Franco Solinas e il film mancato

Conobbi Franco Solinas, sceneggiatore, giornalista e scrittore maddalenino, in piazza Comando. Poi, avendo fatto amicizia ebbi modo di andarlo a trovare a casa sua, in via Dandolo. Era alle prese con la sua Olivetti 22, per preparare le cronache da spedire al giornale per il quale scriveva. E con la ‘sigaretta di punta’, parlava e scriveva. Aveva tante passioni e sogni giovanili: il cinema, la politica, la pesca. Franco era una fontana di idee, di proposte, di aspirazioni. Semplice nella sua cordialità, amico sincero con i meno fortunati di lui: altruista, gentile, aperto, affabile. Sin d’allora, fra le cose che amava di più, oltre al cinema, c’erano la pesca e i pescatori. Penso, anche se non me lo disse, che stesse già lavorando al suo romando Squarciò e al successivo film ‘La grande strada azzurra’, interpretato da Yves Montand.
Ma credo anche stesse già pensando ad un altro soggetto cinematografico, con protagonista un altro pescatore maddalenino, che forse non ha mai scritto o può darsi che sia ancora nascosto tra le sue cose, a Roma o a La Maddalena. Mi raccontò infatti, parzialmente, la storia di un pescatore di frodo, bombarolo, furbo, generoso, spericolato. Pescando con la sua barca in Corsica spesso rischiava la vita e la galera per sfamare la sua famiglia numerosa. L’aveva chiamato ‘Angelo’ anche se aveva un altro nome. Angelo si recava spesso nella bettola di Nando, in via Amendola, a giocare, nelle brutte giornate, a scopa o a mariglia. E anche a controllare la sua barca che ormeggiava a Bassa Marina. Angelo, teneva in tasca delle ‘saponette’ di esplosivo, non per spavalderia o per far male a qualcuno, ma per il gusto di tenere il pericolo in tasca!
Poi Franco partì per Roma e lo rividi dopo qualche anno. Era settembre, il suo mese prediletto per la pesca. Era in compagnia di Gavino Demuro e Andrea Sorba, rientravano da Santa Maria a Cala Gavetta. Mi venne incontro e ci abbracciammo. Mi invitò a casa sua a prendere un caffè. Accettai l’invito. Gli chiesi a che punto fosse ‘Angelo’, il pescatore bombarolo. Mi disse subito: “Mi sono fermato. Mi ha fatto male vedere la brutta fine del mio eroe. Non puoi immaginare lo strazio che ho provato a vederlo come l’ho visto. Pensa che mi trovavo a Maddalena quel giorno. E vederlo mangiato ‘dai purgi marini’ (pulci di mare ndr) e dai pesci mi ha scombussolato l’esistenza. Non era quella la fine che avrebbe dovuto fare il mio eroe”. Anch’io conoscevo la triste storia e subito gli dissi. “Hai trovato la fine giusta per il tuo soggetto ed è anche veritiera”. Rispose Franco: “No Giovà, non era questa la fine che doveva fare Angelo: per me è stato sempre il mio eroe, un vecchio lupo di mare che aveva lottato per tutta la sua esistenza contro le onde del mare, quel mare non se l’ha portato via in una tempesta, in un fortunale: un eroe non muore così! Per questo non ho più scritto quel soggetto, perché un eroe, il mio eroe non muore così, dopo tutto quello che aveva passato! Era una storia da leggenda la sua, ed io conoscevo bene le sue avventure sul mare ed i grandi sacrifici, anche le lotte, le peripezie della sua vita. Non ho finito il racconto r penso che non lo ultimerò. Perché credimi, Giovà, mi ha tarpato tutte le mie idee quella brutta fine, senza senso”
E così Franco Solinas, noto per La grande strada azzurra, La battaglia di Algeri, L’Amerikano, L’assassinio di Trotsky e tanti altri lavori, ci ha privato di un altro film.

Racconto scritto dal maddalenino Giovanni Murgia, che racconta ricordi vissuti con Franco Solinas, pubblicato sul settimanale isolano Il Vento nel gennaio del 2011

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