Correva l’anno 1967

Uno degli uomini più prolifici della cultura italiana: Mario Soldati, regista, scrittore, viaggiatore, che descrive La Maddalena in lungo e in largo tessendone le lodi di cittadina pulita, allegra e vivace. Da “Fuori” di Mario Soldati: “Entro nei negozi, chiacchiero un po’ con tutti. E mi studio di capire il motivo del fascino di quest’isola. Bisogna essere sinceri. Non è nella bellezza naturale: poche alberature, o nessuna; rocce, erba, sempre vento. E neppure nelle case, nelle architetture, nei negozi, negli oggetti. Perché la Maddalena non ha visivamente, materialmente, niente di speciale. Il segreto del suo incanto è un’altro. E’ tutto umano, forse: è tutto dei maddalenini, e in ogni modo di coloro che risiedono alla Maddalena. In nessun luogo, non soltanto d’Italia, ho trovato gente così prontamente cortese e così naturalmente affettuosa“.

3 gennaio

Inaugurato dal ministro Spadolini il rinnovato museo garibaldino di Caprera.

24 gennaio

Dimissioni della giunta Dettori. Occupata a Cagliari la Facoltà di Chimica per protesta contro il ‘‘Piano Gui’’.

10 febbraio

Prime elezioni della Commissione interna sindacale alla SIR di Porto Torres: i candidati sono tutti della CISL.

22 febbraio

Il bicentenario della fondazione della comunità civile e religiosa di La Maddalena sarà quest’anno celebrato con una serie di manifestazioni a carattere culturale, religioso e ricreativo che troveranno una loro prima importante conclusione a luglio in concomitanza con Santa Maria Maddalena. A tal fine si è già riunito un comitato che provvederà alla stesura di un programma di manifestazioni e alla realizzazione di numerose iniziative. Del comitato fanno parte il sindaco Vasino, il parroco don Capula e il comandante di marina di La Maddalena CV Domenico Ballarin che compongono la presidenza e il dottor Iosto Tramoni, il dottor Emilio Acciaro, il professor Renzo de Martino, il professor Mattia Sorba, il dott. Antonio Gana, il dottor Emilio Mordini, il dottor Giacomo Mordini, il dottor Antonio Fonnesu, il dottor Franco Demontis, il dottor Giuseppe Grazzini, il dottor Pasquale Filigheddu, il professor Vincenzo Scotto, il professor Ivo Zonza, i giornalisti dottor Aldo Chirico, Mario D’Oriano e Pietro Favale, ed i signori Giuseppe Deligia, Gildo Ronchi, Tonino Conti, Giancarlo Tusceri, Alessandro Conti, Lino Ornano, Donato Pedroni, Francesco Fresi, Pietro Dettori, Pasqualino Serra, Giovanni Campus e Augusto Sorba. Il comitato in occasione della prima riunione tenuta nel palazzo Civico, ha colto l’occasione per invitare alla collaborazione tutti quegli isolani residenti e non che intendono adoperarsi per la migliore riuscita delle celebrazioni. Lo stesso comitato rivolge un’invito a tutti i cittadini che sono in possesso di documenti, inediti e non, che possono interessare i duecento anni di storia dell’isola.

2 marzo

Nelle pagine della Nuova Sardegna appare un’articolo che annuncio l’avvio dei lavori per la costruzione del villaggio turistico sull’isola di Santo Stefano: “L’iniziativa della società inglese “Island Propertj” avvia il progetto per la realizzazione di strutture turistiche sull’isola di Santo Stefano, si prevede un notevole investimento di capitali e un nuovo reddito per La Maddalena. L’operazione “Santo Stefano”, un’operazione turistica per la quale l’intera popolazione, le amministrazioni comunali e quanti hanno interesse allo sviluppo dell’economia locale hanno vissuto giorni di ansia, è giunta in porto. Erano in discussione l’inclusione e il lancio decisivo dell’arcipelago nel settore delle attività turistiche con una iniziativa che per importanza è solo seconda a quelle della Costa Smeralda. Era in forse per La Maddalena la definitiva caratterizzazione di una componente economica che da anni era allo stato latente e che finalmente esce dal guscio per porre le premesse di una sostanziale ripresa. Ripresa che, del resto, è ormai in atto e contribuisce a conferire concretezza a tutta un’altra serie di iniziative da tempo in gestazione. Si è giustificata in questo modo l’apprensione che in tutti gli ambienti cittadini era venuta a crearsi quando l’operazione tra gennaio e febbraio, sembrava naufragare per una serie di circostanze imponderabili. Si giustifica nello stesso modo l’ampia soddisfazione con la quale è stata presa in tutta l’isola la conclusione positiva dell’iniziativa, che viene a consacrare l’ingresso definitivo dell’arcipelago tra le aree di maggior interesse turistico dell’intera regione. Vien fatto peraltro rilevare che l’iniziativa, dovuta alla società “Island Propertj”, che già agisce in molte altre località del continente americano e della quale fa parte l’onorevole Colin Tennant, uno degli uomini più ricchi d’Inghilterra, è tale che costituirà praticamente un incentivo per la totale valorizzazione dell’arcipelago maddalenino. L’iniziativa interessa un’area nell’estremità occidentale dell’isola di Santo Stefano comprendente tra l’altro, la grande spiaggia del Pesce e il suo vecchio forte di Napoleone. Il primo lotto dei lavori è stato affidato alla ditta Grassetto e comporterà una spesa di un miliardo e 300 milioni. I lavori stessi hanno avuto inizio il 24 febbraio e dovranno essere condotti a termine nel tempo record di 14 mesi circa. Entro il 15 aprile 1968, infatti, dovrà essere realizzato un complesso che costituirà da solo un nucleo urbano e il primo insediamento umano, anche se a carattere stagionale, della vicina isola. Le opere da realizzare comprendono la costruzione di circa  300 locali in graziose villette, per complessivi 600 posti letto, tutte dotate di servizi igenici e di arredamento di prim’ordine; la costruzione inoltre di un corpo centrale alberghiero con altri 70 posti letto, Nello stesso complesso troveranno posto gli alloggi per il personale, negozi, ecc. Verrà realizzato un ristorante per 600 coperti, in parte sistemati in un locale e in parte su una terrazza all’aperto, ed un’anfiteatro per mille posti che sarà realizzato tra le rocce che circondano il vecchio forte. Tutti gli impianti di cucina e le celle frigorifere saranno realizzati dalla Rex. Una buona parte delle spese previste è destinata alla realizzazione delle infrastrutture e solo per i collegamenti elettrici e telefonici che saranno con cavi sottomarini, sono stati stanziati 150 milioni. L’approvvigionamento idrico sarà invece assicurato da una condotta idrica che da Vela Marina condurrà ad un grosso serbatoio e per i rifornimenti si provvederà con cisterne. La realizzazione dell’opera che prevede ulteriori lavori da realizzarsi in tempi diversi comporterà l’impiego di circa 300 operai mentre per la gestione del complesso è previsto l’impiego di oltre mille tra personale di varia specializzazione. Il complesso deve entrare in funzione il primo maggio 1968. Le correnti turistiche che vi confluiranno fanno capo a grosse organizzazioni e saranno distribuite secondo un calendario stagionale che andrà fino al primo ottobre. Praticamente è questa la prima iniziativa in Sardegna che prevede attività stagionali per lungo termine ed in misura superiore a quelle che attualmente e da  tempo vi operano. Si prevede inoltre, che in fase progettazione, un secondo lotto di lavori che comprende come primo intervento la costruzione di 40 ville padronali, da realizzarsi in un’area ubicata a sud del forte di Napoleone lungo la vallata prospiciente la costa di Punta Nera di Palau. Si concretizzava con le iniziative in atto una delle aspirazioni per le quali La Maddalena si batteva da anni alla ricerca di una qualche soluzione della grave crisi economica che ha dovuto sopportare nell’immediato dopoguerra e nell’ultimo decennio, Si ha ragione pertanto di ritenere che il 1967 costituirà per La Maddalena un anno i notevole importanza, un anno che rappresenta ed assume il valore di una pietra miliare della valorizzazione di un comprensorio che deve ritenersi fra i più belli del bacino del Mediterraneo.”

22 marzo

Apre il CVC (Centro Velico di Caprera) lupi di mare in pochi giorni.

23 aprile

L’ingegner Nino Rovelli, presidente della SIR, acquista la quota di maggioranza della Società Editrice ‘‘La Nuova Sardegna’’. Altri industriali operanti in Sardegna (e lo stesso Rovelli) partecipano alla proprietà dell’altro quotidiano isolano, ‘‘L’Unione Sarda’’.

giugno

Apre a Caprera il Centro Velico Caprera. In pochi anni, con uno stile Glenans, diventerà l'”Università della vela”-

1 giugno

Settecento turisti, quasi tutti milanesi, sono sbarcati a La Maddalena dal piroscafo “Ivan Franco” che batte bandiera russa e che è stato noleggiato da un’agenzia di Milano.

17 giugno

Una pattuglia di poliziotti della Celere, i cosiddetti “Baschi blu”, si scontrò con la banda di Graziano Mesina. È la prima “battaglia” di Osposidda, diventato un pezzo di storia del banditismo. In quel dolce pomeriggio di tarda primavera morirono due agenti di polizia, due servitori dello Stato, Luigi Ciavola e Antonio Grassia, e rimase ferito a morte Miguel Atienza, il fidato braccio destro di Mesina. Il poliziotto che sparò e uccise l’ex legionario spagnolo Miguel Atienza, era il maddalenino Giuseppe Virgona. «Era una giornata calda, estiva. L’aria era tersa. Io allora facevo parte dei “Baschi blu”, gli agenti della Celere che erano stati spediti in Sardegna per combattere il banditismo. Quel giorno c’era una grande mobilitazione. Poco prima delle 14, infatti, c’era stato uno scontro a fuoco vicino a Orgosolo tra cinque banditi e una pattuglia di carabinieri. I fuorilegge erano riusciti a sganciarsi ed era stata così organizzata una caccia all’uomo. Tra i banditi erano stati riconosciuti Mesina e Atienza. Nella mia pattuglia eravamo in cinque. Oltre me, c’erano il brigadiere Martinelli, e gli agenti Ciavola, Grassia e Cellamare». L’inganno di Grazianeddu. «Erano circa le 17 quando li abbiamo visti. Erano quattro o cinque e venivano giù verso di noi scendendo guardinghi lungo il costone tra i cespugli di lentischio e di mirto. Quando sono arrivati a una ventina di metri, gli abbiamo intimato l’alt. “Andate via – ci hanno risposto loro – siamo carabinieri”. E noi di rimando: “Noi siamo Baschi blu”, venite avanti a fatevi riconoscere”. Ovviamente avevamo subito capito il loro inganno. Ci siamo però resi conto che loro, dall’alto, si trovavano in una posizione di vantaggio e noi eravamo allo scoperto. Non c’erano rocce o muretti dove potersi riparare. Solo cespugli e macchioni». Tra “Baschi blu” e banditi comincia così un dialogo a distanza. I minuti passano. È chiaro: i fuorilegge cercano di prendere tempo. Evidentemente stanno decidendo cosa fare: se aprire il fuoco o cercare di sganciarsi risalendo il costone. La pattuglia di Virgona è l’avanguardia di un piccolo contingente di poliziotti, una trentina, che si trovano 150-200 metri più a valle, giù verso il Rio Sorasi. Continua Virgona: «A un certo punto il brigadiere Martinelli ha gridato: “E’ una trappola, aprite il fuoco”! Io ero nella posizione più avanzata della pattuglia e ho fatto fuoco per primo con il mio mitra Mab. Lo ricordo benissimo: ho sentito un grido, poi un lamento strozzato provenire da dietro un cespuglio. Sì, penso proprio di aver colpito io Atienza». Colpi di fucile e raffiche di mitra. Improvvisamente il tempo sembra fermarsi e dilatarsi. È solo adrenalina, sudore e l’odore acre della cordite che avvelena il profumo dolce del mirto. Il silenzio di Osposidda viene ferito ancora da colpi di fucile e raffiche di mitra. Poi ritorna la calma. «E noi gridiamo ancora ai banditi di arrendersi» ricorda Virgona. «Loro dicono di sì, ma non escono allo scoperto. Ci accorgiamo che arretrano. Passa il tempo in questo strano dialogo tra noi e loro. Nell’aria c’è una tensione inaudita. Sono passate più di due ore dal primo contatto con Mesina e i suoi e ci rendiamo conto che i banditi stanno aspettando che si faccia notte per dileguarsi. Siamo in difficoltà, inchiodati in una posizione di netta inferiorità. A un certo punto il brigadiere Martinelli dice all’agente Cellamare: “Scendi a valle e chiama i rinforzi”. Quei rinforzi che incredibilmente non sono ancora arrivati, nonostante quello scontro a fuoco che ormai durava da quasi tre ore… Io, Ciavola e Grassia siamo a una decina di metri l’uno dall’altro. Siamo stanchissimi, tesi. Alle 20 si scatena l’inferno: Mesina tenta una sortita e sbuca dai cespugli sparando con un fucile mitragliatore». «La prima raffica mi sfiora la testa. Istintivamente rispondo al fuoco. Alcuni proiettili mi lacerano la mimetica. Mi butto a terra e rotolo fino a un macchione e subito mi rendo conto che la mia tuta è ridotta a brandelli. È proprio in quel momento che perdo di vista Ciavola e Grassia. Sento ancora sparare e mi accorgo di avere quasi finito le munizioni. Sono le 20 ed è quasi buio. Sono stremato dopo 3 ore di conflitto e svengo». L’interrogatorio in ospedale. «Al mattino presto, intorno alle 6, sento delle voci: “Virgona! Virgona!”. “Sono qui”, rispondo e mi sollevo a fatica da terra ed esco dal cespuglio. C’è il tenente Mangano che dice: “Sì, è lui, è uno dei miei uomini”. Sono ancora confuso. Sento dire: “Ci sono due morti, bisogna avvertire il magistrato”. “Già fatto – dice un altro – portateli via”. Mi sento invadere dalla tristezza quando vedo i cadaveri dei miei due compagni». «Mi portano in ospedale. Sono ancora confuso, prostrato. Il primo ad arrivare è un magistrato, il dottor Francesco Marcello. Mi chiede come sono andate le cose e io gli racconto tutto: la trattativa, il lungo conflitto, il ferimento di uno dei banditi e che nessuno per tutta la sera e la notte è venuto ad aiutarci. Poi arrivano i superiori, il capo della Polizia Angelo Vicari, il prefetto, colonnelli dei carabinieri e questori. Sento parole di circostanza, ma per me non c’è neppure una stretta di mano. Avverto nei miei confronti freddezza, quasi un’ostilità. E la prima cosa che penso è che la mia deposizione al magistrato possa aver creato un problema. Sicuramente un grande imbarazzo nei miei superiori per la gestione assurda del conflitto». Per Virgona comincia un lungo calvario. Quando torna al lavoro percepisce mormorii e malignità nei suoi confronti. I colleghi sembra che lo accusino di essere scappato, di essersi nascosto, ma nessuno parla del fatto che sul crinale cespuglioso di Osposidda lui e la sua pattuglia sono stati lasciati soli. Per 25 lunghissime ore.

Di Miguel Atienza si sapeva quello che aveva raccontato Pedro Herraez, suo commilitone alla Legione straniera a Bonifacio e suo compagno di fuga verso la Sardegna a bordo di uno yacht rubato. Herraez disse che Miguel apparteneva a una delle famiglie più in vista di Madrid. Suo padre, l’ingegner Atienza, era direttore della metropolitana della capitale spagnola ed era un uomo molto influente nel regime franchista. Vantava addirittura origini nobili. Aveva vissuto con la famiglia in una lussuosa villa fino a quando, a 17 anni, lasciò la scuola per entrare nell’accademia militare. Poi accadde un fatto che segnò la sua vita: la morte della madre alla quale era molto legato. Miguel non accettò il nuovo matrimonio del padre e fuggì in Francia. Dopo aver vagabondato per qualche mese, si arruolò nella Legione e fu spedito a Bonifacio, in Corsica. È qui che conobbe Pedro Herraez, spagnolo come lui, e ne diventò amico. Ma i due erano insofferenti alla ferrea disciplina della Legione e decisero così di fuggire. La Sardegna era là, ad appena undici miglia. E una notte lasciarono così la caserma e arrivarono in barca a Santa Teresa. Da qui a Porto Torres e, dopo aver rubato un’auto a Cagliari. Furono fermati a un posto di blocco e arrestati. Finirono nel carcere sassarese di San Sebastiano. È qui che avvenne l’incontro con Graziano Mesina del quale Miguel diventò subito amico e che, l’11 settembre 1966, seguì nella sua rocambolesca fuga, diventando un fuorilegge. Ma lo stesso Pedro Herraez non sapeva che l’amico gli aveva raccontato non chi era, ma chi avrebbe voluto essere. Nella romantica rivisitazione della sua vita, Atienza disse infatti molte bugie. A cominciare dal suo nome. Non si chiamava infatti Miguel Alberto Atienza Ponte, ma Miguel Alberto Asencio Prados, nato a Madrid il 7 dicembre 1942 da Nicola Asencio Lopez e da Erminia Prados. Il padre non era il direttore della metropolitana, ma un semplice impiegato. Non c’era mai stata una villa lussuosa, ma solo un dignitoso appartamento al numero 10 di Paseos de las Delicias. La scuola prestigiosa, l’accademia, la sua adolescenza dorata trascorsa tra feste dell’alta società madrilena e lussuosi yacht esistevano solo nella fantasia e nelle parole di Miguel. Solo una cosa era vera: la morte della madre e la rottura con il padre che si era risposato dopo poco tempo con una giovane madrilena, Carmen Castan. Il rancore verso il padre, dal quale si sentiva tradito, innescò una furiosa reazione. Prima i litigi e poi la fuga. Lasciò la Spagna e andò in Francia dove si arruolò nella Legione straniera. Miguel era un giovane tormentato e fantasioso. Nella sua fuga dalla realtà e dal passato immaginava per sè una vita fatta di avventure, di azioni spericolate, di adrenalina. Era questo il ragazzo di nemmeno 24 anni che Mesina incontrò da San Sebastiano. Grazianeddu veniva da una storia violenta di odio e di sangue che lo incatenava al suo paese, Orgosolo. Ma era anche un uomo sfrontato, temerario, in qualche modo carismatico. Miguel scelse il suo destino. Il legame che si creò tra i due diventò forte e il giovane spagnolo sentì che, seguendo Grazianeddu, la sua smania di avventura lo avrebbe portato lungo i sentieri della leggenda. Forse, poi, Mesina colmava quel vuoto esistenziale che lo inquietava da quando aveva rotto i rapporti con il padre». E così, quando Mesina decise di evadere da San Sebastiano, a Sassari, Miguel lo seguì. Fu un anno furioso. Mesina e Atienza e la loro banda misero a segno alcuni sequestri. Finirono nelle loro mani imprenditori come Mossa e Capelli. Poi, per lo spagnolo tutto finì a Osposidda, nello scontro a fuoco con una pattuglia di baschi blu della quale faceva parte Giuseppe Virgona. Fu proprio Virgona a colpirlo al fianco. Miguel Alberto Asencio Prados morì in una grotta del Supramonte dopo due giorni di agonia. Si disse che Mesina avesse fatto arrivare un chirurgo da Nuoro per salvare l’amico, ma fu tutto inutile. Il corpo di Atienza fu trovato qualche giorno dopo in un sacco di juta nelle campagne di Orgosolo. Lo seppellirono nella nuda terra nel cimitero di Nuoro. Nessun nome, solo un piccolo cippo di cemento con un numero: 196. Per anni, ogni 2 novembre, una misteriosa mano pietosa ha posato un fiore sulla sua tomba.

17 luglio

Giornata di protesta indetta dal Consiglio regionale con scioperi e manifestazioni in tutte le zone. La Rai vieta al presidente Del Rio di trasmettere nell’occasione un messaggio ai sardi da Radio Cagliari.

22 luglio

La popolazione maddalenina festeggia il bicentenario della nascita come comunità religiosa e civile. Numerose manifestazioni civili, sportive e religiose e arrivi di delegazioni da alcune città della Corsica del sud, da dove provenivano i primi abitanti dell’isola. Visita la città il Presidente della Giunta regionale Giovanni Delrio. (Presidente Regione Sardegna dal 14 febbraio 67 fino al gennaio 1970)

29 sttembre

Un idrovolante del centro soccorso aereo di Roma è ammarato nelle acque antistanti l’ospedale militare per provvedere al trasporto in una clinica romana del giovane Giovanni Balzano di 28 anni di La Maddalena. Il Balzano versa in gravi condizioni a causa della frattura della base cranica e della mandibola con conseguente stato di choc che perdura oramai da 24 ore. Il giovane è stato travolto da un’auto mentre  percorreva a piedi via Domenico Millelire nela tardo pomeriggio del 28 settembre.

12 novembre

Maddalena – Castelsardo 2-0
Castelsardo: Antonio Palmas, Santoni, Francesco Capula, Franco Pinna, Antonio Cirotto, Salvatore Lupino, Santoni II, Piero Balzano, Umberto Usai, Valentino Elias, Antonino Sini. All. Matteo Fiori.
Maddalena: Lenzi, Tofaro, Frigeri, Ziganti, Angella, Caria, D’Apice, Loi, Cogliolo, Chinelli, Pastrello. All. Rubbiani.
Reti: 20′ Ziganti, 77′ D’Apice.