Francesco Millelire di Antonio 

Sposato con Mariangela Brandi, figlia dell’ex viceconsole inglese a La Maddalena Giovanni e di Ignazia Millelire (figlia di Agostino). I due erano, quindi, legati da uno stretto vincolo di parentela, cosa abbastanza abituale all’epoca e molto frequente nella comunità maddalenina originaria. Da questo matrimonio discendono i Millelire ancora oggi presenti alla Maddalena, che quindi hanno come ascendenti sia Antonio che Agostino.
Come altri membri della sua famiglia, anche Francesco entrò nella regia Marina. Nel 1849, con il grado di tenente di vascello, comandava la Tripoli sulla quale fu imbarcato Garibaldi quando, dopo il fallimento della Repubblica Romana, fu esiliato e destinato ad andare a Tunisi. Il generale era ormai a tutti noto per le sue imprese, ma Francesco, che forse fino a quel momento non 10aveva mai visto, lo conosceva in maniera diversa, attraverso due familiari a lui molto vicini: i nipoti Antonio e Niccolò Susini Millelire, figli di sua cugina Anna Maria. Entrambi avevano combattuto con Garibaldi. Il primo era stato al suo fianco nei lunghi anni di lotta in America Latina conquistandone la fiducia al punto che, quando l’Eroe partì da Montevideo per tornare in Italia, assegnò ad Antonio il compito di comandare la Legione Italiana. Il giovane Niccolò, che viveva a La Maddalena, appena avuta notizia dellʹarrivo di Garibaldi in Italia, era partito per raggiungerlo e con lui aveva combattuto nella campagna di Lombardia del 1848. L’ammirazione per il generale coinvolgeva tutta la famiglia e Francesco era, quanto meno, al corrente delle sue imprese, attraverso i racconti dei familiari.
Partita da Genova il 16 settembre, la nave al suo comando con l’ormai famoso passeggero a bordo aveva fatto scalo a Cagliari dove, malgrado la consegna della segretezza, una o forse più imbarcazioni cariche di giovani si erano avvicinate per salutare Garibaldi suscitando non poche preoccupazioni per eventuali possibili disordini. Arrivata a Tunisi, dopo il rifiuto del Bey di ricevere l’ingombrante personaggio, il 22 settembre la Tripoli aveva fatto ritorno nel porto sardo.
E qui Millelire ebbe un ruolo fondamentale nel destino di Garibaldi. Egli scriveva all’intendente Generale della Direzione Amministrativa di Cagliari chiedendo istruzioni: non gli pareva “prudenza ricondurlo in questi momenti a Genova, attesa la discussione delle camere, ed il gran partito che questo personaggio ha colàʺ e suggeriva di trattenerlo a Cagliari o “ in una delle isole di Sardegna.
La qual cosa son sicuro che sarebbe molto ben accetta al governo. A questa prima lettera seguirono “ intelligenze verbali’ dopo le quali fu deciso di condurre Garibaldi a La Maddalena. E nella decisione, assunta in fretta e senza neanche avvertire l’intendente di Sassari competente per territorio, Millelire deve aver giocato un ruolo di primo piano: alla possibilità di nuove manifestazioni dei cagliaritani a favore di Garibaldi con conseguenze non prevedibili che avrebbero potuto complicare la vita al governo locale, si opponeva la bontà della soluzione maddalenina; l’isola era già luogo di confino, ben sorvegliata e un ulteriore invio di 20 uomini avrebbe garantito la massima sicurezza.
La storia non si fa con i se: ma senza Millelire forse Garibaldi non sarebbe mai approdato nell’arcipelago di La Maddalena.
Nel 1851, con il grado di capitano di vascello di 1° classe, era comandante del materiale nel Dipartimento Settentrionale.
Come gli altri Millelire ufficiali della Marina, anche Francesco visse a Genova, ma passava lunghi periodi a Bonifacio, dove risiedeva parte della sua famiglia, e, soprattutto, a La Maddalena.
Augusto Vittorio Vecchi ricorda, nella sua opera Memorie di un luogotenente di vascello, un curioso aspetto di Millelire a La Maddalena dove era soprannominato pesce‐cane, la domenica la chiesa era affollata da reduci e pensionati della Marina Regia e, quando il sacerdote ʺall’altare aveva terminato il salvum fac regem, Millelire alzava il braccio, e gridava “Viva il Re” e tutta la chiesa nella quale scintillavano i candelieri donati da Nelson echeggiava del grido leale marinarescoʺ.
Questo suo ruolo di guida all’interno della comunità isolana è confermato, seppur indirettamente, da una lettera, inviata il 26 marzo del 1867 allʹammiraglio Boyl che aveva chiesto il suo aiuto per far eleggere al Parlamento del nuovo Regno dʹItalia il nipote Emanuele di Villamarina.
Millelire si diede subito da fare mostrando di godere di grande prestigio e considerazione; ma la parte più curiosa della lettera è quella in cui egli descrive l’incontro con il parroco Mamia: “…gli feci leggere l’articolo che lo riguardava, si pavoneggiò tutto e sembrava il doppio più grosso dalla contentezza di tanto onore, e mi promise che in tutto e per tutto farebbe ogni impegno per servire alla tua raccomandazione”.
Francesco aveva ereditato dal padre la casa affacciata su Cala Gavetta, che guarda a nord verso via Vittorio Emanuele e a sud verso Piazza XXIII Febbraio: anche la parte spettante al fratello Giovanni era tornata a lui dopo la morte improvvisa di questo. Si tratta del bel palazzetto che comunemente viene indicato come l’abitazione di Domenico, ma, come abbiamo visto, i documenti messi a nostra disposizione dalla signora Mariella Baffigo narrano una storia diversa. In origine la casa, di proprietà demaniale, che negli anni precedenti era stata abitata dai comandanti delle isole che si erano succeduti fino a quando Agostino Millelire assunse queirincarico, era solo a pianterreno (o con una piccola parte rialzata), con piazzaletto e un recinto.
All’atto della vendita, nel 1808, l’ammiraglio Desgeneys, artefice della proposta di asta pubblica, aveva interesse a ricavare il più possibile, data la necessità di denaro occorrente per le fortificazioni progettate a difesa contro il probabile attacco francese; perciò, malgrado l’urgenza, aspettò che i tempi dell’asta maturassero finché si raggiunse la cifra di 1.000 scudi. Le condizioni dell’immobile non erano buone: “… per la riparazione che la medesima abbisogna… assorbirebbe una somma non indifferente di denaro per porvi riparo’ʹ; non poteva più servire, come nel passato, come alloggio dei sigg Ufficiali, né come magazzino. È questo l’edificio acquistato da Antonio: impensabile che potesse essere immediatamente abitato senza consistenti lavori di ristrutturazione che, quindi, dovettero essere messi in cantiere. Ci si può chiedere quale potesse essere il suo interesse nell’acquistare l’immobile in quelle condizioni con le spese aggiuntive per il suo risanamento, visto che egli possedeva già un bel terreno sulla cala: era quello che solo due anni dopo avrebbe venduto a Desgeneys, all’inizio dellʹattuale via Domenico Millelire.
Non sappiamo se e da chi Antonio e, successivamente suo figlio Francesco, ebbero consigli tecnici e decorativi per la casa: certo seguirono un gusto che La Maddalena non conosceva, importato probabilmente da Genova, che risulta ben visibile in ciò che rimane della originaria decorazione parietale, scoperta da Toni Frau qualche anno fa al momento della ristrutturazione del piano nobile. Alle pareti, decorate a trompe l’oeil, fanno riscontro le belle pitture dei soffitti con scene di genere, motivi geometrici e fiori.
La vecchia proprietà demaniale di servizio era diventata una casa signorile, in grado di ospitare personaggi di rilievo. 11 12 gennaio del 1877 la Regia Nave Cariddi portava all’isola il principe Tommaso di Savoia: il sindaco Antonio Chirri e la sua giunta comunale offrivano un vermouth d’onore e la sera fu organizzato un ballo nella casa dell’ammiraglio Francesco Millelire, riccamente addobbata con le signore vestite dei loro abiti più eleganti. La cronaca scritta da Luigi Piras e Edoardo Chirri racconta della cortesia del principe che ballò con tutte la signore ringraziando per le attenzioni ricevute e compiacendosi con molte di esse qualificandole esperte ballerine. Il figlio di Francesco, Giovanni Paolo, nato a Genova nel 1857, si sposò giovanissimo, a 19 anni, con Luigia Montepagano, figlia del sindaco di Bonifacio, stimato medico della città. Pur mantenendo frequenti contatti con la Corsica, i due coniugi si stabilirono a La Maddalena dove abitavano nella casa di via Vittorio Emanuele.
Dei sette figli della coppia quattro morirono bambini. Da Giuseppe, sposato con Antonia Pilo, e da Maria lgnazia Vincenza, sposata con Luigi Piras, vengono i discendenti Millelire ancora oggi presenti a La Maddalena.
Al momento della formazione della piazzaforte marittima due terreni di Giovanni, situati a Cala Camicia, furono espropriati. Si trattava di un lotto adibito al pascolo e un altro “a vigneto, con casa rustica ad un sol piano formata di tre ambientiʺ: è la parte a mare dell’ex Arsenale Militare, prospiciente lo scalo sul lato est.

Giovanna Sotgiu – Co.Ri.S.Ma

Casa Millelire

Francesco Millelire aveva ereditato dal padre la casa affacciata su Cala Gavetta, che guarda a nord verso via Vittorio Emanuele e a sud verso Piazza XXIII Febbraio: anche la parte spettante al fratello Giovanni era tornata a lui dopo la morte improvvisa di questo. Si tratta del bel palazzetto che comunemente viene indicato come l’abitazione di Domenico, ma, come abbiamo visto, i documenti messi a nostra disposizione dalla signora Mariella Baffigo narrano una storia diversa. In origine la casa, di proprietà demaniale, che negli anni precedenti era stata abitata dai comandanti delle isole che si erano succeduti fino a quando Agostino Millelire assunse quell’incarico, era solo a pianterreno (o con una piccola parte rialzata), con piazzaletto e un recinto. All’atto della vendita, nel 1808, l’ammiraglio Desgeneys, artefice della proposta di asta pubblica, aveva interesse a ricavare il più possibile, data la necessità di denaro occorrente per le fortificazioni progettate a difesa contro il probabile attacco francese; perciò, malgrado l’urgenza, aspettò che i tempi dell’asta maturassero finchè si raggiunse la cifra di 1.000 scudi. Le condizioni dell’immobile non erano buote:” … per la riparazione che la medesima abbisogna … assorbirebbe una somma non indifferente di denaro per porvi riparo”; non poteva più servire, come nel passato, come alloggio dei sigg Ufficiali, né come magazzino. E’ questo l’edificio acquistato da Antonio: impensabile che potesse essere immediatamente abitato senza consistenti lavori di ristrutturazione che, quindi, dovettero essere messi in cantiere. Ci si può chiedere quale potesse essere il suo interesse nell’acquistare l’immobile in quelle condizioni con le spese aggiuntive per il suo risanamento, visto che egli possedeva già un bel terreno sulla cala: era quello che solo due anni dopo avrebbe venduto a Desgeneys, all’inizio dell’attuale via Domenico Millelire.

Non sappiamo se e da chi Antonio e, successivamente suo figlio Francesco, ebbero consigli tecnici e decorativi per la casa: certo seguirono un gusto che La Maddalena non conosceva, importato probabilmente da Genova, che risulta ben visibile in ciò che rimane della originaria decorazione parietale, scoperta da Toni Frau qualche anno fa al momento della ristrutturazione del piano nobile. Alle pareti, decorate a trompe l’oeil, fanno riscontro le belle pitture dei soffitti con scene di genere, motivi geometrici e fiori.
La vecchia proprietà demaniale di servizio era diventata una casa signorile, in grado di ospitare personaggi di rilievo. Il 12 gennaio del 1877 la Regia Nave Cariddi portava all’isola il principe Tommaso di Savoia: il sindaco Antonio Chirri e la sua giunta comunale offrivano un vermouth d’onore e la sera fu organizzato un ballo nella casa dell’ammiraglio Francesco Millelire, riccamente addobbata con le signore vestite dei loro abiti più eleganti. La cronaca scritta da Luigi Piras e Edoardo Chirri racconta della cortesia del principe che ballò con tutte le signore ringraziando per le attenzioni ricevute e compiacendosi con molte di esse qualificandole esperte ballerine”.

Vedi anche: Come scomparve la grande Rocca di Cala Gavetta