata donata dal Comune di Roma alla Marina, per dedicarla al primo monumento ai Caduti della Roma. Sulla colonna furono inseriti due rostri donati dall’Arsenale della Spezia e vi fu scolpito il nome Roma. Successivamente venne aggiunta una fascia di ferro a ricordo dei cacciatorpediniere Antonio Da Noli e Ugolino Vivaldi, che subirono la stessa sorte della Roma il 9 settembre 1943, nelle acque del Golfo dell’Asinara. Corona d’alloro in bronzo, offerta dai soci della Lega Navale Italiana e apposta ai piedi della stele, il 15 settembre 1953, alla presenza dell’ammiraglio Parmigiano in rappresentanza del Capo di S.M. della Marina, dell’ammiraglio Baldo, Comandante del Comando Militare Marittimo Autonomo della Sardegna, dell’ammiraglio Bruto Brivonesi (Presidente della Lega Navale Italiana) e del Sindaco di La Maddalena. Targa in Bronzo recante la scritta “Agli eroi del mare”, offerta dagli universitari romani partecipanti al “Raid degli eroi” e deposta sul fondale in prossimità della Stele, 1‘8 settembre 1966, alla presenza del capitano di vascello Adrower, Comandante della Base della Maddalena.)

28 ottobre

Polano nella seduta della Camera dei deputati, prima legislatura, presenta un ordine del giorno per mantenere e potenziare il complesso industriale dell’arsenale di La Maddalena. Polano, intravedendo un possibile futuro smantellamento, chiede non solo che le officine non siano chiuse ma che il cantiere sia trasferito dall’amministrazione militare al ramo industrie meccaniche dello Stato. Come è noto l’arsenale chiuse definitivamente i battenti alla fine degli anni Novanta dopo alterne e tribolate vicende, tempo dopo l’adozione del nuovo modello di difesa che rendeva di fatto la sua attività inusitata nel contesto dei nuovi equilibri strategici militari europei. Stessa sorte ha seguito la scuola allievi operai. Oggi nell’ex arsenale, oltre all’albergo già costruito per il mancato G8 e ora tristemente chiuso, quando si risolverà il problema delle bonifiche si vorrebbe impiantare anche un polo di cantieristica navale. Tutto ciò letto alla luce dell’intuizione che oltre 65 anni fa ebbe Polano nel chiedere la riconversione della struttura da militare a civile (forse il primo politico sardo ad avanzare tale proposta), appare ancor più beffardo.

30 ottobre

Intervento del parlamentare comunista Luigi Polano, rivolgendosi al ministro dei Trasporti Corbellino, diceva: “E’ necessaria anzitutto la costruzione di un tronco ferroviario che colleghi Olbia con Palau. Si tratta di un percorso di 30 chilometri soltanto: ma questo tronco verrebbe a completare la rete ferroviaria della parte settentrionale dell’isola, collegandola direttamente, via Olbia, con Palau e La Maddalena. La linea Olbia-Palau darebbe notevole incremento a tutta l’attività commerciale nella parte settentrionale dell’isola, e ne faciliterebbe l’attività industriale essendo essa situata nella Gallura dove vi è il centro della produzione sugheriera sarda. È pure da segnalare la necessità di un nuovo tronco diretto Sassari-Giave che accorcerebbe il percorso Sassari-Cagliari di 15-20 chilometri e collegherebbe alla linea ferroviaria gli importanti Comuni di Usini, Ittiri, Thiesi e Cheremule”. Polano chiedeva anche il raddoppio del tronco Sassari-Porto Torres e concludeva: “Si ricordi, onorevole ministro dei Trasporti, che la Sardegna, ora che ha eletto democraticamente i suoi amministratori, attende che ella provveda sollecitamente ad esaminare e decidere con l’ente regione, il programma di lavoro per la sistemazione e lo sviluppo dei trasporti ferroviari dell’isola, indispensabili alla sua rinascita“.

13 novembre

La Prima Divisione era il massimo campionato regionale di calcio disputato in Sardegna nella stagione 1949-1950, la sfida più importante sarà senza dubbio Ilva – Torres 2-0 (gol di Secci e Mameli), ma puntualmente la Torres si rifà al ritorno, con lo stesso punteggio (doppietta di un giovanissimo Umberto Serradimigni). Il girone finale (una sorta di playoff ante litteram) viene vinto proprio dall’Ilva, capace di battere la Torres 4-0 (Spanu, Vitiello, 2 Zonza) per poi cadere 3-0 all’Acquedotto (Rossi, Sanpietro, U. Serradimigni). C’è ancora da affrontare un girone di spareggio, che si disputa a Cagliari: l’Ilvarsenal coglie l’impresa vincendo 3-2 (Spano, Mameli, Spano, Sanpietro, Isoni). L’Ilva viene promossa in Promozione (torneo nazionale) 1950-1951. Vedi anche: Serra Battista detto Cicciareddu