Ed al felice arrivò…

A volte magari pensiamo che della storia dell’isola ne sappiamo abbastanza, finché non capita di doverci ricredere.
Ci arrabattiamo tutti, chi più chi meno, su futili questioni relative, non so, ai rapporti tra Napoleone e il luogotenente Quenza, se erano entrambi a bordo della fregata “Lafayette”, e cosa rispose il futuro Imperatore all’ordine del generale Colonna-Cesari di ritirarsi da Santo Stefano.
O anche su cosa si dissero veramente Domenico Millelire e Horatio Nelson a bordo della “Victory”, e se l’Ammiraglio, al tramonto scrivesse lettere d’amore alla sua amata Emma Hamilton, che da nubile era Lyon, e che perciò divenne “Liona” per i maddalenini.
O magari su come la prese Garibaldi quando seppe che il fido Luigi Gusmaroli aveva tirato un paio di schioppettate all’indirizzo del parroco, don Michele Mamia Addis, amico del Generale, sul sentiero che portava alla sua casa di Caprera.
Ci attardiamo così, ci “imperchiamo” in quisquilie di tanto momento, inseguendo
un’“histoire événementielle”, guardando il dito e non la luna che esso indica.
Parlo almeno per me, a me è successo.
Qui davanti, sul mio tavolo, sono adesso alcuni documenti all’apparenza banali, insignificanti quasi, tuttavia da leggere ed esaminare con un’attenzione “diversa”.
Sono tre polizze dell’agenzia di Maddalena della Navigazione Generale Italiana – Società riunite Florio e Rubattino e un Contratto di Noleggio a firma del capitano Francesco Lubrano.
La polizza più vecchia, emessa l’8 aprile del 1889, è relativa a un carico in partenza da Genova alla volta di Maddalena, imbarcato sul piroscafo “Sicilia”, al comando del capitano Dodero.
Spedisce Gio. Batta Mossa, “ed al felice arrivo” il carico sarà consegnato a Gio. Batta Razzettu.
Non è difficile immaginare l’accoglienza che avranno saputo riservare a tale “mercanzia” gli avventori delle varie bettole di Cala Gavetta.
Quel che invece appare alquanto anomalo, per così dire, è l’irrituale commistione, in entrambi i casi, di cognomi sardi come Mossa e Razzettu appunto, e un nome invece tipicamente genovese, Gio Batta.
A meno che non si tratti di una “genovesizzazione”, chiamiamola così, del nostro “Ghjuanne Battista”, cosa improbabile ma non impossibile.
Da notare poi come La Maddalena è denominata “Maddalena”, come facciamo ancora oggi noi maddalenini.
Nella seconda polizza invece la dicitura è completa, “La Maddalena”, ove essa è stata emessa, sempre dalla Florio e Rubattino, anche se il timbro tondo della Società reca al centro la scritta “Agenzia di Maddalena”. E lo stesso si legge nell’altro timbro tondo della “Sez. Doganale di Palau”.
Il carico, effettuato dal signor Selis Sebastiano, è diretto a Genova, “con facoltà di sbarcare a Livorno e Spezia”, sul piroscafo “Peloro”, comandato dal capitano Chiocca, sebbene la firma in calce al documento, al titolo “Il Capitano”, sia altra, purtroppo non esattamente decifrabile.
Il 17 giugno 1906 dunque, così attesta la polizza, partono dall’isola 13 buoi “col Boaro Demuro Andrea”, il quale risulta evidentemente privo di documenti che ne certifichino l’identità.
In fondo alla polizza infatti è annotato “dice essere Andrea”.
Più sotto una clausola importante, relativa al carico “salvo rottura morte o fuga”.
Cosa significhi esattamente quel “rottura”, altrimenti non ben interpretabile, lo possiamo dedurre da un’altra polizza, dove l’eventuale incidente di viaggio è meglio specificato come “frattura”.
All’isola dunque si alleva bestiame in quantità tale da poterne esportare in Continente, “boaro” appresso.
Lo conferma l’ultima polizza, emessa sempre dall’“Agenzia di Maddalena” (ma il luogo è indicato, a mano, come “La Maddalena”) della Florio-Rubattino.
Datata 3 luglio 1907, essa è relativa ad un carico effettuato dal signor Fresi Talì Nicolò, imbarcato sul piroscafo “Palestina”, comandato dal capitano Maresca, e diretto a Genova ma “con facoltà di sbarcare a Livorno o Spezia”.
Il carico, non sappiamo a chi diretto, consiste in 15 buoi, 9 vacche, 1 giovenca “col caricatore”, naturalmente, per un totale “venticinque buoi”, sempre “salvo fuga, fratture, e mortalità”.
Il documento reca altri due timbri tondi, uno “R. Dogana di Maddalena”, il “La” è di nuovo scomparso, l’altro del “Vapore Palestina”.
Nell’isola, evidentemente, l’allevamento di bestiame è un’attività diffusa e fiorente, che eccede il fabbisogno dei suoi abitanti tanto da poterne esportare in Continente.
Il quarto documento, infine, è un “Contratto di noleggio” datato 26 luglio 1898, sottoscritto a Genova dal capitano Francesco Lubrano, comandante del cutter “Palmira”, di bandiera italiana, e il signor Gio. Batta Mossa, per conto di Pintato Innocenzo Cabras e Giovanni Tamponi.
Il Gio. Batta Mossa lo conosciamo: è lo stesso del carico di marsala, e dunque un noleggiatore, verosimilmente, mentre in calce al documento è il timbro ovale di “Raimondo Montolivo Spedizioniere”.
Il comandante Lubrano, che è anche l’armatore del “Palmira”, come indica egli stesso nella firma sottoscritta, si trova con il suo cutter a Genova, dove sta caricando circa 60 tonnellate di legname.
“Detto Capitano concede il suo bastimento forte e ben stagno all’acqua ed atto alla navigazione, libero per la sua intiera e salutifera portata, a Sigr. Noleggiator, e s’obbliga nella sera del 28 corrente mese mettersi alla vela per Maddalena onde scaricare il legname suddetto, e quindi fare zavorra e partire direttamente per Frigiano (Castelsardo) per caricare tonnellate cento gran alla rinfusa sotto coperta. Caricazione poppa lancia. Il capitano dovrà affermare il peso franco d’avaria reciproca quale carico ricevuto ne firmerà le dicarico (sic) a dovere e secondo l’uso e tosto avute le sue spedizioni si metterà alla vela per recarsi a Genova accostandosi alla banchina che gli sarà indicata, scaricando sotto palanco”, si legge nel Contratto.
Poi ancora
“Le stallie restano fissate per otto giorni per la caricazione e secondo l’uso per la discarica”
e infine
“Il nolo è convenuto e fissato a ragione di lire otto per tonnellata più 5% cappa”.
Mi ci è voluto il dizionario per capirci qualcosa, data la mia ignoranza di trasporto marittimo, e non solo.
Così ho finalmente appreso che la stallìa è il “tempo normale di durata della operazioni di caricazione e scaricazione della nave” e la controstallia (usato specialmente al plurale) è il “tempo impiegato dal noleggiatore in più di quello concesso per contratto (stallìa) dall’armatore per le operazioni di carico o scarico di una nave” e, per estensione, l’“indennizzo dovuto dal noleggiatore all’armatore per i danni subiti in conseguenza di tale ritardo”.
Adesso so anche che la cappa è “il premio speciale spettante al comandante della nave per la diligente esecuzione del carico o accessorio del nolo spettante all’armatore per le piccole avarie”.
Se è per questo io ignoravo pure che il palanco fosse l’argano, e non credevo che in italiano esistessero i termini “caricazione” e “scaricazione”.
Il mio remoto esame di “Storia e politica navale” evidentemente non è bastato, anche se avevo preso 29, forse ci voleva “Diritto della navigazione”, chissà.
Il Contratto resta comunque una piccola invenzione poetica: quel “bastimento forte e ben stagno all’acqua” che il capitano concede “libero per la sua intiera e salutifera portata”, quel “Signor Noleggiator”, ma pure quelle “mercanzie” elencate nelle polizze, che devono essere “al felice arrivo consegnate”, tutto respira una brezza salmastra.
Sullo sfondo intanto, sbalzata al bulino, si delinea un’altra Maddalena, la “nostra” Maddalena, quella dei ricordi, du temps jadis: sul molo è tutto un mazzamurro di buoi che non ne vogliono sapere di salire a bordo, poveracci, Cala Gavetta si popola di facchini, scaricatori, marinai, imbriaconi, bagasce, sfaccendati, pescatori: è arrivato il marsala da Genova!
E se guardate bene, ci siamo anche noi, tutti quanti.
Poi, di cosa gli ha detto Mussolini a Capula e cosa gli ha risposto Capula a Mussolini, ma chi se ne frega!

Andrea Mulas