Correva l’anno 1972

17 gennaio

Muore a Roma il regista, sceneggiatore, giornalista e scrittore Mario Baffico (Baffico non Baffigo, cognome piuttosto usuale). Nato a La Maddalena il 5 febbraio del 1907, da famiglia militare temporalmente presente nella piazzaforte, all’isola rimase pochi anni. Autore di alcuni cortometraggi (Giovinezza, Le tre primavere) aveva esordito nel 1936 con Alberto Lattuada nel film ‘La danza delle lancette’ al quale seguirono altri lavori, uno dei quali, ‘Mare’, girato a La Maddalena. Nel dopoguerra si dedicò all’attività di documentarista, collaborando con la Rai. Il film considerato il suo capolavoro è ‘Terra di nessuno’ (del 1938), ispirato ad un racconto di Pirandello. Oltre ai già ricordati film fu regista e sceneggiatore di Incanto di mezzanotte (1940); I trecento della settimana (1943); Ogni giorno è domenica (1944); Trent’anni di servizio (1945); La sposa non vestiva di bianco (1951). Come scrittore Baffico nel 1930 pubblicò ‘Profili di Hollywood: dèi e semidei del Novecento’.

1 febbraio

Moriva a La Maddalena Giuseppino Merella, nato a Florinas 20 giugno del 1894. Arruolatosi nei Carabinieri aveva raggiunto il grado di maresciallo. Aveva sposato la giovane e bella maddalenina Teresa Bruni, di agiata famiglia, della quale, una volta andato in pensione dall’Arma, curava gli interessi. Merella era un cattolico praticante (ma non ‘circolino’), candidatosi nella lista della Democrazia Cristiana alle elezioni comunale del 1946 e diventato assessore all’Alimentazione, col sindaco Elindo Balata. Dopo le dimissioni di questo fu lui ad essere eletto sindaco di una giunta democristiana il 3 marzo 1947. Rimase in carica fino al 26 maggio 1952. Furono con Merella assessori: Edilio Culiolo (Vicesindaco), Vincenzo Carrega (Azienda Idroelettrica), Felicita Guccini (Istruzione e Assistenza), Mario Rossi (Finanze), Pietrino Isoni (Lavori Pubblici), Pasquale Porchedda (Igiene). Fu un quinquennio difficile quello di Merella, caratterizzato (sembra oggi strano) da problemi di alimentazione (l’Isola non produceva alcunché di commestibile, tranne pochi prodotti ‘di orto’ e di pesca), di disoccupazione grave conseguente alla demilitarizzazione (guarda caso la storia che oggi si ripete) e politici (per la contrapposizione ideologica). Furono proprio nel 1952 i licenziamenti governativi all’Arsenale Militare. Ma furono anche gli anni della ricostruzione, con la realizzazione di alcune opere pubbliche. Dopo il quinquennio da sindaco Merella si ritirò a vita privata fino al 1972, anno in cui morì all’età di 78 anni. È sepolto nella bella tomba di famiglia di marmo e granito posta nel viale principale del Civico Cimitero, caratterizzata da due sarcofagi con due bei medaglioni che raffigurano lui e la moglie Teresa. Scrisse su questo giornale Giovanna Sotgiu che “i due Merella sono stati personaggi importanti nelle vicende della comunità: lui, Giuseppe, sindaco negli anni difficili della ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, lei, Teresa, gentile e instancabile animatrice della carità verso i poveri”.

24 marzo

Fiducia alla giunta presieduta da Salvatorangelo Spano con i voti favorevoli di DC e PLI.

16 maggio

Telefona al parroco Capula (in riunione col sindaco Deligia e con Giovannino Campus) Francesco Cossiga. L’onorevole precisa i dettagli che mancavano: verranno a La Maddalena 1.800 militari americani con le loro famiglie; avranno il suo nome come riferimento. Con loro giungeranno 300 persone per i servizi. Siccome il Ministero chiede se si è disposti a riceverli come si deve, don Capula dispone perché lo si faccia immediatamente e che il “programma” sia mandato subito in esecuzione. “Si verificheranno in quest’isola avvenimenti – dice grosso modo Cossiga ai maggiorenti democristiani raccolti nell’ufficio del parroco – atti a sconvolgere in positivo la vita dell’isola. Ci sarà benessere e posti di lavoro per tutti. Quello che mai si sarebbe potuto immaginare, dopo la fine del secondo conflitto mondiale, adesso è possibile“. (Rappresentano in quegli anni la segreteria scudo crociata, ubicata in via Regina Margherita, uomini come Romeo Armellini, Stefano Cuneo, il dott. Renzo Manca, il dott. Peppino Grazzini, Francesco Fresi e Eugenio Cuomo) E siccome in quel periodo si parla, a livello di piazza, di bacino di carenaggio dell’arsenale militare ma pure di diga-ponte tra Palau e La Maddalena, penso, piuttosto ingenuamente, che ci siano buone possibilità di realizzare quest’ultima opera. Anche perché del bacino di carenaggio avevano fatto ormai un cavallo di battaglia, da tempo, i socialcomunisti, Specifica meglio la portata delle novità di cui è latore. Parla della cessione ormai in atto della base di Santo Stefano (zona Missili) alla flotta americana, per farvi stazionare i sommergibili a propulsione nucleare. Da tempo vengono effettuati lavori, in galleria, sotto il monte Pan di Zucchero a nord-est si Santo Stefano, e proprio Giuseppe Deligia, impiegato civile della sala disegno dell’arsenale militare italiano, ha già lucidato di persona più di un dettaglio di quell’opera. A tutti sembra logico pensare che i lavori in corso riguardino esclusivamente la flotta della NATO e giammai, comunque, un segmento così a rischio della marina USA. Nessuno mai potrebbe ipotizzare che l’Italia stia per pagare sostanzialmente una cambiale “morale” del dopoguerra, misurata, pesata e quantificata nei dettagli, forse, proprio dalla delegazione di alti ufficiali americani che avevano già visitato l’arsenale nel 1945, di cui molti – mons. Capula compreso – serbano ancora una chiara memoria.

6 giugno

Isola delle Bisce – Soccorsa la petroliera “MAGDALA” di bandiera italiana, 13 uomini di equipaggio incagliatasi in acque pericolose per le secche ed i bassi fondali con il rischio di esplosioni.

22 giugno

Allarme e soccorso e per disincaglio della petroliera “Saija” di bandiera  finlandese, con 55 membri di equipaggio, nelle secche dell’isola Cavallo.

17 luglio

Arrivò in rada a La Maddalena l’incrociatore americano Springfield e il 2 agosto ormeggiò al molo est di S. Stefano la nave officina Fulton. Tali notizie furono riportate dalla stampa nelle pagine della cronaca locale. Non era un evento straordinario che per le acque dell’arcipelago circolassero delle navi militari, straniere o nazionali che fossero. Fece notizia invece, a fine agosto, l’arrivo della portaerei americana Kennedy. Essa ancorò tra La Maddalena e l’isola di Spargi (era troppo grande per navigare nelle acque ristrette del porto di La Maddalena). In occasione di questo arrivo furono organizzate visite guidate per la popolazione sull’immensa portaerei. Ricevimenti e scambi di visite delle autorità sulla nave, nel Municipio maddalenino e presso il Comando della Marina Italiana. Vi fu anche uno scambio culturale con l’esibizione di un gruppo folkloristico proveniente dall’interno sulla Kennedy e un concerto della banda della Sesta Flotta nella piazza Umberto I a La Maddalena. Nonostante questi calorosi contatti tra la flotta americana e le autorità italiane, non si fece parola (almeno pubblicamente) del vero motivo che sottendeva a quelle visite. Probabilmente nel mese di luglio i rappresentanti del Governo italiano e quelli del Governo statunitense firmarono un accordo, in forma segreta, per la concessione alla U. S. Navy di un approdo al molo NATO dell’isola di S. Stefano di una nave per l’assistenza ai sottomarini Hunter killer, impiegati nel pattugliamento del Mediterraneo. Con la stipula di tale accordo segreto si apri una vicenda giuridica particolarmente articolata poiché le interpretazioni del diritto internazionale hanno avuto un ruolo molto importante nelle valutazioni politiche riguardanti il caso-La Maddalena. Secondo le analisi più accreditate l’accordo per la concessione nell’arcipelago maddalenino fa riferimento a un corpus di trattati bilaterali che regolano i rapporti di reciproca sicurezza e collaborazione tra Italia e USA. Il Trattato che inquadra l’argomento è il Mutual Security Act del 1951, che trova il corrispondente italiano nell’Accordo del 7 gennaio 1952. Sulla base di questa prima intesa sull’argomento, tra i due paesi contraenti fu stipulato un ulteriore accordo il 20 ottobre 1954 per la definizione, in particolare, delle facilities di cui avrebbero potuto disporre gli Stati Uniti in Italia. A tale accordo furono poi aggiunti, tutti in forma segreta, una serie di allegati tra cui quello del 1972 relativo alla nave-balia destinata all’isola di S. Stefano. Accanto al percorso bilaterale dell’accordo su La Maddalena vi è la normativa internazionale discendente dal Trattato del Nord Atlantico che trova poi le specifiche relative alle installazioni militari straniere in Italia nei Trattati di Parigi del 28 agosto 1952 e del 26 luglio 1961 sulla disciplina delle forze armate e delle installazioni militari in territorio italiano. Altri accordi successivi (1966) danno la definizione delle installazioni NATO sull’isola di S. Stefano.

1 agosto

Il grande esodo di ferragosto si è già fatto sentire a La Maddalena. Numerosi turisti che sbarcano tutti i giorni dai tre moto-traghetti che fanno servizio in un via vai continuo con la costa sarda. Oltre mille automezzi vengono traghettati giornalmente tra le due opposte sponde in questo periodo di vacanza. Cala Gavetta il porticciolo del turismo nautico è colmo di panfili molti dei quali battenti bandiera straniera. Quest’anno c’è stato un incremento notevole di natanti, circa il trenta per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il porticciolo si manifesta così sempre più insufficiente all’accresciuto traffico. Urge pertanto l’inizio dei lavori progettati, andati in appalto, ma non iniziati perché i prezzi del capitolato sono stati ritenuti dalle imprese concorrenti insufficienti al costo effettivo di mercato. I villaggi brulicano di turisti provenienti da tutto il mondo. Le numerose spiagge sono contornate da tende e da roulottes. La Città è animatissima e percorsa a gente vestita nei modi più strani. Non è facile trovare posti letto negli alberghi. E’ invece possibile, specie attraverso la Pro Loco che ha a disposizione del pubblico elenchi aggiornati, trovare buone sistemazioni in case private.

2 agosto

Arriva la nave appoggio Fulton che attracca al “molo NATO” di S. Stefano. Si saprà in seguito che aveva il compito di predisporre l’ormeggio alla funzione di assistenza ai sommergibili di attacco del X squadrone della 69° Taske Force della VI Flotta americana. Con molta discrezione la Fulton inizia ad assistere i primi “Hunter Killer” della US. NAVY che operano nel mediterraneo.

11 agosto

L’amministrazione americana stipula con il governo italiano (presidente del consiglio è Giulio Andreotti), un patto che modifica il “Bilateral infrastructure agreement” e concede alla U.S. Navy la piccola isola di Santo Stefano, ad est della Maddalena, come approdo su cui impiantare una base per il ricovero e l’assistenza di sommergibili nucleari. L’operatività è immediata.

16 agosto

Nel 1968 con un semplice verbale di passaggio di consegne non surrogato da alcun provvedimento legislativo, la Tomba di Garibaldi, dichiarata monumento nazionale con legge 17 luglio 1890 n. 6973 che ne affidava la custodia ai ministeri dell’interno e della marina, ed il complesso di Caprera, parimenti dichiarato monumento nazionale con legge 14 luglio 1907, n. 503 e anch’esso affidato al ministero della marina, passavano dalla Marina al Ministero della Pubblica Istruzione, nel settore che è ora transitato al Ministero dei Beni Culturali. In quella circostanza, dovendosi eseguire lavori di restauro e di conservazione del compendio garibaldino, riemerse il problema della sistemazione del sepolcreto di Caprera, tante volte sollecitato da Ricciotti e che era stato a suo tempo la scintilla che aveva acceso alcune delle tante beghe fra gli eredi dell’Eroe. La Soprintendenza ai Monumenti, come prima cosa (e meraviglia la faciloneria con la quale si voleva affrontare un problema in passato tanto discusso e tormentato), aveva manifestato l’intenzione di interrare le tombe di Teresita, Manlio, Francesca e Clelia e di lasciare soltanto quella dell’Eroe e delle sue due figliolette Rosa e Anita che lui stesso aveva sepolto in quel sito. Si pose subito un problema che fino ad allora (ed il problema esiste tutt’oggi) nessuno aveva mai preso in considerazione: per quante dichiarazioni di monumento nazionale e per quanti espropri ed acquisti possano essere stati fatti, è stato perso di vista il concetto giuridico secondo il quale il sepolcreto di Caprera, sia pure in regime cimiteriale privato, è pur sempre un cimitero. E per quanto tutto possa essere acquistato, donato, permutato o espropriato – persino le tombe – non possono essere invece oggetto di transazione a nessun titolo le spoglie mortali che quelle tombe contengono le quali, pertanto, appartengono alla venerazione della famiglia e in questo specifico caso anche alla venerazione dei maddalenini e di tutta la Nazione. La soprintendenza fu dunque costretta in quella circostanza a chiedere al sindaco, al quale spettava e spetta la competenza sui cimiteri, l’autorizzazione ad interrare le tombe. Giuseppe Deligia, allora primo cittadino di La Maddalena, dopo aver fatto conoscere che per metter mano alle tombe o modificare il sepolcreto occorreva il consenso della famiglia, l’11 febbraio 1969 informò della cosa il generale Ezio Garibaldi, figlio di Ricciotti e nipote dell’Eroe, che da Roma, con lettera del 19 febbraio successivo, dopo aver premesso “di essere stato tenuto completamente all’oscuro di tale iniziativa” ribadiva che “Il Complesso Garibaldino di Caprera …è protetto dalla legge del 17 luglio 1890” e che “…una nuova iniziativa tendente a modificare l’attuale situazione deve essere oggetto di attento esame sul piano nazionale e sanzionato con apposita legge che modifichi quella esistente”. In attesa pertanto di poter esaminare il progetto e manifestando “…la migliore intenzione di giungere ad una favorevole conclusione” nell’annunciare una sua azione legale tendente anche a rivendicare la proprietà di Caprera ora che erano cessati gli interessi militari che avevano a suo tempo reso necessario l’esproprio, comunicava di aver presentato una diffida alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e che tale diffida era stata anche regolarmente notificata al Ministero della Pubblica Istruzione. Deligia tornava alla carica con un’altra lettera dell’8 marzo nella quale chiedeva al generale di “…rilasciare il necessario nulla-osta o avanzare eventuali osservazioni”. Ezio, rispondendo il 17 successivo, dopo aver osservato di non essere il solo erede di Garibaldi e che quindi il suo benestare non sarebbe bastato, nel lamentare altresì che il Ministero della Pubblica Istruzione non aveva dato alcuna risposta alle sue richieste di esaminare il progetto, si dichiarava “…costretto a negare per il momento il …consenso necessario per la rimozione delle Tombe nella speranza vivissima che quale discendente ed erede dell’Eroe dei Due Mondi, quale italiano, possa essere raggiunta al più presto e su ogni punto un’onesta transazione con lo Stato, la quale valga a porre fine ad ogni divergenza”. Ezio morirà subito dopo e tutte le azioni da lui intraprese, non proseguite dagli eredi, caddero nel nulla; il sepolcreto, a parte qualche piccolo restauro e qualche lavoro marginale, è rimasto immutato e le tombe non sono state spostate di un solo centimetro. Ma lavori di restauro eseguiti a Caprera, che ancora oggi fanno discutere, andarono per le lunghe, tanto che il 16 agosto 1972 il capitano di vascello Antonio Cocco, allora a capo del Comando Marina di La Maddalena lamentava al suo comando di Marisardegna che “…il riordino del compendio garibaldino ancora oggi, dopo 4 anni dal trasferimento al Ministero della Pubblica Istruzione attuato al fine di consentire il definitivo restauro, versa in uno stato di completo abbandono per quanto concerne sistemazione museografica e infrastrutturale” e che “…l’Ente interessato prospetta addirittura l’eventualità di essere esonerato dall’occuparsi del Museo di Caprera”. “Tale stato di cose – proseguiva Cocco – oltre che provocare apprezzamenti negativi da parte dei numerosi visitatori italiani ed esteri che – specie nella stagione estiva – affluiscono numerosi, mette in cattiva luce – sia pure indirettamente – l’organizzazione di questo Comando che, com’è noto, fornisce la Guardia d’Onore e viene interessato in tutte le manifestazioni e pellegrinaggi che si svolgono a Caprera”. Considerata la situazione di stallo che si era venuta a creare Cocco proponeva di affidare il complesso di Caprera al “Commissariato Generale Onoranze Caduti in guerra, Ente Interforze della Difesa che, per legge, è preposto alla conservazione, custodia e manutenzione dei sepolcreti di guerra oltre che ai Mausolei e compendi di particolare importanza, come appunto la Tomba del Generale Garibaldi”. “Tale Ente – precisava – ha anche una particolare competenza in campo museografico per avere recentemente allestito importanti musei, quali Redipuglia, Cima Grappa, Mignano di Montelungo ed ha in corso di allestimento numerosi altri creati presso i mausolei di guerra in Italia e all’Estero (El Alamein). L’eventuale passaggio di competenza a detto Ente del compendio Garibaldi, oltre che auspicabile sarebbe possibile giacché il trasferimento alla Pubblica Istruzione è stato effettuato con un semplice verbale di consegna che ha modificato il disposto della legge 14 luglio 1907 …cosa questa che potrebbe essere impugnata per illegittimità in quanto, a parere di questo Comando, il disposto di una legge può essere modificato solo con altra legge. La proposta di cui sopra – concludeva – viene avanzata nel convincimento che ove il Commissariato Onoranze Caduti in Guerra prendesse in consegna il Compendio Garibaldi, la annosa questione potrebbe finalmente essere risolta in breve tempo e si eviterebbero gli spiacevoli effetti negativi per la Marina Militare derivanti dall’attuale precaria situazione e dalla progettata istituzione della Soprintendenza del pagamento di un biglietto d’ingresso per visitare la Tomba dell’Eroe”.
Ed è in quest’ultima espressione che il comandante Cocco aveva colto nel segno: la tomba di Garibaldi, per quanto monumento nazionale, è pur sempre una tomba e fa parte di un cimitero. E non esiste, né può esistere, un cimitero nel quale occorra pagare un biglietto per entrare e che, oltretutto, questo biglietto, stando alla legge, deve essere inevitabilmente pagato anche dai familiari di coloro che in quel cimitero sono sepolti. L’area cimiteriale del Complesso Garibaldino dovrebbe quindi essere avulsa da quella museale, ritornare alla solennità di un tempo ed essere affidata, come impone una legge mai abrogata, alla Marina e alla Guardia d’Onore militare e non ad asettici custodi, dai più svariati e variopinti abbigliamenti, promanazione ed espressione di una formalistica burocrazia che poco si addice alla solennità di quel sepolcro. Ed è questo un diritto che gli italiani, ed i maddalenini in particolare, che delle spoglie dell’Eroe si sono proclamati i primi custodi, dovrebbero rivendicare, così avvenne a suo tempo con le ceneri di Luigi Pirandello. Anche il grande letterato aveva manifestato nel suo testamento la volontà di essere cremato e sebbene la sua morte sia avvenuta oltre cinquant’anni dopo di quella di Garibaldi non erano venuti meno i due indirizzi politici allora predominanti: clericalismo e anticlericalismo. Nacquero dunque gli stessi problemi che si erano posti quando morì l’Eroe, ma a differenza di quanto avvenne per Garibaldi le ultime volontà dello scrittore furono rispettate. Quando però le sue ceneri arrivarono nella clericalissima natia Girgenti, che lui stesso aveva definito “paese di preti e di campane a morto”, esse furono collocate in vaso greco all’interno di un museo al centro della città dove per entrare occorreva pagare un biglietto. Sebbene ci siano voluti oltre vent’anni quelle ceneri, grazie ad una iniziativa popolare, riposano oggi in un masso nella campagna girgentana, secondo i voleri del grande scrittore, nei pressi della casa-museo che lo aveva visto nascere, ma esposte ora alla venerazione di tutti in un’area di libero accesso e senza il pagamento di alcun biglietto. Altri tempi quelli in cui la Tomba di Garibaldi, seconda solo nel cuore degli italiani a quella del Milite Ignoto sull’Altare della Patria, veniva presidiata notte e giorno con quella doverosa e religiosa solennità che l’Italia ha il dovere di rendere ad uno dei più grandi dei suoi figli e la Patria ad uno dei più grandi dei suoi padri. E come poter dimenticare l’ormai leggendaria figura di Capo Impagliazzo, che per anni custodì devotamente la Tomba di Caprera con la sua Guardia d’Onore, o la nobile figura di Eugenio Callai, l’ultimo dei garibaldini, che, quasi centenario, volle passare a La Maddalena gli ultimi anni della sua vita e che tutte le mattine, vestito con la camicia rossa, si recava a Caprera per prestare la Guardia al suo Generale. Oggi a quel vecchio garibaldino, sia pure senza pagar nulla perché anziano, gli avrebbero chiesto di munirsi di un biglietto ed egli sarebbe dovuto entrare da un cancello e dopo aver attraversato, ansante e a passo di carica, cortili, stalla, stanze, cucina, terrazzo, giardino e cimitero, con appena il tempo di porgere un fugace cenno di saluto al suo Condottiero, sarebbe dovuto immediatamente uscire da un altro cancello sempre trainato da uno scattante custode in un percorso non propriamente religioso e solenne, ma in compenso tanto veloce da essere certamente meritevole di figurare nel calendario dei circuiti di Formula uno. (A. Ciotta)

31 agosto

La Portaerei Kennedy della US NAVY getta le ancore nella rada di La Maddalena, e l’amministrazione comunale offre uno spettacolo folkloristico a bordo dell’unità americana. Le autorità civili, militari e religiose intervengono ad una colazione sulla portaerei. L’ammiraglio Angelozzi, Comandante di Marisardegna, in trasparente anticipazione di quanto si saprà solo tra 16 giorni, auspica che: “In questa bellissima isola, ove il popolo è caratterizzato dall’ospitalità, dalla dignità e dalla lealtà, si possano stabilire frequenti contatti, sotto ogni profilo, tra i militari americani e la popolazione maddalenina.

12 settembre

Il primo manifesto apparso a La Maddalena porta la firma della sezione locale del PCI ed è datato 12 settembre 1972 Esso dichiarava: “Cittadini! L’arcipelago di La Maddalena è stato messo a disposizione di un esercito straniero, quello degli Stati Uniti, che vi ha già installato propri impianti e sta per trasferirvi migliaia di militari . Continuava poi elencando i motivi per cui l’arrivo della nuova base militare avrebbe messo in ginocchio l’economia locale e avrebbe impedito un ulteriore sviluppo turistico, indicato come unica prospettiva di crescita economica dell’isola. Si concludeva con un invito: “Cittadini! Rifiutiamo di diventare terra d’occupazione di una potenza straniera!”, rimarcando uno dei temi portanti dell’opposizione che si manifestò nel più articolato dibattito che ebbe luogo in ambito regionale, ovvero la necessità di tutelare il territorio dai tentativi di “colonizzazione”. La Regione votò una mozione e lo stesso Presidente Spano si dimesse per protesta, il Consiglio provinciale di Sassari votò un ordine del giorno in cui si dichiarava contrarietà. Contrarietà giunse dal consiglio comunale di Iglesias, il 3 ottobre fu la volta del consiglio comunale di Nuoro, il 9 il consiglio comunale di Orgosolo e Quartu Sant’Elena, l’11 quelli di Carbonia, Guspini e Porto Torres, il 13 fu la volta di Cagliari, il 16 si aggiunse il Consiglio Comunale di Sassari, il 7 novembre fu espressa contrarietà dal Comitato della zona della Gallura e Anglona ed il 18 novembre il Consiglio Provinciale di Cagliari. Ma la lista è assai più lunga, molti furono i comuni dell’isola a protestare, solo il consiglio di La Maddalena vedeva prospettive di guadagno. Un’altra esemplare eccezione venne dal quotidiano La Nuova Sardegna, attraverso la quale il direttore Aldo Cesaraccio, sotto lo pseudonimo di Frumentario, portò avanti una puntuale campagna d’opinione contro coloro che si dichiararono contrari all’installazione. Un bel elemento della sua argomentazione fu che al contrario di quelli russi, i sottomarini atomici americani non comportano alcun rischio di inquinamento. In pratica le fogne russe sono piene di topi, mentre quelle americane sono piene di fiorellini profumati.

14 settembre

I primi contingenti Usa sbarcano nell’isola di Caprera. Inizia la recinzione di una vasta area e, prima che qualcuno osi protestare, i militari fanno sapere che “il comando marino di La Maddalena assicura che rimarrà aperta la Casa di Garibaldi a Caprera. E che le opere in costruzione saranno accessibili a tutti. La marina Usa potenzierà le sue attrezzature nella base e intenderebbe acquistare il villaggio Piras per alloggiarvi il personale“. Si comincia a parlare di base americana lasciando intendere che si tratta di una specie di impianto turistico, da cui la popolazione ricaverà benefici.

15 settembre

Il dibattito parlamentare Nazionale vide maggioranza e opposizione l’un contro l’altro armati e lo stesso avvenne tra le testate dei giornali nazionali, ma sarebbe troppo lungo da riportare in questa sede. Il primo comunicato del Pentagono che il 15 settembre 1972 rese pubblica la notizia del nuovo accordo Italia – USA conteneva una serie di indicazioni sulla natura dello stesso e sulla scelta di La Maddalena. Esso conteneva indicazioni tecniche e strategiche e indicazioni relative alle qualità “ambientali” di La Maddalena. La natura dell’installazione rendeva necessaria un’area periferica, poco abitata e di facile controllo: La Maddalena, “il suo relativo isolamento e la sua distanza da grossi centri abitati sembrano andare incontro alle norme di sicurezza stabilite dalla “Atomic Energy Commission” per evitare il pericolo di contaminazioni radioattive nei pressi di regioni densamente popolate” Tuttavia il dibattito politico non considerò questi elementi nelle sue valutazioni. Lo scontro si orientò piuttosto su considerazioni riguardanti la legittimità politica e giuridica della concessione, sulla opportunità dell’accordo e su considerazioni relative al rapporto dell’Italia con l’alleato americano.

16 settembre

Fino alla metà del settembre 1972 né da parte americana né da parte italiana fu data notizia della nuova installazione accordata. Le prime informazioni in proposito giunsero attraverso un comunicato ufficiale diramato la sera del 15 settembre a Washington dal Dipartimento della Marina presso il Pentagono in cui fu reso pubblico l’accordo intercorso tra Italia e USA per la base di La Maddalena, adibita a supporto per i sommergibili a propulsione nucleare dislocati nel Mediterraneo. La notizia fu raccolta da Lucio Manisco, corrispondente a Washington per “Il Messaggero” che, in data 16 settembre, lanciò la notizia in Italia. A partire da quel momento la comunità maddalenina si trovò a confrontarsi con una situazione di assoluta novità anche per un’isola abituata ad ospitare militari e navi sin dalla sua nascita. La concessione dell’approdo a S. Stefano portò alla realizzazione di una base militare americana con specifiche caratteristiche e particolari rapporti con la comunità locale, a cominciare dal fatto che sorgeva su un’isola di appena venti chilometri quadrati. L’opposizione alla base americana di La Maddalena ebbe modo di esprimersi con una certa intensità anche al di fuori dell’aula consiliare, con una campagna pubblica di sensibilizzazione molto articolata. La pubblicazione di comunicati, documenti e manifesti ebbe una grande diffusione nella cittadina e diede vita, coinvolgendo anche la controparte, a una vera e propria “battaglia murale”

18 settembre

L’ingrato compito di ufficializzare la base, venne affidato al capitano di vascello Antonio Cocco, comandante della Marina militare italiana alla Maddalena: “A Santo Stefano è nata una base della Us Navy”. Sono gli anni bui della “guerra fredda”, della tensione internazionale tra l’Occidente e il blocco sovietico. Naturale, quindi, che il problema venisse fortemente ideologizzato e che venisse sommariamente trasformato nell’abituale conflitto tra capitalismo e comunismo. La prima reazione politica, violentissima, fu del comunista Ugo Pecchioli che, dalle colonne del quotidiano del Pci l’Unità, denunciò: “L’accordo viola la sovranità nazionale italiana”. La risposta del governo, guidato in quegli anni da Giulio Andreotti, fu lapidaria e, a dire la verità, politicamente discutibile: “E’ un atto di fedeltà all’Alleanza Atlantica”. Poco importava all’eterno Andreotti che la ragion di Stato era riuscita a ferire perfino la Costituzione repubblicana. Secondo molti giuristi, infatti, l’articolo 80 della legge fondamentale dello Stato era stato violato perché gli accordi internazionali devono essere sempre ratificati dal Parlamento.

19 settembre

Gli americani chiedono ufficialmente al Comune di La Maddalena 340 appartamenti per i militari e le loro famiglie. Gli alloggi dovranno essere pronti non più tardi dell’agosto ’73.

21 settembre

Primo grande servizio di una testata nazionale. Il Corriere della Sera, con due puntate del suo inviato Enzo Passanisi, illustra i problemi militari, sanitari, sociali ed economici della base per sottomarini nucleari. “Fra pochi mesi – scrive Passanisi nel suo primo sevizio – l’Italia avrà il discutibile privilegio di ospitare la prima base per i sommergibili nucleari americani nel Mediterraneo”. Il giornalista evidenzia già da ora la ambiguità dell’accordo, presentando le dichiarazioni del Ministero della Difesa italiano che afferma che si tratta di “Un atto di fedeltà all’Alleanza Atlantica”, e quelle dell’Ammiraglio USA R. Colbert, secondo cui i sottomarini nucleari non dipendono dalla NATO, ma esclusivamente dalla U.S. NAVY. La Maddalena sarebbe stata scelta per convenienza politica: pochi abitanti, poche proteste. Si ammette che, oltre che la propulsione, anche l’armamento è nucleare, e che con la base dei sommergibili atomici il target, o bersaglio, diventerà ancora più importante. Secondo il Commodoro Mc Donald, comandante del X “submarine Squadron”, i sommergibili hanno cominciato a farsi vedere da solo quindici giorni. La nave balia è la Fulton che sarà sostituita dalla Gilmore. Nel secondo servizio, apparso il giorno successivo, Guido Azzolini presenta gli Hunter Killer col titolo: “Un perfetto strumento di guerra che nessuno vorrebbe avere in casa”.

22 settembre

A Washington viene data notizia che Santo Stefano sarà trasformata in una importante base di appoggio per sommergibili a propulsione nucleare della VI flotta americana che opera nel Mediterraneo. In evidente contrasto con ciò che aveva appena fatto sapere il Governo presieduto da Andreotti. La base, secondo il Pentagono, è diventata indispensabile per contrapporre i sommergibili americani alla presenza sempre maggiore dei colleghi sovietici. Quindi, secondo il governo Usa, la base di La Maddalena è utile in funzione antisovietica, ed è nata con questo preciso scopo (peccato che nel 2005 il ‘pericolo’ russo sia sparito da tempo, ma gli americani sono rimasti). I politici italiani cadono dalle nuvole, tutti affermano di non sapere assolutamente niente delle intenzioni americane. Ma non è vero. Il 13 settembre il sindaco di Santa Teresa Gallura, paese turistico a pochi chilometri da La Maddalena, invia una lettera al comando Nato: “La nostra amministrazione manifesta il proprio parere favorevole all’insediamento americano e si propone per essere scelta come residenza dei familiari dei militari americani impegnati con le forze Nato nel nostro territorio”. Il 13 settembre la notizia è nota al Sindaco di un paese gallurese. Possibile che il Parlamento non ne sappia niente?

26 settembre

In un editoriale su L’Unità, Ugo Pecchioli denuncia per la prima volta che l’accordo violerebbe la sovranità nazionale. “L’accordo non è neppure una conseguenza di quegli obblighi capestro che derivano all’Italia dalla sua appartenenza alla NATO.

28 settembre

Dimissioni della giunta Spano.

4 ottobre

Il proprietario dell’isola di S. Stefano, Battista Serra, invia un telegramma di protesta al Presidente della Repubblica Leone. “Il mio terreno sia sgomberato dalla base americana, o fatevi dare una porzione simile dagli Stati Uniti”.

5 ottobre

L’ammiraglio Birindelli, portavoce italiano degli americani, dichiara: “La marina Usa non ha chiesto una base operativa per le sue navi o i suoi sommergibili, ma solo una sede per sistemare i familiari dei marinai di una sua nave“. Sta smentendo quello che ha dichiarato Washington due settimane prima?

6 ottobre

Il ministro degli Esteri Medici dichiara: “Non esiste a La Maddalena una base navale americana e tanto meno una base della VI flotta. Esiste soltanto l’attracco principale di una nave appoggio per sommergibili incaricati di sorvegliare i sommergibili sovietici“. In linea con ciò che ha dichiarato Birindelli, ma in antitesi con quello che è trapelato dal Pentagono. La sera stessa, ha luogo davanti al Senato la prima manifestazione militarista contro la base maddalenina. Prima di una serie infinitamente lunga.

19 ottobre

L’amministrazione comunale presieduta dal sindaco Deligia (Dc) tira le somme. Durante la seduta consiliare, il consigliere Pedroni si incarica di tracciare una serie di vantaggi e svantaggi che la base potrà, eventualmente, apportare. I lati negativi: “Lievitazione dei prezzi di mercato, possibile turbamento dell’equilibrio morale della cittadinanza, sul piano della salute pubblica e della conservazione dell’ambiente. Lati positivi: presenza di mille uomini, che comporta la costruzione in loco di 42 appartamenti per ufficiali, 298 alloggi per marinai, spacci di vario genere, uffici bancari, un commissariato, un ufficio postale, un cinema e uffici vari”. Quindi, vantaggi economici e a livello di servizi accessibili a tutti“. E il Consiglio Comunale, dopo attenta e ponderata riflessione, decide all’unanimità che pur di contribuire al benessere economico dell’isola, si può ben correre qualche piccolo rischio di contaminazioni radioattive.

30 ottobre

Bocche di Bonifacio – Soccorso alla nave cisterna “Angeles G” di bandiera italiana con equipaggio di nove persone, viene sospinta dal mare in tempesta sulle scogliere di Capo Testa.

8 novembre

Bocche di Bonifacio – Soccorso alla nave “Kamiros” di bandiera greca, con 11 persone a bordo, incagliata.

10 novembre

Prime nozze tra cittadini americani a La Maddalena.

14 novembre

Si conosce da notizie stampa che il Governo Nazionale ha fatto compiere uno studio sui rischi di contaminazione a seguito della presenza dei sommergibili atomici americani. Lo studio, commissionato ai due maggiori organismi tecnici specializzati nella materia, il Comitato Nazionale Energia Nucleare (CNEN) del Ministero dell’Industria ed il Centro Applicazioni Militari Energia Nucleare (CAMEN) del Ministero della Difesa, affermerebbe che non vi è alcun pericolo di inquinamento del mare da radiazioni nucleari.

18 novembre

Stato di allarme in tutta la Base Militare di La Maddalena. La notizia viene diffusa in Sardegna solo con i giornali del 21 successivo. L’UNIONE SARDA titola “Un ubriaco scambiato per una spia sovietica”. La NUOVA SARDEGNA invece titola “tre sub sovietici a La Maddalena”. L’ipotesi di azioni spionistiche sovietiche viene presentata da vari organi di stampa nazionali per molti giorni ancora.

19 novembre

Il consiglio comunale di La Maddalena dibatte per la seconda volta sulla presenza americana. La maggioranza, superata ogni riserva, da il benvenuto alla Marina Americana, in contemporanea una manifestazione contro la cessione a S. Stefano di una base alla US Navy, viene organizzata alla Maddalena dai Movimenti Giovanili nazionali e regionale di DC, PCI, PSI, PRI e delle ACLI.

24 novembre

La Fulton lascia il molo di Santo Stefano. In primavera arriverà la “AS 16 Gilmore”. Nel frattempo l’assistenza ai sommergibili sarà garantita dalla Charleston.

30 novembre

La PRAVDA definisce Menzognere e provocatorie” le voci circa l’attività spionistica sovietica nelle acque di La Maddalena. L’organo di stampa sovietico accredita la versione del falso allarme causato da un ubriaco.

18 dicembre

La stampa fa sapere: “I sommergibili nucleari sono dotati di moderni sistemi di sicurezza contro le radiazioni”. Saranno anche dotati di tutti i sistemi di questo mondo, ma è una creazione imperfetta, come qualsiasi cosa concepita dall’uomo: la perfezione non appartiene all’essere umano, e un sommergibile può avere un incidente (e si vedrà che è successo più di una volta) o avere guasti o altro. E né il comando americano, né quello italiano, hanno mai reso pubblico un piano di sicurezza, o un progetto per lo sgombero dell’arcipelago. Nella malaugurata, ma possibile, ipotesi che qualcosa vada davvero storto e si debba ricorrere a misure estreme. In 33 anni tali misure estreme non sono mai state prese in considerazione, e la popolazione avrebbe dovuto necessariamente arrangiarsi.