Garibaldini sardi nella Banda Oriental

Garibaldini sardi nella Banda Oriental

Già a partire dagli anni Venti, la Repubblica Orientale dell’Uruguay fu meta dell’emigrazione italiana. Giunsero nella Banda Oriental i piemontesi profughi dei moti del 1821, ai quali si unirono gli imprenditori marittimi e i commercianti liguri, «che risentivano – scrive lo storico Juan Oddone – dell’annessione della loro repubblica al Regno di Sardegna, formando con gli emigrati mazziniani del 1830 l’inizio di una vera e propria catena». L’America del Sud «era ormai una terra promessa, ma anche un continente troppo vasto e ancora troppo scarsamente conosciuto per cercarvi luoghi sicuri ove rifugiarsi. Uno di questi fu Montevideo, porto e capitale di una piccola provincia che aveva appena conquistato l’indipendenza e che stava abbattendo le sue mura coloniali per simboleggiare in tal modo la rottura con il suo recente passato e la sua adesione alle correnti di scambio universale».

Tra il 1835 e il 1842, secondo i dati del console Perrod, riportati, tra gli altri, anche da Gianfranco Adamo nel suo volume Facetas Historicas de la emigración italiana al Uruguay, vivevano nel piccolo paese latino-americano 7.945 italiani15. Nel 1843, nella sola Montevideo, su una popolazione totale di 31.189 abitanti, 19.252 erano stranieri, di cui 6.376 italiani.

Il flusso migratorio italiano continuò anche negli anni della Grande Guerra (1839-1851), con l’apporto di numerosi connazionali, soprattutto liguri e piemontesi, ma anche lombardi e, in minor misura sardi, molti dei quali, al seguito di Giuseppe Garibaldi, si arruolarono nella Legione Italiana, impegnata nella lotta per la difesa della città di Montevideo dagli attacchi perpetrati dalle forze militari argentine, sostenute dalla Gran Bretagna.

Tra i sardi che combatterono in Uruguay, nelle fila della Legione Italiana, al fianco di Garibaldi, si ricorda il colonnello Antonio Susini Millelire di La Maddalena. Costui sostituì l’eroe dei due mondi al comando della Legione Italiana negli anni 1848-185118. Alla fine degli anni cinquanta, si trasferì nel Plata divenendo poi addetto militare della Repubblica Argentina in Italia.

Si segnala ancora Giovan Battista Culiolo di La Maddalena, detto il Maggior Leggero. Costui, dopo la parentesi uruguayana, nella seconda metà degli anni cinquanta, si trasferì in America Centrale, prima in Costa Rica per lottare contro gli schiavisti e poi in Salvador.

Si ricorda, ancora, l’ufficiale cagliaritano Angelo Portoghese Pigurina. Quest’ultimo, dopo aver partecipato ai moti di Savoia e di Liguria del 1834, nei quali era stato coinvolto anche Garibaldi, nel 1836, dopo aver patito il carcere, si trasferì in Uruguay, nella città di Montevideo. Qui, nel 1842, rivide Garibaldi che lo arruolò quale ufficiale di marina nella Escuadrilla Nacional per poi diventare nel 1843 comandante di una compagnia della Legione Italiana. Nel 1848 partì per l’Italia insieme a Garibaldi per partecipare alla prima Guerra di Indipendenza. Ferito nel maggio del 1849 a Roma durante la difesa del Quarto Bastione delle mura di San Pancrazio, rivide Garibaldi tre mesi dopo a Cagliari, a bordo della nave Amalfitano. Su consiglio dell’eroe dei due mondi, Pigurina ritornò in Uruguay con la moglie e il figlio Efisio dove mise radici e dove tutt’ora vivono i suoi discendenti. Tra Pigurina e Garibaldi non si interruppero i rapporti, come è testimoniato dalla corrispondenza epistolare. Gustavo Pigurina, discendente di Angelo, conserva tre lettere e una dichiarazione in spagnolo castigliano che il suo avo ricevette da Garibaldi, unitamente ad un inedito Memoriale, scritto dopo il suo rientro nella Banda Oriental, nel quale Pigurina racconta, tra le altre cose, sia la sua esperienza di legionario in Uruguay che quella di patriota italiano coinvolto in operazioni militari negli anni della prima Guerra di Indipendenza.

Abbiamo notizia di un altro ufficiale sardo, il trentenne Giuseppe Pil de Borgia di Cagliari, il quale è compreso in un elenco di 103 volontari, in gran parte italiani e in minor misura stranieri, imbarcatisi nel porto di Genova e diretti a Montevideo per combattere, quali volontari, nelle fila della Legione Italiana. Si segnala, infine, il maresciallo Maxia, citato da Umberto Beseghi nella citata biografia dedicata al Maggiore Leggero.

Banco da Falegname in legno, costituito da un piano fatto di tre tavole, sulla cui superficie sono presenti delle scanalature per conservare gli strumenti da lavoro; poggia su quattro gambe divergenti rafforzate da assi e traverse laterali e longitudinali. Il banco fu donato al Generale Giuseppe Garibaldi dal falegname Mattia Sorba di Bonifacio da anni residente a La Maddalena. Compendio Garibaldino – Caprera