Correva l’anno 1953

Campionato promozione regionale 1953-54. In alto da sinistra: Baffigo, all. Firpo, Rubbiani, Romita, Zonza, Acciaro, Pais, Castagneto, Capitoni, accosciati da sinistra Cossu, Sabatini, Di Fraia Origoni.

8 gennaio

Arriva a La Maddalena il commissario prefettizio Salvatore Castellana, ragioniere capo della prefettura di Sassari. Il sindaco uscente gli consegnò “l’amministrazione comunale, l’Azienda idroelettrica, con tutti gli uffici e con tutti gli atti a essi inerenti”. Vedi anche: La fine della primavera isolana

8 marzo

Le elezioni avevano confermato che a La Maddalena la Democrazia Cristiana era il partito più forte. A parte l’esperienza del maggio 1952, lo ‘scudo crociato’ riconfermava i livelli di cinque anni prima, delle elezioni politiche del 18 aprile 1948: allora le preferenze avevano raggiunto il 55,9%, un successo già di notevoli dimensioni, ma ora la percentuale dei consensi saliva sino al 59,4%. Quanta parte abbiano avuto in questo ulteriore aumento di voti le vicende che dieci mesi addietro avevano portato ai licenziamenti di sedici dipendenti dell’Arsenale, lo indica il fatto che i rappresentanti del Partito Comunista passarono da 8 a 3 nel giro di meno di un anno. Un calo del 62%. Mai in una consultazione civica si era visto qualcosa del genere. Né se ne vide più. L’incidente di percorso del 26 maggio dell’anno prima era cancellato. La DC poteva riprendere il suo posto al governo della città. Con una certa fatica, però. Con una città profondamente divisa e con un tessuto sociale lacerato e caratterizzato dagli odi politici e dai rancori personali, si andò alle urne per eleggere il nuovo consiglio comunale. La DC ottenne 20 seggi sui 30 disponibili e la maggioranza assoluta. I consiglieri del PCI passarono da otto a tre (furono riconfermati Augusto Morelli e Pietro Balzano) e i socialisti, da quattro a tre. Il 26 marzo successivo fu eletto sindaco un democristiano, ex-segretario politico fascista, l’avvocato Antonio Carbini. (Ad affiancarlo, nella giunta municipale, alcuni volti noti della scena politica locale, come Pietro Ornano (assessore anziano), Antonio Canolinatas, Cesiro Impagliazzo, Donato Pedroni e Giovannino Campus, e l’esordiente Domenico Antonetti.) “E’ stato eletto sindaco Antò scopa di ferru”: la notizia corse di bocca in bocca, tra lo stupore generale. L’avvocato Antonio Carbini, insieme al medico Aldo Chirico, che gli aveva affibbiato il curioso e simpatico soprannome, era il prodotto più autentico del regime fascista a La Maddalena, nella sua quintessenza. Aveva la tempra del gerarca, quale era stato, era uomo tutto d’un pezzo, era un idealista fedele alla dottrina mussoliniana, al punto tale da auspicare, durante uno dei suoi infervorati discorsi da segretario politico del fascio, l’utilizzo di una gigantesca ramazza, dotata di punte di ferro, per fare piazza pulita dei dissidenti. Con tutti i suoi difetti e il suo passato che non rinnegava, al neo sindaco, paradossalmente, andava riconosciuto l’indubbio pregio di essere riuscito a ricondurre ad unità le diverse anime, non tutte di estrazione cattolica, di cui si formava la lista vincente della Democrazia Cristiana. Con la sua elezione il cerchio si chiudeva. Finiva un ridotto periodo, foriero di illusioni e di speranze, durante il quale era stata spianata la strada agli ideali, a scapito della dura, assai prosaica, oggettività. La stessa cronaca della seduta del consiglio comunale, durante la quale Antonio Carbini fu scelto per fare il sindaco, esemplificava il mutamento radicale di posizioni che si era prodotto, nello spazio di meno di un anno, all’interno della politica isolana. L’avvenimento era stato seguito, con interesse, dalla cittadinanza, “al punto da stipare oltre ogni dire il salone municipale”. C’è di più. In apertura di seduta fu esaminata la condizione di ineleggibilità di Aldo Chirico e dello stesso Antonio Carbini, per avere, questi, ricoperto cariche politiche durante il periodo fascista Si batterono, per far emergere l’anomala condizione dei due ex gerarchi, il comunista Augusto Morelli, il socialista Anselmo Cuneo e l’indipendente di sinistra Gavino Demuro. Le parole che pronunciarono, se le portò via il vento. Il vento nuovo che spirava adesso in favore dello scudocrociato e del ripristino dell’ordine sconvolto dall’interregno socialcomunista. Non solo Chirico e Carbini non si trovarono ad accusare un affronto simile a quello subito dal medico ex podestà quasi un anno prima, quando, nonostante il consenso ottenuto, gli fu vietato di far parte del consesso dei rappresentati del popolo, perché considerato indegno, ma trovarono, fra i sodali democristiani un sostegno energico ed efficace. Il nuovo sindaco, appena ricevuto il mandato, rivolse un ringraziamento al commissario prefettizio Castellana, augurò per il futuro concordia e progresso, ricevette un mazzo di garofani bianchi da Lina Zonza, unica donna eletta nelle liste democristiane – e unica donna in consiglio comunale – e cominciò la sua avventura alla guida del comune. Ad affiancarlo, nella giunta municipale, alcuni volti noti della scena politica locale, come Pietro Ornano (assessore anziano), Antonio Canolinatas, Cesiro Impagliazzo, Donato Pedroni e Giovannino Campus, e l’esordiente Domenico Antonetti. Il cronista de La Nuova Sardegna chiudeva così il suo resoconto della giornata: “Tolta la seduta, fra i commenti più disparati il pubblico lascia l’aula. Gli avversari della lista DC, alla quale appartiene il neo-sindaco, attendono adesso la prossima crisi comunale, riponendo non poca fiducia nel provvedimento di legge che va prendendo il governo circa l’ineleggibilità degli ex gerarchi fascisti”. Rimarrà in carica fino al 21 novembre 1953. Vedi anche: Le elezioni dell’8 marzo 1953. ‘Antò scopa di ferru’

11 marzo

Troviamo il maddalenino Franco Solinas tra i fondatori dell’ANAC. L’associazione nasce con lo scopo di tutelare il diritto d.autore, con la finalità di studiare e promuovere manifestazioni culturali legate al mondo del cinema, ma soprattutto mira ad un chiarimento della figura dell’autore e ad una sua tutela di tipo sindacale. A testimonianza del suo impegno politico (P.C.I.) anche nel vivere il proprio mestiere, Franco Solinas, fin dai suoi esordi evidenzia la necessità di non chiudersi nel mestiere ma di trovare, all’interno dello schietto confronto con società e istituzioni, una degna ragione di lotta. L’ANAC costituirà un punto fermo per Solinas e un impegno vivo nella carriera di sceneggiatore e nella sua vita di intellettuale, tanto che nel 1961, come ricordato da Callisto Cosulich, Solinas sarà eletto segretario generale dell’associazione, ruolo che ricopre con puntiglio pari a quello che riponeva nello scrivere le scene.

1 maggio

I licenziamenti del 24 giugno 1952 colpirono al cuore la componente di sinistra della Commissione Interna dell’Arsenale Militare. In breve, per ammissione unanime di coloro che vissero quelle vicende, la commissione divenne terreno di conquista di quelle sigle sindacali più moderate, come poteva essere la CISL, che annoverava iscritti meno politicizzati e più aperti ad un accordo con la direzione dello stabilimento. Per eguale ammissione, si è affermato che per parecchi anni si stentò a trovare dei lavoratori che avessero il coraggio – perché da allora di quello si trattò – di prendere una tessera della CGIL o presentarsi in candidatura per la Commissione Interna. Essere di sinistra, palesarlo iscrivendosi al sindacato ‘rosso’, poteva essere pericoloso, come altrettanto pericoloso poteva essere per un moderato, avere amicizie di sinistra, socialiste o peggio ancora, comuniste, frequentare famiglie coinvolte nei partiti di sinistra. Vecchie e consolidate amicizie si infransero, si sbriciolarono, sotto l’urto della paura di essere segnalati, o considerati di una certa opinione politica anziché di un’altra, tanti rinnegarono persino il loro passato. In un piccolo centro è difficile che non si sappia tutto di tutti, e a maggior ragione a La Maddalena dove il cameratismo nei luoghi di lavoro – in un luogo di lavoro in particolare – e la limitatezza del territorio, favorivano enormemente i contatti anche non cercati. Si sapeva chi erano i ‘rossi’ e si evitavano. I licenziati erano costretti a stare fra loro, erano da una parte, il resto del paese era dall’altra. Questo fatto, che denotava un percorso politico totalmente diverso e contrastante, era reso palese dal fatto – fra i tanti – che proprio dalla fine della guerra il parroco don Salvatore Capula aveva voluto creare una ‘sua’ festa dei lavoratori da commemorare il 1° maggio, in processione e preghiera, in contrapposizione con quanto avveniva invece per le sinistre che amavano festeggiare con le bandiere rosse al vento la Festa del Lavoro. La spaccatura si è trascinata sino ad oggi: il Primo Maggio a La Maddalena, diremo così, è stato bipartisan per decenni e chi andava alla Madonnetta manifestava apertamente di essere per la parrocchia, di seguirne implicitamente o esplicitamente le direttive, chi non andava era per i ‘rossi’, o era ‘rosso’ egli stesso, era un disubbidiente.

4 maggio

Radio Sardegna inizia dalla sede di Cagliari le trasmissioni quotidiane del ‘‘Gazzettino Sardo’’.

7 giugno

Elezioni politiche: sensibile crescita della Destra, soprattutto nelle zone urbane, lieve crescita della Sinistra e calo sensibile della DC.

14 giugno

Elezioni regionali. Si confermano i voti delle politiche con un recupero dei sardisti.

28 giugno

In occasione del cinquantenario dell’Istituto San Vincenzo, venne scoperta, nello stesso Istituto, un’effige marmorea di suor Gotteland, che per alcuni decenni ne fu la superiora e grande benefattrice della comunità maddalenina. che per alcuni decenni ne fu la superiora e grande benefattrice della comunità maddalenina. Pubblichiamo la cronaca dell’avvenimento, scritta da Pietro Favale, “storico decano” dei giornalisti maddalenini. “Quando le due orfanelle tirarono giù il drappo bianco che ricopriva l’effige marmorea di suor Maria Elisa Gotteland, un raggio di sole sprigionò dal cielo plumbeo che aveva minacciato fino ad allora pioggia ed illuminò, come per incanto, la superba cornice attorno a noi. Uno scroscio di applausi di una folla eccezionale che aveva preso posto nelle numerose terrazze, lungo le scalinate, nei poggioli, sottolineò l’atto delle due orfanelle raccolte anni addietro nella sua casa dalla Pia Sorella. Poi il silenzio tornò a regnare tra i numerosi candidi edifici festonati, con grazia e signorilità di ghirlande di rose, mentre il vescovo di Ampurias e Tempio, monsignor Carlo Re, con solenne incedere si portava di fronte al medaglione e con lo sguardo dolce e commosso scrutò attentamente il volto dell’animatrice e fondatrice di questo Istituto, vanto e gloria non solo della nostra città, ma di tutta la Sardegna. Impartita la benedizione Monsignor Re, parlò ai numerosi fedeli e con le sue calde parole tratteggiò la nobile figura della fondatrice. Seguirono poi, altri oratori: il vice sindaco Pietro Ornano, lesse un messaggio inviato dal sindaco avv. Antonio Carbini, fuori sede per ragioni di lavoro, aggiungendo sue parole di circostanza ed il saluto di tutta l’Amministrazione Comunale; l’on. Stara, rappresentante ufficiale della Regione Sarda, che col suo squisito dire commosse tutto l’uditorio; il comandante Berengan col suo simpatico frasario sgorgato dal cuore porse un caldo saluto a nome della Marina Militare; l’ispettore Fadda, uomo di scuola, che ebbe l’onore di premiare di medaglia d’oro l’esemplare educatrice, don Del Grosso delle missioni San Vincenzo De’ Paoli, che descrisse in modo avvincente e ammirabile la figura di suor Gotteland ed infine il dottor Chirico da numerosi anni affezionato e stimato medico dell’Istituto. Lo scoprimento del medaglione era stato preceduto da una solenne messa, con assistenza pontificale, officiata da monsignor Salvatore Capula, parroco della città, coadiuvato dai sacerdoti Curis e Careddu e dal vice parroco don Giacomini. Assisteva S.E. mons. Carlo Re, accanto al quale sedeva monsignor Vico della Curia di Tempio”. Vedi anche Ricordo di suor Maria Gotteland

25 luglio

Con un solo voto di maggioranza il Consiglio regionale approva la giunta DC-PLI presieduta da Luigi Crespellani. Astenuti sardisti e socialdemocratici.

5 ottobre

La candidatura dell’ex podestà Aldo Chirico aveva portato nelle casse della DC ben 975 voti, un patrimonio, e ora l’ex gerarca reclamava a gran voce un ruolo che gli spettava, per diritto politico. E questo suo diritto si scontrava con la suscettibilità di un altro ex simpatizzante fascista, il sindaco, Antonio Carbini, che non poteva lasciar correre la facilità di ‘penna’ del suo consigliere, specie quando si serviva di questa per imbastire denunce, ai danni della stessa amministrazione di cui faceva parte. Chirico, insomma, si dimostrava piuttosto riottoso ad una normalizzazione di pensiero e d’opera, e questo scompaginava parecchio i piani di una maggioranza che ambiva ad un governo senza scossoni e, massimamente, senza contestazioni. Nella seduta consiliare del 5 ottobre 1953, per esempio, sette mesi appena dopo le elezioni, il sindaco, prima di sciogliere l’assemblea, rilasciò delle dichiarazioni che si dimostrarono essere dei fulmini prima della tempesta. Antonio Carbini accusò Chirico di non “eseguire critica serena” in consiglio, ma di affidarla a “libelli pubblicati in giornali che sembra trovino la ragione della loro stessa vita nel pettegolezzo paesano”. In breve Carbini ricordava che il consigliere Chirico aveva “offeso la dignità ed il prestigio del Consiglio Comunale” evitando di far discutere una sua interrogazione, affidata in seguito alle pagine di un giornale “arrogandosi il monopolio (a lui da nessuno concesso) di essere l’unico ed esclusivo giudice dell’operato dell’Amministrazione Comunale”. Si trattava di una critica frizzante su alcune spese di trasferta imputate al sindaco stesso. Passando a più sostanziali fatti il Carbini fece i conti in tasca del suo antagonista per quanto concerneva le spese eseguite durante il periodo podestarile, venendo alla conclusione che esse erano eccedute del 300% su quanto previsto nel bilancio comunale, “… e fu necessario stornare i fondi da voci del bilancio in cui figuravano somme stanziate ma non spese”. Era l’ultima frecciata prima della rinuncia alla carica. In prosieguo d’intervento infatti il primo cittadino affermò di attendere “di giorno in giorno una comunicazione che comporterà il mio trasferimento da La Maddalena”. Le dimissioni, necessarie per ragioni di lavoro, Antonio Carbini le presentò nella riunione consiliare del 21 novembre successivo.

21 novembre

Il Sindaco Antonio Carbini le presentò le dimissioni per ragioni di lavoro. Nella stessa seduta verrà eletto Mario Ornano, noto Pietro che dichiarò: “Mi avete elevato alla dignità di primo cittadino. Questa dimostrazione di fiducia nella mia modesta persona mi commuove profondamente” . La dichiarazione continuava con queste parole: “Ringrazio tutti coloro che mi hanno dato il suffragio; ai consiglieri di maggioranza militanti nel partito DC ritengo poi doveroso rivolgere in particolare i sensi della stima e considerazione: essi facendo cadere la scelta su di me, un indipendente, hanno dimostrato di non essere animati da faziosità“. Riguardo alla futura condotta amministrativa, asseriva di voler allontanare “da quest’aula ogni spirito di parte, e tutta la nostra passione sia impiegata al servizio della comunità per il progresso della nostra Isola” .Rimarrà in carica fino al 27 luglio 1957.