Il Cutter e il naufragio

È stato ritrovato un documento originale che attesta il naufragio del cutter con cui Garibaldi trasportava materiali per la costruzione della sua residenza a Caprera. Il relitto dell’Emma, nome che la barca condivideva con la nobildonna amata dall’eroe, giace ancora sul fondo del mare.

Mercoledì sette gennaio 1857 “verso le cinque pomeridiane si arena il bastimento nella bocca del porto dello Scabeccio, passo della Moneta, in faccia alla casa del Sig. Ricardo Collins”. Il comandante non è uno qualunque. Si tratta nientemeno che di Giuseppe Garibaldi e il bastimento in questione è il cutter Emma, di sua proprietà, inesorabilmente perduto quel giorno. A raccontare tutte le fasi, dalla scoperta di un incendio nella stiva fino all’affondamento finale nelle acque antistanti Caprera, è lo stesso “eroe dei due mondi”, il giorno seguente il naufragio, in un manoscritto firmato di suo pugno davanti all’avvocato Salvatore Azara. Un atto ufficiale per chiedere “che i fatti da me sopra esposti siano legalmente constatati nell’interesse della verità e della giustizia per tutti i diritti a me spettanti…”.

Il manoscritto che riporta questa testimonianza è stato ritrovato durante generiche ricerche di relitti, effettuate nella zona del nord-est della Sardegna. Quando lo decifrarono pensarono che non avrebbero potuto lasciare intentata una ricerca del relitto. Infatti, diede presto i suoi frutti: dopo poche ore si imbatterono in una concrezione che emergeva dal fondo e che pareva una strana roccia. Si avvicinarono e provarono a saggiarne la consistenza, cercando di staccarne un pezzo: videro che la materia che lo componeva era bianca. Come la calce che l’Emma trasportava e che, incendiandosi, aveva provocato la perdita dell’imbarcazione. Fecero subito esaminare il campione ed ebbero la conferma: l’epoca a cui poteva risalire era compatibile con quella del naufragio, si trattava di calce e aveva subito una trasformazione dovuta all’azione del fuoco.

Data l’impossibilità pratica di continuare la ricerca dei resti (perché la zona è interdetta all’ancoraggio e alla pesca e per i costi piuttosto onerosi dell’operazione), decisero di dedicarsi alle ricerche storiche su questa imbarcazione.
Scoprono che Garibaldi era stato molto legato all’Emma.

Nel 1857, quando l’unità d’Italia non era ancora una realtà, l’eroe nizzardo era giunto sull’isola dopo esser stato mandato esule a Tunisi.

Il maddalenino Francesco Millelire, che lo accompagnava, aveva avuto ordine di fare tappa nell’isola sarda, in attesa di ricevere ordini. Garibaldi era già noto per la battaglia in difesa della Repubblica di Rio Grande do Sul, quindi tutti vollero conoscere da vicino il protagonista di quelle gesta, nel corso delle quali era stato affiancato dal Millelire e altri illustri concittadini. Così avvenne che Garibaldi, conquistato dalle bellezze della natura e dalla personalità degli abitanti dell’arcipelago, decise di farvi ritorno e di acquistare un appezzamento di terra al fine di costruirvi una casa, dedicarsi alla famiglia e agli amici. La scelta cadde su un lotto che acquistò a Caprera dalla famiglia Collins, dove riadattò un vecchio stazzo.

Nel frattempo Garibaldi si era invaghito della gentildonna inglese Emma Roberts e, recatosi appositamente a Londra, aveva tentato invano di convincerla a seguirlo sull’isola. Tornò a bordo del cutter che ricevette in dono dall’amata e che battezzò Emma in suo onore. Con questa imbarcazione compì numerosi viaggi per trasportare i materiali destinati alla costruzione della sua nuova casa e, proprio al termine di una traversata da Genova, il 7 gennaio 1857 il cutter trovò la sua fine. Da allora, con il suo carico di calce, ferro, legnami e piastrelle, giace sul fondo del mare nel Passo della Moneta.