Guerra fra medico e farmacista

A metà dell’800 i presidi sanitari civili a La Maddalena erano limitati alla presenza di un medico condotto e di un farmacista che da soli, salvo gli interventi urgenti dei medici militari, sopperivano alle necessità della popolazione. Ma si sa bene che, anche nel passato recente, prima che intervenissero le attuali rigide norme che impongono di vendere quasi tutti i medicinali dietro presentazione di ricetta medica, si faceva frequente ricorso ai farmacisti per avvalersi della loro consulenza e per farsi diagnosticare malattie, sia pure di scarsa gravità, con conseguente prescrizione dei farmaci occorrenti. La cosa, ovviamente, non era gradita ai medici, sia perchè costoro si vedevano intaccati nella loro dignità professionale, sia perchè c’era effettivo pericolo che somministrazioni di farmaci senza una precisa diagnosi potevano arrecare gravi danni e sia, infine, perchè tale comportamento faceva venir loro meno una buona fetta di reddito. Dall’altro canto, però, non era raro che i medici attendessero loro stessi alla preparazione e vendita di medicinali da somministrare ai pazienti rendendo così la pariglia ai loro antagonisti.

Nella prima metà dell’800 pochi comuni sardi avevano una farmacia e talvolta, quando non ricorrevano all’immancabile salasso, erano i medici che provvedevano direttamente a comporre i farmaci anche se spesso le popolazioni, specialmente quelle rurali, ricorrevano ai rimedi delle medicime popolari a base di erbe. Molte comunità, poi, erano diffidenti verso la moderna medicina e non tutti i medici godevano di buona fama tant’è che l’Angius, a proposito di Perfugas annota: “Le malattie più comuni sono nell’estate e autunno le febbri perniciose, alcuni muoiono della malignità del male, i più dall’imperizia del medico o chirurgo che sia”; e parlando di Pattada dice: “non si avea per la cura delle malattie che un medico e un flebotomo, il primo per ordinar salassi, il secondo per operarli, e nessun farmacista, perchè essendosi riconosciuta la lancetta l’unica arma a combattere le cause morbose era inutile la farmacia”, e aggiunge “Per la poca fiducia che si ha nella scienza del medico, molti se abbian male praticano certi medicamenti volgari, che soventi fan meglio che le prescrizioni più composte de’ fisici”.

Nel 1864, dopo la morte del farmacista Sircana che aveva operato nell’isola per lunghi anni, il medico e il nuovo speziale agivano in concorrenza l’uno con l’altro e la cosa, com’era inevitabile, sfociò in una vicenda giudiziaria. Protagonisti dell’episodio furono il medico Giacomo Gambarella di La Maddalena e il farmacista Spinardo Nardi di Montecchia, in provincia di Verona, che si era aggiudicato l’appalto della farmacia comunale. A rivelarci la vicenda, che non si concluse certamente in un breve lasso di tempo, è una lettera del 26 aprile 1867 con la quale il sottoprefetto di Tempio, nell’inoltrare al procuratore del re una denuncia del medico nei confronti del farmacista, così si esprimeva:
Il Dottore Medico Chirurgo Giacomo Gambarella dell’Isola di Maddalena con suo foglio del 21 scadente aprile rivolgeasi a quest’ufficio a fine di mettere un argine agli abusi che a danno di quegli abitanti tuttodì va commettendo il farmacista Spinardo Nardi esercitando illegalmente in quel comune la medicina e la chirurgia. Al su calendato foglio univa il predetto dottore un ricorso da inoltrasi al signor Procuratore del Re, corredato d’un elenco dettagliato di casi criminosi con prove testimoniali a carico del Nardi. E siccome la gravità dei fatti che si denunciano, quali sono le morti avvenute in seguito a trattamenti curativi illegalmente intrapresi oltrepassano la competenza dell’autorità amministrativa, così il sottoscritto è in obbligo di dar corso alla fattagli denunzia, rimettendo un tutto al Sig.Procuratore del Re perchè in termini di legge voglia procedere in odio al suddetto Nardi”.

Dalla denuncia del Gambarella apprendiamo che lo stesso aveva già esposto i fatti all’autorità giudiziaria fin dall’ottobre dl 1866 e che il suo ricorso non aveva avuto alcun esito perchè nel novembre dello stesso anno il reato addebitato al Nardi era stato compreso nell’amnistia “concessa dal Sovrano dopo il ritiro dalla passata Guerra per l’Indipendenza”.

Il Nardi aveva dunque continuato a imperversare e il Gambarella era così tornato alla carica: “L’esercente Dottor Medico Chirurgo Giacomo Gambarella dell’isola Maddalena, rispettosamente sporge la seguente denuncia per zelo che vengan sempre rispettate ed obbedite le leggi e spinto da sentimenti umanitarii a vista di tanti abusi con dannose conseguenze che si sperimentano in questa popolazione nell’esercizio dei mezzi che riflettono alla salute pubblica. Nella data del 6 ottobre 1866 presentava il rassegnante una denuncia ponendo in chiaro, come anche ora, qualmente il farmacista Spinardo Nardi di Lombardia, e nella stessa Isola Maddalena residente, ove esercita la sua professione, fin da mezz’anno precedente alla suddetta data, a dispetto del divieto delle leggi, stava esercendo pubblicamente e temerariamente la professione di medico somministrando a suo arbitrio le medicine con portarsi personalmente nelle case degli ammalati dei quali diversi decedettero sotto questo di lui trattamento per così dirlo medico-farmaceutico. In questo stato di cose fece l’esponente i suoi indirizzi in Cagliari, s’intende in via puramente privata particolare, e venne relazionato essere compreso nell’amnistia anche il reato di illegittimo esercizio dell’arte medica, salvo i casi di decesso. Ora siccome lo stesso farmacista Spinardo è stato permanentemente ed è sempre costante nella sua pertinacia continuando il medesimo esercizio medico pubblicamente e scandalosamentte e somministrando le medicine di privata autorità agli ammalati con la conseguenza di nuovi decessi anche dopo la suddetta accordata amnistia; sia che esso farmacista ciò faccia a più dell’ambizione del lucro spinto probabilmente ancora da qualche persona torbida in popolato per spirito di parte con aver promesso garanzia; sia erroneamente e presuntuosamente lusingandosi dell’inazione per sempre da parte della Giustizia contro il suo reato; non può il rassegnante prescindere, anche per titolo di dovere, nella sua qualità di medico esercente nella popolazione, di nuovamente ricorrere all’Autorità della Giustizia perchè mediante l’energica sua azione penale esecutiva si possa veder cessato questo scandaloso e luttuoso abuso in danno dell’Umanità”.

A dar forza alla denuncia, nella quale si legge fra le righe, oltre all’acredine del Gambarella nei confronti del suo emulo, anche l’adombrarsi di protezioni e connivenze, questi elencava i casi di intervento del Nardi nei confronti di Luigia Piretti affetta da accesso epilettico, l’1 dicembre 1866; di Michele Valle per affezione di cuore, il 2 gennaio 1867, e di Apollonia Olivieri e Caterina Martinetti, per affezione reumatica, il 3 febbraio e il 4 marzo; nonchè i casi di decesso delle sorelle Pasquina e Caterina Valle, avvenuti il 23 novenbre 1866 per febbre tifoidea; di Bartolomea Battina Susini, avvenuto il 24 dicembre; di Santa Carmela Basso verificatosi il 21 febbraio 1867; nonchè dei decessi, occorsi prima dell’amnistia, del pastore Silvestro Zonza il 3 novembre 1866, per gastrite cronica, e di Anna Bottini il 2 settembre, per crisi convulsionaria. Inoltre il Gambarella denunciava che il farmacista Nardi, nel curare il macellaio Francesco Serra si era fatto “…lecito di soppiatto e nottetempo di recarsi presso detto ammalato e quivi facendola da medico passare le sue prescrizioni e controindicazioni a quelle fatte dal medico curante con la veduta probabilissimamente di insinuare a carico di questi sfiducia e riuscire successivamente ad arrecare danno alla di lui riputazione”.

Le insistenti denunzie del Gambarella sortirono alfine l’effetto sperato e il Nardi, con sentenza del 10 settembre 1867, fu condannato a una forte pena pecuniaria per l’esercizio abusivo dell’arte medica. Non si procedette a suo carico per i decessi verificatisi in quanto in sede processuale venne accertato che i suoi interventi erano avvenuti nei confronti di persone che, dato lo stadio e la gravità della malattia, sarebbero comunque decedute a prescindere dalle sue prestazioni. A difenderlo in giudizio era stato il dr. Francesco Saverio Fortunato Plantulli, uno dei garibaldini, come il Nardi notoriamente massone, che a quell’epoca soggiornava a Caprera occupandosi della segreteria del Generale.

La controffensiva del Nardi non si fece attendere; se il dottor Gambarella aveva di che lagnarsi della condotta del farmacista anche questi aveva da dire la sua sull’attività del medico e così il Nardi, al quale non tornavano i conti fra le malattie in corso e i medicinali da lui venduti, appena otto giorni dopo la condanna, si precipitava a sua volta a riferire sull’illecita attività del Gambarella con la seguente denuncia del 18 settembre 1867: “Il sottoscritto Spinardo Nardi, farmacista nativo di Montecchia, provincia di Verona e domiciliato nell’Isola Maddalena espone che installato da questo Municipio di Maddalena fin dall’agosto dell’anno 1865 mediante approvazione della competente Autorità, onde poter esercitare la professione di farmacista, videsi in progresso defraudato dello smercio dei medicinali del suo negozio, a fronte della malattie, che in non lieve numero imperversano nella popolazione. Tale avvenimento osservò egli sussistere a partire dal luglio 1869 al giorno d’oggi con perdita di lire 950. Causa di sì gravi danni e pregiudizi è il medico Gambarella Giacomo, il quale non curò mai la farmacia del ricorrente, arbitrandosi di somministare egli medesimo ed a proprio conto e lucro i medicinali agli ammalati, sebbene conscio che vigenti disposizioni governative gliel’impedissero. Esso inoltre traendo partito dalle due vie adottò in una all’olopatico il metodo di cura omeopatica, che ormai si sperimentò riuscir pregiudizievole all’umanità nelle correnti malattie, massime se praticato con corredo meschino di capacità”.

Nella sua denuncia il Nardi forniva un lungo elenco di testimoni e chiedeva la condanna del Gambarella. Stranamente, mentre il Gambarella dovette attendere oltre un anno per veder condannato il massone Nardi, il processo nei suoi confronti venne celebrato esattamente un mese dopo. Evidentemente anche allora c’era una giustizia a due velocità.

Con sentenza del 18 ottobre 1867, sebbene nel corso del dibattimento quasi tutti i testimoni dichiararono che per la somministrazione dei rimedi omeopatici non era stato richiesto alcun compenso, il Nardi, che aveva inoltre chiesto un rinvio del dibattimento per poter produrre l’autorizzazione ministeriale che lo abilitava a quell’attività (autorizzazione, a suo dire, già rilasciata e che sarebbe arrivata a giorni), fu condannato, per smercio abusivo di medicine, alla pena di dieci lire di ammenda commutabili in cinque giorni di arresto. Stante le scarse possibilità di successo in ulteriori gradi di giudizio, che pur i protagonisti di questa vicenda avrebbero potuto affrontare, nessuno dei due contendenti impugnò le sentenze di condanna.

Si concludeva così la lunga diatriba fra medico e farmacista, entrambi rientrati nelle loro rispettive competenze, con buona salute, almeno si spera, per gli abitanti di La Maddalena.

Antonio Ciotta