Giovanni Battista Biancareddu

Era fratello del precedente parroco, Antonio. Sicuramente uomo di pace, ma anche di forte personalità, seppe destreggiarsi in situazioni delicate che opposero la Chiesa alla comunità civile: alcune risolte direttamente a livello locale, altre molto più imbarazzanti che arrivarono fino al Viceré e, forse, fino allo stesso monarca. Procediamo con ordine con gli avvenimenti durante il suo mandato. A distanza di pochi mesi dalla sua nomina, scoppiava la questione della proprietà della fontana della chiesa. Siamo al 10 febbraio 1809 quando il padrone marittimo Giovanni Ornano Joli assegnatario di un lotto di terreno a nord della chiesa, per “rendere comoda la sua fabbrica” chiedeva la metà del terreno “di una piccola fonte che trovasi formata a muro fabbrico nel mezzo di detta contrada”. Con un atto notarile si impegnava “a fabbricare a sue spese con più sodi fondamenti ed il coperto in volta in pietre e conservare con maggior pulitezza l’acqua della stessa fonte che rimarrà a detto pubblico e comune uso” e a “lasciarne aperta la finestra dalla parte della contrada perché se ne serva ognuno”.

Il Parroco si era preoccupato di cercare prove della proprietà chiedendone notizie al comandante Vittorio Porcile che, nella sua lettera del 14 febbraio 1809, garantiva di aver fatto dono della fonte “alla chiesa di Santa Maria Maddalena giacché si trovò la sorgente dietro alla chiesa istessa”; quindi, dando alla sua lettera “forza e vigore” come se fosse un atto notarile, chiedeva al Parroco di notificarla o farla notificare al Consiglio Comunitativo. Approfittava dell’occasione per chiedere una messa in sua memoria ogni anno. Ma la lettera era arrivata quando ormai l’atto di cessione a Ornano era già stato redatto e registrato. L’autorevolezza di Porcile metteva a tacere mugugni e recriminazioni, ma Biancareddu seppe mediare: la fontana passava alla Chiesa che ne traeva un piccolo beneficio annuo, ma il Parroco accettava che venisse inserita all’interno della casa di Giovanni Ornano Joli (ormai diventato Giuly) lasciandone l’accesso a disposizione della comunità come stabilito dal Consiglio. Questa decisione non registrata in un atto pubblico portò, in seguito, a diatribe che videro il Comune rivendicare il possesso della fonte e pretenderne la gestione. Don Mamia prima e don Vico poi dovettero cercare di rintuzzare le pretese.

Giovanna Sotgiu – Co.Ri.S.Ma