Cunfuocu

Cunfuocu

Un tempo a Bonifacio (e sembra anche a Bastia, Calvi o Ajaccio), la sera del 24 dicembre, il padre della famiglia con una mano, teneva un piatto in cui erano sistemate piccole parte di dolci e nell’altra mano teneva un bicchiere di vino. In genere ci si riuniva in case con stanze con travi a vista di legno di ginepro selvatico, annerito, lucido e verniciato. Queste travi provenivano dalla piccola foresta di Boscu situata all’estremità della penisola di Bonifacio. La stanza era animata da un grande fuoco scoppiettante che divorava allegramente i bei tronchi di legno di ulivo e quercia. Alcuni, appena tagliati, lasciano uscire una melma biancastra alla fine, producendo una curiosa melodia, a volte persino un lamento, intesa ad ammorbidire, o forse a maledire, coloro che li hanno commessi a un destino così crudele. Ogni membro presente, a partire dal più giovane e così via per età, è stato invitato a prendere un pezzo di dolce dal piatto e poi gettarlo nel fuoco. Dopodiché, il capo famiglia mette fine a questa cerimonia di Cunfuocu (u Cunfiogu, a Bonifacio) ereditata dai genovesi, versando il contenuto del bicchiere di vino tra le fiamme. Quindi, tutta la famiglia stava cantando la canzone Dormi, bellissima bambina.

Ho dormito, dormito, bellissimo bambino
Rè divina
dormiva, dormiva, Fantolin
Fa la nanna o caro figlio
Rè del Ciel, Ciel Rè del
Tanto bella Grazioso Giglio.

Perchè piangi bambina?
Forse congelare
Ti da noia, o asinel
Fa la nanna o paradiso
del mio cor, mio cor del
Redentor, ti bacio si viso ..

Cosi presto VUOI provar
Un penar e Venire ha sospirar?
Dormiva che verrà poi Il Giorno
di Patir, di Patir,
Di morir con gran scorno di tuo …

Alor piu non scalpellino
Tacero
Teco in Croce moriro
Fa la nanna nel presepe
Bello bambino ‘bellissimo bambino’
amante celeste Mio Piccin’ …

Slept , dormi dolce amore
Dormi, dormi dove lui mio tesor
Fai la nanna nel mio canto
Dormi, dormi …

Ma non tutto era ancora finito. Ad alta voce, il capofamiglia, dopo aver fatto la chiamata di ogni membro presente, facendo attenzione a non dimenticarsene alcuno, si procedeva nel recitare la preghiera per i defunti:

Vi pregu animi santi
Vi pregu a tüti quanti
Se stai come nuvi
Divintiremu come vuvi
Che Diu vi dessi pasji e riposu
In u santu Paradisu
E cusci sià

Traduzione: “Ti preghiamo anime sacre / ti preghiamo tutti / sei come / saremo diventati come te / Dio ti doni pace e riposo / nel Santo Paradiso / Così sia”

Quindi si procedeva andare al pasto, solitamente ricco e vario. Dopo le feste, era consuetudine presentare un’altra tradizione le cui origini erano antiche come la cerimonia di Cunfuocu anche se il personaggio era meno solenne. Se, tra il pubblico, c’erano due o più giovani in età da marito, c’era una sorta di gioco che affascinava sempre gli ospiti. Sulla calda pietra del focolare precedentemente spazzato, il maestro delle cerimonie, metteva, fianco a fianco, due foglie prese su un ramo d’ulivo benedetto a Pasqua. Ogni foglio rappresentava una persona nominata in anticipo: un giovane e una ragazza. Dopo pochi minuti, il calore stava soffiando le foglie. Se si avvicinavano, significava che c’era attrazione tra le due persone. Se, al contrario, si allontanavano, era un segno di repulsione.