Correva l’anno 1960

Prende vita lungo le coste palaesi Porto Rafael. Villaggio turistico fondato dallo spagnolo Rafael Neville, in concorrenza con la Costa Smeralda. E’ un centro molto esclusivo e di grande eleganza il cui inventore ha finito col diventare un mito. «Da trenta anni – dice Ernesto Massimetti in un suo articolo pubblicato dalla ‘‘Nuova Sardegna’’ l’11 aprile 1996 – una risacca internazionale riconosceva Rafael protagonista, personaggio di un angolo di Gallura che usciva dal quotidiano per tuffarsi nel fascino dell’eccezionale. Oggi che tutto sembra finito, o almeno spento nel logorio degli anni e delle mode, cosa ha rappresentato la piazzetta raccolta, nido e cuore aristocratico di Porto Rafael, nella vita della Costa Smeralda? Le bouganvilles profumavano di quiete, la bandiera spagnola dava un tocco esotico a questo balzano hidalgo di Malaga, boutiques e gioielli rifornivano i pochi frequentatori. Forse senza accorgersene, Rafael aveva saputo creare l’ultimo rifugio della ‘‘Café society’’ che alla fine degli anni Sessanta svernava in Gallura. In buona parte inglesi, spesso titolati, talvolta avventurieri, i suoi rarefatti abitanti chiedevano soprattutto eleganza, silenzio e champagne a questa nicchia profumata di mirto in faccia all’arcipelago. Vedi anche il Video: Rafael Neville, conte di Berlanga – Fondatore di Porto Rafael

11 febbraio

Il quarto Sindaco, in poco più di tre anni, fu designato, anche questa volta dopo quasi due mesi di manovre più o meno coperte nei ‘corridoi’, all’interno delle consorterie e, naturalmente, in sacrestia. L’assemblea si ripartì in due gruppi, com’era da attendersi, ed entrambi proposero un loro candidato.
Fu alla seconda votazione, allorché i due concorrenti, Salvatore Zoccheddu, uno dei ‘Dieci’, e Francesco Susini, uno dei ‘Laici’, ottennero 14 voti a testa su 29 votanti – la prima votazione era finita con 14 voti a favore di Zoccheddu – e 10 di Susini, però il quorum necessario per validare l’elezione non era stato raggiunto. Ottenne 5 voti anche Pasqualino Serra.
Non avendo conseguito la maggioranza (16 voti) si passò alla seconda votazione, nella quale avrebbe prevalso chi avesse ottenuto il numero di voti più elevato.
Il risultato fu un testa a testa fra Zoccheddu e Susini, per cui, secondo regolamento, fu proclamato sindaco Francesco Susini, data la sua maggiore età.
Avevano dato il loro assenso a Salvatore Zoccheddu i consiglieri democristiani del ‘Gruppo dei Dieci’ e quattro della Lista ‘Tricolore’; per contro a Susini arrivarono i voti di cinque del ‘Gruppo dei Laici’ (il sesto, lo stesso Susini, era assente), di due dissidenti della Lista ‘Tricolore’ (Onorato e Sforazzini) e degli otto socialisti e comunisti. Fu scrutinata anche una scheda in bianco di cui non si poté individuare la paternità.
Tutto questo a mente del fatto che, essendo il neoletto sindaco non presente in aula, c’era da attendere la sua accettazione alla carica. Ma Susini, com’era prevedibile dopo l’infausta esperienza consumata nel corso del 1957, non l’accettò. I comunisti fecero anche il none di Pinetto Grondona (‘tricolore‘): “se troverete l’accordo con i ‘Dieci ‘ – aveva detto il capogruppo del P.C.I. ai democristiani ‘laici‘ – il consigliere Grondona “potrebbe anche essere eletto con 29 voti, perché sono sicuro che il suo non se lo darebbe”. Regnava la confusione. Sembrava un impegno assai laborioso uscire dall’empasse.
Fu scelto, stavolta, direttamente un membro del ‘Gruppo dei Dieci’ che, notoriamente, faceva riferimento alla sacrestia: un’altro insegnate, Salvatore Zoccheddu.
Per eleggerlo fu determinante l’appoggio dei consiglieri ‘tricolori’. Dopo una movimentata discussione, fra i fischi del pubblico, al punto che il nuovo presidente dell’assemblea, lo stesso Sforazzini, aveva fatto sgomberare l’aula, Zoccheddu risultò eletto con i soliti 16 voti favorevoli: dieci dissidenti democristiani e sei ‘tricolori’.
Per la prima volta, dunque, uno dei dissidenti democristiani, uno del ‘Gruppo dei Dieci’, saliva alla massima carica pubblica.
Sembrerebbe che monsignor Salvatore Capula, riguardo all’accordo stretto tra i ‘dissidenti‘ democristiani e gli esponenti della Lista ‘Tricolore’, avesse commentato aspramente: “Quando è necessario ci si allea anche con il diavolo”.  Insomma, il discorso era chiaro, anche se fra le righe: bisognava evitare, con ogni mezzo, di consegnare l’amministrazione in mano al gruppo dei dissidenti democristiani – che avrebbero avuto sempre la partita vinta essendo la maggioranza di una maggioranza – ma giocare di tattica, tentando di conferire la carica a un ‘tricolore’, riscuotere con ciò l’adesione dei gruppi non democristiani e mettere finalmente il ‘Gruppo dei Dieci’ con le spalle al muro. Le sinistre abbandonarono l’aula. Su questo improvviso ribaltamento delle alleanze, con circa metà del Consiglio presente (oltre alle sinistre erano usciti Francesco Susini e Stefano Cuneo, sostituito alla presidenza dell’assemblea da Giuseppe Sforazzini) si passò alla votazione sul nome del candidato Salvatore Zoccheddu. Questi fu eletto all’unanimità dai sedici consiglieri presenti, ossia i dissidenti democristiani e il gruppo ‘Tricolore’.

2 aprile

Un servizio di Sassari Sera dal titolo “Salviamo La Maddalena”. Il sottotitolo diceva “Nove sindaci in 10 anni nella storia di un’isola condannata alla decadenza da due fazioni democristiane in lotta. Intrighi e capitolazioni in un clima che evoca la Spagna del Cardinal Segura”.

7 aprile

Il Consiglio Comunale presieduto da Salvatore Zoccheddu si riunì per la prima volta e fu affrontata solo l’ordinaria amministrazione e la decisione più importante assunta in quella circostanza fu l’approvazione del regolamento per l’assegnazione delle case popolari di Padule.

15 aprile

La “Sorella Corsica” è al centro del programma nucleare francese e dei suoi scandali. A quel tempo, Charles de Gaulle afferma la sua ambizione. Vuole garantire alla Francia completa indipendenza in questo settore e portare la Francia al rango di potenza nucleare e decise di trovare un nuovo poligono militare in vista dell’indipendenza dell’Algeria e tra le scelte proposte venne scelta la miniera dell’Argentella in Corsica. A causa dell’opposizione della popolazione isolana la scelta venne scartata e venne scelto l’atollo di Muroroa nella Polinesia francese come poligono atomico. Dal 1960 al 1996 la Francia fece 210 esperimenti atomici in Algeria e in Polinesia francese.

22 aprile

Aldo Chirico, aveva promosso la costituzione di un comitato che avrebbe dovuto occuparsi di organizzare manifestazioni commemorative del centenario dello sbarco dei Mille in Sicilia (11 maggio 1860). L’importante ricorrenza, più di ogni altra occasione ‘garibaldina’, sarebbe dovuta servire anche per offrire un conveniente ritorno di immagine, anche a fini turistici. L’organismo sarebbe stato composto da un presidente onorario, nella persona del giornalista ed ex sindaco Renzo Larco, “per le sue qualità di studioso, di storico, ma soprattutto di cittadino di La Maddalena che ha illustrato in tutti i cieli di Europa la storia d’ Italia, in particolare la storia di Garibaldi”, formato dal Sindaco e dalle massime cariche istituzionali della Provincia, della Regione , dello Stato italiano e da persone di chiara fama, provenienti anche da tutti quei paesi in cui Garibaldi lottò per la conquista della libertà dei popoli oppressi” . Il presidente effettivo doveva essere il sindaco stesso, il quale sarebbe stato coadiuvato dai rappresentanti locali degli organi di informazione, dal Comandante della Marina Militare o da un suo delegato, da Giacomino Origoni, attore e cultore di storia risorgimentale dai capigruppo del Consiglio comunale, dal direttore didattico Giovan Battista Fabio e dalla signora Anita Cauli (quest’ultima rinunciò a favore dello stesso Chirico). La proposta fu accolta all’unanimità.
L’evento del Centenario, di portata straordinaria, rappresentò un’occasione unica per porre La Maddalena e Caprera al centro dell’interesse nazionale e internazionale.
Presso il “sacrario” garibaldino arrivarono migliaia di persone provenienti da ogni angolo del mondo per rendere il doveroso omaggio a una delle figure più importanti della storia, non solo italiana. Erano in programma iniziative di grande interesse, ma era anche necessario, per il periodo delle manifestazioni, dare una sistemata alla strada di accesso al Museo garibaldino, decisamente male in arnese. E i lavori furono eseguiti a tamburo battente, con i quattrini della Regione sarda.
Il primo massiccio pellegrinaggio alla tomba Giuseppe Garibaldi, in quell’anno particolare, fu organizzato dall’Associazione Nazionale Artiglieri d’ Italia nei primi giorni d’aprile.
Il 5 maggio Mario d’ Oriano e Mario Pazzaglia fecero rivivere a modo loro, e con una discreta dose di enfasi, l’epopea degli uomini in camicia rossa con due articoli pubblicati su La Nuova Sardegna, lanciando ufficialmente la campagna della celebrazioni
Due giorni dopo il deputato comunista sardo Luigi Polano rivolse un interrogazione al Ministro della Difesa, sotto la cui giurisdizione ricadeva il futuro compendio di Caprera, per chiedere le ragioni per le quali il Governo non provvedeva a custodire con la massima cura la tomba e i cimeli garibaldini, deplorando il fatto che da qualche tempo alla Casa Bianca non fossero state fatte le manutenzioni.
Rispondendo all’interrogazione di Polano, il sottosegretario alla Difesa Alfredo Amatucci spiegò che la sua amministrazione aveva sempre provveduto alla custodia della dimora di Garibaldi- di recente erano stati eseguiti i lavori di ordinaria e di straordinaria manutenzione- e aveva assicurato sempre il servizio della guardia d’ onore.
Il 10 maggio ebbe luogo la manifestazione celebrativa più solenne, fra quelle in programma. Fu quella che aveva allestito il Comitato garibaldino della Sicilia, teatro della spedizione dei Mille.
La motonave ‘Venezuela ‘ salpò dal porto di Palermo, con a bordo il Presidente della Regione sicula, Benedetto Maiorana della Nicchiara, il Presidente del Consiglio regionale Ferdinando Stagno d’Alcontres, Paolo d’Antoni, presidente del Comitato stesso, la Giunta regionale al completo, 300 sindaci siciliani e numerosi parlamentari. Insieme a loro anche Ezio Garibaldi, pronipote dell’Eroe, e alcuni dirigenti nazionali delle associazioni di reduci garibaldini.
Ad accoglierli, al loro arrivo a La Maddalena, l’assessore regionale alla Pubblica Istruzione Paolo Dettori, il consigliere regionale maddalenino Sebastiano Asara, il sindaco Salvatore Zoccheddu e il comandante della piazzaforte marittima Francesco Albrizio. L’orazione ufficiale fu affidata nientemeno che a Ugo La Malfa, leader nazionale di un partito, il P. R. I., che degli ideali risorgimentali faceva la propria bandiera. In quei giorni il museo garibaldino ebbe una considerevole affluenza di visitatori.
L’ 11 giugno anche il primo responsabile della gestione della Casa Museo, ossia il Ministro della Difesa Giulio Andreotti, onorò la memoria dell’Eroe e dei Mille, giungendo (un giorno prima) nell’arcipelago a bordo del cacciatorpediniere San Marco, insieme ai Sottosegretari Enrico Roselli e Italo Giulio Caiati, al Capo di stato maggiore della Marina Corso Pecori Giraldi, e alle commissioni Difesa del Senato e della Camera per intero. Andreotti e gli altri parlamentari nazionali visitarono le Scuole Sottufficiali della Marina Militare e la Scuola Allievi Operai dell’Arsenale, e conclusero la giornata con le dichiarazioni di rito, incontrando l’amministrazione comunale, in Municipio. Nel pomeriggio lasciarono l’isola per reimbarcarsi sul San Marco e ripartire alla volta di Civitavecchia.
Nella sequenza di pellegrinaggi che si ebbero, nell’anno speciale per Caprera, vi era da segnalare, ‘dulcis in fundo’ quello delle 600 ‘camicie rosse ‘ dell’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini. Rappresentava la tradizione, viva già negli anni che avevano preceduto la prima e la seconda guerra mondiale e rinverditasi nel dopoguerra fino a diventare una festa comandata per la città, l’arrivo della nave dei garibaldini nella banchina commerciale.
Nel 1960 non arrivarono il 2 giugno, anniversario della morte di Garibaldi, ma qualche giorno più tardi, il 5 luglio, anche le ‘camicie rosse’ della Società di Mutuo Soccorso ‘Giuseppe Garibaldi ‘, capeggiate da Ezio Garibaldi.
Un anno dopo si celebrò il Centenario dell’Unità d’ Italia (17 marzo 1861) e la stessa Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini donò al Comune de La Maddalena un busto bronzeo di Giovanni Battista Culiolo, il Maggior Leggero, un maddalenino, che condivise con Garibaldi, tra le altre, le esperienze della Repubblica Romana e della fuga durante la quale trovò la morte Anita, nelle paludi del ravennate (fattoria Guiccioli). Il monumento, collocato in piazza Umberto I (o Piazza Comando) fu inaugurato il 25 giugno 1961.
Di lì a qualche tempo le competenze sul Museo di Caprera furono trasferite al Ministero della Pubblica Istruzione. (Tore Abate)

23 aprile

Viene approvato il bilancio preventivo con 21 voti a favore e quattro contrari (i comunisti Mario Luongo, Peppino Bifulco, Pietro Balzano e Gino Alfonso) su 25 consiglieri presenti. Il saldo del conto economico, tra le entrate e le spese previste, era di 295.108.000 lire. Il pareggio sarebbe stato raggiungo applicando alcune supercontribuzioni come la sovrimposta sui terreni e l’addizionale sui redditi agrari. A Zoccheddu non toccò la ventura di Stefano Cuneo un anno prima.
Addirittura, in occasione del voto sul Bilancio di previsione dell’anno dopo la maggioranza si rafforzò perché il documento contabile (la cifra, di 247.863 lire, era un pochino superiore di quella del 1960) fu approvato anche con il consenso dei democristiani ‘ Laici ’. Il 18 ottobre, con ritardo, furono nominati alcuni degli assessori, in sostituzione dei dimissionari della Giunta precedente. Furono eletti assessori effettivi Giuseppe Deligia e Antonio Chessa, supplente Anita Cauli. Giuseppe Sforazzini e Giuseppe Onorato si erano dimessi, ma le dimissioni erano state respinte dal Consiglio. Il 3 agosto, il comitato direttivo della sezione D.C. aveva fatto rassegnare le dimissioni anche a Stefano Cuneo e Pietrino Vasino, che avevano deciso di mantenere la carica nonostante la rinuncia del sindaco Giovan Battista Fabio. Nel gennaio del 1961, infine, fu eletto l’assessore supplente che completava l’organigramma.

10 maggio

I gonfaloni di 325 Comuni d’Italia si sono inchinati davanti alla tomba di Giuseppe Garibaldi. I presidenti della Regione e dell’Assemblea siciliana hanno guidato un’imponente delegazione giunta in Sardegna dall’isola sorella. In occasione del ciclo celebrativo per il centenario dell’impresa dei Mille, i Gonfaloni delle città siciliane accompagnati dalle autorità regionali: Maiorana, Stagno e Dantoni, hanno viaggiato sul piroscafo “Venezuela” da Palermo alla volta di Caprera. Gettata l’ancora nelle acque dell’arcipelago, la delegazione ha preso posto su un mezzo della marina militare che li ha trasportati sull’isola. Davanti alla tomba di Garibaldi “si sono inchinati i vessilli di Sicilia” e si è rivissuta l’epopea dell’eroe nelle parole dell’on. Ugo La Malfa.

11 giugno

Il Ministro della Difesa Giulio Andreotti visita La Maddalena e la tomba di Garibaldi a Caprera. A riceverlo, tra gli altri, vi erano il Presidente della Regione sarda Efisio Corrias, il Prefetto di Sassari Carlo Ponzano, il consigliere regionale Sebastiano Asara, il sindaco de La Maddalena Salvatore Zoccheddu. Erano presenti, inoltre le più alte autorità militari della Sardegna come l’ammiraglio Domenico Emiliani, comandante militare marittimo, il generale Giovanni Padua, comandante dell’aeronautica, il generale Alberto Bongiovanni, comandante della Regione Militare e altri alti ufficiali delle diverse armi. Il comandante della piazzaforte de La Maddalena, Francesco Albrizio, accompagnò gli ospiti durante la visita a Caprera e agli impianti militari. Prima di recarsi alla casa di Garibaldi, Andreotti e tutto il seguito, nelle prime ore del mattino, a bordo dei dragamine ‘Castagno’ e ‘Cedro’, furono trasportati presso il cippo eretto in memoria dei caduti della corazzata ‘Roma’ e dei cacciatorpediniere ‘Da Noli’ e ‘Vivaldi’, dove furono calate in mare le corone di alloro fatte preparare dal Ministro stesso, dal Presidente della Regione e delle commissioni Difesa del Senato e della Camera.

20 giugno

L’ammiraglia “Leonardo da Vinci” nelle acque di La Maddalena. I più illustri fra i cinquecento croceristi, fra cui Merzagora e Leone e i ministri Jervolino e Giardina, hanno reso omaggio alla tomba di Garibaldi. Circondato di barche nella rada lo scafo della grande unità, che è ripartita alle 13:00 per Barcellona. Ennesime assicurazioni di Jervolino sulla giornaliera Porto Torres- Genova. La “Leonardo da Vinci” la più moderna e grande unità di linea della marina mercantile italiana è giunta alle 9:00 nelle acque dell’arcipelago maddalenino ancorandosi nello specchio d’acqua compreso fra Capo d’Orso e Punta Fico. (M. D’Oriano)

settembre

Sbarcano in vacanza sull’isola Juan Carlos di Borbone e Maria Gabriella di Savoia.

22 ottobre

Seduta straordinaria del Consiglio regionale della Sardegna per l’esame del Piano di Rinascita.

18 novembre

Il Sovrintendente ai monumenti e gallerie delle province di Sassari e di Nuoro giunse a La Maddalena prendere contatto con i dirigenti militari e per valutare la possibilità che le competenze sul complesso di Caprera – casa e tomba di Garibaldi – potessero essere trasferite dal Ministero della Difesa a quello della Pubblica Istruzione.

11 dicembre

Vittorio Bulciolu viene eletto dal Consiglio Comunale come primo sindaco di Palau. Palau era diventato Comune autonomo l’8 aprile dell’anno prima (1959) in seguito alla consultazione popolare dell’ottobre del 1958, e fino a quel momento era stato retto dal commissario prefettizio, il maddalenino Cleante Balata, all’epoca cinquantenne, figlio di Enrico (ex allenatore dell’Ilva), fratello di Elindo, il primo sindaco del dopo guerra di La Maddalena democraticamente eletto nel 1946. Vittorio Bulciolu, figlio del maresciallo dei Carabinieri Agostino e dalla maestra elementare Angela Puggioni, dopo aver frequentato le Scuole Medie a La Maddalena ed aver conseguito la Maturità Classica al Liceo di Tempio, si era laureato a Sassari in Giurisprudenza. All’epoca lavorava presso l’agenzia marittima e di spedizionieri doganali di famiglia.