Correva l’anno 1955

14 gennaio

Vengono appaltati a Sassari dall’Amministrazione PP.TT. i lavori del nuovo edificio delle Poste. Lo stesso, secondo un progetto che tiene conto delle più moderne esigenze del pubblico e degli uffici, dovrà sorgere in piazza Umberto I. L’entità dei lavori è di 30 milioni di lire e la ditta appaltatrice è quella del rag. Sacchetti. Lo stesso anno vengono piantati i pini in nella stessa piazza.

15 gennaio

Invitato dall’Ente provinciale del turismo è giunto a La Maddalena un rappresentante dei Village Magique. Accompagnato dal sindaco Ornano e dal presidente della Pro loco dott. Gana, ha visitato le zone di Caprera più idonee alla realizzazione di una tale costruzione, soffermandosi particolarmente sulla pineta di Cala Garibaldi, quale luogo ideale per l’impianto delle attrezzature prefabbricate. Il villaggio dovrà occupare ininterrottamente da giugno a settembre circa 4.000 turisti da ogni parte d’ Europa, in turni settimanali di 300 turisti per volta. La scelta di tale località, particolarmente adatta per l’erezione di un villaggio turistico è quanto mai felice poiché oltre ad offrire un soggiorno piacevole per la bellezza della natura circostante, può rappresentare una base per escursioni di importanza storica e turistica in tutta l’isola.” da La Nuova Sardegna del 19 gennaio 1955. – Aldo Chirico

Il Club Mediterranèe venne creato nel 1950 per iniziativa di Gérard Blitz, campione belga di water polo, che lo ideò dopo un soggiorno in Corsica nel 1949, presso il villaggio di tende del Club Olimpico di Calvi. Il primo villaggio vacanze riservato ai soci fu aperto in Spagna nell’isola di Maiorca; all’inizio si trattava di semplici villaggi costituiti da tende da campeggio, capanne di paglia e con i servizi igienici in comune. Nel 1955 si inaugura il primo villaggio al di fuori del Mediterraneo, a Thaiti; l’anno successivo si apre il primo villaggio invernale in Svizzera, a Leysin, quindi si realizzano altre sedi nei Caraibi e in Canada. Il villaggio di Caprera nasce nel 1955 come “village magique” per iniziativa della rivista femminile francese Elle; era formato da una numerosa tendopoli alla quale faceva da vestibolo un singolare accampamento di baracche vegetali ispirate ai tukul polinesiani in cui venivano ospitati annualmente villeggianti di nazionalità francese. Il Club si insediò nel 1956, dopo un anno di “village magique”.

I villaggi turistici, nati da un’idea francese, rappresentano una forma di vacanza che in Italia ha acquistato un costante e sempre crescente successo. Queste strutture ricettive sono caratterizzate in genere da strutture residenziali organizzate in più immobili di piccola dimensione, dove vengono offerte specifiche attività di servizio, come lo sport e l’animazione, inclusi anche i servizi di trasporto; sono infine connotati da un marchio comune, dalla gestione e dal controllo diretto dei fattori produttivi da parte dell’operatore turistico.
Il primo rudimentale villaggio turistico nasce negli anni ’50, grazie all’intuizione di Gérard Blitz, ex pallanuotista belga, il quale pensò, dopo aver trascorso un soggiorno nel 1949 al club olimpico di Calvi, in Corsica, di creare un campo di tende nel quale offrire una vacanza sportiva all’aria aperta. Da questa geniale idea ebbe origine il Club Méditerranée (divenuto in seguito Club Med), che aprì il suo primo villaggio il 5 giugno 1950 nella baia di Alcudia, sull’isola di Maiorca. (Garibaldi R., 2008)
In questi anni si è ancora distanti dal concetto di turismo di massa, all’inizio i villaggi erano semplici, con alloggi costituiti da capanne di paglia e con servizi igienici in comune. La tasse di iscrizione al club era di 300 franchi francesi, mentre il costo per una vacanza di due settimane ammontava a circa 15.900 franchi.
Il turista di quegli anni non vedeva tale vacanza come concetto di relax da ricercare in comode strutture situate in luoghi esotici; veniva spinto dalla ricerca di qualcosa di nuovo, di diverso, e questo comportava la conseguenza di sacrificare le comodità di cui usufruiva ogni giorno. Il viaggiatore che si avventurava alla scoperta di nuovi luoghi, spesso, si doveva abituare ad alloggiare in capanne, in cui mancavano anche i più elementari confort come l’acqua corrente, i servizi igienici ed il pavimento. Anche il trasferimento verso le nuove destinazioni proposte era molto scomodo e difficoltoso, poiché spesso si era costretti a lunghi tragitti su strade sterrate e con mezzi di trasporto occasionali. Il successo dei primi villaggi turistici fu tale da fare inaugurare, dopo solo 5 anni, nel 1955, il primo club fuori dal Mediterraneo a Tahiti. Tale paradiso terrestre divenne accessibile anche agli europei, ma ad una sola condizione: avere a disposizione quattro mesi di vacanza. Un mese per il viaggio in nave, due mesi da trascorrere nel villaggio e un altro mese per il viaggio di ritorno. Il tutto finanziabile in 18 rate senza costi aggiuntivi.
Anche se il viaggio si presentava faticoso, era considerato come una parte fondamentale dell’esperienza della vacanza, una meta era tanto più esclusiva quanto maggiore era il accessibile anche agli europei, ma ad una sola condizione: avere a disposizione quattro mesi di vacanza. Un mese per il viaggio in nave, due mesi da trascorrere nel villaggio e un altro mese per il viaggio di ritorno. Il tutto finanziabile in 18 rate senza costi aggiuntivi.
Anche se il viaggio si presentava faticoso, era considerato come una parte fondamentale dell’esperienza della vacanza, una meta era tanto più esclusiva quanto maggiore era il sacrificio per conquistarla. Soggiornare in un villaggio significava sostare in un’oasi, in un avamposto del mondo occidentale in terre esotiche e inesplorate. (Garibaldi R., 2008)
Nel 1956 fu inaugurato sempre da Club Med il primo villaggio in montagna a Leysin, in Svizzera, con l’offerta di sci e altri sport invernali. Originariamente frequentato da single e giovani coppie, il Club divenne in seguito una meta di vacanza per le famiglie, con il primo mini club inaugurato nel 1967, ora anche i bambini avevano i loro spazi ideali. Insomma una vacanza perfetta.
Il Porto Stagnarello, oggi Cala Garibaldi, era l’approdo più importante di Caprera e il più vicino all’abitazione di Garibaldi. Qui stazionavano lo Yacht del Generale e due canotti. Un fabbricato serviva da arsenale e custodiva l’attrezzatura per la navigazione; dalla parte di ponente il porto era difeso da due piccoli isolotti denominati Isole dei Conigli, oggi Isole degli Italiani.
La piana della Tola, situata alle spalle della Cala Garibaldi, costituisce uno dei principali depositi palustri dell’isola. Si è formata in tempi recenti per colmata naturale grazie all’apporto del Fosso di Acqua Ferrante e del fosso di Acqua di Stefano, i due principali corsi d’acqua di Caprera, che favoriscono il deflusso pluviale di gran parte dell’area settentrionale dell’isola. L’area stagnante di Cala Garibaldi che penetra nella Valle Tola è stata eliminata attraverso interventi di rimboschimento operati a partire dalla prima metà del ‘900. A est della magnifica pineta di Cala Garibaldi si estende una vasta area ricoperta di macchia bassa mista.
La Tola costituiva il principale appezzamento di terreni di Caprera, esteso per circa 12 ettari, che Garibaldi aveva trasformato in suolo agricolo a coltivazione stabile attraverso profondi interventi di bonifica e di drenaggio, tramite la deviazione e l’incanalamento di un modesto torrente e attraverso la realizzazione di un sistema di drenaggio che garantiva che non si formassero ristagni d’acqua. La parte più settentrionale era coltivata per metà a frumento e piante marzuole e per l’altra metà, confinante con il mare, a prato artificiale di erba medica.
Durante l’Ottocento a Caprera era viva, tra i pastori locali, la leggenda che nei pressi della Valle Tola si doveva trovare un antico monumento simile ai dolmens, formato da una lastra rotonda di granito collocata sopra tre sostegni verticali detta Tola, ovvero tavola derivato da tabula, da cui traeva origine il nome della località.

febbraio

Il Tempo di Roma pubblica gli estratti di un opuscolo del dott. Aldo Chirico, intitolato «Mussolini prigioniero a La Maddalena». Era stato preceduto da un curioso opuscolo, «Mussolini in prigionia. Vita intima dell’ex dittatore dal 25 luglio al 12 settembre 1943»: curioso perché è firmato da un Mario Agricola e un Michelino da Limbara che odorano di nomi d’occasione lontano un miglio (da Limbara!). De Felice lo dice costruito in buona parte su notizie filtrate dal Comando generale dei Carabinieri e su confidenze e indiscrezioni di alcuni addetti alla sorveglianza di Mussolini. A sua volta Aldo Chirico racconta gli stratagemmi messi in opera per poter comunicare col duce: comunicazioni labili, affidate a terze persone (qualche biglietto nascosto nella biancheria lavata o da lavare). Ed ecco, però, che un inviato di Oggi, Giangavino Sulas, fa lo scoop cercato cosi a lungo e cosi invano da tanti suoi colleghi (l’unico problema è che lo scoop non ha fatto rumore nell’estate italiana, assordata da rumors dei gossip e delle feste smeraldine): Enrico Manieri, funzionario di banca a Brescia, 42 anni, collezionista di cimeli storici, ha trovato un bigliettino, piegato una decina di volte fino a farne una sottilissima cartina, che dice: «Segnalate il numero delle guardie che circondano la villa. Naturalmente, avrete l’aiuto del dottor Chirico, il quale vi informerà dettagliatamente sul piano. Vi ringrazio per quanto fate e stracciate, poi, questo biglietto», data 16 agosto, firmato Mussolini. A chi la conosce, la grafia del duce sembra diversa da quella solita che si trova in mille documenti d’archivio: ma è anche vero che il duce alla Maddalena non era né in condizioni fisiche né in situazione morale che gli permettessero di gestire la propria imponente grafia come ai tempi in cui era il Duce del Fascismo, Fondatore dell’Impero. Che qualcuno cercasse di far fuggire Mussolini è risaputo: i tedeschi per primi non facevano segreto della loro intenzione di realizzare il progetto se fossero arrivati a sapere dov’era tenuto. Renzo De Felice, nell’ultimo volume della sua monumentale biografia di Mussolini, elenca la ridda di voci che arrivavano ad Hitler e agli uomini, in particolare il generale Student e il colonnello Skorzeny, che erano specificamente incaricati dell’operazione. Anzi, questo attivismo dei tedeschi era tale, dice De Felice, che fu la causa principale, se non l’unica, dello spostamento del prigioniero da Villa Webber alla casetta sul Gran Sasso. E’ vero che il 17 o il 18 un aereo tedesco aveva sorvolato Villa Webber a bassa quota (Mussolini era sulla terrazza, e aveva detto al comandante dei suoi custodi: «Vedete, i tedeschi ci hanno individuato». Ma, aggiunge De Felice, senza grande entusiasmo) e la notte fra il 27 e il 28 un altro aereo, pare con a bordo lo stesso Skorzeny, era nuovamente passato sulla villa. «In conclusione, – scrive De Felice – se Mussolini potè essere portato via dalla Maddalena e sottratto per il momento ai tedeschi ciò fu dovuto a Hitler». Ma i tedeschi non avrebbero mollato la traccia: alle 14,30 del 12 settembre l’operazione «Eiche» andava a buon fine. «Pauvre Mussolini, il est bien malereux d’avoir été ramassé par les Allemands: il était temps pour lui de finir», commentò Pierre Drieu La Rochelle, l’intellettuale pétenista che si sarebbe suicidato dopo il crollo del nazifascismo.

27 aprile

Ezio Garibaldi polemizza contro il nuovo Club Med; Infatti, il gen. Ezio Garibaldi aveva indirizzato una nota polemica al sindaco de La Maddalena Pietro Ornano, principale sostenitore del progetto dei ‘francesi’: “…Dai giornali ho appreso la strabiliante notizia che nell’isola di Caprera si vorrebbe impiantare una specie di villaggio di divertimenti per accogliervi le masse di turisti anche e soprattutto nella stagione estiva: tutto questo a scopo di lucro. Le sarei grato illustrissimo Signor Sindaco, se mi facesse avere notizie precise che mi assicurino che tanta profanazione nell’isola più sacra agli italiani, sia esatta oppure no. Gradisca i miei più vivi ringraziamenti. Firmato: Gen. Ezio Garibaldi” . Infatti, nel dicembre del 1954, un tale monsieur Jacques Giovannoni, architetto italo- francese, in nome del club ‘Village Magique’, aveva inoltrato al sindaco una formale richiesta di concessione, per la durata di venti anni, rinnovabili, delle aree a nord dell’isola di Caprera “denominate pineta di Garibaldi e I Chiusi”, per costruirvi un villaggio in concorso con l’Ente Provinciale per il Turismo .

7 maggio

La Città di La Maddalena, guidata allora dal Sindaco Pietro Mario Ornano, è protagonista di un Trattato italo-francese, concernente la cosiddetta “Carta di Frontiera”, ovvero il libero transito fra i cittadini delle due nazioni a scopi turistici. L’accordo permetteva tramite una “carta turistica”, una sorta di carta d’identità, non più un passaporto quindi con tutte le procedure ed i tempi che tale pratica comportava per il richiedente, sia agli italiani che si trovavano in Sardegna che ai francesi che si trovavano in Corsica, la possibilità di soggiornare nell’isola vicina per otto giorni senza nessun’altra formalità che l’esibizione di tale lasciapassare. La “carta” aveva valenza solo per i cittadini dei due paesi, veniva rilasciata tramite semplice istanza in carta libera, e si esibiva nei porti di frontiera, ovvero per la Sardegna, La Maddalena, Santa Teresa Gallura e Porto Torres. vedi anche: La Carta di Frontiera del 1955

10 maggio

Ezio Garibaldi scriveva, sempre a titolo di Consigliere Comunale (MSI- Monarchici) di Roma e sempre su fogli di carta in cui spiccava il simbolo dell’Urbe. “Non ho mai dubitato neppure per un istante che tanto la S.V. quanto il Consiglio Comunale, nell’appoggiare un’iniziativa di carattere turistico abbiano avuto l’intenzione di venir meno a quel profondo culto di affetto e venerazione con il quale hanno sempre concordato l’isola di Caprera e la tomba di Giuseppe Garibaldi- esordiva Ezio, in questa sua seconda missiva, apparentemente dai toni più morbidi rispetto alla precedente. E continuava: “Esclusa perciò in me qualunque diffidenza di carattere ideologico, solamente sulla opportunità o meno e sullo svolgimento di tale iniziativa, che mi permetto di soffermare per un momento la sua attenzione”. Sì, il Sindaco, che avrebbe voluto aprire l’isola di Garibaldi al turismo “nature”, doveva stare molto attento perché non sarebbe stato opportuno, anzi sarebbe stato proprio un esercizio kitsch, di pessimo gusto, chiamare “villaggio magico”, definizione, che ricordava “ i baracconi da fiere con relativi annessi e connessi “ quella che era, al contrario, un’iniziativa turistica, di cui Ezio per primo avrebbe “riconosciuta la necessità, per ovviare ai mille inconvenienti e difficoltà logistiche” che incontravano tutti quelli che si fossero recati a Caprera. Nel cuore del discorso una ventata d’orgoglio patriottico- nazionalistico: “Io ignoro le condizioni alle quali viene data la concessione- scriveva ancora Ezio Garibaldi- e quale ne sia la portata pratica e, credo, le ignori anche mia zia Donna Clelia, che mi ha scritto confermandomi la sua adesione di massima all’iniziativa stessa. D’altra parte, non è possibile non ricorrere a capitale straniero per attuare un progetto che potrebbe essere assunto da Enti turistici italiani? Non potrebbe farlo direttamente il Ministero della Marina trattandosi di terreno demaniale e per di più monumento nazionale, facendo assumere la gestione dal Comune di La Maddalena? “. “Come vede – dice ancora il “nipote”, rivolgendosi in forma diretta al primo cittadino dell’arcipelago- sono tutti interrogativi che si presentano nell’animo di tanti che considerano Caprera patrimonio nazionale e ai quali sarebbe bene dare una chiara risposta per tagliare corto alle dicerie che cominciano a circolare”. Nel numero del 28 aprile 1955, su il Merlo Giallo, settimanale legato ai gruppi monarchici e neofascisti- che quale “controtestata” riportava la sferzante dicitura “disintegratore del malcostume politico”- apparve un articolo dagli accenti fermamente critici nei confronti del progetto di villaggio turistico e di coloro che negli ambienti politici filo-governativi, ai vari livelli, lo appoggiavano. “Le pensano tutte”: era il titolo gridato del pezzo che si leggeva nelle pagine interne del periodico. “Ha fatto il giro dei giornali la notizia che il Municipio democristiano de La Maddalena sta per creare nella vicina isola di Caprera un “villaggio magico”, luogo di divertimento dal quale il Municipio stesso si propone di ricavare lauti proventi in seguito all’afflusso di viaggiatori, ’massime’ stranieri, attratti dal fascino di gloriose memorie e dalla possibilità di godere di svariati svaghi- scriveva l’estensore dell’articolo, che si dichiarava attraverso i curiosi disegni di un cappello da prete e, appunto, del nero volatile da cui la rivista mutuava il proprio nome. “La cosa sembra fatta- proseguiva- Manca soltanto il benestare del Ministro della Difesa perché la Marina Militare assicuri al “villaggio magico” l’approvvigionamento idrico e l’illuminazione elettrica. Dicono i giornali che alla Maddalena si nutrono buone speranze: la concessione verrebbe accordata con sollecitudine. Se le parole hanno un senso l’isola di Caprera sta per essere trasformata in un parco di divertimenti. E questo se é vero, è assolutamente inammissibile. Caprera non è un’isola qualunque che può essere sfruttata a fini turistici. Caprera è l’isola di Garibaldi, sacra a tutti gli italiani degni di questo nome e deve restare quale il Generale la lasciò. A Caprera non si va per divertirsi, ma per meditare e ricordare davanti alla tomba dell’Eroe. Cosa si vorrebbe fare? Collocare a un tiro di schioppo dal masso di granito famoso in tutto il mondo un ostello per bagnanti di lusso, con relativo campo sportivo e teatrino per le ore notturne, mescolando così il sacro con il profano? La notizia giornalistica sul’villaggio magico è piuttosto ambigua e sarebbe bene saperne un po’ di più. D’altra parte l’isola non è di proprietà del Municipio di La Maddalena. Appartiene allo Stato per donazione fatta dagli eredi del Generale, a patti e a condizioni ben chiari ed è affidata in custodia perenne alla Marina Militare.

7 giugno

Dimissioni della giunta regionale guidata da Corrias.

11 giugno

Caprera. Io sottoscritta, unica diretta erede dei beni di Giuseppe Garibaldi, dichiaro di non aver nulla in contrario che nella pineta denominata Cala Garibaldi sorga il villaggio turistico del Club “Village Magique” di Parigi, dato che l’ubicazione del villaggio corrisponde a quella in cui tre anni or sono venne istituito il Campeggio Universitario Nazionale e che costituirà un vantaggio per la popolazione di La Maddalena, mentre non può in alcun modo profanare la memoria di mio padre. Clelia Garibaldi.

22 giugno

Un episodio importante, che ha segnato la storia recente e la “nuova toponomastica” dell’isola,è stato il naufragio ad est di Caprera che vide impegnati parecchi uomini (civili e militari) e molti mezzi della Marina, fu l’incidente occorso al motoveliero (tre alberi) “Trebbo”, un bastimento di legno proveniente da Savona e diretto a Cagliari che trasportava un carico di 500 tonnellate di carbon fossile, soccorso dal Comandante del rimorchiatore della Marina Militare Panaria, comandato dal Sig. Pitturru e da numerosi operai dell’Arsenale Militare. Ciò che rimase di quel bastimento altro non fu che un relitto di nave… Riportiamo un’articolo apparso su L’Unità del 24 giugno del naufragio del Trebbo. “Un motoveliero in fiamme rimorchiato a sud di Caprera. L’equipaggio è stato tratto in salvo. Dopo oltre ventiquattro ore di sforzi l’incendio scoppiato a bordo del motoveliero Trebbo, al largo dell’arcipelago della Maddalena all’altezza dell’isola delle Biscie, è stato domato grazie ai mezzi della Marina Militare prontamente accorsi. Il natante è stato poi rimorchiato su un basso fondale di Cala Andreani a sud i Caprera. Sono rimaste distrutte quasi tutte le sovrastrutture in legno ma non è ancora possibile sapere a quanto ammontino i danni. I sette uomini dell’equipaggio sono stati tratti in salvo da una motobarca che passando a poca distanza ha raccolto l’SOS lanciato da bordo del Trebbo. Il motorista Elio Sarpo ha riportato lievi ustioni mentre tutti gli altri sono rimasti incolumi. L’incendio è scoppiato probabilmente per autocombustione in quanto il motoveliero proveniente da Savona e in rotta per Cagliari era carico di carbone. Le fiamme sono state alimentate dal fortissimo vento e si sono propagate anche nella stiva, distruggendo ben presto l’albero di mezzana. L’opera di spegnimento iniziata dai due rimorchiatori accorsi da La Maddalena si è dimostrata subito estremamente difficile per il vento impetuoso che l’ostacolava. Sono occorse infatti molte ore per domare le fiamme. Le autorità marittime svolgeranno probabilmente l’inchiesta per stabilire l’origine dell’incendio. Il motoveliero apparteneva al compartimento marittimo di Ravenna.”  vedi anche Motoveliero Trebbo

28 giugno

Inaugurato l’albergo Esit. Al rito d’apertura del “Gabbiano” – che è stato benedetto dal vescovo di Tempio – erano presenti il sindaco Ornano e le autorità cittadine.

13 luglio

Fiducia del Consiglio regionale alla giunta Brotzu, monocolore DC.

19 luglio

La Camera vota la fiducia al governo presieduto dal sassarese Antonio Segni.

30 luglio

Un clamoroso pezzo giornalistico del cronista del “Corriere dell’Isola “, Aldo Chirico, titolava: Forse Caprera avrà ville e alberghi. Il villaggio magico dei francesi non è che il primo passo verso l’organizzazione del movimento turistico maddalenino. Se in coste disadorne di alcuna naturale bellezza, l’intelligenza e la laboriosità dell’uomo hanno saputo infondere quello spirito di richiamo e di attrattiva, che cosa ne accadrebbe di Caprera, che alla asperità irregolare, alle sue balze rocciose contornate di muschio, di mirti , di lentischio, d’ogni sorta di selvatica vegetazione, unisce plaghe boscose ed amene adatte per il villeggiante più esigente? Oggi che il turismo è una moda salutare, in voga in ogni ambiente, creare in Caprera dei villini e qualche albergo non è un punto di vista da scartare ma da incoraggiare, perché soltanto popolando un’isola con delle risorse panoramiche così abbondanti, si possono creare le basi per una definitiva sistemazione del turismo. Da quando centinaia di francesi si avvicendano nella conoscenza e nella ammirazione di tante bellezze, a dispetto dei necrofori che al progresso ed allo sviluppo antepongono la loro naturale grettezza ed idiozia congenita, si comincia ad avvertire un colore nuovo. Il Villaggio Magico tanto osteggiato, costituisce pel momento il primo passo per l’avvio definitivo verso una migliore conoscenza da parte di stranieri di questa nostra terra, ancora sanguinante ed umiliata da un inumano trattato armistiziale.

31 luglio

Muore a La Maddalena, il professor Martino Branca era nato all’isola il il 1 luglio 1875.

8 settembre

Nel boschetto antistante le officine e gli uffici dell’Arsenale veniva posta la prima pietra del monumento alle Vergine in memoria dei dipendenti civili caduti nel corso della II guerra mondiale. “Il progetto ancora non si conosce” leggiamo sul Notiziario Diocesano della Diocesi di Ampurias e Tempio n. 40 dell’ottobre 1955, “ma è certo che una statua della Madonna verrà collocata in cima al monumento. In un foro praticato nella pietra veniva collocata una pergamena, chiusa in una custodia di bronzo, contenente la formula della consacrazione, le parole con le quali si ricorda il sacrificio dei caduti e le firme apposte dalle autorità presenti. Per l’occasione mons. Capula teneva una breve allocuzione tra la più viva attenzione degli astanti. Seguiva il colonnello Marras con elevate parole di circostanza”. L’Arsenale militare di Moneta, sorto nel 1891, era stato “affidato” alla Vergine nel 1951 (in occasione dei 60 anni della sua fondazione) “per esplicito desiderio delle maestranze” le quali vollero affidare il futuro dell’Arsenale e il loro, all’epoca assai incerto (già da allora si parlava di smantellamento della struttura), fonte, l’Arsenale “di lavoro, di vita e di quotidiano sacrificio”. Dallo stesso articolo pubblicato dal periodico diocesano, firmato F.R, apprendiamo che quel’otto settembre 1955 alle 9,30, dopo l’ingresso della statua della Madonna, su un altare improvvisato dagli operai, il cappellano militare don Vigna celebrava la S. Messa, assistito dal mons. Capula. Dietro l’altare il coro maschile e femminile della parrocchia di S. Maria Maddalena, diretto da don Cimino ed accompagnato dal violino da Mario D’Andrea, eseguiva una serie di canti sacri. Don Carlo Curis, al microfono, sottolineava i passi del Santo Sacrificio. Tra gli operai, impiegati e famiglie, in prima fila – è scritto sempre nell’articolo citato – il nuovo comandante della piazza capitano di vascello Albrizio, il sindaco Pietro Ornano, il direttore dell’Arsenale capitano Ubaldo Lai, il vice sindaco Donato Pedroni, l’assessore ai lavori Cesiro Impagliazzo, il capitano commissario De marco, il tenente Laruccia, i capi tecnici Antonio Mureddu, e Gino Grombi, il maresciallo dei Carabinieri dell’Arsenale Quesada, ecc.”

9 settembre

Allarme “bombaroli” nell’arcipelago. Sulle pagine del quotidiano “Il Tempo” di Roma, appare un articolo a firma del maddalenino Vittorio Deriu, dal titolo: Indisturbati i “bombardieri” nelle acque di La Maddalena. I fondali più pescosi dell’arcipelago si presentano devastati letteralmente dagli esplosivi. “Il lettore si tranquillizzi; non si tratta questa volta del “Liberator” americani di recente memoria, ma di una ben nota categoria di pescatori, che la legge chiama “di frodo” e il gergo marinaresco designa col più colorito appellativo di “bombaroli”, i quali hanno da tempo sostituito reti e nasse, metodo oramai superati e non più di moda, con ritrovati assai più moderni costituiti da materiale esplosivo di ogni genere di potenza.
A tale proposito non tutti forse conoscono il singolare episodio di quel forestiero che essendosi allontanato dal centro abitato per una pacifica escursione costiera, asseriva al suo ritorno di aver assistito nientemeno che all’esplosione di una grossa mina. Nella sua ingenuità di profano, il nostro uomo non sapeva di essersi imbattuto nei già menzionati “bombardieri”, che in barba ad ogni legge e incuranti del pericolo, continuano imperterriti la loro nefasta opera di distruzione del patrimonio ittico una volta fiorente in queste isole.
Bisogna riconoscere che tale genere di pesca, se si eccettua il non trascurabile rischio della vita (il numero delle vittime non è certo esiguo), non presenta serie difficoltà per gli specialisti nostrani.
Il circondario marittimo di La Maddalena si estende per diverse miglia; a sorvegliare un così vasto specchio di mare la Guardia di Finanza locale dispone di un’unica piccola motovedetta, eternamente ormeggiata al molo di Cala Gavetta ad evitare consumo di carburante.
Mentre l’imbarcazione della Finanza si culla dolcemente nelle tranquille acque del porto i “bombardieri” operano indisturbati a poche centinaia di metri dalla costa. I risultati di questi vandalici metodi sono evidenti: anni orsono (chi non lo ricorda?) ci si dilettava a pescare persino alla banchina commerciale. Gli appassionati di oggi debbono perlustrare le zone più impensate e lontane per accontentarsi poi di un ben magro bottino. Del resto è sintomatico il fatto che i pescatori locali, per non rientrare in porto a mani vuote, sono costretti a spingersi fin sotto le coste della Corsica, col pericolo sempre imminente di incappare nelle vedette francesi, assai più attive delle nostre nell’incrociar il largo.
E ancora la gravità della situazione non può dirsi giunta al diapason! Per quanto concerne il turismo e quindi la pesca subacquea, si è più volte rivelata la necessità di valorizzare maggiormente le iniziative in corso. Nulla di più giusto, qualora non si fosse trascurato un particolare di primaria importanza; quello cioè della costante scarsità del pesce, ormai riscontata anche a chi sino a ieri si ostinava a sostenere il contrario. Le lagnanze dei “subacquei” sono ampliamente giustificabili, se si pensa che i fondali più pescosi dell’arcipelago si presentano letteralmente devastati dagli esplosivi.
Sarebbe interessane sapere come la pensano a riguardo le competenti autorità. E’ certo che tutti sono pronti ad ammettere che in questo modo non si può andare avanti. Allora cosa si fa? Si va avanti lo stesso! Finché il precario stato di cose attuale diventerà col tempo irreparabile. Ma la eccezionale gravità del problema non è un sufficiente pretesto per accantonarlo: al contrario va affrontato con decisione e risolto radicalmente. Occorre intensificare l’opera di repressione nei riguardi di quelli sconsiderati che nel loro insano egoismo non si fanno scrupolo di distruggere quanto ancora è rimasto in queste acque in passato pescosissime. Ma ad evitare la inutilità di tali provvedimenti, occorre soprattutto agire con prontezza. Rimandare sempre al domani è un malvezzo di pessimo gusto, e se la piaga non verrà sanata in tempo, sarà ridicolo illudersi in un futuro migliore.

30 ottobre

Anche al cinema della Maddalena, (Cinema Teatro Savoia che diventerà Cinema Splendor) arriva la prima proiezione cinematografica con una macchina cinemascope, il film era “La Tunica”.

Formazione del Cral Marina nel 1955. Da sinistra Raimondo Ziganti, Natale Varsi, Fadda, allenatore Elio Coppa, Gino Scotto, Pasqualino Parissi, Giannino Petri, Masala e Monserrato Achena. Accosciati da sinistra, Peppino Pilo, Peppino Scolafurru, Michelino Piredda, Franco Cano e Pietro Sanna. In quel campionato il Cral Marina conseguì un ottimo risultato chiudendo al secondo posto dietro il Tempio (che approdò per la prima volta in Quarta Serie); anche  l’Ilvarsenal si piazzò nella parte alta della classifica a ridosso delle prime.