Correva l’anno 1957

12 gennaio

Mario Birardi, presenta un ordine del giorno al presidente dell’amministrazione provinciale. Il consigliere provinciale del PCI così espose la domanda: “Il Consiglio provinciale, appreso che l’autorità militare ha proceduto al licenziamento di undici operai dell’Arsenale di La Maddalena; rilevato che detti operai per giudizio unanime della cittadinanza di quel centro sono professionalmente tra i più qualificati per cui godono e godevano della stima generale tra le maestranze e la popolazione tutta, tanto che diversi di questi erano stati per lunghi anni investiti di responsabilità nella commissione interna e nei sindacati; osservato che dal provvedimento non sono stati esclusi neppure quanti, servendo la patria in guerra, avevano riportato menomazioni fisiche e ferite; constatato che questo ultimo licenziamento aggrava le già precarie condizioni di vita del centro di La Maddalena, constatate dalla grande commissione consiliare nominata a suo tempo in seguito a voto solenne pronunciato da questo stesso Consiglio Provinciale e con quel voto contrasta; sensibile alla grave situazione di disagio nella quale gli undici operai e le loro famiglie sono venuti a trovarsi dopo lunghi anni di fedele e onesto servizio prestato; nel deplorare il provvedimento ingiusto e inopportuno, stante la particolare situazione esistente in generale in tutta l’isola, per difficoltà di natura economica e sociale, chiede che il Ministero competente riesamini la decisione e provveda alla immediata riassunzione dei licenziati; impegna la Giunta a compiere ogni azione possibile perché, con la riammissione al lavoro degli undici operai, il problema della rinascita di La Maddalena venga affrontato da chi di dovere con sollecitudine“. Birardi espose il suo ordine del giorno nel corso della riunione del consiglio convocata il successivo 9 febbraio, cimentandosi in un duello “rusticano” con il rivale Sebastiano Asara, autore anche lui di una mozione sui licenziamenti dell’Arsenale, di contenuto nettamente contrario rispetto a quella presentata dall’esponente comunista.

17 gennaio

Si riunisce, il Consiglio Comunale, si trattava del penultimo prima delle dimissioni del sindaco e del previsto rinnovo della assemblea cittadina. In apertura di seduta, il sindaco Pietro Ornano aveva invitato tutti i consiglieri presenti, prima di iniziare a discutere sugli argomenti iscritti nell’ordine del giorno, a commemorare, nella prima occasione utile, il collega Marco Antonio Bargone, membro del gruppo DC, massone, e artefice dell’esperienza della ‘Lista Cittadina’ nel 1952, deceduto nel mese di ottobre dell’anno prima. Dopo una sospensione, la ripresa dei lavori vide un susseguirsi di dibattiti e argomenti di “carattere generale”, fino a quando Gavino Demuro, indipendente di sinistra, lesse il seguente testo e pretese che fosse votato in aula: “Il Consiglio Comunale riunito in seduta plenaria e dolorosamente preoccupato della grave situazione determinatasi in città, in seguito ai licenziamenti avvenuti di recente per 10 operai e un impiegato, tutti indistintamente conosciuti ed apprezzati, per le loro qualità professionali e morali, come ottimi cittadini, in relazione anche delle esplicite dichiarazioni fatte in pubblico dai deputati, sottosegretari e ministri del partito politico che detiene il potere e rappresenta il governo impegna il Sindaco e la Giunta ad associarsi alle azioni che su iniziativa di sindaci di altre città, della stampa e delle organizzazioni sindacali, intendono provocare la revoca del licenziamento e l’abolizione dell’antidemocratica formula del contratto a termine per la tranquillità e la certezza del lavoro continuato. Sindaco e Giunta siano altresì impegnati all’attuazione immediata dei problemi specificatamente indicati nel Piano di Rinascita menzionato da autorità centrali e nazionali e che ha tuttavia consentito che l’anno decorso sia stato chiuso con un provvedimento inumano e tragico, che ha lasciato, negli strati più ampi della popolazione di questo centro, nuova sfiducia e ansia futura e non auspici di benessere e di progresso“. La mozione proposta passò alla votazione e in quel momento fu scritta una delle pagine più tristi della storia de La Maddalena. Perché quel documento con cui veniva suggerito di offrire solidarietà a cittadini che la meritavano, tutta, fu respinto inesorabilmente e senza alcun imbarazzo, dalla maggior parte dei consiglieri: votarono in 14 contro la ‘mozione Demuro’, solo in 9 favorevolmente e 1 si astenne, su 24 presenti. A parziale attenuazione della gravità dell’episodio furono da annotare le parole pronunciate, subito dopo il voto, da Pietro Ornano: “Indipendentemente dall’esito negativo della votazione, sento il preciso dovere di esporre succintamente i fatti verificatisi in seguito di detto licenziamento. Affermo che da parte dell’Amministrazione vi è stato tutto l’interessamento che il caso comportava. Alla presenza, infatti, del rappresentante della CISL, si sono interessati autorevoli parlamentari e lo stesso rappresentate della CISL ha affermato di orientarsi secondo le decisioni prese dalla Giunta municipale. L’interessamento, è evidente, vi è stato ed è stata svolta anche un’azione serena al fine della eventuale riassunzione. Degli 11 operai licenziati, 3 sono stati subito riassunti. Ai fini dell’economia cittadina, è da rilevare che altre 5 persone sono state assunte. Nell’assicurare che, anche se bocciata, la mozione presentata verrà considerata e tenuta in particolare evidenza come calda raccomandazione, rimprovero al gruppo di minoranza di avere avuto il torto di fare affiggere subito un manifesto contro il Governo, quando proprio da parte del Governo, tramite il tempestivo interessamento di questa Amministrazione, si stanno prendendo i necessari provvedimenti. Una sì fatta azione è dispiaciuta, ovviamente, a questa Amministrazione la quale, piaccia o no, è col Governo”. Il sindaco, in quest’occasione era stato di una chiarezza disarmante: preoccupazione e partecipazione sì, ma con giudizio, perché La Maddalena non poteva porsi contro il Governo, elargitore di benefici e fonte di economia. Inutilmente, i comunisti Pietro Balzano, operaio licenziato, prima ancora che militante politico, e Mariolino Luongo, cercarono di reagire ad una situazione che assumeva contorni grotteschi. Furono fatti tacere. Di più: il sindaco, dopo avere richiamato all’ordine ripetutamente Balzano e Luongo, “continuando il predetto signor Balzano a parlare in maniera piuttosto forte e irruente, al fine di evitare incidenti in aula, sospende la seduta per motivi di ordine pubblico ed abbandona l’aula, Si fa constatare che sono esattamente le ore 11,20”. L’ora della vergogna. Come si usa dire: ‘cornuti e mazziati’. (Pasqualino Serra e il suo gruppo sono legati al segretario provinciale del partito Pietro Pala. Il quale, a sua volta , è amico fraterno di monsignor Carlo Re, che è il vescovo di Tempio e Ampurias, e che è stato missionario in Kenia, e dai tempi in cui svolge questa sua attività in Africa risale il legame con l’influente uomo politico sardo. Pala informa il vescovo della situazione in cui versa la Dc alla Maddalena. Il partito è sempre il riferimento politico del mondo cattolico e non può logorarsi a causa di queste lotte intestine e fratricide. Il vescovo ammonisce don Capula, gli chiede di non parteggiare per nessuna delle fazioni. Il parroco, ovviamente, non l’ascolta. Monsignor Re, invece, ascolta, e approva, le ragioni dei “laici”. Per giunta al gruppo della parrocchia viene inopinatamente e inaspettatamente a mancare l’appoggio del Presidente Segni. “ Don Capula, alle elezioni politiche del… da la sua indicazione di voto ai parrocchiani- dice ancora Tonino Conti – Il candidato da appoggiare non è Antonio Segni, ma Giuseppe Maxia. Quest’ ultimo supera Segni nelle preferenze. Il Presidente se la lega al dito. Quasi rompe con don Capula. Nel frattempo, a Tempio, il vescovo e un’ altro influente prelato della curia, don Renato Volo, si incontrano con Pasqualino Serra e gli garantiscono il loro sostegno. In quella sede si assume anche un impegno: il trasferimento dall’Arsenale della Maddalena di alcuni sindacalisti CISL che sono tacciati paradossalmente di filo-comunismo. Si parla di me e di Donato Pedroni. Vogliono farci mandare lontano dalla Sardegna: la mia destinazione sarebbe stata Trapani. La segreteria provinciale vuole disperdere il ‘gruppo dei dieci ‘ e il vescovo è in disaccordo con don Capula”. Il parroco di rivolge a Masia per scongiurare i trasferimenti e, sembra, per sanare la frattura interna alla DC. Il clima è avvelenato. Manca la serenità. Secondo Tonino Conti, consigliere comunale Dc – eletto nel 1957 e facente parte del “gruppo dei dieci” – le ragioni delle divisioni all’interno del gruppo democristiano in Consiglio Comunale, e all’interno della sezione cittadina dello scudocrociato sono molteplici. Quella principale è innanzitutto la “sfrenata ambizione” di alcuni personaggi influenti, in entrambi gli schieramenti. “Nel 1957 è nominato sindaco Francesco Susini- spiega Conti- E’ indicato dal consigliere regionale Sebastiano Asara, cattolico ma autonomo rispetto alla parrocchia, e, principalmente suo cognato”. Susini è un farmacista, non ha mai partecipato attivamente alla vita politica, anche se è di simpatie democristiane. Sembra una persona equidistante da entrambe gli schieramenti, se vogliamo le correnti, che compongono il gruppo Dc, quella della “ sacrestia”, guidata non troppo velatamente dal parroco don Capula , e quella definita impropriamente “laica”, che è animata dal giovane Pasqualino Serra, futuro assessore provinciale e sindaco della città alla fine degli anni Novanta del secolo scorso.
Anche Susini intende mantenere una posizione di autonomia rispetto al cattolicesimo militante e rispetto a don Capula. Egli stima il parroco, ma , quest’ultimo pare che non perda occasione per mettergli il bastone fra le ruote. Con i buoni auspici del cognato, Susini riesce a incontrare, a Roma e a Sassari, il Presidente del Consiglio Antonio Segni. Prima di partire dalla Maddalena si reca puntualmente da don Capula per chiedere un suggerimento, un indicazione o per raccogliere una richiesta particolare. “ Digli di portare pane e lavoro”- risponde continuamente il sacerdote. Anche Segni mostrava sempre freddezza nei confronti del sindaco dell’arcipelago. Sembra che Capula lo imbeccasse regolarmente, alla vigilia di ogni visita di Susini. Il “Gruppo dei laici” era composto da Pasqualino Serra, Stefano Cuneo, Francesco Susini, Pietrino Vasino, Antonio Canolintas e G.B. Fabio, il “Gruppo dei dieci” invece annoverava, Donato Pedroni, Giuseppe Deligia, Giovannino Campus, Tonino Conti, Guerrino Dettori, Antonio Antò Chessa, Mariolino Carta, Mario Sangaino, Guido Mura e Salvatore Zoccheddu.

22 gennaio

La “Nuova Sardegna” titolava: “450 milioni per la costruzione della diga-ponte La Maddalena-Santo Stefano“.

29 marzo

Il Consiglio regionale inizia la discussione sulla relazione presentata dalla Commissione per il Piano di Rinascita.

17 maggio

Il Gruppo Scuole C.E.M.M. di La Maddalena viene intitolato alla Medaglia d’Oro al valor Militare Tenente Colonnello del Genio Navale Domenico Bastianini,  eroicamente deceduto durante il Secondo Conflitto Mondiale nel Mediterraneo Orientale a seguito dell’esplosione e dell’affondamento dell’Incrociatore Zara, ove prestava servizio. (“Ufficiale superiore del Genio Navale, dotato di grande intelligenza, vasta capacità professionale ed elevatissime qualità morali e di carattere, aveva sempre sollecitato destinazioni dove più intensa fosse l’attività e più vivo il rischio. Capo Servizio del Genio Navale aggiunto alla Squadra Navale, già segnalatosi durante un bombardamento aereo per il pronto recupero e la rapida disattivazione di una bomba inesplosa, partecipava con immutato entusiastico ardimento su di un incrociatore ad una delicata missione offensiva nel Mediterraneo Orientale. Durante breve combattimento con forze corazzate nemiche, presente ove maggiore era il pericolo, si dedicava con tutte le sue energie, agli ordini del Comandante, ad arginare le gravi conseguenze causate dai colpi nemici e dai violenti incendi. Smantellate le torri ed immobilizzate le macchine da tiro dei grossi calibri, nonostante fosse dato l’ordine di abbandonare la nave, rimaneva a bordo per dare ancora la sua opera generosa alla distruzione dell’unità piuttosto che renderla catturata dal nemico”. “Con fredda decisione, con sereno spirito di sacrificio, egli con pochi animosi scendeva nei locali inferiori senza aria e luce e provvedeva all’apertura delle valvole di allagamento e delle portellerie ed allo sfondamento degli scarichi dei condensatori.   Nell’ardua fatica lo illuminava l’amore alla sua nave, lo sosteneva il palpito del suo cuore generoso. Con l’unità che qualche istante dopo si inabissava nel vortice dell’esplosione, eroicamente scompariva: nobile esempio di attaccamento al dovere e di indefettibile amor di Patria”. (Mediterraneo Orientale, 28 marzo 1941).

16 giugno

Elezioni del terzo Consiglio regionale. Calo delle sinistre e successo della lista monarchico-popolare di Lauro.

22 giugno

Terza data passata alla storia per la seconda ondata di “licenziamenti politici”, furono raggiunti dalla famosa lettera contenente l’annuncio del non rinnovo del contratto di lavoro da parte del Ministero della Difesa altri due operai: Tullio Cantini e Domenico Cuneo, entrambi militanti socialisti.

28 luglio

Fiducia dei partiti di centro-destra alla giunta monocolore DC presieduta da G. Brotzu.

15 ottobre

Nasce a La Maddalena, Maria Grazia Calligaris; Giornalista, consigliere regionale. Dopo essersi laureata in Lettere si è dedicata all’insegnamento nelle scuole secondarie e al giornalismo (ha al suo attivo un agile manuale di introduzione alla prova scritta del ‘‘nuovo’’ esame di maturità). E’ iscritta all’albo dei professionisti dal 1988; è autrice di racconti e ha collaborato con diverse testate anche a livello nazionale. Nel 2004 ha aderito a Progetto Sardegna di Renato Soru ed è stata eletta nel ‘‘listino’’ consigliere regionale per la XIII legislatura.

20 ottobre

Scrive “L’Europeo” a proposito dei ritrovamenti di anfore nella nave di Spargi: “Invero, il primo avvistamento sottomarino della nave, effettuato dal palombaro Lazzarino Mazza, risale al 1939; questi recuperò anche una decina di anfore, al cui novero appartiene l’esemplare di tipo italico, conservato nella sede del Comando marittimo de La Maddalena. (alt. m1 – largh. alla base dei manici (massima espansione) 0,18 – alt. manici 0,16.) Un altro esempio, della stessa provenienza, ho visto, il 25-6-1956, nella casa di abitazione della Signora Maria Viggiani in Ogno, nell’isoletta di Santa Maria…….Ai resti di anfore, facenti parte di carichi dispersi in seguito alla scomposizione dello scafo sui fondali rocciosi, son da riferirsi i rottami ceramici, d’argilla rossastra, talvolta velata di vernice bianca, che si osservano sulla linea del bagnasciuga di vari punti dell’Arcipelago. Ne ho visto, numerosi, presso il Passo degli asinelli, fra Santa Maria e Razzoli, dalla parte della spiaggetta di Santa Maria; e se ne possono raccogliere in quantità a Santo Stefano, ad occidente ed oriente di Punta Villamarina: tali rottami si distinguono facilmente per esser levigati dall’azione dell’acqua marina ….. Un carico di olio e di vino, a giudicare dalle fogge delle 300 anfore, era trasportato dall’imbarcazione di secca Corsara. Sulla banchina del porto di Cala Gavetta, a La Maddalena, il 24-6-1956 ho visto un blocco di marmo di Carrara di circa 20 tonnellate, preso nel mare tra La Presa e Punta Filetto; un altro blocco, di 60 tonnellate, dello stesso carico, è partito per Carrara, tagliato in due, per comodità di trasporto e di lavoro. Può trattarsi d’una partita di marmo carrarese, d’età romana, con destinazione Sardegna, forse Portotorres, città relativamente ricca di marmi“.