Donato Pedroni

Donato Pedroni (1920-1992) fu, forse, l’uomo politico maddalenino più legato spiritualmente e idealmente al parroco  Salvatore Capula. Nella sua quarantennale carriera politica e sindacale, ricoprì incarichi prestigiosi. Dal 1952 al 1992, fu consigliere comunale, vicesindaco e sindaco (1956), per sette mesi, consigliere provinciale, dirigente provinciale, regionale e nazionale della CISL.

Donato Pedroni nasce ad Arzachena il 21 ottobre del 1920, sesto di otto figli di una delle tante famiglie che in quel tempo popolavano i piccoli, ma vivaci centri della Gallura. Si era conclusa appena la prima guerra mondiale e l’Italia, Sardegna compresa, era scossa da tutti quei movimenti e partiti politici i cui tentativi di rinnovamento saranno gradualmente cancellati dall’avvento del fascismo. Non mancavano, specie in Gallura, (che resta una delle sottoregioni sarde tra le più sensibili ai mutamenti politici) figure esemplari di laici e di preti che in quel caotico contesto di scioperi, rivendicazioni, apertura di sezioni di nuovi partiti politici, costituivano un sicuro punto di riferimento. Basti citare tra tutte la figura del canonico Francesco Doranti di Tempio, vero e proprio animatore del movimento cattolico nella regione gallurese. L’Isola, a guardare un pò in tutti i movimenti, presentava una vivace sequenza di politici e sindacalisti esemplari le cui figure gli storici stanno man mano illustrando. Per il mondo cattolico basti pensare all’opera silenziosa, ma allo stesso tempo rivoluzionaria, che andavano portando avanti i “vescovi sociali”, i “preti intellettuali” o i “preti carismatici” tra i quali spicca nel Nord Sardegna il vincenziano G.B. Manzella. Non si dimentichi quanto prima della guerra avevano operato uomini del temperamento di S. Daddi e di S. Biddau, nella pubblicistica il primo, nell’Azione Cattolica il secondo. Donato Pedroni visse in questo humus politico e culturale. A sette anni perde la madre e il padre, per motivi di lavoro si trasferisce con gli otto figli da Arzachena a La Maddalena, dove però muore quattro anni dopo. Si era nel 1931, negli anni del discusso “consenso degli italiani” al fascismo; dello scioglimento delle associazioni cattoliche; della rottura di quell’equilibrio che sembrava essersi composto tra Chiesa e fascismo nel 1929. In Gallura, e in particolar modo a La Maddalena, per i cattolici l’aria era quasi irrespirabile. Il sotterraneo lavoro filo-massonico di G. Garibaldi aveva lasciato il segno; la presenza di un forte nucleo protestante tendeva a contrastare l’opera del vecchio parroco Don Vico sicuramente ligio alla circolare Gasparri richiamata dal vescovo Morera In quest’ambiente di forte opposizione alla chiesa il nostro Donato trascorse gli anni della Scuola elementare e i primi due anni della scuola di avviamento professionale, gli unici che poté frequentare. La solidarietà dei parenti e l’aiuto costante del vecchio parroco tendono ad alleviare le privazioni degli otto orfani Pedroni che, d’altra parte, sono costretti all’avviamento precoce al lavoro. Donato sarà costretto ad abbandonare gli studi prima di aver conseguito la licenza di avviamento e a lavorare come garzone apprendista nelle botteghe artigiane e come manovale al seguito di qualche muratore. E’ proprio in questi anni , esattamente nel 1934, che arriva a La Maddalena il ventinovenne viceparroco don Salvatore Capula, originario di Castelsardo, diocesi di Tempio della quale anche La Maddalena faceva parte, era nato il 10 novembre del 1904, aveva frequentato il seminario vescovile di Tempio e quindi aveva compiuto gli studi filosofici (2 anni) e parte degli studi teologici (3 anni) nel vivace Seminario di Sassari dove se sul piano spirituale si subiva la forte impronta manzelliana; non meno incisiva era la formazione storico politica, soprattutto per opera del Filia, che aveva completato proprio in quegli anni la prima grossa indagine sulla storia del cristianesimo in Sardegna. Dopo aver trascorso tre anni nel neonato (1927) Pontificio Seminario Teologico della Sardegna di Cuglieri e aver conseguito la licenza in teologia era stato ordinato sacerdote il 4 agosto del 1929. Trascorsi alcuni anni nel seminario diocesano di Tempio era stato inviato viceparroco a La Maddalena; L’arrivo del vivace viceparroco, diventato parroco nello stesso anno 1934, in seguito alla scomparsa del Parroco Vico, costituisce l’inizio di un faticoso e al tempo stesso esaltante lavoro di riconquista degli spazi perduti dalla comunità parrocchiale. Il nuovo parroco promuove la “schola cantorum”, l’oratorio, l’associazione sportiva e di fatto l’azione cattolica anche se proibita dal fascismo. E’ in questo contesto parrocchiale, animato da giovani ed esuberanti parroci e preti coraggiosi che di fatto, al di là delle “più esaltanti e gratificanti” (almeno per la storia) azioni di lotta al fascismo, che andrà formandosi la futura classe dirigente sarda. I “vescovi sociali” Balestra, Canepa, Cogoni, Frazioli, Piovella,Virgilio menzionati nel Dizionario del movimento cattolico e altri ancora quali Morera e Mazzotti, non menzionati, nelle rispettive diocesi talvolta in modi dimessi e poco appariscenti andavano promuovendo in tutte le diocesi sarde la futura classe dirigente di politici e sindacalisti. Le cariche delle varie associazioni si sceglievano con metodo democratico e puntando sull’impegno generoso profuso dai piccoli dirigenti. A La Maddalena Donato Pedroni emerge tra i giovani nella nella “schola cantorum” per la sua bella voce, nell’azione cattolica per la sua costante presenza e la sua generosa dedizione agli altri. I circoli sassaresi più noti “Robur et virtus” del conventuale P. Deligia o quello fondato dal vincenziano p. Centa ” Silvio Pellico” a Sassari costituiscono chiari punti di riferimento e modelli ai quali consapevolmente o inconsapevolmente si ispira nella sua incisiva azione il giovane prete Salvatore Capula, coadiuvato anche da una forte presenza della famiglia vincenziana nella cittadina: figlie della Carità, con Scuola materna ed elementare e annesso educandato; dame della carità che operavano silenziosamente a favore degli emarginati. Il giovane prete inizia a svolgere intensa attività pastorale. La comunità isolana é molto articolata. Si tenga presente che, oltre ai 10.000 residenti, sono di stanza nell’Isola migliaia di militari e rispettive famiglie che comportavano problemi che riguardavano non solo la vita religiosa ma anche quella civile e morale. Don Capula promuove l’organizzazione dell’Azione cattolica nelle diverse articolazioni, con particolare attenzione ai rami giovanili. Organizza Scuole di formazione che si riveleranno fondamentali anche per gli impegni civili e politici che molti dei suoi aderenti avrebbero assunto nel tempo. Nel periodo fascista educa i giovani alla vita democratica. Gli annuali rinnovi delle cariche sociali delle associazioni cattoliche sono sempre preceduti da incontri e dibattiti e la scelta dei dirigenti avviene con schede a scrutinio segreto” I Pedroni, i Deligia, i Pasella si formano in questo clima di impegno dal ’33 allo scoppio del secondo conflitto mondiale in cui La Maddalena entrerà totalmente. Donato Pedroni viene chiamato alle armi e compie il servizio militare nell’Areonautica partecipando alla guerra dal ’40 al ’44. E’ congedato prima della fine del conflitto per la prematura scomparsa, nel conflitto, di due fratelli maggiori. Assunto presso l’Arsenale militare svolge le mansioni di elettricista per poi essere trasferito al Genio Marina Militare con mansioni di operaio – capo operaio e poi assistente ai lavori e addetto al servizio amministrativo. Nel 1944 contrae matrimonio con Caterina D’Oriano dando vita ad una meravigliosa famiglia di otto figli. Le peripezie della famiglia Pedroni in quegli anni sono quelle di tutti gli abitanti de La Maddalena. Il giovane Pedroni é spesso accanto al parroco don S. Capula il quale é a continuo contatto con le autorità amministrative e militari sia per la realizzazione di rifugi antiaerei sia per l’approvigionamento idrico. Per ben tre volte donne, bambini e anziani sono costretti a lasciare l’Isola per essere ospitati nei vari centri della Gallura e dell’Anglona. L’insonne parroco opera per mantenere unita la sua comunità parrocchiale dispersa. Egli organizza incontri nei vari centri, porta una parola di conforto e soprattutto si dà da fare per favorire il rientro dei maddalenini nell’isola. Donato Pedroni, appena libero dagli impegni di lavoro é accanto al parroco per l’esame dei problemi più urgenti e per proporre alle autorità militari e civili le conseguenti soluzioni. Alla fine della guerra La Maddalena va incontro ad una grave depressione socioeconomica a causa delle severe clausole del trattato di pace che esigono lo smantellamento di tutte le strutture militari. Per La Maddalena tutto ciò significa trasferimento di molti dipendenti statali ad altra sede; disoccupazione per gli addetti dell’indotto delle strutture militari; minor reddito per l’economia: ai danni della guerra si aggiungevano quelli del dopoguerra. Don Capula, di fronte a tanto sfacelo, insieme ai suoi ragazzi ormai adulti battezzati dalla guerra, interviene per tutelare gli interessi della comunità maddalenina. I contatti con gli esponenti politici di spicco sono innumerevoli. La Maddalena deve sopravvivere alla guerra. Ha inizio la sua vita democratica: i progetti e gli obbiettivi da raggiungere tra le varie forze politiche emerse dalla caduta del fascismo sono spesso diversi e contrastanti. Le contrapposizioni non si limitano soltanto agli scontri verbali, talvolta lo scontro diventa scontro fisico. Donato Pedroni che come abbiamo visto si era formato nell’azione cattolica, ora non si limita all’organizzazione della schola cantorum dove peraltro svolge la parte di tenore solista ma é tra i fondatori della sezione democristiana di La Maddalena; estende la sua attività anche in vari centri della Gallura e della provincia. Ricopre vari incarichi provinciali nel partito. E’ presente sia nei momenti di dibattito sia nei momenti delle varie battaglie politiche per la risoluzione dei problemi della sua città. Ricoprirà la carica di consigliere comunale, di capo gruppo DC, di assessore e di vice-Sindaco. Rivolge particolare attenzione alla risoluzione dei problemi sociali e sindacali. Accanto a Don Capula ha fatto buona scuola. Subito dopo la guerra riesce ad inserire il sindacato cattolico nelle strutture pubbliche e militari della città dove era preponderante la presenza del sindacato di sinistra. Gradualmente tende ad occuparsi delle problematiche sociali e sindacali e a distaccarsi dall’impegno politico. Negli anni ottanta, dopo aver ricoperto più volte incarichi sindacali CISL a livello territoriale e regionale viene chiamato a far parte della segreteria nazionale della F.N.P. (Federazione Nazionale Sindacato Pensionati CISL). Frequenti i suoi contatti con varie commissioni parlamentari e ministri per proporre disegni di legge a favore degli anziani. Percorre l’Italia in lungo e in largo per animare e organizzare le varie federazioni. E’ presente a convegni e congressi: mentre presiede un convegno all’Isola delle Femmine presso Capaci, in provincia di Palermo una prematura morte lo coglie nel pieno del suo impegno sindacale. E’ superfluo sottolineare l’unanime cordoglio regionale e nazionale alle sue esequie, accompagnate dai delegati di tutte le regioni nonché dai componenti la Segreteria nazionale. La sua esemplare figura di politico e sindacalista merita sicuramente uno studio accurato e profondo.

di Angelino Tedde