Razzoli, l’isola dei monumenti naturali ed il suo faro

Itinerario: Razzoli, l’isola dei monumenti naturali ed il suo faro

Distanza: 2,2 km
Tempo di percorrenza: A/R 1.30 h circa
Difficoltà: Turistico
Periodo consigliato: settembre – giugno
Segnavia: assenti

Questa piacevole e poco impegnativa passeggiata ha inizio dal comodo approdo nella profonda insenatura di Cala Lunga, ad ovest dell’isola. Si percorre la vecchia mulattiera dei fanalisti, attraverso una tipica vegetazione costiera, dove spiccano piante dall’intenso e inconfondibile profumo: l’assenzio di Corsica (Artemisia densiflora), specie endemica della Sardegna e della Corsica, e l’elicriso (Helichrysum italicum), noto agli isolani come “scavvicciu” ed il rosmarino (Rosmarinus officinalis). Nei piccoli prati tra la rada vegetazione, in particolar modo all’alba ed al tramonto, è facile scorgere seminascosti tra i giunchi i conigli (Ornitholagus cuniculus huxleyi), che qui vivono in buon numero e rappresentano una delle prede più ambite da un maestoso rapace: la poiana di Sardegna (Buteo buteo arrigonii). Regina incontrastata dell’avifauna dell’Arcipelago, la poiana volteggia spesso nel cielo di Razzoli e nidifica tra gli anfratti rocciosi più impervi. L’attrattiva principale di questi luoghi è rappresentata dalle imponenti rocce, le più suggestive di tutto l’Arcipelago. Questi monumenti naturali scolpiti e levigati dagli agenti atmosferici assumono le forme più bizzarre, invogliando il visitatore a compiere diverse soste durante il percorso per ammirare l’evocativo paesaggio roccioso.
Dopo circa 1 km si giunge al faro, situato a nord-ovest dell’isola e costruito nel 1843. Questo vecchio guardiano dell’Arcipelago è stato abitato da diverse famiglie fino al 1969 data in cui, dichiarato non più abitabile, fu abbandonato.
Nel 1974 venne costruito un nuovo faro, a poca distanza dal primo, che ne assicurava il funzionamento autonomo con l’ausilio di pannelli solari. Si spense così, assieme alla sua luce, anche il fascino del vecchio faro, il cui fascio luminoso veniva alimentato dalla lampada ad acetilene, grazie al sacrificio delle persone che lo abitavano in solitudine, tra mille disagi e difficoltà, conducendo tuttavia una vita unica ed irripetibile che sembra sempre più appartenere ad un passato lontano.

Curiosità

Insieme ai fari di Capo Pertusato e di Lavezzi in Corsica, e quello di Capo Testa presso la costa sarda, il faro di Razzoli, attivato nel 1843 dal Regio Ufficio del Genio Civile del Regno di Sardegna, ha contribuito a rendere più sicura la navigazione in quello stretto braccio di mare tra Corsica e Sardegna che prende il nome di Bocche di Bonifacio. Era un fabbricato di tre piani dipinto a fasce bianche e nere, un faro d’altura con un fascio luminoso della portata geografica di 22 miglia. Era controllato, acceso, ed anche riparato da tre faristi, che molto spesso vivevano nel faro con le rispettive famiglie. La metamorfosi tecnologica del faro segue tre tappe fondamentali, e riguarda per lo più l’alimentazione della sorgente luminosa:
– fino al 1955 veniva alimentato con la paraffina derivante dal petrolio (prima ancora olio d’oliva o grasso animale)
– dal 1955 al 1962 con il gas d’acetilene ottenuto dall’immersione in acqua del carburo di calcio
– dal 1962 al 1968 il faro viene elettrificato e dispone di un impianto con tre gruppi elettrogeni.
Nel marzo del 1969, a causa delle lesioni nei muri perimetrali dovute alle vibrazioni ed al rumore dei tre potenti motori diesel, il faro viene dichiarato non abitabile ed il personale trasferito ad altri incarichi. Cinque anni più tardi, nel marzo del 1974, l’aggravarsi delle condizioni del vecchio caseggiato, rende necessaria la costruzione di un nuovo faro. Posizionato venti metri a nord dalla struttura originaria, ha una torre alta dodici metri di forma tronco-conica con pietre a vista, ed è reso autonomo, come già detto, dai pannelli solari.

Fabio Presutti – Massimiliano Doneddu